Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali, Canine English Version!

Canine English Version!

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Brik è un border collie e non poteva tradire le sue origini… quindi ha deciso che il suo blog avrà una Canine English Version!

Being a Border collie, Brik couldn’t ignore his origins and therefore decided to have also a Canine English Version of his blog.

 

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Orma Rossa

Cureranno le traduzioni dei suoi articoli la freelance Gingerbell Orma Rossa e la sua assistente Gingerbell Glen Grant.

Freelance Gingerbell Orma Rossa and her assistant Gingerbel Glen Grant will translate his articles.

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Glen Grant

 

 

 

 

 

Alla tastiera del pc per loro, l’umana di riferimento Anna, alla quale va un caloroso benvenuto!

On behalf of Orma&Glen Anna, their human mentor, will be at the pc keyboard… welcome on board!!!

 

Pubblicato in: Pensieri canini

L’invitante (!?) suono delle storie

Vivere con la Umi non è facile, non è facile non solo perché è troppo ingenua per questo mondo, ma anche perché è dotata di immaginazione e fantasia. Lei dice che rilegge il mio comportamento in chiave narrativa su questo blog, ma, credetemi, si prende un sacco di libertà! Non sarebbe nulla se lei non avesse deciso di vivere inventando storie (“Vivere” significa che le mie crocchette, le parcelle del veterinario e le mie lezioni di agility dipendono dalla sua fantasia.) Quando camminiamo immagina racconti brevi, mentre le sue gambe si muovono al ritmo delle mie zampe si racconta storie da sola. Le più belle le scrive e diventano romanzi: ne ha scritte tante e apre continuamente file sul pc con storie che un giorno scriverà. E poi legge ad alta voce, le piace molto. Potrebbe fare la Lettrice di mestiere, se esiOLYMPUS DIGITAL CAMERAstesse un lavoro come questo. Lei è convinta, inoltre, che quando si scrive una storia bisogna saperla ascoltare per primi e quindi legge ad alta voce per se stessa. Dice che le pagine devono avere musicalità e ritmo per diventare immagini e rilasciare emozioni. Volete sapere come funziona?

Le piace lavorare ai suoi romanzi quando è da sola in casa, meglio quando nello studio ci siamo io, il gatto Indiana e qualche volta anche il Rosso. La Umi si piazza davanti al pc e comincia a leggere…

 “Germana era una parrucchiera e lavorava nel suo salone, un negozio conosciuto e con una discreta clientela. Rimase incinta e lavorò fino al nono mese perché quella bimba nella pancia le sembrava di non averla. Quando partorì Leonina scrutò i suoi occhi grandi e il suo ciuffetto rosso con apprensione. Come ogni madre, Germana amò da subito la piccola, ma capì all’istante che le avrebbe procurato dei guai.”

Indiana si lascia andare al suono della voce narrante, si mette a pancia e testa in su e poi incrocia le zampe sul muso in modo da foderare bene le orecchie. Io mi piazzo sotto la scrivania: muso a terra e occhi aperti, resisto, lo faccio per lei (magari poi mi chiede di ripetere)…

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“Leonina divenne una bambina silenziosa e solitaria alla quale piaceva gironzolare tra le poltrone per il taglio e i caschi asciugacapelli. Un giorno, scoperta una testa di manichino con la capigliatura, si mise subito all’opera con pettine e spazzola e poi appena le lasciarono tra le mani una forbice, Leonina prese a tagliar capelli. Non che ci fosse nulla di strano, pensava la madre: in casa di fornai s’impara a far pane; in casa di parrucchieri s’impara a tagliar capelli.”

Il Rosso si allunga sopra la scrivania, lui non  chiude le orecchie, tanto non capisce una parola: è uno di quei pochi gatti con il QI bassissimo, la coda troppo lunga, le zampe da coniglio e la stazza da manzo in miniatura.

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“Ma a dir il vero, qualcosa di strano c’era e Germana lo sapeva. Quella figliola non alzava mai gli occhi sulle mani della madre, mentre questa esercitava il suo mestiere. Mai sfogliava riviste o ascoltava quello che la parrucchiera insegnava alle apprendiste. Leonina seguiva un percorso tutto suo mentre tagliava e i guai presero forma quando la bimba, in età scolare, cominciò a far pratica sulle compagne di classe… .”

I miei occhi si chiudono ma li riapro, appoggio il muso accanto alla cesta che sta sotto la scrivania. Una cesta piena di manoscritti e carta stampata, una cesta di storie, parole, inchiostro, pagine. Il suono della voce della Umi si fa dolce, lei è tutta presa dalla narrazione e racconta a un pubblico che non esiste. I personaggi fluttuano nell’aria e Leonina mi accarezza la testa e mi gratta sotto le orecchie. Lascio fare, è bello starsene qua insieme a Germana e sua figlia, sono certo che con loro, da qualche parte nella storia, viva anche un cane. Chiudo gli occhi solo un momento, no, non mi sto addormentando… o forse sì? E sia: alla prossima puntata!

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Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo

Donne in corriera e madri da tartufo: la ricerca.

Consigliato per chi vuole riattivare la circolazione sanguigna la mattina presto e soffre di pressione bassa.

L’esercizio consiste nell’alzarsi alle sei e dopo il caffè attivarsi per la ricerca a tempo di un oggetto perduto.

Perlustri ogni stanza con attenzione e l’uso eventuale (consigliato per la salute del timpano auricolare) della torcia, lì dove qualcuno ancora dorme. Il tempo passa e la ricerca sembra vana. Rifai il giro dei locali, naso a terra, usando anche il fiuto. In mansarda il gatto ti guarda, seduto composto e con sguardo severo, neanche fosse un giudice di gara. Stai attenta: potresti essere squalificata. Il piano A di ricerca fallisce miseramente e bisogna passare al B, più cerebrale (fase due: dopo aver svegliato il corpo ci si concentra sulla mente). Seduta al tavolo di cucina, davanti a una tazza di tè nero forte, attivi un interrogatorio mirato all’occultatore dell’oggetto con messaggi WhatsApp: “Torna indietro nella memoria, dove lo hai usato per l’ultima volta? Quando lo hai usato? Con chi eri?” Il border si sdraia a terra con il muso tra le zampe: ha capito che deve trattenerla. I minuti scorrono e anche il piano B non produce risultati, il tempo è scaduto. Mentre costruisci una mappa degli ultimi spostamenti dell’oggetto preparandoti a una verifica outdoor, cercando di allontanare il pensiero della denuncia di smarrimento dei documenti e dell’attivazione della nuova tessera autobus e del nuovo badge scolastico, arriva un messaggio sottobanco: “trovato nello zaino” (già, il posto dove non lo avresti mai cercato). Dopo un simile inizio di giornata potresti sventare un intrigo internazionale, fare un giro di agility arrivando all’ultimo ostacolo prima del brik, oppure, se sei una mezza tacca di autrice, metterti a scrivere.

Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

L’invadente metodo inventastorie

Incrocio un vecchio signore mentre mi trovo in centro paese con Bryce. I miei occhi scorrono velocemente la sua figura e si fermano sui guanti. L’anziano ha una chioma di capelli bianchi che contornano un viso secco e liscio. Ha occhi azzurri velati e rosse labbra sottili. Indossa un giaccone blu scuro su pantaloni e scarpe dai colori sobri, ma sfoggia un paio di guanti di pile rosso a quadri scozzesi. Sono un faro su quella figura anziana dai colori scuri.  Ecco come alle volte nasce una storia o un racconto, ecco come nascono le avventure del brik: da un piccolo spunto, un particolare che accende l’immaginazione.

L’anziano quei guanti li ha ricevuti per Natale. I ragazzi, mentre sceglievano il regalo per il nonno, d’un tratto avranno stillato: “Quelli! Quelli!” attirati dai colori sgargianti del pile tra i guanti da uomo un po’ seriosi, di lana o di pelle, neri, blu o marroni. “Ma il nonno non metterà mai una cosa del genere!” avrà commentato la mamma. “Sono belli, colorati, fanno allegria!” avranno replicato loro. Lei avrà sorriso pensando che sarebbe sciocco negare ai ragazzi la gioia di aver scelto il dono. E così i guanti in pile scozzese finiscono sotto l’albero di Natale della nostra storia e il nonno ride quando scarta il regalo e dice che non è più un ragazzino lui, ma in fondo è contento di quel dono un po’ bambino. Con pazienza tipicamente anziana li indossa quei guanti: al bar o al circolo dirà che è un regalo dei suoi nipoti.

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D’accordo è una storiella buonista e natalizia ma tenete conto che stavo mangiando una fetta di pandoro offerta dagli alpini, ero sotto stelle luminose che suonavano “Jingle bells” e il brik mi tirava a zig zag tra le gambe della gente per raccogliere briciole e leccare zucchero a velo. Avevo pochi secondi prima di filarmela perché il vigile mi puntava da lontano e sicuramente mi avrebbe chiesto la museruola, che non avevo, per il brik, quindi l’immaginario è andato sul facile.

Certo, il nonnetto poteva essere un cleptomane, i guanti avrebbero potuto essere del fratello, abile suonatore di cornamusa, ahimè defunto. Oppure avrebbero potuto essere stati fatti a mano dalla moglie che comprava scampoli di tessuto ma era finita ai domiciliari per molestie ai commessi dei grandi magazzini. L’anziano signore poteva averli comprati, trovati, rubati… in fondo cosa importa? Quello che conta è il gioco dell’immaginazione: l’invadente metodo inventastorie! Da quando ricordo, per me, è sempre mode on!

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Pubblicato in: Fiutando Libri!

Sgranocchiando avventure!

 

aquila e giaguaro

Tre libri avventurosi e affascinanti scritti per ragazzi (ma non solo) da una grandissima autrice: Isabel Allende. Nadia e Alex, alias Aquila e Giaguaro, sono due ragazzi adolescenti che s’incontrano nella foresta amazzonica. Tre storie scritte per evadere dai nostri confini geografici e scoprire una meravigliosa simbiosi con la natura, raccontate come solo la signora Allende sa fare.

La città delle bestie, Il regno del drago d’oro e La foresta dei pigmei. Oppure la raccolta Le avventure di Aquila e Giaguaro.
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