Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo, Fiutando Libri!

Scrivere è un affare di famiglia

Scrivere inizialmente per me è stato un affare di famiglia. E come tale, dato che i panni sporchi si lavano in famiglia, non se ne poteva parlare fuori delle mura domestiche. Ci ho messo molto, quasi venti libri pubblicati con case editrici nazionali medie e grandi, per trovare il coraggio di definirmi una scrittrice.

Quando nel 2006 pubblicai il mio primo romanzo i figli, entusiasti, mi chiesero se potevano dirlo alla maestra. Non potevo deluderli e alla maestra la cosa piacque. Timidamente accettai uno dei miei primi incontri con i ragazzi di scuola. Un bambino alzò la mano per intervenire dopo che la maestra aveva spiegato alla classe di come la mamma di un loro compagno fosse una scrittrice di storie per ragazzi e disse: “Ecco perché lui, ai compleanni, regala sempre libri!”.

Ancora rido. Eppure non fu un’osservazione banale! Appartengo alla specie umana dei lettori: leggiamo, amiamo, condividiamo e regaliamo libri in ogni occasione. Le storie ci scorrono nel sangue non possiamo farne a meno!

Fino a oggi ci sono stati una ventina di libri pubblicati ma anche venti anni di lettura, studi e scrittura. Una parte del mio lavoro legato alla scrittura, all’inizio, è stato sul campo.

Ho studiato Discipline dello spettacolo all’università, non letteratura; arrivavo alla scrittura dalla pratica della lettura, non dalla teoria e avevo letto pochi libri per ragazzi. Dalla più tenera età avevo sempre potuto scegliere quello che volevo, senza alcuna censura, dall’enorme libreria di casa stipata di romanzi d’avventura e gialli per adulti, classici e contemporanei.

Sul campo? Sì, leggevo ai miei figli ancora piccoli, oltre agli altri romanzi, anche le mie storie inedite, a puntate, la sera, prima di dormire. Erano i miei consulenti. Se loro stavano attenti, nella loro camera con accesa solo una lucina da lettura per creare l’atmosfera, quello che avevo scritto funzionava; se avevano sete, dovevano andare in bagno, cadeva il cuscino, quello che avevo scritto andava riscritto.

Buttare mi fa paura, sia chiaro, ma bisogna accettare di poter buttare del materiale che non funziona, se si vuole fare la scrittrice come mestiere.

Ecco il contributo che hanno dato i miei figli alla mia carriera. Però era anche un gioco complice, era un vivere insieme nelle mie storie. Da quando i miei figli sono stati in grado di giocare da soli, ho cercato di dare loro uno spazio privato. L’ultimo piano della nostra casa era loro: una mansarda con la moquette, una cassa con i costumi, una casa fatta con una grossa scatola, peluche, libri, costruzioni, matite per colorare, fogli di carta. Materiale per costruire giochi e immaginare avventure. Avevano il loro spazio privato e il loro parere sui miei libri contava. Bambini e individui da ascoltare. È così che mi piacevano!

Ricordo ancora quando decisi di far morire un personaggio in una storia e scatenai una vera rivolta, a notte tarda, perché accadeva alla fine del romanzo. Allora loro salvarono la vita di un personaggio e io riscrissi il capitolo. Loro erano i lettori. Le storie erano e sono dei lettori. Così sono nati i miei libri: cercando sempre la complicità dei ragazzi e il loro rispetto. Non voglio dimenticarlo, perché resta un buon principio per cominciare bene ogni nuova storia.

Oggi i miei figli sono giovani adulti, ma se pranziamo o ceniamo insieme capita ancora che si parli di un mio personaggio come fosse uno di famiglia e per scherzo se ne citino le battute. Spesso si tratta anche di romanzi che sono rimasti inediti, ma che nel loro immaginario di bambini hanno avuto un posto importante.

“Charles è una sottile sagoma di fronte alla folla fervente, nella luce brutale dell’illuminazione a gas che scolpisce ogni tratto di quel viso noto a tutti. Non ha mai letto così bene né con tanta disinvoltura. Quando termina il secondo brano, scoppiano applausi che durano diversi minuti. Lui, che non ha mai concesso il bis, torna comunque in scena. Si fa silenzio. «Signori e signori, sarebbe inutile fingere che mettendo fine a questo episodio della mia vita, io non stia provando un sentimento di profonda tristezza». Quindici anni di letture pubbliche e questa sera è tutto finito.” da Picnic al cimitero e altre stranezze, un romanzo su Charles Dickens di Marie Aude Murail, Giunti Editore.

 

 

Pubblicato in: Pensieri canini

Io (Brik), il burro e la carota

Non è che solo perché sei un cane non conosci la differenza tra le azioni che fai e che gli umani fanno.

Pane, burro e marmellata è la colazione della mia umana di riferimento (Umi per semplicità). Per me basterebbe il burro. Conosco bene la differenza tra quello di pianura e quello di montagna. Il primo è dolce, equilibrato, fine; il secondo denso e deciso. Lo preferisco: ha un odore intenso con il sapore (ma anche il sapere) persistente dell’erba e il colore paglierino del fieno. Comunque, di solito, mi accontento.

Conosco la differenza tra l’apertura della scatola dei biscotti e il tonfo secco della custodia porta-burro. E quindi so chi fa colazione, anche se non mi formalizzo. Non deludo nessuno. So anche la differenza tra lasciarsi sfuggire e offrire. Stabilito che, come da contratto (ius primae ientaculi), chi fa colazione con pane, burro e marmellata mi deve un ricciolo del panetto bianco: se nell’offrirmelo cade a terra, me ne spetta un secondo. Ti è caduto, non me lo hai dato. E tutto ciò che è commestibile sul tavolo è tuo, sotto è mio.

Se lo depositi nella mia ciotola, mi va bene. Resta più rapido, forse brutale ma decisamente soddisfacente, indirizzarlo verso di me con un movimento secco del polso mentre ci guardiamo negli occhi. Lo prendo al volo e ci lasci anche l’odore delle dita, che mi piace perché sa di noi.

Sono un cane e anche se non parlo ma abbaio, sento quello che pensi, provi e neanche tu sai. Quindi non offendermi, per favore. Nel caso tu fallisca la prima consegna, molla il secondo ricciolo di burro senza farti pregare o mostrarti poco elegante nel richiedere, ogni volta, di essere da me sollecitata. 

E la carota?

Beh, quella è un’altra storia.

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Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali, Donne in corriera e madri da tartufo

Cronache di pandemia con accesso in libreria

Questo è un mio diario professionale e di vita e non posso fare a meno di confrontarmi anche qui con la pandemia Covid19. Sono una donna privilegiata, anche se, come si può ben immaginare, ogni privilegio è relativo. Relativo a chi si sente privilegiato e mutevole proprio perché relativo.

Lavoro a casa da sempre. Scrivo per ragazzi e nonostante la parte più influente e ricca del mio lavoro sia nelle scuole, nelle biblioteche e nelle librerie, a casa non mi sento sola. Sono sempre in compagnia delle storie scritte e da scrivere. E dietro alle storie si studia anche e c’è tanto da indagare. I progetti non mi mancano. (Tra questi c’è anche il mio libro inedito regalato ai bambini e alla bambine. Cliccate su: La mia vita da Libro per scaricarlo gratuitamente e su Come nascono le storie per saperne di più).

Abito una casa grande, luminosa, con due piccoli giardini e per ora tutto ha tenuto dal wifi agli elettrodomestici.

Vivo con due figli giovani adulti, anche loro (sarà la mia influenza? sarà capacità d’adattamento?) sereni e impegnati. Leggono, studiano, si sono inventati di curare un orto (in casa siamo tutti incantati a seguire le avventure della nascita dei pomodori e presi dal loro stato di salute), si ritrovano online con gli amici di sempre, giocano in sfide internazionali alla playstation e a scacchi. C’è un torneo di ping pong privato che procede a oltranza (solo stare a guardare i miei figli è un privilegio).

Il cane e il gatto di casa stanno bene. Brik, che con me scrive in questo blog, soffre. Certo, un border collie è un cane attivo e vivace, ma pare capisca. Pare supplisca alle corse nei prati con la fedeltà a noi, i suoi umani. Condividere il nostro spazio e il nostro tempo gli basta. È un cane. È meraviglioso.

Mia mamma ottantacinquenne, isolata nella sua casa per sicurezza, è la mia spina nel cuore. Vorrei averla vicina, ma per il suo bene non voglio avvicinarla. Non posso pensare a tutti gli anziani che abbiamo perso soli. Ognuno ha la sua opinione su cosa ci sia dopo la morte, resta per tutti che il passaggio è l’unica certezza e non si dovrebbe sprecare in solitudine. Mai. Quindi non è il momento di essere egoisti ma di scegliere il male minore. Bisogna fare assistenza a distanza: insegnarle a fare video-chiamate, chiacchierare continuamente con lei e sperare nella sua forza e nella sua inventiva. Come la recita del rosaio che mia mamma, ogni mattina, fa camminando, al pari di un monaco, in modo da tenere attivo anche il corpo con la sua fede. Come possiamo non disperarci di aver perso tanti della sua coraggiosa generazione?

È la vigilia di Pasqua e io scrivo queste righe. Ieri, hanno annunciato la riapertura delle librerie quali beni di prima necessità. Certo, con il mestiere che faccio, non posso non considerare i libri beni necessari. Ma. Dovrebbero essere beni necessari sempre, perché entrano in un decreto nel Governo in modo così dominante solo ora? Non sono in polemica con il nostro Governo, lo apprezzo. Nessuno può immaginare cosa significhi essere leader e guidare un Paese in circostanze come queste. Quindi nessuna critica, ma qualche dubbio sì, ed è quello di sempre. Un dubbio mai sciolto neanche in passato da altri governanti.

Cosa significa essere scrittrice per ragazzi in Italia lo so bene. Come so bene che siamo un Paese di non lettori. Se i libri non si leggono cosa li scriviamo a fare? Non molliamo e da scrittori ci trasformiamo in promotori. Siamo ostinatamente attaccati all’idea che leggere faccia bene e quindi non molliamo. Ma pochissimi di noi si mantengono con la sola scrittura. Pochissimi vivono del mestiere di scrittore.  È così in tutta Europa? No. Perché? Perché negli altri Paesi europei la lettura (e di conseguenza gli scrittori, parlo sopratutto di scrittori per ragazzi, il mondo che conosco) è sostenuta da leggi apposite e i Governi sono convinti (ci credono loro per primi) che leggere sia un bene primario e non si può permettere che i cittadini se ne privino. Questo non in tempi di pandemia. Sempre.

Che, causa CoronaVirus, si sia riscoperta la lettura? Non ci credo, chi leggeva prima legge adesso. Allora perché elevare le librerie a luoghi indispensabili? Non conosco la risposta ma se provo a immaginarla un po’ mi fa paura (conosco tante libraie e librai e mi spaventa mettere a rischio la loro salute senza motivo).

Mi viene in mente un paragone.

Nella via dove abito hanno costruito un parco giochi. Non è stato ancora inaugurato, il cancello è chiuso. Un parco giochi è un posto bellissimo e un dono speciale per i bambini e le bambine. Siamo tutti d’accordo. Gli scivoli sono colorati e circondati da pavimento idoneo ad attutire gli urti e i capitomboli dei piccoli. Ma, ci passo davanti ogni mattina durante il giretto che faccio con Brik, all’interno ci sono delle panchine di marmo. A un metro dal pavimento salva bernoccoli ci sono dei sedili dalle linee essenziali di bellissimo e durissimo marmo bianco. Da madre, ogni mattina mi chiedo quante labbra ci si spaccheranno e quanti tagli procureranno. È fisiologico che i bambini corrano, cadano e si facciano male. Ma. Siamo certi che per le panchine non ci fosse un materiale più adatto? Anche solo il legno sarebbe stato più morbido del marmo.

Insomma, credo che prima di agire sia necessario conoscere bene cosa si vuol costruire e studiarlo anche con gli occhi del buonsenso, non solo della scienza ingegneristica.

Non basta dichiarare che i parchi giochi sono un luogo bellissimo (che resta comunque un pensiero pieno di speranza), bisogna averli provati, salvaguardare chi gioca e questo sempre e anche quando si parla di immensi parchi divertimento con giostre e attrazioni.

Se è un bene primario è di tutti e per tutti.

In finale, auguro a tutti buone letture. L’arte, la cultura, il teatro, il cinema soffrono per il virus, finiscono in video e si inventano nuove vesti. Senza poeti, scrittori, artisti il nostro sarebbe un vivere triste e sterile. Anche durante la pandemia.

Credo che i libri portino speranza, ma amici librai e amiche libraie state attenti e attente. Fate come vi sentite e se non volete aprire non aprite. Io aspetto e sono sicura che saremo in tanti a tenere duro. Ripartiremo. E saremo sempre più agguerriti anche quando alcuni non ricorderanno più che i libri sono beni necessari. Evviva le storie. Sempre.

Buona Pasqua a chi è credente e Buon tutto agli altri, da parte mia e del fedele Brik.

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Pubblicato in: Come nascono le mie storie

La mia vita da Libro …come nascono le storie

Perché le storie arrivano quando arrivano,ma poi si tirano fuori quando servono!

Come nasce un Libro? E come riesce a compiere la sua missione di far innamorare un bambino di sé? Ecco le avventure e le disavventure di Libro!

Scaricate la vostra copia gratuitamente cliccando qui:

La mia vita da Libro

(Istruzioni per l’uso: a nove o dieci anni si può già leggere da soli e non è mai sbagliato leggerlo ad alta voce, ma, d’accordo, non è male neanche farselo leggere! Ascoltare e/o leggere una storia non ha età, provare per credere!)

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È un periodo difficile per tutti noi. È marzo 2020 siamo nel mezzo della pandemia di Corona Virus. Ognuno cerca di fare, dare qualcosa agli altri, qui sul web. Io sono stata abbastanza immobile. Anestetizzata forse dalle troppe voci che sento intorno a me, dalla preoccupazione, dall’incertezza. Non ho fatto video-letture o dirette, sto leggendo per me poco e lentamente e scrivendo ancora più lentamente.

Poi ho pensato che volevo e dovevo fare qualcosa anch’io. Ma cosa? Cosa so fare per gli altri? So scrivere storie? Non so se siano buone storie, ma sono la parte bella di me, o almeno la migliore.

Nulla di nuovo, una storia tra le tante che avevo nel cassetto. Nulla di scritto ora e appositamente. Un racconto lungo che con la mia solita pigrizia avevo lasciato da parte, insieme a tanti altri racconti e romanzi che ho scritto oltre ai quasi venti pubblicati con medie e grandi case editrici specializzate nella narrativa per ragazzi e giovani adulti.

Scrivo tanto perché solo scrivendo si cresce scrittrice e

le storie arrivano, non le vai mica a cercare.

La mia vita da Libro doveva essere pubblicato in un articolo qui sul mio blog, poi, dato che sto rileggendo le ultime bozze del mio prossimo romanzo I segreti di Huck in uscita a giugno per Mimebù il nuovo marchio per ragazzi di Mimesis Edizioni, ho chiesto a Martina Pellegrini, mia editor per quel romanzo, se avesse voluto editarlo lei e farne un libro elettronico da scaricare gratuitamente dal sito di Mimebù. Ha accolto l’idea con entusiasmo e allora ho provato a chiedere a Paola Formica, meravigliosa illustratrice, se volesse unirsi a noi in questo libro-dono e anche lei è entrata subito felicemente nel team.

Questo è il mondo della letteratura per ragazzi che non guarisce nessuno, certo, ma conosce la solidarietà.

Abbiamo cercato di fare un piccolo bel libro elettronico in pdf da scaricare su pc o tablet, o da stampare, mettendo in campo le nostre competenze. Non desideravo fosse un qualcosa buttato lì senza cura, desideravo fosse bello e ben fatto, perché regalare una storia è un atto da compiere con affetto.

Quindi: che la magia della lettura arrivi fino a voi portandovi altrove con l’immaginazione, che nel momento della storia possiate respirare liberi!

C’incontriamo tra le pagine, ci abbracciamo lì dove si può!

Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo, Fiutando Libri!

8 marzo 2020

Nei tempi del Coronavirus i nostri pensieri sono impegnati in altro, e forse in altro ancora non sono impegnati abbastanza.

Comunque non fatemi gli auguri per la giornata di oggi, dell’ 8 marzo,  e non massacrate le mimose e per carità non mandatemi fiumi di parole d’occasione per messaggio, volete fare qualcosa per me? Leggetevi i miei Se la tua colpa è di essere bella e/o Io non lo odio, sono solo storie ma già capirete in quale donna credo.  Sono stata tante donne perché ho vissuto abbastanza per riconoscerle e forse non sono neanche fiera di tutte.

Leggere più romanzi di una stessa autrice traccia il suo pensiero, costruisce la sua impronta, il suo crescere e cambiare nel tempo, anche se si tratta di romanzi per ragazzi, sì, esattamente, avete capito bene.

Leggetemi e mi consocerete con le mie fragilità e i miei entusiasmi. Poi ci sono anche gli articoli sul blog, il mio diario, anche qui ci sono con fragilità ed entusiasmi.

Quello in cui credo non lo direi mai in un romanzo, non penso che potrebbe o dovrebbe interessare qualcuno, le mie storie sono solo storie, ma, nel tempo, conoscendole conoscerete me. Scrivere resta un po’ donarsi e come lettrice lo so bene.

I libri di Giuliana Facchini

Mother’s day , ma solo neo miei romanzi

Se sei donna e scrivi per ragazzi

 

Pubblicato in: Pensieri canini

Lettera aperta di scuse del cane coautore alla sua umana di riferimento

Sì umana, sono pentito. Ti ho leccato la mano e ho scodinzolato timidamente, non hai visto?

Posso spiegarti, però, non è come sembra.

Cerca di capirmi,  è una legge di natura, i giovani vogliono stare con i giovani e io con i giovani adulti di casa nostra mi ci trovo proprio bene. A causa di questa storia del virus contagioso… che c’avete solo VOI umani e noi bestie no, anzi forse ce l’avevamo e ve l’abbiamo scaricato perché VOI non la smettete di mangiarci…

(E datevi una calmata umani ingordi, che noi mangiamo solo quando abbiamo fame e uccidiamo anche solo in quel caso, mica a caso o per sport come voi).  

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Per colpa di questo virus, dicevo, c’erano tre young adult tutti per me a casa nostra e abbiamo guardato la tivù insieme fino a tardi, ho dormito a turno con tutti loro e fatto colazione a turno con tutti loro (io ho fatto tutti i turni coscienziosamente) e poi abbiamo tirato corda e palla e anche se ho dovuto vederli giocare con dei listelli di legno che non potevo rosicchiare, non fa niente.

(Loro dicevano che stavano costruendo una cassa da orto – o da morto non ho capito bene – per il balcone – chi sarebbe morto sul balcone? – perché in giardino non si può coltivare che è solo mio e dei gatti, MA non ci ho creduto – anche se confermo che il giardino è solo mio e non dei gatti).

Ecco, in mezzo a questa meraviglia di fratellanza mi sono addormentato con quelli della mansarda e mi sono dimenticato di venire a dormire in camera tua. Così, la mattina, ti sei svegliata da sola.

Immagino lo spavento. Il vuoto. Lo sconcerto. 

Capisco di averti ferito. In otto anni di vita ti sei sempre svegliata con le mie tenere testate, qualche leccatina delicata e a volte ti ho anche offerto il mio petto da grattare.

Conoscendo come sei ansiosa, immagino che tu non vedendomi abbia pensato che mi fosse successo qualcosa; eri certa che nulla mi avrebbe tenuto lontano da te e quindi forse giacevo stecchito sulla poltrona del salotto o chiuso fuori in giardino come un povero randagio o uno stupido cane da guardia.

Ho sentito la tua voce tremula in corridoio che mi chiamava e mi sono svegliato di soprassalto; mi sono catapultato giù dalla scala a chiocciola ma ormai era troppo tardi. Quando mi hai visto arrivare hai capito che stavo benissimo. Eri forse un po’ sollevata, ma anche rattristata. Mi sono subito sentito in colpa, te ne sei accorta?

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Però anche tu quando vai nelle scuole o nelle biblioteche a parlare dei tuoi libri e stai fuori più giorni non mi porti con te e non ti svegli con me e allora, per una vola, fai finta che, quale autore cane di un blog, sono stato invitato a fare un workshop per autori cani e sono rimasto a dormire fuori. Che ne dici? Può andare?

Sentitamente sempre tuo,

o quasi sempre solo tuo,

Brik

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Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali

…da brik e me

Non solo scrivere.
Scrivere significa sempre mettere tutto in discussione, perché l’immagine che appare, si rivela sempre come un problema, una necessità di scrutare più a fondo nel personaggio o nella situazione, per guardare oltre il suo pregiudizio, che nella maggior parte dei casi è anche il nostro pregiudizio, e cercare di vedere cosa c’è oltre. (Per una letteratura senza aggettivi, di MT Andruetto).
E allora: Non sapevano che che fosse impossibile e allora l’hanno fatto. (M. Twain)
Buon cammino da me e da Brik a tutti, senza confini spaziali o temporali, buona fine e buon inizio sempre ❤️