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Pubblicato in: Come nascono le storie

Se la tua colpa è di essere bella

Leggo i tuoi romanzi e ti dirò chi sei. No, non è così. Almeno non sempre. Per me sì, però, è vero.

Foto artistica dell’autrice, di Ste. (Mancano solo il cappello per le offerte e il cane perché sia fedele all’originale 😉 )

La voce di un autore è il suo libro. Non tutti gli autori riescono ad avere dei bei momenti d’incontro con i lettori. Sono scrittori, mica oratori. Per me l’Incontro con l’autore  nelle scuole, librerie o biblioteche è un momento importante di dialogo con i giovani lettori. Eppure a volte non sono riuscita a regalare agli studenti la parte migliore di me . Però so di averlo fatto nei miei libri sempre e onestamente.

Se non è solo mestiere parlare con i ragazzi, ma anche passione per i libri e per le storie, non può andare sempre alla stessa maniera.

Strano? Le emozioni non sono una scienza esatta!

E ancora: una storia nasce spontaneamente e certamente fissa nel tempo un pezzo di me. Scrittura e vita si mescolano, eppure non c’è nulla di autobiografico.

Ancora più strano?

Mi ritrovo ad ascoltare, emozionata, io per prima quella storia che arriva chissà da dove e che mi racconto da sola. Scriverla, per me, significa prenderne le distanze per provare a regalarla al lettore. Più facile a farsi che a dirsi. Infatti il difficile non è scrivere ma disciplinare quello che ho scritto. Trovare un senso, una direzione, un perché vale la pena condividerlo con i lettori. Insomma capire se è davvero una buona storia quella che ho scritto.

Il protagonista di Se la tua colpa è di essere bella è Valerio, un ragazzo di 16 anni. Pensa in prima persona, nel presente e scrive poesie d’amore (il titolo del libro è il titolo di una sua poesia). Nessuno potrebbe essere più diverso da me.

Parte di questa storia nasce dopo molti Incontri con l’autore per un libro: Chiamarlo amore non si può, una raccolta di racconti di cui uno mio. L’argomento è: la violenza sulle donne. Gli studenti quando sono invitata in una scuola si aspettano che faccia loro il predicozzo preparato per l’occasione a corredo del libro e cercano di non farsi coinvolgere in diretta. Lavorano a lungo dietro le quinte sul tema, con campagne pubblicitarie, video, cartelloni, ma in quel momento spesso tacciono. E taccio anch’io che i predicozzi non li faccio, preferisco leggere ad alta voce i racconti.

Eppure le mezze domande, i silenzi, le risatine, i cellulari smanettati di nascosto parlano. Gli occhi attenti parlano e io so ascoltare. In questo libro ci sono anche quei pensieri captati e a volte espressi timidamente a metà. Quegli accenni sinceri di discussione che escono dalle righe, che fanno la spia.

Sanno pensare i nostri ragazzi e assorbono la potenza costruttiva delle buone storie. Niente prediche ma romanzi, storie narrate in cui trovare spazio per poter pensare. Leggere lascia il tempo per pensare e immaginare. Quasi lo impone.

La mia necessità era far parlare Valerio. Pur essendo io lontanissima da Valerio, lo conosco bene. Perché è diverso da me posso raccontarlo onestamente, senza confondermi con lui. Anche Lavinia, se sono riuscita a farla vivere tra le pagine di questo mio romanzo, ha una bella voce, chiara, importante. Ne ho incontrate di Lavinia! E infine Carlos, forse quello più difficile, dall’animo complicato perché sono quasi certa incarni un bisogno segreto e innato e spesso negato di ogni adolescente: quello di avere degli ideali. Molto difficile.

«Lavinia è alta quasi quanto me. Ha i capelli lunghi, tra i quali spunta sempre qualche fiore vistoso».

Come sempre nei miei libri non c’è un tema solo, se per forza, per necessità editoriali, dobbiamo trovarlo il tema del romanzo. In realtà la storia di questo poetic guy  ruota attorno alla parola ingenuità riportata dalla curatrice anche in quarta di copertina (e di cui tacceranno sicuramente l’autrice). Ingenuità = Quello che fanno di buono i ragazzi lo fanno perché non ancora provati dalla durezza della vita. E noi adulti spesso ce ne stiamo arroccati dietro la paura che la loro ingenuità valga più delle nostre tremolanti convinzioni. La loro ingenuità può costruire un mondo migliore di quello che hanno trovato. È una legge di natura. Questo è il pensiero di fondo attorno al quale è nato il libro.  Un pensiero sempre fuori moda. I giovani d’oggi, quelli che si citano con tono critico e scuotendo il capo, ci sono sempre stati anche se a ogni generazione piace credere il contrario. #nonsolobulli #giovanimpegnati #braviragazzi #ragazzicheleggono

Questa mio romanzo è un’avventura lieve e impalpabile che si srotola tra le pagine come l’imprevedibilità della vita, tra durezza e dolcezza imperfette, fresca e delicata perché racconta la vita di tre adolescenti. Anime e corpi giovani, pronti ad affrontare il futuro con coraggio, arrogandosi il diritto di esserci e di avere una voce. Per fortuna.

Le poesie di Valerio sono scritte da Roberta Lipparini, alla quale va la mia affettuosa amicizia, la mia eterna gratitudine e la mia grande ammirazione. Grazie Roby.

Bugi e Roberta (Roberta è quella a destra nella foto 🙂 )

Se la tua colpa è di essere bella (cliccate sul titolo per leggere le specifiche del libro sul sito dell’Editore Feltrinelli) lo trovate dal 10 maggio 2018 nelle vostre librerie di fiducia, a La Feltrinelli o negli store online, in cartaceo o in e-book.

(Ricordate che sostenere con gli acquisti una Libreria Indipendente è come sostenere una preziosa specie in via d’estinzione. Evviva il World WildBook Found!)

Grazie per essere arrivati fin qui!

Buona lettura e fatemi sapere… per voi lettori ci sono sempre!

Sono qui 😉

 

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Tutto è già stato scritto, eppure tutto è ancora da scrivere – recensione di Livia Rocchi

Volto l’ultima pagina e penso “Sigh” perché “Se la tua colpa è di essere bella” di Giuliana Facchini mi ha portato indietro: per qualche ora l’ho letto e sono tornata al liceo. I rappresentanti di classe, le prime ore saltate, le verifiche che sembravano chissà che spauracchio, i voti che sembravano chissà che conquista, le poesie lasciate o ritrovate nel diario, i confini tra amicizia e amore ancora tutti da imparare, il confine tra giusto e sbagliato così ingannevolmente facile da tracciare, la complicità e le baruffe a momenti alterni… c’è proprio tanto di me (va be’, della me di xxnt’ anni fa 😲 ) in questo romanzo, e c’è anche tanto di una bravissima scrittrice che ho l’onore e la fortuna di chiamare amica. Quindi non sarò obiettiva, ma ve lo consiglio: se siete giovanissimi farete la conoscenza di un gruppo di vostri coetanei davvero speciali. Se siete giovanissimi di xxnt’ anni fa potreste rivedervi in quei ragazzi e ragazze speciali e magari vi verrà anche voglia di scoprire dove sono andati a finire e di ritirarli fuori, chissà.

Qui finisce la parte emotiva della recensione. Quella tecnica non ho voglia di farla perché sarei tecnicamente in vacanza 😜 ma una cosa la voglio dire. Poco tempo fa ho letto “Te la sei cercata” di Louise O’Neil, romanzo del momento che ha il tema principale in comune con il romanzo di Giuliana: violenza sulle donne e sue conseguenze nella cosiddetta era di internet. Pur prendendo spunto dallo stesso tema principale sono due storie molto diverse; una delicata, scritta in punta di piedi ma piena di fiducia nel futuro; l’altra cruda, scritta affondando il coltello e con un finale che lascia l’amaro in bocca ma, purtroppo, onesto da far male. Qual è il migliore? Non lo so e forse non importa. Quel che (mi) importa è notare come lo stesso tema possa dare origine a storie opposte ma ugualmente vere e a chissà quante sfumature nel mezzo. Tutto è già stato scritto, eppure tutto è ancora da scrivere. E per fortuna ci sono, anche qui in Italia, tanti autori che scrivono davvero bene.

Livia Rocchi

Editor e autrice di libri per ragazzi dal 2005, ha lavorato a molti progetti tra cui la serie Geostilton per De Agostini/Piemme, la serie di romanzi per preadolescenti “The Talent Angels” per Camelozampa editore. Ha collaborato a opere di saggistica tra cui “La metafisica di Harry Potter”, “Potterologia – Dieci assaggi +1 dell’universo di J.K. Rowling”, “Hobbitologia”. Dal 2012 si occupa di promozione della lettura tra i più giovani anche attraverso workshop di scrittura creativa a loro dedicati.

 

Questo blog è un mio diario, anche se in realtà è intitolato al mio cane Brik. È un album dove mi piace raccogliere foto, appunti, ricordi e bei momenti della mia vita professionale e non.

Che dire a Livia dopo aver letto la sua recensione del mio Se la tua colpa è di essere bella?

Che le voglio bene lo sa, che mi vuole bene lo so. Dico che è tanto bello camminare insieme in questo mondo della scrittura “per ragazzi” dove tra la maggior parte di noi non esiste competizione, ma amicizia. Che non vuol dire risparmiarci critiche, ma farcene di costruttive, che aiutano, che ti cambiano, che ti fanno crescere come persona e poi, forse, anche come scrittrice.

Grazie!

 

Pubblicato in: Fiutando Libri!

I ragazzi che leggono

Non è una novità quanto io tenga ai miei lettori. Ai ragazzi che leggono. Quanto vorrei che avessero più voce e non solo a scuola. Vorrei che la lettura diventasse motivo di aggregazione come lo sono lo sport, il teatro per alcuni o magari il cinema. Eppure ci sono intoppi e vuoti e non sempre i libri giusti arrivano tra le mani dei ragazzi. Il gruppo di lettura per adolescenti, Leggere ribelle, a cui ho il piacere di partecipare  mi sta svelando un sacco di meraviglie e il mio cervello si è messo in moto per capire e migliorare la mia collaborazione.

Da un lato voglio proporre agli adolescenti bibliografie che non conoscono, ma che sono state apprezzate da tanti lettori della loro stessa età, e dall’altra voglio dare spazio alla loro voce in merito ai libri. Mi piacerebbe essere un tramite e un buttafuori-adulti insomma. I ragazzi al centro, dice questo libro che s’intitola Ci piace leggere!. Sì, ci voglio lavorare. Sto toccando con mano la bellezza di cui i lettori adolescenti sono capaci e non si può descrivere, né si può negare.

Noi adulti che scriviamo (o consigliamo libri) per ragazzi crediamo a volte di sapere cosa sia meglio per loro. Davvero lo sappiamo?

Ci piace leggere! risponde con semplicità. Questo libro scritto da ragazzi lettori è prezioso. È la testimonianza di un numerosissimo gruppo di lettori che sorregge un intero e unico festival letterario: Mare di Libri. Sono voci di ragazzi e si sente, come si vedono i ragazzi dietro al festival. Dei ragazzi bravi, organizzati, intelligenti come tanti ma uniti dalla passione per la lettura.

Ecco una frase del libro che vorrei fosse gridata a gran voce, che per me è un capolavoro.

“Cari scrittori non abbiate paura a raccontare il mondo così com’è, perché noi quel mondo lo abiteremo. Scrivete libri onesti, scrivete storie intense. E combattete perché vengano pubblicate.”

Direi che va stampata a lettere cubitali e ci va tappezzato il mondo dell’editoria in generale. Se fosse facile essere un romanziere saremmo tutti scrittori, ma non lo siamo. Chi scrive qui, sul blog di un cane, se lo domanda spesso se è una buona narratrice di storie; umile e onesta sì, ma buona? Una risposta non riesce a darsela.

Teniamo in grande considerazione la voce dei ragazzi, credo sia fondamentale. Ascoltarli è fondamentale se vogliamo scrivere non per loro: solo se vogliamo scrivere, a volte, anche di loro.

Se i libri non devono dare risposte ma suscitare dubbi e domande, anche scrivere è un percorso faticoso in cui le risposte sono sempre un passo avanti e non si riesce mai ad afferrarle.

Ci piace leggere! è da leggere!

Pieno, straripante, di spunti di riflessione intelligenti, poco comodi o davvero scomodi.

Insomma da non perdere per chi vuole ascoltare.

Un’ultima brevissima citazione che per me è l’ennesima sottolineatura (a matita); una necessità per scavalcare una naturale barriera generazionale che non va demonizzata ma solamente compresa “…vorremmo che le nuove tecnologie fossero descritte come parte integrate della vita di noi adolescenti, come sono ormai nella realtà”.

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Seguendo il filo di un pensiero

Seguendo il filo di un pensiero o di una perdita mentale di tempo, chissà: letto “Graffiti moon” di Cath Crowley giorni fa con piacere (…ascolterò l’autrice a MdL per “Io e te come un romanzo”). Uno dei protagonisti scrive poesie (così anche nel mio Se la tua colpa è di essere bella), l’altro lascia la scuola perché è in difficoltà ma si esprime con l’arte dei graffiti. (“Muoio dalla voglia di conoscerti” di A.Chambers – il protagonista ha le stesse difficoltà nello scrivere e si dedicherà all’arte). In generale si parla anche di aspettative genitoriali e di ragazzi che vogliono vivere della loro arte (così nel mio Un’estate da cani il protagonista scappa di casa per vivere della sua musica per strada). Sono tutti maschi, tutti ragazzi questi artisti e poeti. Sono i ragazzi a sognare questo di cui scriviamo? Oppure siamo noi scrittori a volerli invitare a non vivere di solo pane, ma anche d’arte? Eppure si arranca se si vuole fare del proprio lavoro creativo un vero lavoro (insomma pagarci le bollette). Senza buone poesie e storie e illustrazioni e buoni film e musica sparata nelle orecchie come potremmo vivere? Nessuno potrebbe farlo (chi lo fa non vive bene sicuro), eppure pochi sono disposti a pagarla la creatività per farsi di musica, storie, film, immagini dipinte, stampate e o graffitate. Roba buona che ci aiuta a rileggere noi stessi e il mondo. Perché questo libro, che non è un capolavoro, mi è piaciuto più di altri? Perché sono esterofila? (Come dice una mia amica). Perché è comunque una buona storia filtrata tra tante e ben tradotta? (Come dice il figlio). Perché è solo un romanzo YA che ci permette di sognare che si può di vivere d’Arte?

Non sono un’intellettuale, non mi rispondo, non mollo solo per vizio. Finirà come finirà.

Muro di Berlino – graffiti
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NUOVO REGOLAMENTO GENERALE SULLA PROTEZIONE DEI DATI DELL’UNIONE EUROPEA

Carissimi lettori,

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Utilizzerà i vostri dati (nome e indirizzo e-mail) esclusivamente per l’invio (gestito automaticamente da WordPress – Automattic) di comunicazione di uscita dei vari articoli.

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Grazie per l’attenzione e un caro saluto,

Giuli&Brik

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Se la tua colpa è di essere bella, lettura critica di Alessandra Starace

In un mondo che va sempre più di corsa, dove ogni evento e pensiero godono di una vita e un’attenzione momentanea, dove le riflessioni prendono corpo e si condividono nello spazio di un post di poche righe su Facebook, il libro di Giuliana Facchini “Se la tua colpa è di essere bella” edito nella collana UP di Feltrinelli, invita il lettore a fermarsi, a guardare agli eventi in modo meno superficiale.
La lettura di questo libro grazie alla possibilità di esplorazione dei vissuti esponenziali da molto vicino offe la possibilità di potenziare la consapevolezza emotiva e trasformare e ampliare la prospettiva dello sguardo, costituendo un’occasione di cambiamento e crescita personale.

Se il titolo e la quarta di copertina non lasciano molti segreti sul tema portante della storia, “il tentativo di violenza su una studentessa, durante una festa di compleanno, e sulle reazioni della gente all’indomani del fatto”, leggendo il libro si scopre, in realtà, che quell’evento costituisce solo il filo conduttore per accompagnare il lettore attraverso la vita che emerge dalle pagine, e che può e dovrebbe essere vissuta in modo meno superficiale.

Il tema che a mio avviso emerge con più forza, in questo libro, e che l’autrice ha saputo evidenziare con abilità, è quello della MODALITÀ DELLA CURA.
Vi spiego meglio e per farlo credo utile ricorrere al pensiero del filosofo
Heidegger così come è esposto nel saggio “Essere e tempo”, ( ed. it. a cura di F. Volpi sulla versione di P. Chiodi, Milano, Longanesi, 2006).
Heidegger ha individuato nella Cura, la modalità fondamentale del soggetto umano nel suo essere nel mondo, e ha evidenziato una sostanziale differenza tra il “PRENDERSI CURA INCURANTE” che definisce i rapporti degli uomini con le cose ed è caratterizzato dall’indifferenza, dall”utilizzabilità e dall’afferrabilità e la CURA rivolta ai “SOGGETTI UMANI”, intesa come un “AVER A CUORE” i soggetti con cui si entra in relazione.

Se nei rapporti umani non nasce questa seconda modalità di cura lo sapete cosa può accadere?

Può prevalere l’incuranza, e anche le persone si trasformano in cose cose che si possono usare strumentalizzandole o restando indifferenti.

L’EDUCAZIONE ALLA CURA E ALLA DEDIZIONE PER GLI ALTRI andrebbe sempre coltivata.

Se è vero che un educazione emotiva è sempre più necessaria e urgente, incoraggiare la tenerezza verso coloro che hanno bisogno di essere accuditi perché più indifesi, fragili o con disabilità, è benefico e auspicabile e per lo sviluppo emotivo.
E soprattutto, sviluppare e coltivare il sentimento della tenerezza può essere utile a contrastare l’attuale prevalere di modelli arroganti, competitivi e sprezzanti verso i più deboli.

Nella storia che racconta Giuliana la cura e la tenerezza permeano tutte le relazioni che coinvolgono i protagonisti del libri, per prima quella tra madre e figlio, un nucleo che costituisce il primo luogo di apprendimento dei sentimenti, poi tra gli amici, sia della stesso sesso che di sesso opposto, tra fratelli di diversa età, tra nipoti e nonni, tra persone che neanche si conoscono, e tra uomini e animali. “Un piatto ricolmo di pasta condita con pomodoro, besciamella e mozzarella” preparato prima, per il figlio, da una madre che lavora, una porta tenuta aperta sorridendo, una poesia, un complimento, un fiore tra i capelli, un bacio sulla guancia, tanti sono gli indizi disseminati nel libro sulla tenerezza e la cura. Perfino nel descrivere la relazione tra Cate, la madre del protagonista, e Sorbetto, il suo gatto, Giuliana, con un’arte sottile e in modo sensorialmente percettibile, mette in luce questa modalità di cura.
Le crudeltà gratuite di cui la cronaca ci dà notizia quotidianamente è il risultato di un odio che viene riversato verso i più deboli in un crescente panorama di cinismo e indifferenza.
Se la modalità di cura affiora in ogni relazione e viene sottolineata in molti episodi, vedi per esempio la giornata che gli studenti passano in ospedale insieme ai bambini malati, tanto per citare uno degli esempi più evidenti, anche l’incuranza viene descritta e portata alla luce.
Primo fra tutti il tentativo di stupro verso una ragazza, ridotta a oggetto di desiderio, A UNA COSA BELLA DA USARE a proprio piacimento.
Una cosa che diventa una notizia da strumentalizzare, e qui ancora una gran prova di sensibilità e gusto dell’autrice, che a costo di non far scalpore, si dissocia da chi preferisce descrizioni crude e sensazionali, evitando descrizioni scandalistiche, limitandosi a raccontare l’accaduto senza fornire dettagli inutili.
Ma se si può mancare di cura per analfabetizzazione emotiva, può succedere anche per la fretta, la distrazione, la superficialità.
Alla mancanza dell’intelligenza del cuore, della propensione alla cura, l’educazione attraverso la parola scritta, può essere di aiuto.
La storia diventa terapeutica e benefica, aiuta le persone, e in questo caso i giovani, a comprendere meglio che non basta vivere uno accanto all’altro ma si dovrebbe stare uno con l’altro, rendendo possibile un’educazione che custodisce la dignità dell’esistenza umana.
Vivere in un ambiente dove la CURA e la TENEREZZA sono alla base delle relazioni, permette agli individui di crescere con maggiore autostima e fiducia, di sviluppare la propria personalità e un carattere forte, capace di pensare con la propria testa e fare delle scelte con il coraggio necessario.

Giuliana ha fiducia nei giovani, perché li conosce, li frequenta, ma sa bene che non esiste un libretto di istruzioni da consegnare loro, si dimostra, però, capace di offrire un orientamento verso la consapevolezza ‘intelligenza emotiva, attraverso la sua arte narrativa.
Di cosa parla il libro?
A voi scoprirlo! Ho rivelato fin troppo.
Bello l’espediente narrativo d’inserire delle poesie all’interno del testo che scopro essere opera di Roberta Lipparini.
Un ulteriore stimolo per i ragazzi a usare mezzi meno consueti per esprimersi e comunicare, con CURA e nella CURA.
Quella stessa CURA e DELICATEZZA che l’illustrazione di copertina di Alessandro Baronciani ci restituisce prima e dopo la lettura, per appuntarcelo sul cuore.
UP!

Buona lettura, Alessandra

 

Alessandra Starace – Libraia e promotrice della lettura, biblioterapista , fondatrice di Tata Libro, blog dedicato alla letteratura per bambini e ragazzi. Ideatrice dei SEMInari, tavole rotonde per approfondire tematiche relative alla letteratura per l’infanzia.

 

 

* Questo blog è un mio diario, anche se in realtà è intitolato al mio cane Brik. È un album dove mi piace raccogliere foto, appunti, ricordi e bei momenti della mia vita professionale e non. Questa lettura critica del mio  romanzo Se la tua colpa è di essere bella scritta con cura all’indomani dell’uscita, mi è molto cara perché mi racconta intimamente e per questo volevo che figurasse qui.

Grazie Alessandra per quello che fai e per la persona che sei.

Giuliana

Pubblicato in: Umana

Non si vive di soli libri, ma anche di gatti

Dalì, Salvador

Alle sei di questa mattina il nostro ex-gatto Dalì (si è spostato a vivere dai vicini ma ci frequenta abitualmente) entra in casa dalla gattaiola e lancia un paio di miagolii prima di andarsene di nuovo. Dormivo. Mi giro mi  dall’altra parte immaginando che anche i gatti abbiano le loro paturnie. Dopo un’ora la cosa si ripete e nuovamente seppellisco la testa sotto il cuscino. Più tardi, mentre sto facendo colazione con mio figlio gli racconto quanto accaduto (lui non si sveglia neanche con il ruggito del leone) aggiungendo che mi è sembrato un avvertimento quello di Dalì, uno strano avvertimento.

Indi, il gatto regolarmente residente a casa nostra, stamattina non si vede, ma mio figlio assicura che ieri sera era con lui in mansarda e quindi non c’è ragione di preoccuparsi. Poi ci ripensa: «Ieri sera ho aperto la finestra sul tetto solo per pochi minuti e Indi era profondamente addormentato, non credo che mi abbia fregato». Il tetto è l’unico ambiente della casa vietato ai gatti: ci sono i comignoli e le finestre delle case vicine, dove non tutti gradiscono visite feline. Ovviamente è il posto più ambito dove passare la notte per il nostro gatto residente.

Partendo dal presupposto che un gatto frega sempre un umano, ci precipitiamo in mansarda: il vetro esterno (non lavo frequentemente i vetri) della Velux è pieno di impronte feline. Indi ha 14 anni e una notte sul tetto potrebbe costargli cara.

Quello che è accaduto dopo non è carino da confessare. La scrittrice per ragazzi, io, quella figura rassicurante cui professori e genitori affidano i ragazzi e che guida un gruppo di lettura in biblioteca, spunta dalla finestra del tetto fino al busto; ben visibile nel quartiere, come un campanile; scarmigliata, in canottiera, con un filetto di sgombro sottolio penzolante dalle dita (vera leccornia per il felino residente) e chiama: « Indi! Micio-micio! Pappa buona!!!»

Il caro vecchio Indi dopo la sua notte brava, di tornarsene a casa proprio non ha voglia, passeggia e miagola stando alla larga dalla mia finestra (e io sul tetto non ci salgo di certo). È in ottima salute e punta i piccioni. Me ne vado e lascio lo sgombro in un piattino in mansarda. Poiché, in fondo, io sono l’umana  e lui il gatto, appena si sente al sicuro ed entra a mangiare (meglio lo sgombro sottolio che il piccione da spennare), chiudo la finestra e lui è rimane dentro. Fregato. Chi la fa l’aspetti.

Indi – Indiana Jones

Resta solo da appurare se il nostro ex-gatto Dalì volesse avvertirci che il padrone di casa era rimasto chiuso sul tetto o fosse solo invidioso della cosa. Ai pazienti vicini l’ardua sentenza.