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Pubblicato in: Come nascono le storie, Fiutando Libri!

Un’estate da cani… come nascono le storie!

Questa storia è un racconto scritto in prima persona da Ginevra. Lei non è una scrittrice e non si tratta di un diario. No. Questa storia nasce per raccontare che scrivere può essere utile. Enigmatica?

Chi ha letto Io e te sull’isola che non c’è, sa che Lucia scrive una storia dove succedono cose terribili alla sua odiata nemica. Su un foglio bianco tutto può accadere e così Lucia sfoga la sua rabbia e il suo odio. Ginevra scrive per un altro motivo. Un motivo ben preciso. Trovo affascinante poter fermare sulla carta le emozioni senza dover necessariamente essere scrittori. E’ una fotografia del nostro stato d’animo. Rileggere quelle righe anni dopo, come guardare una foto, ci racconterà chi eravamo.

Un ragazzo una volta mi chiese se la sua vita sarebbe diventata come quelle dai suoi genitori: andare a lavorare, fare figli e pagare le bollette. Io gli parlai di sogni.

In questa storia si parla di sogni. Sì, quelli che ognuno di noi ha; non esistono uomini o donne senza sogni. Alcuni credono che i loro sogni siano andati distrutti, altri pensano di non averne perché li hanno dimenticati. Quello che ci piacerebbe realizzare della nostra vita è il motore che ci anima, certi motori borbottano, altri ronfano e alcuni di noi sono sordi, ma il motore batte e pulsa volendo o non volendo.

I sogni sono la linfa vitale di cui si nutrono i ragazzi, ma alle volte gli adulti ce la mettono tutta per disilluderli, di questo racconta Un’estate da cani, di chi non vuole rinunciare al proprio sogno.

“Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso” diceva Nelson Mandela.

“Cosa vuoi diventare da grande? Felice” Risponde Thomas ne Il libro di tutte le cose di K. Kjier

Ecco, chissà, forse vincere vuol dire trovare la propria felicità.

Orchidea è una bellissima Levriera che Loredana e la sua famiglia hanno adottato raccontandomi poi la sua storia.

Si parla anche di cani, sì ancora. Degli ultimi, quelli di cui proprio non importa a nessuno. Ci sono persone che si occupano di loro e mi pare bellissimo. Certo ci sono ingiustizie ben peggiori, ma sono convinta che di amore ce ne sia per tutti. Anche per gli animali e l’ambiente e senza far torto a nessuno. Io sono per includere e non escludere.

Infine, in questa storia, c’è un’omaggio a mia madre da sempre incallita giallista. Dei suoi racconti mi nutro io, che i gialli non li amo. Mi accompagnano da sempre nomi come Christie, Stout, Queen, Grisham, Camilleri, Patterson, Cornowell… serial killer e patologhe mi inseguono da sempre e non poteva tutto non confluire in un mitica Cena con delitto!

Ultima nota: Marisol esiste davvero. Non so se si chiami così, ma l’ho vista in ospedale mentre aspettavo di fare una banale visita specialistica. Lei era qualche metro più avanti e per rilassarsi faceva degli esercizi di respirazione in piedi, tra il muro grigio e la finestra. Era molto discreta, forse la notai davvero solo io e m’incantai a guardarla. Non riuscivo a staccare gli occhi da lei e dalla sua figura luminosa. Cominciai a respirare come lei.

Le storie siamo noi.

Buona lettura e fatemi sapere!

Trama e dettagli su LIBRI DI GIULIANA FACCHINI

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7contro7 una storia d’amore … come nascono le storie!

I libri raccontano una storia ma hanno anche una storia.

Questo romanzo è stato scritto tanti anni fa tra gli spalti di una piscina e il bar del centro sportivo. I miei figli giocavano a pallanuoto e l’unica piscina adeguata era a ventiquattro chilometri da casa; per arrivarci servivano due autobus che di notte non passavano, quindi li accompagnavo in macchina e mentre loro si allenavano scrivevo con il portatile. Per ore. Tra altri testi  è nato 7contro7, perché la formazione in campo in una partita di pallanuoto è di 7 giocatori;  una storia d’amore, perché si parla d’amore: amore per lo sport, tra un ragazzo e una ragazza, per i giovani in generale.

Nell’aria satura di cloro della piscina coglievo gli sguardi e le battute dei ragazzi e delle ragazze, li vedevo muovere, ridere, vivere; ascoltavo e forse un po’ rubavo. Ho impastato tutto con l’immaginazione  ed è venuta fuori questa storia. Mi sono divertita un mondo a scriverla e l’ho fatto di getto e in pochissimo tempo. Fu accolta subito da una grande casa editrice, che però poi decise di non pubblicarla e così rimase nel cassetto. Mentre valutavano questo testo io già ne avevo scritti due e non lo proposi ad altri. Ma sono una che ama tutte le sue storie, anche quelle non pubblicate e così l’ho ripescata, riletta e corretta e ho deciso che volevo proprio con questo testo fare un percorso alternativo.

Mi piace esageratamente accompagnare i miei libri nelle scuole ma con questo non credo che lo farò. Questo romanzo nasce come e-book (principalmente) e vuole stare su uno scaffale web. Sentivo il bisogno di confrontami con un pubblico diverso o forse solo in modo diverso con il pubblico dei lettori giovani e meno giovani. Ho bisogno di sperimentare e sentirmi libera di farlo.

Continuerò a scrivere nel mio mondo della narrativa ragazzi (con un 2018 pieno di belle novità!) dove con alcuni editori editori ormai c’è amicizia e stima reciproca, ma ho voglia anche di scoprire cosa c’è fuori.

Amarganta è una piccola casa editrice, di cui mi avevano parlato molto bene in termini di serietà. Infatti è seria. Non mi piace l’auto-pubblicazione. Io devo avere a che fare con editor e grafici, io so scrivere solo il testo (forse). A Cristina Lattaro di Amarganta la storia è piaciuta subito e con la redazione ha deciso di metterla in catalogo. Inutile dire che ho imparato molto anche con loro. Chi mi conosce sa che so riconoscere le persone in gamba dalle quali s’impara sempre qualche cosa.

Adesso ho un po’ paura, lo confesso. Sono un po’ fuori dal mio mondo, è il primo passo ma so che ne farò altri. O almeno ci proverò. Io, se non sperimento, soffoco; se non viaggio, muoio. Credo che la scrittura sia qualcosa di fluido e in movimento e abbia bisogno di crescere e forse anche invecchiare. Certo sono sempre io di storia in storia, di romanzo in romanzo. Forse non sono neanche così brava ma mi consolo scrivendo.

Hamingway rispondeva a chi gli chiedeva come si fa a scrivere bene, di uscire e andarsi a impiccare, che magari non t’ammazzi ma hai materiale per una storia. (Non che mi piaccia troppo l’uomo, biograficamente parlando, ma la risposta mi piace un sacco!)

Insomma forse non sono brava ma sono io, sono sincera nel male e nel bene. Nello scrivere ci si spoglia (metaforicamente parlando, eh) anche se fai solo la romanziera. Ogni tanto trovo qualche conferma e gli editori mi pubblicano, si prendono la responsabilità di condividere le mie storie e questo mi rende felice. Se poi incontro i giovani lettori (che sono i miei preferiti) e parliamo di libri e di lettura e sono ancora più felice.

Chissà quel è il mio posto? Non lo so, continuo a cercare.

Il bello non è arrivare, ma camminare (soprattutto con Brik al fianco).

 

Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo, Fiutando Libri!

Ho incontrato un poeta

Caro Roberto Piumini,

voglio ringraziarti. Non l’ho fatto subito perché sono lenta e alle consapevolezze arrivo sempre un po’ “dopo”.

Sono venuta al laboratorio ICWA di sabato scorso senza aspettarmi nulla e quindi rilassata.

So, perché lo hai detto tu, che questo genere di laboratori li tieni anche nelle realtà disagiate del Paese, con bambini e adulti. Loro producono dei materiali che provengono dal loro territorio o da loro stessi e tu li fai diventare poesia. Questo, perché possano guardarsi come in uno specchio con i tuoi versi. Insomma è un modo per aiutare le anime a salvarsi.

Nel tuo laboratorio ci hai chiesto di creare su un foglio delle immagini, di non raccontare, di non usare parole, di gettare sulla carta emozioni legate a un tema (per me Folla). Immagini che tu poi avresti tradotto in poesia. Lo abbiamo fatto con un gruppo di lavoro, ma in fondo anche singolarmente. In uno spazietto io ho ritagliato un grosso cruciverba da una Settimana enigmistica e l’ho sminuzzato, ho stropicciato i pezzettini di carta, li ho ben bene maltrattati e poi li ho incollati vicini, sovrapposti, scomposti. Mi sono sporcata le mani di colla mentre disponevo brandelli di carta non a caso, seguendo dei comandi precisi che arrivavano da me, ma che non ordinavo io.

Da quella parte del cartellone/immagine tu hai tratto due versi:

“la gente cruciverba,

(non fu, anche il Primo, in croce?)”

Versi importanti e bellissimi.

Durante le successive fasi del laboratorio nelle quali ci siamo confrontati e spiegati hai detto che attraverso l’immagine della gente cruciverba, funzionale al testo poetico, volevi arrivare all’immagine di Cristo e non viceversa.

Da anni mi metto in discussione. Mi sono capita e ritrovata nel percorso del tuo laboratorio di poesia. La scrittura nei suoi contenuti, per me, rimane un percorso creativo. Quando scrivo, racconto una storia verso la quale ho solo un ruolo servile, pur essendo io stessa a crearla non so né da dove e né come nasca (esattamente come la disposizione dei pezzettini di carta di cruciverba). Eppure dalle mie storie i ragazzi sono arrivati a concetti importanti (forse non come Cristo) e me li hanno svelati.

Si può essere diseducati nei contenuti dello scrivere, forse la creatività non è educata e se in qualche modo educo con un romanzo non lo faccio apposta. Forse non sono abbastanza brava, forse è un’idea deviata della scrittura la mia, ma mi sono riconosciuta ed è un buon punto di partenza o almeno un sollievo per me. Grazie.

Scrivo per ringraziarti, ma scrivo anche per non dimenticare. Dopo averla inviata a te e dopo il secondo laboratorio ICWA per non spoilerare, metterò questa lettera sul mio blog (dove di solito è un cane a parlare) perché lì ci sono io.

Con gratitudine,

Giuliana

(domenica, 15 ottobre 2017)

 

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Quella strega di Tulip

“E allora quel era il problema? – chiesi sarcastica.
– La situazione non era abbastanza brutta?
– No – disse piano, dopo un attimo. – Non era abbastanza brutta. E temo che la vita sia un po’ così, Natalie. Deve essere molto più che brutta per diventare insopportabile. E finché non arriva a quel punto, le persone sono sole. ”

Un libro che io trovo strepitoso e terribile, magistralmente tradotto da B.Masini.

Appena riletto!

Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo, Fiutando Libri!

Chi non legge libri non ha dubbi

Come quando ascolti una canzone che ti porta indietro nel tempo, così mi sta capitando con Tartarughe all’infinito di John Green. Non ho letto Colpa delle stelle, ma altri suoi libri sì. Il mio preferito è Città di carta. Credo sia uno dei pochi libri che io abbia riletto; la mia lista dei libri da rileggere è lunga e ferma, sono troppo impegnata con nuove storie. Tartarughe mi fa tornare in mente le atmosfere di Cercando Alaska. Mi pare di sentirmi come allora. Insomma di sentirmi dieci anni di meno. Mi ritrovo scrittrice agli esordi, sicura delle mie storie e a un passo dagli obbiettivi da raggiungere. Entusiasta e sicura, sempre felice. Madre di due bambini e, per come la vedo io, non esiste nulla di più rassicurante per la propria autostima di avere due figli bambini. Ti amano incondizionatamente anche se sei alcolista, cocainomane, anoressica o obesa.

In questi dieci anni sono passati tantissimi libri tra le mie mani, ho letto e scritto tanto e di più. Oggi i figli sono adulti e proprio perché ci amiamo da adulti non ci risparmiamo nulla e l’autostima è tornata a livelli normali. Ho all’attivo 10 libri pubblicati con editori nazionali di cui sono orgogliosa, ma non sono più entusiasta né sicura e gli obbiettivi professionali e artistici da raggiungere mi paiono lontani anni luce (per quanto riguarda la felicità, bé sono felice di testa e un po’ meno di pancia, ma qui non c’entra).

Da tutto questo si deduce che leggere fa venire dei dubbi.

Forse ci sono pochi lettori per questo: non a tutti piace avere dubbi invece che certezze. Poi, per leggere ci vuole tempo. Ore. Meglio guardarsi un film, che in un’ora e mezza ti toglie quella voglia di emozioni e poi stai meglio (dipende dal film, lo concedo). Quando un libro ti prende davvero fatichi a  smettere di leggere e quello che leggi ti s’incastra dentro alle volte e le emozioni si trasformano in pensieri e, perché no, in dubbi.

Ecco devo ricordarmi di parlarne ai ragazzi la prossima volta che mi capita di incontrarli nelle scuole o nelle librerie. Perché leggere? Perché fa venire dubbi. Abbiamo bisogno di dubbi per crescere. Tutti, adulti compresi.

Se avete voglia di dubbi: Niente di J. Teller. Consigliatissimo.

Tartarughe all’infinito di John Green, molto bello, da leggere.

Pubblicato in: Canina

Zuffa di sera, bel tempo si spera

Grosso meticcio a ore nove, Rottweiler a dritta e alle spalle un Labrador. Ad agosto stare in campeggio per noi cani non è uno scherzo. Gli umani non capiscono niente, ci mancano di rispetto. Il nostro naso è tormentato da infiniti messaggi odorosi diversi, il nostro istinto vorrebbe mettere ordine: stabilire gerarchie, allontanare i provocatori, identificare i reietti ma non è possibile. Infiniti guinzagli ci inchiodano in un quadrato di terra, senza neanche una recinzione a dare un senso alle nostre frustrazioni. Mi domando se sia questa la domesticazione…

Giorni fa, in val di Fiemme, abbiamo incontrato tre simil-border liberi nei campi lungo la strada. Mi hanno individuato da lontano e mi sono venuti incontro. Erano tipi montanari, tutto muscoli e lotta per la sopravvivenza. Zuffa di sera bel tempo si spera, mi sono detto. Poi mi sono ricordato di essere al guinzaglio e che dall’altro capo mi trascinavo la Umi* che è una che raccoglie le deiezioni e sfila orgogliosa davanti ai forestali nel bosco con me al piede. Niente zuffa, mi sono detto, buttarla a terra con uno strattone mi dispiaceva. Allora ho sentito la Umi dire: Richiamate i cani, per favore.

Lei chiede sempre per favore. Come se qualcuno facesse mai un favore a qualcun’altro che non sia se stesso. Lei è così. La trattano male e si avvilisce: non riesce a capire le cattiverie. Non ci arriva. E’ scema.

I cani da pastore mi hanno guardato e io ho bloccato la coda ritta in alto, ferma come una mezzaluna dal pennacchio bianco:  sarò pure al guinzaglio ma non ho la museruola ragazzi, intendevo dire a chiara coda. Il contadino, il capo di quei tre rozzi, era grosso, indossava una giacca vecchia e un cappello calato fin sugli occhi. Quello che della sua pelle si vedeva era del colore della corteccia degli alberi, scuro e rugoso. Ha fatto un sibilo che la Umi non ha sentito, ma che mi ha trapassato il cervello. Io non muovevo un muscolo tenendo d’occhio quei tre, ma loro si sono ritirati e hanno riparato accanto al loro grosso umano. Si capiva che si sarebbero divertiti a farmi a pezzi, ma avevano rinunciato. Lui era la mano che li sfamava dopo ore di guardia o di lavoro tra le pecore o le mucche, chissà. I tre gli scodinzolavano attorno, c’era un patto tra loro: tu mi sfami, io ti obbedisco, ‘fanculo la libertà!

Un classico, ma lo ammetto, un patto è più bello di un guinzaglio.

Io sono rimasto immobile, con un’orecchia e mezza dritte e lo sguardo attento. La linea del mio corpo elegante non aveva nulla a che fare con quei tre, la mia intelligenza da blogger, la mia convivenza con una scrittrice facevano di me un animale diverso. Sono sempre un cane, ma vuoi mettere?

Alcuni di noi cani lavorano nelle fattorie, altri praticano sport e parecchi fanno da badanti nella case degli umani. Poi ci sono io che sto con la Umi e penso che patto o guinzaglio la vita sia sempre un compromesso e, ‘fanculo la libertà, io proteggo la Umi che degli umani non ci si può mai fidare.

Concludo con un consiglio letterario non occulto né disinteressato (se lei vende io mangio): l’ultimo libro della Umi: UN’ ESTATE DA CANI che purtroppo non è la mia autobiografia, ma è strepitoso ugualmente. Abbaio mio!

 

 

 

(Umi= Umana di Riferimento, in questo caso Giuliana Facchini, leggi anche Spieghiamoci… per capire meglio! nda)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Per fare uno scrittore ci vuole un mare…

Sono le 5:53 e apro gli occhi. Sono tornata ieri sera dal festival Mare di Libri e questa non sarà una cronaca, ma un viaggio di pensieri. Non la farò breve. Perché un’autrice di narrativa per ragazzi (o presunta tale) dovrebbe essere spettatrice a un festival come MdL? Da bambina cercavo spesso a scuola o alle feste un posticino per osservare  quello che accadeva intorno a me. A MdL chi scrive per ragazzi può trovare un posticino (magari in penultima fila) per osservare autori e ragazzi dialogare. Un privilegio.

E’ un festival fatto dai ragazzi, questo è importante e si sente. I ragazzi sono loro stessi a MdL, è come quando le maestre lasciano esprimere liberamente i loro alunni e vengono fuori disegni sghembi e imperfetti ma veri.

Ho seguito una serie di eventi, ovviamente non tutti, e per primo Aidan Chambers, uno scrittore inglese ottantatreenne pluripremiato e consacrato da critica e lettori. Mrs Chambers, che sui jeans indossa la magliettina del festival, tiene una lezione serissima e densa di concetti importanti con leggerezza e umiltà disarmanti. Lui è al servizio delle storie e dei lettori. I ragazzi lo applaudono con affetto come fosse una star della musica pop (ragazzi adolescenti che urlano “bravo” a un 83enne? Stupitevi, è successo). Lui ha ha scritto libri di ineguagliabile originalità e forza narrativa, è un formatore e potrebbe divertirsi e gigioneggiare, ma non lo fa. Tiene una lezione in piena regola. Non spreca l’opportunità di essere davanti a dei ragazzi che rappresentano il futuro di tutti noi e non li sottovaluta.

Ecco la prima rigorosa lezione del festival.

Poi arrivo in sala, dove a parlare ai ragazzi è Bruno Tognolini e il registro cambia, ascolto il ritmo  originale del poeta, il poeta che è l’essenza delle cose e della natura.

“Ascolta, ascolta, il vento sta parlando” disse Giovannino chinando la testa da un lato “dici davvero che non saremo più in grado di udirlo quando saremo grandi, Mary Poppins? “Lo udirete benissimo” disse Mary Poppins “ma non lo comprenderete.”

Questo scriveva Pamela Lyndon Travers e Tognolini va oltre: Tu sei tutti e tu sei tu. Sono le rime che ci rimangono in testa ne Il giardino dei musi eterni e raccontano che facciamo parte di un tutto sebbene siamo individui. Il poeta Tognolini con quel suo modo speciale di raccontare parla di quelle donne e quegli uomini che si dichiarano madri e padri dei propri cagnolini. Non li deride, né si scandalizza. Con l’umiltà dell’uomo che si guarda attorno e si sente una piccola parte della natura e del tutto,  accetta quella paternità o maternità differita. Già, perché: Tu sei tutti e tu sei tu.

Il mio festival continua con Cristopher Vick che ho apprezzato quasi più del suo romanzo. I ragazzi non leggono storie d’amore a differenza delle ragazze e lui invece ne scrive. Bella la sua capacità come uomo di svelarsi davanti ai suoi lettori. Le scrittrici lo fanno con facilità, gli scrittori no. Pongono dei filtri, non si raccontano sempre sinceramente nei libri attraverso i loro protagonisti maschi per essere letti da lettori maschi. Vick lo fa e come lui pochi scrittori lo hanno fatto. Vick l’ho visto ascoltare gli incontri dei colleghi, attento e interessato. Anche questo non è da tutti.

Arrivo finalmente da J. Teller, l’autrice di Niente e ho la conferma che dietro un grande libro c’è una gran bella persona. Lei si pone e si è posta delle domande, che tutti dobbiamo saperci porre, partendo da: Non c’è niente che abbia senso, è tanto tempo che lo so. Perciò non vale la pena di far niente, lo vedo solo adesso. (dalla prima pagina del libro). La Teller è una donna disponibile eppure ferma, dalla grazia nordica. Mette subito in tavola un pensiero che ritiene scontato (ma io credo non lo sia): I ragazzi devono avere i loro segreti (un pensiero a doppia lama che terrorizza molti di noi adulti). E’ fondamentale per diventare individui e non restare cuccioli a vita. Racconta che ha scritto il libro in due settimane, ma ci è voluta una vita intera per prepararsi a farlo. E parla di onestà. Uno scrittore deve essere, tutti noi dobbiamo essere onesti. E’ facile e comodo chiudere gli occhi e rimanere aggrappati alle nostre convinzioni senza mettersi in discussione.  Ecco il suo romanzo e la sua storia di persona. Anche Jennifer Donnely e Kenneth Oppel nei libri mettono loro stessi. La novelist newyokese Donnely (che adoro) con tocco squisitamente statunitense racconta che si mette in ascolto dei personaggi delle sue storie. Personaggi che arrivano dal passato per aiutarci/la a capire il presente. Con ironia parla di una sorta di seduta spiritica e poi Oppel dice di se stesso e di quanto di lui ci sia nel protagonista del suo libro.

J.Donnnelly

Ecco l’onestà dello scrittore che scava in se stesso e attraverso le pagine dei suoi libri si dona al lettore. (Lo so, suona un po’ alla Grotowsky! Sarà l’amore per il teatro che non esaurisce mai!) Tutti possono scrivere ma non è scrivendo che si crea un romanzo. Pagine di emozioni che attivano sentimenti e ci  lasciano inevitabilmente diversi quando finiamo di leggere, non possono essere facili e scontate da scrivere. Sono un percorso che scorre parallelo alla nostra vita.  E forse come Tognolini ha sottolineato… ognuno di noi scrive di quello che gli manca, di quello che sogna di essere o creare.

Una cosa buffa del Festival è stato veder firmare il programma di MdL da alcuni autori su richiesta di ragazzini o genitori. Non avevano il libro, immagino. Insomma una bella copia del fogliettino strappato dal quaderno che nelle scuole spesso gli alunni fanno firmare agli autori (sì, anche a me) quando non hanno comprato il libro.

Ce la facciamo a capire che il valore sta nel libro con o senza firma dell’autore, ma la firma dell’autore senza il suo libro è ben poca cosa?

MdL per me è stato anche la colazione piena di dolci fatti in casa dalla proprietaria dell’albergo dove alloggiavo, la piadineria del borgo e il mare dove lascio sempre scivolare i pensieri sul pelo dell’acqua come fossero le tavole da surf di Vick; sono state le lacrime alla fine della proiezione di Una vita da Zucchina; è stato la lettura di alcuni brani di libri scelti dai ragazzi fatta da Lella Costa con grande bravura o il cortile della biblioteca dove ho ascoltato Silvia Vecchini e l’attrice Alessia Canducci, alle undici di sera,  raccontare una fiaba della buona notte. Era una fiaba dei fratelli Grimm, una Cenerentola che non lasciava dormire sonni tranquilli.

Ma vogliamo davvero dormire sonni tranquilli?

 

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Una ciotola di emozioni forti… è solo Letteratura!

 

Considerazioni mie su Bunker diary di K. Brooks. (Attenzione spoiler!!!)

Avevo quasi paura di leggerlo per come ne avevo sentito parlare e invece l’ho trovato un libro equilibrato e ben scritto.

Racconta una situazione e una vicenda angosciose, ma non nuove, anzi direi un classico di certo genere di libri o film. Il finale è quello che fa discutere. Si parla spesso di eroi, o personaggi positivi, nella cosiddetta letteratura civile che vengono uccisi. (Pensiamo solo a Iqbal, un ragazzo che muore assassinato) La cosa non ci mette troppa ansia, l’accettiamo perché erano persone esistite veramente e purtroppo morte, ma non siamo noi. Non ci identifichiamo. In Bunker si va oltre, perché ci identifichiamo nel protagonista e soffriamo con lui. Una frase nel libro dice, più o meno, che chi non ha mai provato paura non ha mai vissuto davvero. Sono d’accordo, esistono tante paure. La letteratura non serve anche a questo? A farci sperimentare forti emozioni che non sono vita vera? Forse per formare giovani che potrebbero sentirsi eroi o eroine la paura serve. Quindi, secondo me, ben vengano libri che rompono gli schemi e scuotono, se ben scritti ed equilibrati, ovviamente.