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Il potere delle storie (un altro punto di vista)

Alle volte la Umi si ferma a riflettere e guarda dentro e fuori di sé…

e IO cosa vedo?

Vedo una donna strampalata che crede ancora alle storie e vive in una strana casa con svariati umani, un border-blogger (me) e due gatti. Quello bianco, Indiana, più o meno amico mio, non avendo né la cattiveria dei randagi, né l’indole dell’assassino ottiene quello che vuole per sfinimento dell’avversario. Il Rosso, felinamente parlando, i topolini li porta ai vicini di cui usa l’abitazione, ma se di notte si ritrova fuori al freddo o sotto la pioggia, s’infila nella gattaiola (parola magica) e raggiunge il letto. Nel caso vi trovi Indiana cheIMG_6958 - Copia dorme, sale di soppiatto, individua un’area libera e si asciuga o semplicemente si scalda. Deve essere abile, perché se si sveglia l’altro, si passa alle armi bianche. Io di solito me la squaglio. Alle due o alle tre del mattino, nel silenzio della notte, si accendono zuffe con spargimento di ciuffi di pelo, miagolii da casa degli orrori e nel peggiore dei casi anche gatti volanti.

 

La Umi istallò la gattaiola, la simpatica bascula che dà autonomia ai felini di casa, come inno alla libera circolazione, come esercizio di democrazia animalista, non immaginava il disturbo della quiete notturna e neanche l’aurea magica che essa possiede. Già, perché il mio giardino è diventato la stazione londinese King’s Cross per i gatti della zona. In molti hanno seguito Indiana fino alla sua porta di casa per poi vederlo passarci attraverso. La gattaiola è il binario 9 e ¾. L’ultimo a rimanere folgorato è stato un randagio con la coda mozza. Ci si è piazzato davanti, miagolava e gorgogliava senza comprendere dove fosse finito il gatto (Indiana) che aveva seguito. L’unica cosa che non capisco opsè come sia passato il Rosso (non Ron, il gatto), che, diciamocelo, è molto babbano e tanto poco aquila. C’è da giurarci che ci sia lo zampino della Umi, che in qualità di creatrice di storie, sa spiegare le cose ai gatti. E’ pur vero che l’Anello venne affidato a un piccolo Hobbit, ma il Rosso non è paragonabile neanche a Frodo, questo è sicuro. Comunque, in casa siamo al completo in quanto a bestiario, mi eleggo guardiano del Varco e mantengo segreto il passaggio.

Aiuto! Mi sto impantanando nelle storie! Necessito al più presto di giro di agility o abbaiata a naso a naso con cane adulto privo di fantasia.

 P.S. Nella foto in basso a destra Brik e Dalì (detto il Rosso) da cuccioli, quando il primo riusciva a passare nella gattaiola e il secondo imparava a farlo!

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L’invitante (!?) suono delle storie

Vivere con la Umi non è facile, non è facile non solo perché è troppo ingenua per questo mondo, ma anche perché è dotata di immaginazione e fantasia. Lei dice che rilegge il mio comportamento in chiave narrativa su questo blog, ma, credetemi, si prende un sacco di libertà! Non sarebbe nulla se lei non avesse deciso di vivere inventando storie (“Vivere” significa che le mie crocchette, le parcelle del veterinario e le mie lezioni di agility dipendono dalla sua fantasia.) Quando camminiamo immagina racconti brevi, mentre le sue gambe si muovono al ritmo delle mie zampe si racconta storie da sola. Le più belle le scrive e diventano romanzi: ne ha scritte tante e apre continuamente file sul pc con storie che un giorno scriverà. E poi legge ad alta voce, le piace molto. Potrebbe fare la Lettrice di mestiere, se esiOLYMPUS DIGITAL CAMERAstesse un lavoro come questo. Lei è convinta, inoltre, che quando si scrive una storia bisogna saperla ascoltare per primi e quindi legge ad alta voce per se stessa. Dice che le pagine devono avere musicalità e ritmo per diventare immagini e rilasciare emozioni. Volete sapere come funziona?

Le piace lavorare ai suoi romanzi quando è da sola in casa, meglio quando nello studio ci siamo io, il gatto Indiana e qualche volta anche il Rosso. La Umi si piazza davanti al pc e comincia a leggere…

 “Germana era una parrucchiera e lavorava nel suo salone, un negozio conosciuto e con una discreta clientela. Rimase incinta e lavorò fino al nono mese perché quella bimba nella pancia le sembrava di non averla. Quando partorì Leonina scrutò i suoi occhi grandi e il suo ciuffetto rosso con apprensione. Come ogni madre, Germana amò da subito la piccola, ma capì all’istante che le avrebbe procurato dei guai.”

Indiana si lascia andare al suono della voce narrante, si mette a pancia e testa in su e poi incrocia le zampe sul muso in modo da foderare bene le orecchie. Io mi piazzo sotto la scrivania: muso a terra e occhi aperti, resisto, lo faccio per lei (magari poi mi chiede di ripetere)…

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“Leonina divenne una bambina silenziosa e solitaria alla quale piaceva gironzolare tra le poltrone per il taglio e i caschi asciugacapelli. Un giorno, scoperta una testa di manichino con la capigliatura, si mise subito all’opera con pettine e spazzola e poi appena le lasciarono tra le mani una forbice, Leonina prese a tagliar capelli. Non che ci fosse nulla di strano, pensava la madre: in casa di fornai s’impara a far pane; in casa di parrucchieri s’impara a tagliar capelli.”

Il Rosso si allunga sopra la scrivania, lui non  chiude le orecchie, tanto non capisce una parola: è uno di quei pochi gatti con il QI bassissimo, la coda troppo lunga, le zampe da coniglio e la stazza da manzo in miniatura.

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“Ma a dir il vero, qualcosa di strano c’era e Germana lo sapeva. Quella figliola non alzava mai gli occhi sulle mani della madre, mentre questa esercitava il suo mestiere. Mai sfogliava riviste o ascoltava quello che la parrucchiera insegnava alle apprendiste. Leonina seguiva un percorso tutto suo mentre tagliava e i guai presero forma quando la bimba, in età scolare, cominciò a far pratica sulle compagne di classe… .”

I miei occhi si chiudono ma li riapro, appoggio il muso accanto alla cesta che sta sotto la scrivania. Una cesta piena di manoscritti e carta stampata, una cesta di storie, parole, inchiostro, pagine. Il suono della voce della Umi si fa dolce, lei è tutta presa dalla narrazione e racconta a un pubblico che non esiste. I personaggi fluttuano nell’aria e Leonina mi accarezza la testa e mi gratta sotto le orecchie. Lascio fare, è bello starsene qua insieme a Germana e sua figlia, sono certo che con loro, da qualche parte nella storia, viva anche un cane. Chiudo gli occhi solo un momento, no, non mi sto addormentando… o forse sì? E sia: alla prossima puntata!

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La scopa della Befana

No, dico, guardate come mi hanno conciato! OLYMPUS DIGITAL CAMERA

(Avete presente con chi mi tocca vivere?!?)

E Poi hanno tirato fuorOLYMPUS DIGITAL CAMERAi la storia della scopa.

Quando i mie fratelli umani erano ancora dei cuccioli, la Umi li svegliò la mattina del 6 gennaio e loro trovarono le calze piene di dolci appese sotto il camino e, lì accanto, quella scopa. Non l’avevano mai vista prima. Pare che la Befana ne cavalchi una simile e la Umi instaurò il ragionevole dubbio che l’avesse lasciata lì proprio la famosa vecchina. (Avete presente, AVETE PRESENTE con chi mi tocca vivere?!?) I miei fratelli tentarono di cavalcarla, a turno o insieme, ma quello stupido arnese… nulla da fare: non si alzava in volo! I bambini ne dedussero che la Befana l’avesse abbandonata proprio perché scarica, ma decisero di conservarla ugualmente con cura e la Umi fu assolutamente d’accordo.

Ecco, quella scopa èOLYMPUS DIGITAL CAMERA ancora qui e i miei fratelli, non più cuccioli ormai, stamattina l’hanno recuperata e io ovviamente mi sono unito al gioco: la stano, la mordo, la distruggo la scopa della Befana!

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To be, or not to be: that is the question…

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to be, or not to be…

Collare-cono o non collare-cono, questo è il problema: se sia più nobile sopportar gli oltraggi, le pomate e l’acqua ossigenata dell’iniqua fortuna o prender l’armi contro la Umi e combattendo disperderla. Border e Bardo condividono le consonanti. Entrambi inglesi, noi, entrambi poeti, noi. Chissà se anche lui invece d’andar dal vet andava dal chirurgo estetico come me?

 

E sì, perché in questa questione del mio orecchio masticato dal pitbull la Umi sta facendo “Molto rumore per nulla”. E io da Stratford-upon-Adige ne ho abbastanza. Se non sto attento potrebbe aprirsi il buco sull’orecchio? D’accordo: metterò l’orecchino. Come faceva Will o il corsaro Drake o, se volete, come i marinai sopravvissuti al passaggio di Capo Horn dove gli oceani si danno battaglia. Io ho doppiato il Capo della buona-speranza-che-mi-lascino-in-pace e fa lo stesso.

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…that is the question

E, come se la mia vita fosse una tragedia scespiriana, vige pure il divieto di grattarsi. La Umi ha emanato un editto: “Qualunque cane (…perché siamo in tanti!) si gratti verrà punito con un urlaccio” che perfora il timpano ma salva il padiglione auricolare. Nei momenti senza collare elisabettiano devo approfittare per darmi anche una ripulita, essendo un border mi lustro il pelo. Non puzzo, io, e poi i gioielli di famiglia vanno ben tenuti. Nessun grande stratega ha mai vinto una battaglia se l’artiglieria non era sciolinata a dovere e le palle di cannone non erano ben lustre.

dormiamoci su...
meglio dormirci su…

Dalla tragedia alla commedia come nel Globe di Will, per la via, io e la Umi, incontriamo un tale che s’informa se son maschio. (Che domanda!) La  sua cagnolina non l’avevo neanche vista, perché quello si porta appresso al guinzaglio un cappottino a quadri rosa e neri e non si capisce cosa ci sia sotto. Si ferma impalato e gesticola e fa discorsi stravaganti alla Umi, lei annuisce paziente e io smanio impaziente, e lei continua a sorridere con aria un po’ ebete… il tale, Capo Horn l’ha doppiato a testa in giù, due volte, e ci ha lasciato pure qualche rotella.

 

Mi domando: dobbiamo per forza essere gentili con tutti i matti che incontriamo? Quello, sotto al cappottino rosa, c’ha una papera di plastica con le sue rotelle, ve lo dico io.

Let’s go My Lady, please …insomma, Umi, soprassediamo?!

English Version To be or not to be: That is the question…

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l’orecchio del sabato sera

OLYMPUS DIGITAL CAMERASì, abbiamo passato un brutto sabato sera, ma non facciamola tanto lunga! L’orecchio morto che cadeva pendulo da un lato? Era una ferita di guerra, mi rendeva più affascinante! La Umi diceva che era antiestetico, ma solo gli umani si preoccupano dell’estetica. La Umi diceva pure che la ferita rischiava la necrosi e avrei potuto ammalarmi seriamente e morire. D’accordo, sono un quadrupede fortunato, mi hanno convinto e operato. Anche lì, però, vebbè, il viaggetto alla Beatles (detto comunemente anestesia) non è stato male, ma adesso basta fasciature e medicine e questo maledetto paralume che s’inchioda ovunque! Sopporto solo, per amore della Umi. Mi faccio medicare, ma mi morderei una zampa mentre, tre volte al giorno, pulisce le ferite e ci mette la crema antibiotica. Mi dà un fastidio cane (!) ma rimango immobile e al massimo lecco la mano della Umi, così per farla andare piano, per prendermi respiro, per ringraziarla perché so che insieme alla pomata spalma preoccupazione e affetto ben mescolati. Poi, la Umi, tutta contenta dice “Fatto! La ferita è bellissima!” Certo, io sono tutto bello, ferite comprese.

In conclusione devo stare tranquillo e fare passeggiate vigilate perché con una grattata di zampa potrei distruggere il lavoro del vet. Queste passeggiate tranquille sono diventate un incubo. Mi conoscono tutti, ma qualcuno (sfortunato, povero lui, un senza-facebook) non conosce ancora i particolari di quel sabato sera e allora ricomincia la cronaca dettagliata e sofferta dei fatti!

(Smosciamento ineluttabile di coda e orecchio sanoOLYMPUS DIGITAL CAMERA.) Senza contare gli aggiornamenti medici e le dissertazioni varie sulla questione se il compagno umano dell’assalitore fosse italiano o no e sul perché un pitbull “psico” girasse libero. Ci mettiamo una vita a fare il “mio”giro tranquillo e se abbaio di protesta mi tocca fare il “lie down”, si, sdraiato e fermo come farei con le pecore prima di radunare il gregge. Umiliante, in questo caso potrei radunare solo oche, dove l’oca più agguerrita è sempre la Umi. Si è presa una paura enorme e mi toccherà proteggerla e tranquillizzarla a vita. D’accordo è stata uno scontro duro e se me lo avessero lasciato tra le zampe, il pitbull non sarebbe tornato a casa intero, anche se io, probabilmente, ci avrei lasciato la pelliccia. C’è sgomento perché i due, cane e padrone (sì, padrone in questo caso), sono scappati a fari spenti, nella notte e rimangono un pericolo. Dicono che l’uomo in questione sia un vigliacco. Può essere. Tra gli uomini capita che ci siano dei vigliacchi, noi cani lo sappiamo bene perché le bestie siamo noi.

Bry

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pioggia e fuoco

Piove. Sono appena tornato umido di pioggia. Sono stato asciugato e frizionato a dovere. Me ne sto sdraiato sul tappeto davanti al fuoco acceso nel caminetto. Sento la Umi darsi da fare in cucina, ma non mi alzo tanto lei in cucina, dicono i miei fratelli, fa il Piccolo Chimico.

Rimango a guardare IMG_6568 - Copiail fuoco. La pioggia mi ricorda qualcosa, qualcosa che non so, ma che c’è dentro di me, da qualche parte. Non m’infastidisce avere il pelo bagnato, il sottopelo mi tiene caldo e asciutto. Mi piace correre sotto la pioggia, mi rende elettrico. Se chiudo gli occhi pizzicati dal calore delle fiamme, m’immagino al lavoro, sulle fredde colline dei mie avi canini, sento il fischio del pastore e il fango che m’inzuppa le zampe mentre raduno le pecore grosse e nervose.  L’energia del mio corpo giovane esplode nel lavoro di controllo e raduno e s’impone al freddo, al pericolo, al terreno pietroso che mi gratta i polpastrelli delle zampe.

Apro gli occhi sul mio branco. Il branco che amo come solo i cani sanno amare. Il mio fratello umano che ogni mattina sveglio a forza di nasate umide e che spingo fuori dalla porta e seguo con lo sguardo finchè non lascia il vialetto di casa. (…mica per niente, ma se perde l’autobus poi mi tocca “trattenerla” finché lo accompagniamo a scuola in città). Per svegliare l’altro fratello, invece, devo saltagli sopra con tutte e quattro le zampe, ma quanto dormono gli umani? Poi c’è la Umi. Quanta pazienza con lei. Si ferma a parlare con una coppia di anziani: lei con il bastone e il cane senza, ma sono certo farebbe comodo anche a lui. La Umi s’intenerisce e ogni volta quasi si commuove: il cane era del marito morto un bel po’ d’anni fa. Venne a prenderlo l’ambulanza e da allora il cane non sopporta più il suono della sirena. Il vecchio in ospedale prima di morire si preoccupava del cane e da allora la moglie se lo tiene sempre accanto come fosse il marito. Vita, Vecchiaia e Morte: va così Umi, finiscila di commuoverti ogni volta. Chiudo gli occhi e lascio che il calore del fuoco mi scaldi il pelo e le ossa, l’odore della pioggia ce l’ho nelle narici. Potrei essere altrove, lì dove la mia natura vorrebbe, ma sono qui e qui sono utile.

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…prendere con eleganza

( English Version: The-importance-of-stealing-smartly )

Dunque, io sono un border collie. Un cane da gregge. Raduno le pecore sulle lande scozzesi, corro con la coOLYMPUS DIGITAL CAMERAda bassa, il corpo proteso in avanti e gli occhi attenti. Nulla mi sfugge e al fischio del pastore parto come una saetta. Questo dicono di me e questo c’è scritto nel mio DNA. Non tutti i border collie lavorano in Scozia con le pecore, alcuni di noi sono atleti eccellenti o volontari nella Protezione Civile, nel Regno Unito ma anche in altre nazioni.

A me è toccata la Umi.

Non sarà proprio una calamità naturale ma è un bell’impegno e mi tocca fare anche la parte del cane da guardia (che per un border è avvilente). La Umi è un’attaccabrighe. Al parco se un umano disattento lascia che il suo quadrupede sporchi, lei attacca come un rottweiler. E non se la prende mai coi padroni dei cani piccoli, m’è toccato vedermela con un pastore tedesco a pelo lungo. Vebbè, comunque m’è bastato abbaiargli che gli staccavo la pelliccia a morsi e sputavo i peli intrecciati come il cappello di Davy Crockett e quello s’è messo calmo. I cani non sono border.  Poi devo procacciarmi il cibo e quindi lasciare che il mio fratello umano mi insegni dei tricks (cioè dei giochini scemi)… sto imparando “sbam”: sdraiarmi di colpo come se fossi morto. Calcolo di farmi fuori un paio di buste di wurstel, che lui usa a tocchetti come rinforzo positivo, prima di concedergli uno “sbam” perfetto. Comunque, in materia di cibo bisogna affidarsi alla nonna che sarà pure un’anguilla filogatta, ma è molto saggia. Mentre la Umi preparava il formaggio sul tagliere per guarnire la pizza io lo fiutavo. Lo fiutavo e sbavavo. Che ci posso fare se sono un pecoraio? Per un grosso pezzo di caciotta farei uno “sbam” al primo colpo. Insomma fiutavo il caprino sardo che era a un centimetro dal mio naso al limite della tavola e la OLYMPUS DIGITAL CAMERAUmi ha detto: “ E’ un bravo cane non lo ruberebbe mai” (illusa, tsè) e la nonna ha replicato: “Lui è un cane di famiglia (sì,certo che lo sono), non pensa di rubarlo ma di prenderlo e basta (non sono un ladro, eh). Mettiti nella sua testa di border (mah, difficile elevarsi a tanto): il cibo è del branco, come tuo figlio apre il frigo per prendersi una coke, lui si prenderebbe il formaggio.” Ecco: la amo anche se è filogatta. Io non ho i pollici opponibili per afferrare la maniglia del frigo ma la mandibola opponibile per il cacio ce l’ho e non è rubare ma prendere con eleganza!