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Io non lo odio… come nascono le storie!

Ringraziamenti in chiusura del libro IO NON LO ODIO di Giuliana Facchini, edito da Matilda Edizioni.

Ecco come nascono le storie: camminando. Succede che scrivi il plot per un romanzo e diventa un racconto che poi torna a essere un romanzo. E nel mezzo? Nel mezzo un cammino. Tu che cresci. Tu che cadi come chiunque percorra chilometri di vita. Tu che ti rialzi come chiunque percorra chilometri di vita. Tu che scrivi. E capisci che percorrere chilometri di vita è un privilegio.

I libri raccontano una storia ma hanno anche una loro storia.

Quando Donatella Caione mi chiese di scrivere la versione lunga del mio racconto Perché odi Davide?, le risposi di no. Pensavo che quella storia avesse già detto quello che aveva da dire.

Ma leggendo un vecchio libro che intrecciava passato e presente ho capito che non era così. Usare uno schema narrativo non lineare e adoperarlo perché fosse funzionale alla storia non era facile ma per me era una piccola idea rivoluzionaria. Ha molto da raccontare una ragazza che è riuscita a uscire da una qualsiasi forma di violenza e io potevo darle voce.

Così otto romanzi dopo Perché odi Davide? è nato Io non lo odio.

Durante un incontro in una scuola dove accompagnavo Chiamarlo amore non si può, una lettrice mi di chiese perché nel racconto tutti avessero un nome ma non la protagonista. Rispose lei. Non io. Disse che forse non aveva nome perché solo chi non ce la fa e finisce sui giornali ha un nome, nessuno conosce tutte coloro che ce l’hanno fatta e a testa alta sono diventate ragazze e donne consapevoli di sé.

Aveva ragione. Quindi alla protagonista ho dato un nome, Clare, e una vita serena. La sua non è una famiglia del mulino bianco, ma lei conosce il potere dell’amicizia, della fratellanza, della musica e vive bene il suo domani.

Nel raccontarci quello che le è successo, fa uno sforzo. Ha bisogno della sua chitarra per farlo. Ma sa raccontare, gestire il suo passato e impugnarlo coraggiosa per affermare non senza sofferenza: Io auguro a qualunque ragazza che come me si sia trovata a precipitare nel vuoto, una chitarra cui afferrarsi per potersi salvare. Anzi: a lei la offro. Io. Adesso.

Non è questo che ci auguriamo per un’amica, una figlia, una nipote o per noi stesse e per tutte?

Noi che scriviamo per ragazzi e ragazze (non è vero che scriviamo per ragazzi e ragazze, è solo un’etichetta per collocarci in libreria, noi tutti scriviamo solo pensando a un lettore ideale) ci troviamo spesso nelle scuole a “ricordare/celebrare” questo o quello e a volte rischiamo di diventare solo il modo per saltare un’ora di lezione.

Quando? Quando gli adulti fanno cadere a pioggia dall’alto i loro insegnamenti. Quando non si fa in modo che la parola l’abbiano loro: gli studenti.

Perché? Perché ci mettiamo la coscienza a posto che l’opportunità l’abbiamo data. A volte non è previsto il diritto alla replica. Non ce lo aspettiamo proprio un pensiero critico dai ragazzi.

Bisogna sporcarsi le mani se crediamo nei nostri interlocutori.

Un romanziere questo lo capisce bene perché crede nelle storie e le storie non insegnano ma lasciano emozioni sotto la pelle dei lettori.

Io lascio la parola a Clare.
Io non lo odio è dei lettori.
Contano i romanzi, non gli autori. Il romanzo è la loro voce, non c’è altro da aggiungere.
Racconto un periodo difficile della vita di alcuni ragazzi e ragazze ma questo è un romanzo solidale.
Spero che lo leggerete, forse ci troverete almeno una piccola parte di voi come è accaduto a me.

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#lafigliadellassassina

Come nascono le storie?

È sempre una domanda difficile cui rispondere.

A volte (almeno questa volta è andata così) capita che ci sia un’urgenza cui dare sfogo. Un bisogno che forse potrebbe non essere solo mio e per questo scelgo di scriverne. Siccome un buon romanzo non dà mai risposte, questa piccola storia insieme alla sua autrice si pone solo giganteschi quesiti: qual è la verità? La verità, quella vera, quella che: è così e basta!, esiste? Sì? No?
Forse corrisponde al vero l’ormai famosa frase dello scrittore statunitense Jim Harrison: «La verità non esiste: esistono solo le storie».

Insomma leggere e ascoltare in un mondo rumoroso e cacofonico che parla e scrive e continua a parlare e scrivere di tutto e su tutto; dove l’umore batte l’oggettività e l’oggettività serve l’umore; quando prestare idee è un mestiere e noleggiarle è un risparmio di pensieri e di tempo, orientarsi tra le mille sfaccettature di una verità è difficile. A tratti angosciante. Meglio lasciar perdere. Meglio non farne una battaglia? Fate voi.

Tutto questo è solo la carica di adrenalina che ha mosso l’idea del romanzo.

(Non la chiamo ispirazione, l’ispirazione è una cosa troppo complicata. È il nome di una barca a vela, la mia).

Spesso nelle mie storie i fili che s’intrecciano sono sottili come se ricorrere a una trama semplice (seppur affilata e tagliante) sia sempre sufficiente a guidarci. Come se i dialoghi adolescenziali, senza parole troppo belle, volessero condurci nel quotidiano e mai nell’assoluto. Quello viene dopo, fuori dalle storie. È dentro di noi.

Rachele e Daria sono diverse e non saranno mai amiche. Sono una vittima e una carnefice nel gioco della verità che sta attorno alla vicenda di una donna, Eva Contini, che uccide un’altra donna con ferocia. Eva Contini, la madre di Rachele, la moglie di Gerald, l’amica di Leone e Magda, l’assassina, #lassassina.

E intorno a loro: Joshua, la madre di Daria, Matteo, Andrea, Martina, Anna, Antonio Loforte. Gli altri. Tanti altri che parlano tra loro, condividono, indagano, scrivono. Vivono nel microcosmo di una storia camminando per le strade, sedendo in giardino, togliendo i panni da uno stendibiancheria, ascoltando nell’ufficio di una caserma.

 

Passano le ore e la storia va avanti; passano velocemente le ore se t’immergi nella lettura di un romanzo dove trovi le sicurezze che la vita non ti dà ma, la vita, Rachele deve affrontarla e con lei, noi, cercheremo di capire qual è la verità. E poi, anche noi come Rachele, andremo avanti a leggere fino all’ultima pagina.

Un romanzo, una storia che tanto mi coinvolge e appartiene, che Sinnos Editrice ha scelto di custodire nel suo catalogo, che spero vi lasci qualcosa: un’emozione, un pensiero, la voglia di leggere ancora. Anche non me, ma leggere.

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LA FIGLIA DELL’ASSASSINA

SINNOS Editrice

Collana Zona Franca – dal 22 novembre 2018 in libreria

Gerald, Rachele e Joshua non hanno più nulla. La loro triste vicenda familiare ha avuto un forte clamore mediatico e Gerald e i figli sono stati al centro dell’attenzione di articoli giornalistici e scandalistici. I genitori di Gerald dall’Inghilterra non si fanno vedere, ma l’uomo sistema la loro roulotte nel grande giardino dell’amico Leone Batista e vi si trasferisce con Rachele e Joshua lasciando definitivamente Roma. Leone, sua moglie e i figli, li accolgono, ma la convivenza non è facile, anzi la loro presenza in paese desta la curiosità degli amici dei ragazzi. 

Rachele attira l’attenzione di Daria che la fotografa e sul web la foto diventa virale in poche ore con l’hashtag #lafigliadellassassina. Rachele, esasperata, s’intrufola nella scuola del quartiere. Sale fino sulla terrazza, sul tetto, e rimane nascosta. Ha con sé un libro e comincia a leggere. 

L’unica a scoprire dov’è nascosta Rachele e a raggiungerla è Daria. Le due restano da sole per dieci ore, mentre in paese tutti le cercano e gli appelli si moltiplicano di ora in ora.

Una storia che riguarda adulti e ragazzi: nessuna morale, nessuna punizione per nessuno e forse nessuna salvezza, perché il finale nella vita resta comunque aperto, fino all’ultimo.

Buona lettura!

(su LIBRI DI GIULIANA FACCHINI tutte le segnalazioni e le recensioni)

 

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Se la tua colpa è di essere bella

Leggo i tuoi romanzi e ti dirò chi sei. No, non è così. Almeno non sempre. Per me sì, però, è vero.

Foto artistica dell’autrice, di Ste. (Mancano solo il cappello per le offerte e il cane perché sia fedele all’originale 😉 )

La voce di un autore è il suo libro. Non tutti gli autori riescono ad avere dei bei momenti d’incontro con i lettori. Sono scrittori, mica oratori. Per me l’Incontro con l’autore  nelle scuole, librerie o biblioteche è un momento importante di dialogo con i giovani lettori. Eppure a volte non sono riuscita a regalare agli studenti la parte migliore di me . Però so di averlo fatto nei miei libri sempre e onestamente.

Se non è solo mestiere parlare con i ragazzi, ma anche passione per i libri e per le storie, non può andare sempre alla stessa maniera.

Strano? Le emozioni non sono una scienza esatta!

E ancora: una storia nasce spontaneamente e certamente fissa nel tempo un pezzo di me. Scrittura e vita si mescolano, eppure non c’è nulla di autobiografico.

Ancora più strano?

Mi ritrovo ad ascoltare, emozionata, io per prima quella storia che arriva chissà da dove e che mi racconto da sola. Scriverla, per me, significa prenderne le distanze per provare a regalarla al lettore. Più facile a farsi che a dirsi. Infatti il difficile non è scrivere ma disciplinare quello che ho scritto. Trovare un senso, una direzione, un perché vale la pena condividerlo con i lettori. Insomma capire se è davvero una buona storia quella che ho scritto.

Il protagonista di Se la tua colpa è di essere bella è Valerio, un ragazzo di 16 anni. Pensa in prima persona, nel presente e scrive poesie d’amore (il titolo del libro è il titolo di una sua poesia). Nessuno potrebbe essere più diverso da me.

Parte di questa storia nasce dopo molti Incontri con l’autore per un libro: Chiamarlo amore non si può, una raccolta di racconti di cui uno mio. L’argomento è: la violenza sulle donne. Gli studenti quando sono invitata in una scuola si aspettano che faccia loro il predicozzo preparato per l’occasione a corredo del libro e cercano di non farsi coinvolgere in diretta. Lavorano a lungo dietro le quinte sul tema, con campagne pubblicitarie, video, cartelloni, ma in quel momento spesso tacciono. E taccio anch’io che i predicozzi non li faccio, preferisco leggere ad alta voce i racconti.

Eppure le mezze domande, i silenzi, le risatine, i cellulari smanettati di nascosto parlano. Gli occhi attenti parlano e io so ascoltare. In questo libro ci sono anche quei pensieri captati e a volte espressi timidamente a metà. Quegli accenni sinceri di discussione che escono dalle righe, che fanno la spia.

Sanno pensare i nostri ragazzi e assorbono la potenza costruttiva delle buone storie. Niente prediche ma romanzi, storie narrate in cui trovare spazio per poter pensare. Leggere lascia il tempo per pensare e immaginare. Quasi lo impone.

La mia necessità era far parlare Valerio. Pur essendo io lontanissima da Valerio, lo conosco bene. Perché è diverso da me posso raccontarlo onestamente, senza confondermi con lui. Anche Lavinia, se sono riuscita a farla vivere tra le pagine di questo mio romanzo, ha una bella voce, chiara, importante. Ne ho incontrate di Lavinia! E infine Carlos, forse quello più difficile, dall’animo complicato perché sono quasi certa incarni un bisogno segreto e innato e spesso negato di ogni adolescente: quello di avere degli ideali. Molto difficile.

«Lavinia è alta quasi quanto me. Ha i capelli lunghi, tra i quali spunta sempre qualche fiore vistoso».

Come sempre nei miei libri non c’è un tema solo, se per forza, per necessità editoriali, dobbiamo trovarlo il tema del romanzo. In realtà la storia di questo poetic guy  ruota attorno alla parola ingenuità riportata dalla curatrice anche in quarta di copertina (e di cui tacceranno sicuramente l’autrice). Ingenuità = Quello che fanno di buono i ragazzi lo fanno perché non ancora provati dalla durezza della vita. E noi adulti spesso ce ne stiamo arroccati dietro la paura che la loro ingenuità valga più delle nostre tremolanti convinzioni. La loro ingenuità può costruire un mondo migliore di quello che hanno trovato. È una legge di natura. Questo è il pensiero di fondo attorno al quale è nato il libro.  Un pensiero sempre fuori moda. I giovani d’oggi, quelli che si citano con tono critico e scuotendo il capo, ci sono sempre stati anche se a ogni generazione piace credere il contrario. #nonsolobulli #giovanimpegnati #braviragazzi #ragazzicheleggono

Questa mio romanzo è un’avventura lieve e impalpabile che si srotola tra le pagine come l’imprevedibilità della vita, tra durezza e dolcezza imperfette, fresca e delicata perché racconta la vita di tre adolescenti. Anime e corpi giovani, pronti ad affrontare il futuro con coraggio, arrogandosi il diritto di esserci e di avere una voce. Per fortuna.

Le poesie di Valerio sono scritte da Roberta Lipparini, alla quale va la mia affettuosa amicizia, la mia eterna gratitudine e la mia grande ammirazione. Grazie Roby.

Bugi e Roberta (Roberta è quella a destra nella foto 🙂 )

Se la tua colpa è di essere bella (cliccate sul titolo per leggere le specifiche del libro sul sito dell’Editore Feltrinelli) lo trovate dal 10 maggio 2018 nelle vostre librerie di fiducia, a La Feltrinelli o negli store online, in cartaceo o in e-book.

(Ricordate che sostenere con gli acquisti una Libreria Indipendente è come sostenere una preziosa specie in via d’estinzione. Evviva il World WildBook Found!)

Grazie per essere arrivati fin qui!

Buona lettura e fatemi sapere… per voi lettori ci sono sempre!

Sono qui 😉

 

(su LIBRI DI GIULIANA FACCHINI tutte le segnalazioni e le recensioni)

 

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Gruppi di lettura per adolescenti: appunti di viaggio

Ho avuto la fortuna di coordinare un gruppo di lettori adolescenti ( LEGGERE RIBELLE ) che ha concluso la sua prima stagione qualche giorno fa e sento il desiderio di condividere in questo articolo alcune considerazioni tratte dalla mia esperienza. Questo blog è per me un diario professionale e anche personale, lì dove il mio mestiere e la mia vita si sovrappongono.

Io sono un’autrice, ma da vent’anni, da quando ho cominciato a scrivere storie con protagonisti ragazze e ragazzi, non ho mai smesso di leggere romanzi di colleghe e colleghi italiani e stranieri e di curiosare ovunque si parli con competenza di promozione/educazione alla lettura. Oggi essere un’autrice (etichettata) per ragazzi ha poco a che vedere con la visone romantica della scrittrice tout court.

Non so bene quando mi sia venuto in mente di provare creare sul territorio dove vivo uno spazio dedicato ai lettori dai 13 ai 17 anni, ma in realtà credo di averlo meditato e studiato per anni. Forse non pensavo neanche che un giorno lo avrei fatto davvero.

Dopo un incontro in una scuola per uno qualunque dei miei romanzi, non so bene perché, ma si finiva per restare sempre a chiacchierare di libri con un gruppo di ragazze e ragazzi, che spesso mi sacrificavano la ricreazione. Non mi è mai piaciuto fare incontri con platee enormi, dove posso spezzetto, resto ore in più con lo stesso compenso (!) ma cerco il dialogo e il confronto personale con i miei lettori. Sempre. Consigliavo libri e finivo per raccontarli in breve e vedevo occhi affamati intorno a me. Insomma la fame di libri tra gli adolescenti c’è. I potenziali lettori si nascondono ovunque.

Quello che mancava, dunque, era uno scaffale dove trovare buoni romanzi di narrativa contemporanea. Libri sconosciuti nelle scuole e poco venduti/proposti nelle librerie se non in quelle specializzate. Buona letteratura pluripremiata da anni in Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e non solo, ma per lo più sconosciuta agli adolescenti in Italia.

Come a volte capita, forse si sono allineati i pianeti giusti, ho incontrato un’educatrice territoriale Paola Zermian che crede nel potere dei buoni romanzi in età adolescenziale e una bibliotecaria indomita e quindi tutto è cominciato.

Tre importanti punti da unire per partire con un gruppo di lettura dedicato ai ragazzi dai 13 ai 17: una pedagogista, una persona che conosce bene il territorio e una lettrice forte in grado di portare agli adolescenti i libri giusti per far nascere la passione per la lettura o anche solo alimentarla adeguatamente.

Quali sono i libri giusti? Quelli che consigliano altri lettori adolescenti.

Questo è il principio da cui parte tutto. Se mi sento in grado di proporre libri a un gruppo di ragazzi è perché per anni e anni ho letto libri consigliati da lettori adolescenti esperti (come quelli, per esempio, del festival di Mare di libri di Rimini). Da lì tutto è cominciato. Ho ascoltato autori come Murail, Chambers, Burgess e parecchi altri, ho partecipato a seminari organizzati da Festivaletteratura di Mantova o Hamelin di Bologna e partendo dai gusti dei ragazzi e della scrittura di grandi autori contemporanei pluripremiati e grandi educatori alla lettura, sono nate le mie bibliografie. Anni di letture. Anni ad ascoltare consigli letterari di esperti che stimo e ammiro. Anni ad approfondire gli spunti che mi arrivavano. Anni, non giorni e solo per avere un piccola formazione. Lo riconosco.

Lo ribadisco perché un gruppo di lettura per ragazzi adolescenti non s’improvvisa. Quando s’improvvisa, scusate se lo scrivo e sono antipatica, si fanno danni o al massimo non si creano lettori (e allora un club serve solo ad alimentare l’ego dell’adulto che lo dirige). Che danni? Più che danni, occasioni perse: non si allargano le prospettive di lettura con buoni libri; non si affina il gusto per la lettura che poi con il tempo porterà il lettore a cercare altri buoni romanzi, i propri buoni romanzi, scegliendo con cognizione di causa.

I libri giusti sono quei romanzi che sono ben scritti e raccontano una buona storia e che affrontano argomenti forti e vibranti, perché se vogliamo creare lettori (o la passione per la lettura) tra i giovani adolescenti dobbiamo mirare al cuore e toccare le loro emozioni.

Di autori contemporanei perché vicini alla realtà dei potenziali lettori e vivi perché non si facciano l’idea che la letteratura appartenga solo a persone morte. (I mestieri creativi esistono anche oggi).

Scrittura contemporanea di grande qualità+una buona storia+emozioni.

Altro particolare importante è che non si deve obbligare nessuno a leggere un certo romanzo, ma si può, a ogni incontro, offrire un ventaglio di proposte invitanti e accattivanti, soprattutto se si accolgono lettori dai 13 ai 17 anni, che sono molto diversi tra loro. Noi siamo arrivati ad avere sul nostro scaffale dei libri 100 romanzi, in un anno e 10 incontri. Ognuno affronta la lettura quando vuole e quando se la sente, non c’è obbligo. Ci sono molti buoni romanzi diversi tra loro. Si può leggere di quello che interessa o stimola di più in quel preciso momento della vita, senza imposizioni. E poi ogni lettore può portare le proprie proposte di lettura.

Dunque, a ogni incontro si potrà scegliere liberamente un libro da leggere, che poi con naturalezza spesso diventano più di uno. I buoni libri mettono appetito.

Il libro letto poi si racconta/ propone agli altri giovani lettori senza fare spoiler e con l’entusiasmo o il non entusiasmo che ha suscitato la lettura. Se si sono letti gli stessi libri (capita naturalmente) se ne discute. Ne discutono tra lettori. Certi romanzi arrivano poi sul blog del gruppo sotto forma di consigli letterari. Quindi se l’argomento che attira il lettore adolescente è forte, verrà letto/vissuto, poi raccontato e quindi addirittura scritto. Tutto questo si chiama crescere con i libri, diventare lettori consapevoli e autorevoli, saper parlare e scrivere e pensare. Un’operazione delicatissima che va fatta con responsabilità nonostante sostanzialmente per i ragazzi sia solo leggere insieme. Ecco perché un’educatrice esperta di dinamiche di gruppo adolescenziali c’è, osserva, legge, supporta.

Perché un blog?

Il blog è la voce della piccola impresa di alcuni ragazzi adolescenti nel mondo della lettura; lascia una traccia nel tempo per noi e per gli altri; combatte l’immagine del ragazzo lettore come solitario e casalingo, lo trasforma in leader positivo: i ragazzi che leggono creano ragazzi che leggono.

Importanti sono soprattutto i momenti di verifica e riflessione tra gli organizzatori ma anche tra gruppi di lettura.

Ecco a cosa serve fare rete: al confronto. E serve uscire dalle pareti della biblioteca, zona confort, e andare ai festival, partecipare a iniziative collettive, incontrare autori e conoscere altri ragazzi che partecipano ad altri gruppi di lettura.

E ancora, chi si prende il piacere e l’onere di organizzare un gruppo di lettura deve fare autocritica se necessario e i conti con i bilanci di fine anno; senza timore, senza vergogna verificare con chi l’affianca i punti critici e migliorarsi, perché tutti sbagliamo e tutti possiamo migliorare.

Insomma fare le cose per bene per creare lettori adolescenti, per far crescere quelli deboli e alimentare quelli forti, non ha nulla a che vedere con l’improvvisazione sopratutto in un Paese di adulti non lettori.

Come per il teatro e per la danza così anche per la scrittura, tutti si sentono autorizzati e competenti per scrivere libri, fare corsi di scrittura o organizzare gruppi di lettura per ragazzi adolescenti (che sono cosa diversa da quelli per adulti).

Nessuno manderebbe il proprio figlio in una scuola dove insegnano docenti che non hanno una laurea e non sono abilitati all’insegnamento, ma nessuno ha problemi a comprare un libro di pessima qualità per i propri figli o per sé… ma questa è un’altra storia e un altro articolo.

Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo

Mother’s day, ma solo nei miei romanzi

Una volta, un’amica cara mi disse che nelle mie storie c’erano svariate figure di madri ed era una costante nella mia narrazione. Da allora ho cominciato a farci caso, sempre dopo: prima faccio e poi ragiono, ed è vero, ci sono molte donne madri diverse, spesso sole, a volte coraggiose o tristi o estreme o presenti con la loro assenza.
Si dice che ogni scrittore scriva sempre la stessa storia, la propria, in modi diversi o che raccontiamo quello che vorremmo essere. Io sto ancora cercando di capirmi, d’altronde prima scrivo e poi mi leggo. Che poi non è importante, perché i libri sono di chi li legge e non di chi li scrive, mentre l’umanità resta l’unico mezzo indispensabile per raccontare storie.

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Fiutando libri… una scorpacciata di emozioni forti!

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Ho appena iniziato “Per sempre o per molto molto tempo” di C.Carter ed è già molto doloroso e potente: “Non ci trovo nulla di buono in una cosa che non dura”.
Ho terminato la lettura di Almond che è sublime nel raccontare di Orfeo e poi Siobhan Dowd che per me è stata una scoperta prorompente. Amo le sue storie e la sua scrittura. Patrick Ness dice: “Non penso che abbia scritto questa storia su un giovane nomade irlandese per farci la morale. Penso che questa storia le bruciasse dentro. E penso che la ragione per cui questa storia le bruciava dentro fosse che era anche un atto di compassione, di empatia, un atto – posso osare? – d’amore”. Queste parole le incornicerei. Spiegano quello che dovrebbe essere un romanzo e che un romanziere non dovrebbe mai dimenticare. Questa storia è unica e bellissima. Sempre grata a Uovonero per averla portata in Italia.

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“Sa come costringersi a smettere di provare emozioni, la sua mente è più forte e stabile del caos volubile e imprevedibile che occupa il suo cuore. Non l’organo vero e proprio, certo, ma quel pasticcio arcano che lo circonda, le cellule nervose collegate al cervello e, chissà perché, piazzate in mezzo al petto, e le altre parti misteriose che non si possono osservare né misurare, quel punto del suo cuore che confonde panico e amore.” da Nowhere girls, di Amy Reed.
Me lo ha suggerito un’amica (ai cui suggerimenti tengo molto). Parla di violenze sessuali in una scuola americana, di una società maschilista e razzista e racconta di solidarietà femminile, di ragazze unite che non si vergognano più e non lasciano perdere perché “tanto non cambia nulla”. E poi ci sono le assemblee tra le ragazze e i loro discorsi che suscitano riflessioni e domande. C’è davvero tanto. Non so se era sfuggito a me oppure proprio non ha girato tra i lettori. Secondo me sarebbe un dovere farlo girare nelle scuole superiori. 58379205_2904087796282947_6305157074523258880_o

Mia madre è sempre stata una forte lettrice, tra i vari scrittori apprezzava anche Wilbur Smith. (Io stessa sono cresciuta con i romanzi storici, d’avventura e di narrativa poliziesca pescati dalla grande libreria materna. I classici per ragazzi li ho letti da adulta!). Ha appena finito di leggere la sua autobiografia e sulla scrivania mi lascia un foglio dove ha trascritto una frase (lo fa spesso). Dice che mi si adatta. “Non so da dove nasca il bisogno di raccontare storie, so solo che era dentro di me sin dalla volta in cui riuscii a comporre la mia prima frase.” W. Smith.
È mia madre, mi conosce meglio di me. C’era quando scrivevo storto sul quaderno di prima elementare.
Io invece ho appena finito l’ultimo libro di Ptzorno (che la genitrice ha già letto e apprezzato). La sua scrittura scivola come la seta tra le dita (e in questo caso calza a pennello), inutile ribadire l’ovvio: Bianca Ptzorno è una scrittrice di grande talento. Leggiamo e impariamo con umiltà. 

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La prima donna reporter, assunta nel 1887 a NY al NYWorld diretto allora da J.Pulitzer si firmava Nellie Bly. Una gran bella narrazione, si legge con molto piacere, non un romanzo ma appassionante vita vera.
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Belli tutti e due. Il secondo prezioso anche per i consigli letterari che contiene. Metto una citazione dal secondo romanzo, che però considero universale. La sento profondamente mia e la trovo bellissima. Credo piacerà anche ad Alice Keller.
“Innanzitutto scrivo di ragazzi perché sono un ragazzo. Scrivo per loro perché ho sempre pensato che scrivere per adulti sia artisticamente inutile: sono preoccupati per le rate delle macchina e i pagamenti delle ipoteche. I giovani invece possono ancora perdersi nella storia, vivono le avventure in modo molto più personale e possono identificarsi in modo viscerale con i personaggi. Tutte cose che gli adulti perdono con il passare del tempo. I ragazzi sono senz’altro i migliori lettori che uno scrittore possa desiderare.” Gary Paulsen
Grazie Camelozampa, grazie EquiLibri.

E poi…

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Se la tua colpa è di essere bella – la lettura di Mara Mundi per Firufilandia


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È raro trovare libri così onesti come “Se a tua colpa è di essere bella” di Giuliana Facchini, uscito per Feltrinelli, nella collana per ragazzi FeltrinelliUp, poco meno di un anno fa. È onestissimo nella scrittura: non vuole stupire, non ammicca al lettore, ma tiene salda la penna, offre qualità e cura, rende credibili la voce narrante, i dialoghi, le situazioni e i personaggi.

È onesto nella trama, che racconta la storia di tre amici, ai primi anni del liceo, alle prese con il tentativo di violenza subito da una loro compagna di classe, una sera, ad una festa di compleanno in discoteca.

È solo il pretesto narrativo, questo, per raccontare i giorni in cui il gruppo s’impegna per difendere la reputazione della loro amica, per smontare gli stereotipi, per richiamare l’attenzione sui diritti delle persone. Ma soprattutto, nelle trame della vita quotidiana, senza sbavature, lontano dalle vetrine e dai podi, questi ragazzi ci mostrano che si può, anzi, si deve coltivare il sogno di un futuro collettivo migliore e che la vita ha senso soltanto nell’appartenenza, nell’essere con gli altri, in relazione .

Libri così, ci fanno sperare che il cinismo, lo sfruttamento reciproco che condiziona i rapporti di troppi adulti andati a male, sarà arginato dalle nuove generazioni, che ad esempio, tappezzeranno la facciata esterna dell’istituto scolastico con degli striscioni per rispondere agli attacchi omofobi ricevuti da un loro compagno. È successo a Brindisi, con un flash mob di solidarietà, appena qualche giorno fa. Succede anche nel romanzo, con un flash mob all’ingresso della scuola in omaggio a Laura, la bellissima ragazza processata dalla stampa dopo il tentativo di violenza, con frasi striscianti del tipo: se l’è cercata, troppo provocante, era vestita in modo succinto…

In questo libro apprezziamo il valore di chi combatte per la propria e per l’altrui felicità, e poco importa se si lotta per difendere il proprio diritto a portare un vistoso fiore tra i capelli, oppure per superare una difficilissima operazione di mastectomia bilaterale. Hanno valore entrambe le situazioni, perché entrambe celebrano la vita.

È un libro che canta la gioia in ogni sua forma, come si legge anche nella poesie che compone il protagonista. La voce poetica di Valerio, che dissemina versi e filastrocche, è opera di Roberta Lipparini, autrice delle poesie, che troviamo impastate qui e là in un romanzo che arriva come una carezza.

Oppure, per usare il linguaggio cinematografico cui spesso l’autrice fa ricorso, è un libro che vi terrà compagnia molto oltre i titoli di coda.

 

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Mara Mundi, bibliotecaria e giornalista, è laureata in scienze pedagogiche e della progettazione educativa, con un corso di perfezionamento in letteratura per l’infanzia e promozione della lettura. Autrice di due saggi, pubblicati da Aracne, è convinta che leggere ad alta voce per persone di ogni età sia un atto d’amore e di cura.

 

 

 

 *Questo blog è un mio diario, anche se in realtà è intitolato al mio cane Brik. È un album dove mi piace raccogliere foto, appunti, ricordi e bei momenti della mia vita professionale e non. Questa recensione mi è particolarmente cara. Grazie Mara!

Giuliana 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un libro necessario

Un ponte di libri, di Jella Lepman mi ha incantato.

Mi ha incantato l’entusiasmo che pervade l’autrice e che traspare dal suo scritto. L’ entusiasmo è un atteggiamento da prendere con le pinze, pare che oggi gli entusiasti, ne esistono e io ne sono la prova, siano considerati poco eleganti. Eppure l’entusiasmo infuoca un progetto, lo rende vivo prima che sia realizzato, ha il potere di mostrarlo già fatto quando non lo è. L’entusiasmo ha un altissimo potenziale. Spesso nasce dalle macerie come quelle che calpestò Jella Lepman nella Germania del secondo dopoguerra. Un ponte di libri: unire attraverso i libri i bambini delle diverse nazioni in nome di una pace vera e duratura, divenne la missione di Jella Lepman, accesa sempre da un entusiasmo indomabile, anno dopo anno, pagina dopo pagina. E ne valse la pena.

Chi come me ha ricevuto sulla sua copia di Miss Charity una dedica da Marie Aude Murail come questa: Leggere e far leggere, un mestiere, una passione, una necessità e la sente sua, tatuata sull’anima, comprende bene l’entusiasmo di Jella Lepman.

Non ho la pretesa di saper parlare di pace attraverso i libri per ragazzi, ma sento di calpestare delle macerie. Non vere carcasse di edifici o buche provocate dalle bombe, ma credo che oggi ragazzi e adolescenti camminino sulle macerie di una società culturalmente disastrata, quella nostra, quella italiana. Se nel ’46 Jella Lepman cominciava a istillare attraverso i libri per ragazzi l’amore per la lettura, aiutata dalle donazioni di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e altre nazioni, gettando basi solide dove crescere lettori, oggi noi viviamo un momento di abbandono e disordine, mentre in Germania (e altrove) continuano a dare alla letteratura per ragazzi spazio e alimento.

Abbiamo bisogno di prendere esempio da Jella Lepman e di farci contagiare dal suo entusiasmo per ricostruire. Ne vale la pena perché, oggi come allora, quando si radunano intorno ai buoni libri gruppi di bambini, ragazzi o adolescenti è evidente il risultato positivo. I buoni libri uniscono, affascinano, creano spirito critico e stimoli che possono avere effetto sulla realtà. I buoni libri educano al pensiero libero e infondono coraggio e forza alle idee. Tutte pratiche cui noi adulti siamo ormai disabituati.

Senza una politica adeguata a favore dei libri e della lettura, che coinvolga innanzitutto scuole e biblioteche, rimarremo sempre un popolo di lettori deboli e il nostro mondo della letteratura per ragazzi e adolescenti resterà pervaso dalla sindrome del provincialismo, specie se messo a confronto con altre nazioni in cui autori e case editrici sono ben considerati e riconosciuti.

Con entusiasmo impegniamoci nel nostro Paese perché i ragazzi e le ragazze incontrino la buona letteratura contemporanea nazionale e internazionale; perché chi scrive scegliendo come proprio lettore ideale un ragazzo o una ragazza possa vivere del proprio mestiere; perché i buoni libri tornino ad avere un valore riconosciuto e non minore di una ricarica del cellulare; perché la buona letteratura per bambini, ragazzi e adolescenti viva con la dignità che merita e il rispetto della critica internazionale.

Un ponte di libri di Jella Lepman ha suscitato in me questi pensieri e bisogni. Un libro necessario, entusiasmante e pieno di entusiasmo.

Jella Lepman fondò la Internazionale Jugendbibliothek, creò IBBY (International Board of Books for Young People) e istituì il premio Hans Christian Andersen considerato il Nobel della letteratura infantile.

Grazie a Sinnos Editrice per questa nuova edizione del libro con la curata e scorrevole traduzione di Anna Patrucco Becchi.