Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali

Vent’anni dopo

Vent’anni dopo. Che mestiere fai?


In realtà la domanda è come lo fai, ci sono tanti modi diversi e nessuno è sbagliato. Il “come” cambia il “che” in ogni caso.
(Ci sono anche i “non modi”, inconsapevoli e presuntuosi, ma quelli non contano.)

Scrivi e mentre scrivi pensi e poi pubblichi e ragioni, stringi legami, capisci cose. Cresci di età e di esperienza e metti a posto i tasselli.
Non sei arrivata, quelle come te non arrivano mai, ma hai trovato il modo. Che non è lo stesso di altri ma è il tuo in questo momento.

Senti la scrittura più centrata, gli incontri con i lettori e le lettrici a scuola o ovunque hanno la giusta cura. Lo scambio é vivo, non sempre ma quasi. Regoli la parola con la ricerca, ascolti fili da intrecciare perché insieme qualcosa cambi o resti.
Storie politiche in senso buono e pieno le tue, in cui metti faccia e anima, che pongono questioni per farne poi qualcosa, forse.

Guadagni poco, davvero ci sopravvivi appena, puoi accontentarti anche se altre strade sono più proficue questa è la tua, pazienza. A volte la mancanza di viaggiare – la più grande – ti soffoca, altre volte (meno) é la solitudine, pazienza. Una pazienza malinconica e consapevole.
É una strada la vita e ti ha portata fin qui con tenacia. Che ci vuoi fare?

Con chi lavori é una scelta precisa che ha il sapore dell’intesa, non è amicizia, non può esserlo, ma è un legame – in qualche modo forte – di sapervi dalla stessa parte per scelta, ci si sceglie quando si può.
Il mio modo è questo, ci sto bene a scrivere così, a vivere un mestiere che forse non esiste più in maniera precisa, é più una piega della vita che fai, del come la fai.

Quel poco che guadagni serve solo a chiamarlo lavoro ed è comunque un privilegio. Che sia lavoro é un privilegio di pochi.

E questa è una certezza. Per te. Vent’anni dopo. 

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Sull’amore e altre sfide

Toccami di Morgestern è davvero un romanzo delizioso, di una autrice bravissima. Una di quelle storie che di provocatorio hanno il titolo, giustissimo se parliamo di corpi innamorati e ne parliamo per rassicurarci, per dire che così è e deve essere.

Mi viene da pensare che oggi il sesso in carne e ossa potrebbe spaventare i ragazzi e le ragazze. Se ne scrive solo per metterli in guardia. Ma l’amore è un rischio, non abbiamo una guida per uscirne indenni.

E questo è un rischio da affrontare con la scrittura.

Per il mio Bar Einstein é arrivata la critica che Edo agisca da stalker perché insegue fino alla nausea la ragazza di cui é innamorato follemente. Ci tengo molto a questa osservazione, credo che stia tutto lì. Può essere oppure no. Non ci sono regole scritte, c’è un lasco in cui tutto è possibile, in cui bisogna essere per capire e decidere. Non è buttarsi a occhi chiusi, non è allontanarsi a prescindere, è uno spazio di mezzo pieno di sfumature la maggior parte della vita, da saper interpretare.

Bisogna imparare a pensare e se lo facciamo meno, forse, é perché leggiamo meno. Leggere un buon romanzo non ti regala certezze spicce e se lo fa non è un buon romanzo, questo da sempre.

Leggere é sperimentare per imparare a decidere da soli, per imparare a pensare in autonomia. Mica roba facile ma coraggiosa e provocatoria.