Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali, Fiutando Libri!

Festival letterari, ragazzi e bellezza

Leggo tanti post sul rientro di oggi, 14 settembre 2020, a scuola. Credo siano più preoccupati gli adulti (e hanno i loro buoni motivi) dei ragazzi (e anche loro hanno i loro motivi per esser meno in ansia). Io rientro dal FestivaLetteratura di Mantova che per tantissimi anni mi ha vista ospite come lettrice e ora anche come scrittrice di romanzi per ragazzi e lettrice di romanzi per ragazzi.
Sono un animale da festival. Mi piace passare da un evento all’altro e trovarmi una posizione decentrata per ascoltare; memorizzo, dimentico, segno su un quadernetto, lo sento far parte della vita e quindi del mio lavoro creativo. In questi giorni ho condiviso molto di me sui social, per condividere il mio entusiasmo, i lettori a volte sono così.
Questo festival, come anche MdL, ha una grande forza alla sua base che sono i ragazzi volontari. Mio figlio ne ha fatto parte (e anche l’altro figlio) e crescendo ha continuato a collaborare con i “suoi” festival. Così ho imparato a riconoscere la sua stanchezza, ma anche il grande apprezzamento per quello che fa. A leggere post e “storie” scambiate fatte di nuove amicizie, di fatica e allegria condivise.
A Mantova nel 2020 i giovani volontari coscienziosi igienizzavano, avvisavano, prendevano la temperatura.
E allora mi viene in mente la vicenda dolorosa di quel ragazzo che per far da paciere c’è morto. Mi viene in mente che i social media erano/sono, come sempre capita, inondati dalle foto degli assassini.
Di ragazzi come quello che non c’è più, ce ne sono tanti: allegri, sempre pronti ad abbracciare un’amica un po’ triste, a fare quattro tiri al pallone, a farsi avanti coi professori per perorare una causa, a farsi voler bene da tutti senza essere speciali.
Ce ne sono ma noi non li vediamo.
Vediamo il brutto invece di riempire la nostra vita del bello.
Forse ci piacciono più i cattivi dei buoni? La cultura dei finti buoni ci ha talmente saturato che abbiamo finito per appassionarci ai veri cattivi? Speculare sul brutto ci appare ormai normale?
Io scrivo di ragazzi perché basta osservarli per innamorarsi della loro gioia di vivere, dei loro sogni di finto disincanto, della loro voglia di fare ma con calma.
Forse dovremmo tutti provare a cercare e a ricominciare proprio dalla bellezza pratica e diffusa dei ragazzi, degli adolescenti, dei giovani adulti, anche se siamo vecchi e non saggi. Magari un po’ ci costa fatica perché loro sono svegli, lesti e navigano a vista, ma non dobbiamo inseguirli, solo starli a guardare e riflettere.

Ho partecipato con un mio breve contributo all’Alamanacco del festival
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Libertà di lettura, lettori adolescenti e qualche considerazione in più

È un periodo che vedo proporre online molte iniziative per promuovere la lettura tra i ragazzi e gli adolescenti, per preparare adulti che educheranno alla lettura con consapevolezza. Partendo dalla scuola oppure no. E mi sembra tutto molto bello.

Eppure la questione un po’ mi preoccupa perché non vorrei che ci trasformassimo tutti in inseguitori. E la cosa, a noi entusiasti lettori che ci troviamo spesso tra i ragazzi, ci verrebbe molto naturale. Lo dico io che mi sono gettata anima e cuore in Leggere Ribelle solo per spacciare buone letture e poi ci sono rimasta legatissima.

Ogni settembre, però, mi domando se il gruppo resisterà, se ci sarà un ricambio di età (dato che coinvolge, per scelta inderogabile, solo lettori dai 13 ai 17 anni), se ci saremo e in quanti saremo (i numeri, maledetti).

La forza del gruppo di lettura sono i ragazzi e le ragazze adolescenti, loro devono esserne il motore, gli adulti non possono sostituirli.

Ma come mi disse la bravissima educatrice che mi affianca in LR: gli adolescenti non vanno inseguiti. I lettori adolescenti meno che meno, aggiungo io.

Per quanto mi riguarda, cercherò anche di non dimenticare le parole di Bianca Pitzorno in Storia delle mie storie: La sua parte, nella “promozione della lettura” lo scrittore la fa nel silenzio del suo luogo di lavoro, producendo buoni testi.

Anche chi scrive non deve inseguire il lettore. È questo il bello. È questo che fa la differenza tra i romanzi.

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In quale scaffale stanno i romanzi per ragazzi e giovani adulti?

Per chi scriviamo noi romanzieri?

Cosa scegliamo di leggere noi lettori?

Premetto che io non sono né una pedagogista né una letterata; sono una romanziera o almeno provo a fare quel mestiere. In quest’articolo allaccio i fili di vari discorsi, ragiono sul mio scrivere di ragazze e ragazzi, per capirlo e capirmi.

Noi adulti che leggiamo, per passione o anche per il nostro appassionante lavoro, libri per ragazzi e giovani adulti, cosa cerchiamo/troviamo in quelle storie? E cosa ci lasciano?
Leggiamo, magari con la scusa di un figlio o degli studenti, e ci facciamo prendere/affascinare da quei romanzi indicati dai 12 anni in su; sinceramente, ditemi, perché li scegliamo?
Quali sono le aspettative (forse inconsapevoli) dei lettori over 30 di middle grade e young adult?

A questa domanda posta sulla mia bacheca facebook hanno, gentilmente, risposto 45 amici (di cui 4 uomini), tra cui alcuni scrittori e scrittrici per ragazzi. Tutti lettori forti. In calce trovate i commenti in forma anonima.

Provo a riassumere molto sinteticamente le risposte:

1 – Cerco STORIE, le buone storie sono per tutti.

2 – Per rivivere l’adolescenza.

3 – Per diventare un genitore/adulto migliore.

4 – Perché trovo la speranza che tutto possa ancora succedere.

5 – Per non dimenticare il punto di vista dell’adolescente.

6 – Perché lo scrittore coglie sfumature dell’adolescente che l’adulto ha dimenticato.

7 – Perché sono storie lineari, fresche, semplici eppure mai banali.

8 – Mi sento affine, ma anche empatica verso il mondo giovanile.

9 – Cerco: meraviglia, stupore, emozioni, autenticità, disvelamento.

10 – Ne apprezzo la delicatezza.

11 – Trovo temi esistenziali,  libertà, sperimentazione.

Credo che siano risposte sorprendenti. Chiunque non conosca la letteratura per ragazzi,  e accade spessissimo, resterebbe molto stupito. Anche tutti coloro che parlano e scrivono di libri, ma si occupano troppo poco di romanzi per ragazzi e adolescenti, resterebbero sorpresi. Forse penserebbero che io e la mia comunità di amici siamo una brigata di matti! È uno stupore comprensibile poiché non leggono romanzi considerati per ragazzi e adolescenti. Se li leggessero non esisterebbe più la categoria per ragazzi e adolescenti.

Mi colpisce che, se hai figli o studenti, cominci a leggere per o con loro, poi t’innamori della loro letteratura. Nessun adulto entra in libreria e va verso lo scaffale dei libri per ragazzi, insomma, ci si arriva per vie traverse.

Ma un adulto deve vergognarsi di leggere Harry Potter? Sappiamo benissimo tutti che le prime copertine erano dichiaratamente per ragazzini e solo dopo che gli editori hanno spiato quanti anni avevano i lettori, sono diventate più adulte!

Ti innamori di cosa? 

Non c’è nulla di cui innamorarsi se non della sensibilità di una scrittrice o uno scrittore. Di come lei o lui racconta quel mondo adolescente piuttosto che quello… della società rurale degli anni Trenta o della guardiana di un cimitero francese! Dalle risposte sopra riassunte si capisce che non c’è nessuna differenza tra i romanzi per adolescenti e quelli considerati da adulti, se non che esplorano concetti comuni con ottiche diverse e, forse, storie più immediate.

Se il protagonista è un ragazzo, guarderà al futuro dai sui 16 anni in su e non dai 40 in su. Tutto qui.

Quindi attraverso lo strumento libro per bambini, ragazzi, adulti possiamo conoscere il mondo, umano e non, che ci circonda e con la letteratura lo metabolizziamo, ci poniamo domande, cerchiamo risposte, viaggiamo.

Bisogna forse segnalare nella letteratura per ragazzi e giovani adulti italiana, una componente che definirei di narrativa scolastica (che non ha nulla in comune con la narrativa scolastica di parecchi anni fa, pedante e didascalica). Libri scritti appositamente per accompagnare un percorso scolastico di crescita umana e culturale. Con una tematica esplicita. Alcuni molto belli, altri meno. Come sempre capita. Anche nei romanzi per adulti. Qui la scrittrice o lo scrittore ha un progetto educativo in mente e legittimamente lo segue. Ciò non toglie che anche un adulto possa imparare molto da questo genere di libri, sempre accurati, spesso scritti da giornalisti. Potremmo aggiungervi anche le riscritture dei romanzi classici in chiave semplificata. Personalmente non mi attirano, ma hanno un loro perché. Esistono saggi, biografie e narrativa scolastica.

E poi esistono i romanzi tut curt indicati per ragazzi e adolescenti. Molti importati e tradotti, sopratutto dal Regno Unito, dalla Francia, dagli Stati Uniti. Solo buone storie e bella scrittura. Domande aperte ed emozioni. E cioè quella letteratura etichettata per ragazzi e adolescenti che forse avrebbe bisogno di emanciparsi socialmente.

Ma l’età del protagonista etichetta il romanzo?

Penso a un bellissimo libro: Per sempre o per molto, molto tempo, di Caela Carter, uscito per Mondadori, in cui i protagonisti sono bambini. Mi sono domandata, prima di metterlo nello scaffale Leggere Ribelle, cosa un ragazzo o una ragazza dai 13 ai 17 anni potrebbe trovare in questo libro. Anche io sono caduta vittima di un pregiudizio: dare ai ragazzi solo protagonisti in cui possono evidentemente immedesimarsi. Ovviamente il libro è sullo scaffale. Deve sempre essere così? O forse potremmo, con le giuste condizioni di scrittura, immedesimarci anche in un rospo quale protagonista di un romanzo? Solo i ragazzi devono immedesimarsi a ogni costo in loro coetanei, noi adulti abbiamo meno vincoli in questo senso. Perché per loro dobbiamo costruire un protagonista possibilmente un anno o due più grande del target di riferimento del libro (questa sarebbe la regola, se non sbaglio)? Che sia uno stereotipo da abbattere? Sicuramente una ragazza si immedesima in un protagonista maschio oppure femmina; un ragazzo fa fatica a mettersi in panni femminili. Dovremmo metterci in mente di scardinare parecchi pregiudizi…

Cosa dicono i ragazzi? Non può mancare il loro punto di vista. Quelli cui questo genere di letteratura è destinato.

Riporto cosa chiedono gli adolescenti dai libri traendo le risposte dall’unico documento che esiste: Ci piace leggere!de Le ragazze e i ragazzi di Mare di Libri, edito da ADD (presto anche LR produrrà un proprio manifesto del lettore adolescente).

Il primo capitolo s’intitola: Libri per ragazzi e libri per adulti e già si capisce che la questione è stata affrontata e così risolta: Eliminate le categorie adulti e ragazzi rimarrebbe solo il confronto tra libro e lettore. Forse bisognerebbe buttare giù un muro che separa i romanzi per ragazzi da quelli per adulti e, semplicemente, leggere. 

Appurato che le categorie non piacciono ai ragazzi, sintetizzo con una citazione cosa loro cercano nei romanzi: Vorremmo poter leggere di tutto perché, secondo noi, non esistono argomenti tabù. Gli adulti non dovrebbero lasciarci nell’inconsapevolezza, ma piuttosto metterci nelle condizioni di riflettere, di conoscere, di discutere.

Il capitolo Cosa ci piace è un capolavoro, ve lo consiglio, e non resisto, riporto l’ultima citazione: Vorremmo che editori e scrittori dimostrassero più fiducia in noi, rischiando, proponendoci libri scomodi e controcorrente. Ecco per me questa è la dichiarazione finale più importante.

Non trovo una differenza sostanziale tra lettori adulti e lettori ragazzi confrontando il loro pensiero, le scelte e le necessità, ma solo una convergenza di entrambi nella comunità di coloro che cercano storie attraverso i romanzi per vivere consapevolmente e meglio.

Una comunità che bisogna sicuramente allargare, come forse bisognerebbe allargare gli scaffali della narrativa per adulti per aggiungervi quella per ragazzi e adolescenti disettichettata; sarebbero poi le copertine e le quarte a parlare al futuro possibile lettore.

Un’idea un po’ folle, lo so, che incita alla lettura libera e fuori controllo!

Resta, anche, il dato di fatto che sono gli adulti a scrivere romanzi per ragazzi e penso che sia giusto così.

Citando Bianca Pitzorno in Storia delle mie storie: Credo che il pubblico dei lettori più giovani si aspetti che lo scrittore interpreti il “suo” mondo, ma con strumenti letterariamente più “perfezionati” di quelli a sua disposizione. E prendendo spunto dalle sue parole, senza snobismo, io apprezzo anche quelle scritture giovanili nate dal nulla e diventate romanzi, ma dando loro il giusto peso.

E, certo, ogni scrittrice o scrittore ha un suo lettore ideale, può essere un adolescente oppure no, anche se scrive romanzi che vengono pubblicati da case editrici specializzate per i giovani.

In finale, per quello che mi riguarda, dopo aver aperto più spunti di discussione e riflessione, cerco di trovare le ragioni per supportare un’idea.

Io leggo e scrivo di ragazze e di ragazzi, trovo affascinante proprio quell’età delle prime volte e delle speranze, grandi o piccole che siano. E di questo scrivo. Per chi? Ci ho riflettuto. Non ho in mente come lettore ideale una ragazza o un ragazzo, ma attraverso i loro occhi e le loro bocche condivido le mie domande, i miei dubbi, la mia rabbia, i miei dolori perché loro non esisterebbero se non ci fossimo noi adulti. E gli adulti nei miei romanzi ci sono. Io ci sono; scrivo per chi cerca quello che cerco io nelle storie e se questo è una ragazza o un ragazzo, bene: la cosa mi rende felice perché sono un pubblico spontaneo e sensibile. I libri restano ponti.  Forse, quello che cerco di fare io, e tutti quelli che scrivono di ragazze e ragazzi, è proprio costruire relazioni tra umanità diverse, coetanee oppure no.

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Noi adulti che leggiamo, per passione o anche per il nostro appassionante lavoro, libri per ragazzi e giovani adulti, cosa cerchiamo/troviamo in quelle storie? E cosa ci lasciano?
Leggiamo, magari con la scusa di un figlio o degli studenti, e ci facciamo prendere/affascinare da quei romanzi indicati dai 12 anni in su; sinceramente, ditemi, perché li scegliamo?
Quali sono le aspettative (forse inconsapevoli) dei lettori over 30 di middle grade e young adult?

FD -Personalmente sono proprio ferma alla loro età, mentalmente. Per gli young mi piace rivivere quei momenti bellissimi (ma odiatissimi in quell’attimo) che è impossibile riprodurre in età adulta proprio per esperienze accumulate. Per i libri per ragazzi più piccoli, invece, leggo proprio per il piacere dell’avventura, per ritrovare o scoprire un punto di vista che io fatico a percepire adesso. Per non dimenticare e, spero, tendere a essere una persona migliore anche e soprattutto per mio figlio.

VP – Cara Giuliana, ho iniziato a leggere libri per ragazzi perché lo ritenevo un tassello fondamentale della mia formazione di docente, non si può pensare di fare educazione alla lettura senza avere idea di quali siano i libri da proporre. Ho trovato storie interessanti che mi hanno fatto amare questa mia necessità formativa. Credo che un libro ben scritto non abbia età e che possa essere letto da ragazzi e adulti.

LC – cara Giuliana a me le definizioni stanno sempre strette, fatico un po’. non leggo per lavoro, mi occupo del lettori ben più piccoli. detto questo mi è capitato di leggere libri solitamente definiti nel genere ma di trovarmi a pensare che dessero spazio anche a me. cosa definisce ‘Niente’ di Janne Teller un libro per ragazzi? l’età dei protagonisti? se così fosse molta letteratura per adulti dovrebbe essere spostata di scaffale. questo per dire che io come adulta cerco buone storie, a prescindere dal genere e ogni tanto mi capita di trovarne di stimolanti anche tra i loro scaffali. Quindi tornando alla tua domanda: perché li scelgo? perché cerco storie.

MS – Non sono over 30, ma sto al confine 😅 Penso che cercherò sempre l’emozione dei primi amori, dei primi tradimenti…di tutte le prime volte che per forza di cose vengono trattate. E poi, come già ti dicevo, l’idea che tutto possa volgere al meglio, una persona cattiva diventare buona, una tragedia trasformarsi in rinascita. Emozioni pure, che i grandi, a volte, dimenticano.

LC – Forse nei libri ‘per ragazzi’ è più frequente trovare storie. Succede qualcosa. I personaggi cambiano, crescono, si chiariscono durante un’avventura. Di solito non ci sono quelle lunghe tirate di onanismo mentale, abbondante nei libri per adulti mainstream, specialmente italiani.
Io cerco storie 😊

RV – La capacità dello scrittore per ragazzi di cogliere quegli aspetti della vita, quelle sfumature nei sentimenti, quella capacità di osservare e cogliere particolari a cui l’occhio adulto non è più abituato.
Qualche giorno fa parlavo con un amico di alcune foto che abbiamo fatto io e Giulia (6 anni), che lui ha confrontato con le sue. Le sue erano paesaggi maestosi e imponenti, le nostre si soffermavano sulle piccole cose, a richiami, a un immaginario e a un’associazione di forme che io vedevo solo in un secondo momento.
E questa è la differenza: noi adulti ci stupiamo di ciò che è macroscopicamente bello, come un tramonto.
I bambini e i ragazzi si stupiscono e trovano il bello in ciò che noi adulti non troviamo più.
Nei libri per ragazzi c’è questo sguardo rispettoso nei loro confronti e una visione del mondo e della vita diversa da quella adulta. Che poi è la ragione per cui piacciono anche agli adulti.

PG – Cara io ovviamente li leggo per lavoro ma spesso leggo per libera scelta ma credo che il motivo sia piuttosto fuori dai pensieri che ti stanno girando in testa… Perché li leggo? Perché mi piacciono le belle storie e la buona scrittura. Insomma stesso motivo per cui leggo letteratura tout court. Però posso dirti che dopo una buona lettura “giovane” penso sempre “Ah se l’avessi letto da ragazzo!”. Quindi il legame col loro essere libri che parlano ai e dei ragazzi viene dopo, non al momento della scelta di cosa leggere. aggiungo che l’adolescenza, a differenza dell’infanzia, è un periodo che ricordo molto bene e anche che mi interessa molto. Inconsciamente credo di cercare anche delle risposte nei migliori romanzi che non trovavo mai nella vita da ragazzo. Io leggevo le cose che mi davano a scuola e non ho mai incontrato libri del genere, anche se qualcosa c’era già, penso alla collana frontiere di Einaudi (Aidan Chambers).

BM – Per me ogni libro è un viaggio. E di un viaggio prediligo il lato incognito.

AGG – Riassumo. Ho iniziato per saper consigliare. Ora leggo per me, per diventare una adulta migliore, per non dimenticare il mio essere adolescente e come vedevo gli adulti, per essere l’adulto che avrei voluto avere al mio fianco.

SKMK – I libri per bambini e ragazzi in me smuovono la meraviglia. Quella che pare essere proibita agli adulti, visto che i libri a loro rivolti sono o irrealisticamente ottimisti o drammatici. Voglio meravigliarmi, emozionarmi, provare ancora speranza per il mondo e per la vita. Questo non senza arrabbiarmi, emozionarmi o avere paura, sia ben chiaro. Credo di essere più affine alla sensibilità “giovane” che a quella cinica adulta. So che sto parlando per generalizzazioni, ovviamente, ma aprire un libro per ragazzi mi dà molte più possibilità di essere soddisfatta che aprirne uno per adulti. Le mie letture “per adulti” sono occasionali e ben selezionate, alla ricerca di cose molto specifiche, mentre per ragazzi leggo di tutto. Se ti va di parlarne a voce sono a completa disposizione.

OF – Leggo per assaporare con la consapevolezza e il vissuto di un adulto le storie che ho attraversato durante la mia adolescenza; perché quelle emozioni riemergano e facciano letteralmente esplodere il mio cuore che non riesce proprio a soffocarle e trattenerle anche adesso che i 30 li ho sorpassati da un bel po’!

BM – Per quanto mi riguarda è la freschezza delle storie, che mi fanno ricordare la mia adolescenza. Chi non sorriderebbe teneramente vedendo un ragazzino che strappa un fiore e lo offre alla sua amicetta? Si risvegliano ricordi dei momenti e periodi importantissimi per la nostra crescita. Forse anche chi non si arrende alla vecchiaia e conserva sempre quella gioia di vivere proprio tipica di quel periodo.

VR Io leggo principalmente albi illustrati o graphic novel indirizzate ai ragazzi. Cerco delle risposte, ma più spesso mi innamoro delle domande. Adoro le illustrazioni e la forma breve del racconto. ah e cerco anche il lieto fine, prediligendo le storie di formazione. Nei libri per ragazzi mi sembra più chiara la linea narrativa e le motivazioni psicologiche dei personaggi. Fatico meno a seguire le storie , mi nutrono di speranza o di suggestioni oniriche. Prediligo le trame archetipiche, ancestrali. Fiabe e favole mi risuonano dentro in modo forte. Il racconto popolare ha inoltre una struttura rituale che mi affascina.

MS – Io cerco l’autenticità di quell’età, che da adulta so riconoscere perché ovviamente l’ho vissuta.

EM – Io ancora mi immedesimo in quelle storie, mi catturano più di quelle per adulti che trovo sempre un po’ ” cupe” tristi, appesantite dalle esperienze di vita…

IL – Io leggo per i miei figli, per i miei studenti ma anche per mia passione. L’ho sviluppata a tal punto da specializzarmi a livello universitario e nella letteratura cerco un senso e un conforto che mi aiutano nella vita di tutti i giorni

MT – ALCUNI titoli etichettati “per ragazzi” uniscono la meraviglia di una scrittura decisamente bella, piena, rispettosa, ricca a storie fresche, dense, con squarci macro nelle emozioni. ALCUNE.
Le altre sono storie cartacarbone e stampino e le sbircio per lavoro.
Quelle per gli adulti, spesso, mi annoiano. O ci ritrovo delle dinamiche che mi affaticano.
Es. L'”amore malato” sofferente, tragico, irrisolto. Me lo tengo nei classici, principalmente russi. Di meglio han scritto in pochi. Comunque se mi chiedi una mia personale opinione sul perché molti adulti leggano ya la risposta più corretta e sincera resto convinta dovrebbe essere “per controllo”.  bisogno di controllo in generale

AP – Leggo libri per ragazzi perché sono scritti da adulti che si interessano ai ragazzi, scrivono per loro e di loro, delle loro storie che non sono per niente banali e da sottovalutare. Anzi, i libri per ragazzi dovrebbero essere letti insieme ai genitori, agli adulti, agli insegnanti. Se vogliamo capirli, dobbiamo “abbassarci” al loro livello. Uso una parola dell’altro giorno: empatia.

TM- Io cerco le storie. Non mi interessa più se per ragazzi o meno. Un tempo leggevo i libri per ragazzi anche per avvicinarmi al mondo del mio maggiore o per consigliargli tematiche diverse per cambiare ogni tanto.

FF –  leggo per proporre a scuola, è vero, ma le leggo perché sono capaci di parlare di tutto in modo semplice, chiaro, paradossalmente senza paranoie. E anche quando si parla di sesso, di morte, di violenza, c’è una delicatezza che spesso nel mondo adulto manca.

LA – Mi ritrovo anch’io in questa risposta di Flavia non faccio parte del mondo scolastico e non leggo per lavoro. Trovo una delicatezza che non cade mai nella visione nera del mondo, non trovo “trucitudine” si può dire?

FD- Io li leggo perche’ mi piace confrontarmi con la scrittura dei miei colleghi scrittori, soprattutto se li conosco personalmente. Spesso li trovo molto lineari ma non banali, come ha detto Luca si avviluppano meno su se’ stessi, la storia la fa da padrona e più mi interessa molto l’eta’ dei protagonisti, intendo gli adolescenti. Cio’ non toglie che leggo molta letteratura per adulti. sia per piacere sia per lavoro occupandomi di recensioni. Ma e’ piu’ difficile che un libro per ragazzi mi annoi o mi deluda. Ma mi tengo alla larga dai fantasmi, prediligo le storie realistiche, se un pizzico drammatica anche meglio

MM Io cerco la possibilità di provare ancora meraviglia.
Cerco di ritrovare quelle emozioni e sensazioni che provavo allora.
Cerco e spesso trovo anche storie inaspettate, raccontate con scritture non banali.
E, da inguaribile romantica, adoro le storie d’amore. Quel momento della vita dove tutto e il contrario di tutto è ancora possibile💕

EL- Io credo che leggere libri che qualcuno definisce “per ragazzi” sia un elisir di giovinezza. Permette di mantenere anche da adulti lo sguardo e il cuore giovani e rivivere le sensazioni di ogni prima volta, ogni prima scoperta. Leggere libri per ragazzi ci dà un superpotere!

PG – Leggere per ragazzi riporta indietro nel tempo, aiuta a mantenersi giovani, a non scordare come eravamo e a restare in contatto con i giovani che abbiamo intorno 💕

VT – Perché vorrei rivivere quel periodo della mia vita, ma farlo meglio e renderlo più bello. Nostalgia di cose che magari non ho davvero vissuto come avrei voluto  La risposta meno romantica é che poi i libri per ragazzi sono molto più divertenti e sperimentali di quelli per adulti! 😉

CS – Perche nella letteratura per ragazzi ci sono molti più temi esistenziali

LS – Perché libera!

MD – Perché adoro l’abbinamento parole e illustrazioni, sono piccole opere d’arte. Anzi, credo che anche i libri per adulti dovrebbero essere illustrati. È più piacevole leggere completando il testo con delle belle immagini.

LG – Io cerco storie belle e ben scritte e nella letteratura per ragazzi trovo che ci sia più cura. Non sempre eh, ma spesso

PC – Cerco storie vere, che rivivo con un pizzico di nostalgia. Ricordi di un’età che forse non ho vissuto a pieno, condizionata dai limiti di un’altra generazione…

SP- non ho una risposta certa a questa domanda, ma mi sono resa conto che sia nella narrativa per adulti sia in quella per ragazzi cerco storie realistiche ambientate in epoca contemporanea. no gialli, no storico, no fantasy, no fantascienza. quindi direi che i libri, sia per adulti sia per ragazzi, soddisfano il mio bisogno di calarmi nella realtà per comprenderla

RI – Ho iniziato a leggere gli stessi libri delle mie figlie perché loro volevano confrontarsi con me, chiedevano il mio parere sulle storie, sul modo di scrivere, sui temi trattati. Poi, man mano, ho conosciuto autori che diversamente non avrei letto, li ho apprezzati e continuo a leggerli. A volte, prima delle mie figlie, a volte a prescindere da loro.

MB- Perché non mi sono mai preoccupata della divisione in generi o fasce di età.
Se una storia mi ispira, mi stuzzica, mi ‘tenta’ (per stile, per tema, per ambientazione, per punto di vista…) la leggo e basta.

CP- Che bella domanda 😊
Appena ho letto il tuo post ho pensato al libro che sto leggendo, mio padre è un ppp, quello che quella storia offre è una sorta di disvelamento, la realtà è in quella storia lineare, evidente, ma la scrittura e la narrazione in prima persona della protagonista porta al disvelamento della complessità, come se sotto l’apparenza di quella realtà, le cose fossero più complesse. È solo quando Polleke accoglie la complessità trova anche la forza per cambiare e agire. Ecco io bei libri per ragazzi cerco il disvelamento, nel senso letterale del termine, una scrittura è una storia che mi conduca parola per parola a togliere il velo.

FM -avventura è più sorprendente, non ha il disincanto e le gabbie adulte, è più onesta, schietta e ha una vivacità frizzante che nella crescita purtroppo muta, personalmente mi emoziona molto di più una nuova consapevolezza acquisita da un giovane protagonista che da un adulto che ha già un suo bagaglio di esperienze, il percorso di un ragazzo che scopre il mondo è più stimolante, avverto un coinvolgimento maggiore. Non mi annoio, è più divertente provare empatia con l’io bambino.

EB – Io penso che non esistano storie per ragazzi è solo il modo in cui le si scrive che cambia.. ciascuno di noi ha parti “irrisolte” o nascoste che lo portano a leggere o preferire alcune storie… io ad esempio ho imparato ad amare Alice di Carrol in età adulta perchè alcuni aspetti metaforici della storia mi sono stati accessibili psichicamente solo allora…. così come il piccolo principe …. alcune storie sarebbe bello leggerle e poi rileggerle nel corso degli anni solo così arrivano davvero a tutte le parti della nostra anima
Facevo la stessa riflessione ieri con i film a 20 anni amavo alcuni generi impegnati ora ne amo altri…

FG – Ci sono un’autenticità e una spontaneità che in età adulta si perdono, forse per adattarsi alle convenzioni sociali e culturali di appartenenza. Un aspetto che mi affascina molto è la capacità di sentirsi ancora parte di un concetto di vita diffusa. Mi spiego meglio: sentirsi tutt’uno con ciò che ci circonda (animali, piante, universo) e, riconoscere in questo, la sacralità della vita, la sua imprevedibilità e magia. Sono stata prolissa e poco chiara ma è quel senso di smisurata libertà che si prova quando si crede ancora che tutto è possibile.

CA – Una buona storia, una buona scrittura, contrasti creativi di atmosfera e personaggi

DT – Io ho iniziato da poco con gli young adult.
Forse per capire cosa a breve potrà piacere ai miei figli. Ma anche per capire meglio la gioventù di oggi e i suoi gusti i desideri e il punto di vista. Non so se ha senso. Ma questo è quello che mi muove. Un tentativo di trovare sintonia con le nuove generazioni, anche per lavoro, sono psicologa.

SS – Al di là dell’interesse verso la letteratura per ragazzi con la finalità di consigliare buoni libri attraverso il blog e altre forme, a me appassiona leggere libri con protagonisti i ragazzi perché sono una inguaribile nostalgica, mi piace continuare ad avere, e ricerco, questo spazio di immaginazione infinito verso il futuro che inevitabilmente in età adulta di assottiglia.

CL – Volevo dare anche io il mio contributo ma ritengo sia un po’ banale e forse anche un po’ confuso. Mi verrebbe da dire semplicemente che leggo letteratura per ragazzi perché mi piace, sento sia una dimensione giusta da abitare ma poi penso che tutte le storie e i libri che mi sono piaciuti, senza distinzione, li ho sentiti “della dimensione giusta”. Quella in cui riesci a stare perfettamente ma anche che apre orizzonti inaspettati in cui trovi indizi a risposte che cerchi anche inconsapevolmente. Perciò alla fine dei giochi forse considero la letteratura per ragazzi, letteratura punto. Non c’è distinzione tra x ragazzi/ x adulti ma solo buona o cattiva (per me) o, ancora meglio, letteratura che apre orizzonti e letteratura che non lo fa. Te l’avevo detto che era tutto molto.confuso…😜

CC –Posso dire la mia o sono in ritardo? Vabbè la dico:io leggo libri per ragazzi per trovare lo stupore e perché quando leggo penso a loro e se può piacere e come provocare stupore. Poi a volte ho bisogno di staccarmi, ma poi torno sempre ❤️

FD – Perché la bimba che mi vive dentro ha ancora voglia di storie.

 

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Del diritto di leggere e di quello di scrivere. Appunti

Si chiude un anno strano. Un anno importante, nonostante tutto. A luglio si chiude sempre un anno per me. Scrivere per ragazzi spesso diventa leggere per ragazzi e poi interrogarsi su quello che è la letteratura per ragazzi. Ho infilato in due righe tre volte la parola ragazzi ma questi, mi viene da pensare, con i libri finiscono per averci poco a che fare.

Il diritto alla lettura è per lo più sconosciuto nel nostro Paese.

Diventare scrittrice…

Per me scrivere resta un mestiere creativo. Un mestiere che in Italia non si insegna in nessuna scuola pubblica o percorso universitario, quindi un mestiere che si impara facendo esperienza. Vuoi essere un compositore? Studi la tecnica e lo strumento al conservatorio, così saprai declinare la tua creatività. Ma se vuoi fare la romanziera? C’è qualche scuola privata e una infinità di proposte non qualificate, ma nulla altro. Ecco, questo diventa un guaio quando tutti scrivono e nessuno legge. Abbiamo però studi formativi che garantiscono grandi professionalità all’interno delle case editrici: bravi editor, uffici stampa, grafici e quant’altro. Strano, no? Quello che manca è un percorso di studi che garantisca una formazione agli scrittori.

Sono vent’anni che lavoro per imparare a fare il mio mestiere di scrittrice di storie di ragazzi e di ragazze e grazie ai consigli di bravissimi editor e a un paio di stroncature terribili sono diventata quello che sono. Leggere e ascoltare i grandi autori durante festival, stage, mostre del libro ha fatto il resto. Incontrare i ragazzi e ascoltarli, invece, è stato fondamentale. Perché è di loro che scrivo.

Anni di appunti presi e, bene o male, mi sono formata. Ho idee precise sul mio mestiere, che evolvono e hanno parecchio a che vedere con il diritto alla lettura. Un diritto che andrebbe insegnato e spiegato a tutti, ma di cui pochi ragazzi conoscono l’esistenza. E anche pochi adulti. Insegnanti virtuosi, festival del libro e percorsi educativi ci provano a diffondere buone pratiche di lettura, ma restano gocce in un mare di giovani non lettori.

Se i ragazzi e le ragazze leggessero…

Servono interventi strutturali nella scuola e biblioteche scolastiche aggiornate obbligatorie per cambiare nella nostra vita quotidiana il valore dei libri. Per ora restano un sentito dire, servono come punto di riferimento quando parliamo di cultura, ma pochi sperimentano davvero la lettura. C’è da svecchiare l’oggetto libro; bisogna dimostrare che leggere può essere emozionante e stimolante proprio come guardare un film o ascoltare musica; e lo affermano le neuroscienze non la parte romantica di me. È un dato di fatto. Certo, bisogna imparare a leggere.

Trasmettere la bellezza della lettura ai ragazzi è un’urgenza se non addirittura un’emergenza.

Se i ragazzi aspettassero l’uscita di un libro come aspettano quella di un videogioco o un film, avremmo la certezza che sta crescendo un popolo sano, capace di pensare e di ragionare. Usiamo la tecnologia, divertiamoci, arrabbiamoci e disperiamoci sui social, ma sempre assumendo l’antidoto all’ignoranza e al pensiero univoco che è la lettura dei buoni romanzi contemporanei e classici. Non si tratta di sostituire ma di aggiungere.

Se i ragazzi leggessero, sarebbero loro a creare il mercato librario a loro destinato. Come accade con i videogiochi o i film.

Il rischio di perdere la bussola…

Invece, temo che in Italia ci stiamo accontentando. Sì, rincorriamo l’unica fonte di sostegno dell’economia libraria che è la narrativa scolastica. La lettura che nega se stessa e diventa un modo per studiare. Legittimo, per carità, perché attraverso la narrazione si possono approfondire le tematiche dello studio. Ma non può essere un percorso assoluto e deve sempre rispettare il concetto dei buoni libri, quelli capaci di contenere la bellezza, la buona scrittura e l’anima potente delle storie.

Dall’estero arrivano traduzioni di romanzi in cui gli editori e gli scrittori hanno creduto, forse avevano quelle basi di competenza e consapevolezza del proprio mestiere che a noi mancano o se non mancano allora manchiamo certamente di coraggio.

Se consideriamo i ragazzi i nostri lettori ideali, dobbiamo cercare di capirli e ascoltarli, noi scrittori per primi, provando a dar loro fiducia e a fare libri per loro Per emozionali, stupirli, affascinarli. Pensandoli come persone e non come rigurgito di scelte comunque adulte. Provare a colpirli e riuscire a farne dei lettori, perché i buoni libri hanno questa attitudine. Un buon libro sa creare un lettore.

La lettura è un rifugio, non la scrittura” dichiara Melvin Burgess in un’intervista rilasciata durante il festival Mare di Libri in onda 2020. “I miei libri hanno un percorso al loro interno, un viaggio. Il primo a compierlo sono io, portando il lettore con me. Io non cerco di fare lezione al lettore, il processo del viaggio a me insegna sempre qualcosa, se vale anche per il lettore: bene. Allora io entro in contatto con il lettore.” (Trascrizione libera della traduzione simultanea di C. Codecà). Burgess suggerisce anche di non scrivere solo di quello che si conosce, ma anche di quello che non si conosce, indagandolo.

Scrivere deve essere una sfida, un’incognita, un viaggio. Chi scrive di ragazzi e di ragazze e sopratutto per loro, non è diverso da chi scrive per adulti. Forse ha solo, legittimamente, una sensibilità diversa.

Venire allo scoperto…

Ho la fortuna di coordinare un gruppo di lettori adolescenti e una volta una ragazza mi ha detto che nella sua scuola era stato invitato l’autore di un libro che avevano letto, ma che a lei non era piaciuto e del quale aveva dovuto fare comunque una recensione positiva. Ogni volta che entro in una scuola per incontrare gli studenti che hanno letto un mio romanzo, penso a lei.

Mi piace l’idea di togliermi i panni della scrittrice, di spogliarmi di quel ruolo che seduce tanto chi scrive storie. Il ruolo ci omologa agli altri, ci rende servili a un sistema che lusinga. Ho l’esigenza di restare solo quella donna che dà vita a un romanzo. Onesta con me stessa prima di tutto, ma onesta anche con i lettori. Restare unica e imperfetta, senza pudore, senza paura. Non si deve piacere a tutti, se capita c’è da dubitarne.

Il mio romanzo avrà, forse, il potere di scatenare emozioni e riflessioni. Sono i romanzi a dare qualcosa ai lettori come anche agli stessi autori. Il libro è del lettore, ognuno vi legge la propria storia e se lo rileggerà in un altro periodo della propria vita, sarà una storia diversa. Un lettore non è mai passivo.

Chi scrive è al servizio delle storie, la sua umanità e sensibilità lo è, se si considera il romanzo un prodotto creativo e artistico, cioè il frutto di un’idea che nasce senza avere origine eppure viva.

Insomma, queste riflessioni sono solo mie, sparse in questo articolo per tenerle a mente. Raccontano spigoli di un mondo editoriale e artistico composto di mancanze che, forse, alcuni di noi mal sopportano, ma non sappiamo o non vogliamo cambiare. Comunque la giostra gira, fermarla per cambiar posto alle idee costa fatica e soldi. Eppure se fossimo disposti a sacrificare qualcosa, credo che metteremmo in moto una trasformazione importante.

Ragazzi che leggono per libera scelta garantiscono un mercato librario sano che deve temere i propri lettori: sagaci e pronti a condannare; lettori praticanti e spietati. Un mercato capace di alimentare se stesso e di crescere.

Io li vorrei così i lettori, anche se a volte mi farebbero male. Lo so.

*Per correttezza aggiungo che nel mio discorso non considero il genere fantasy, che ha vita propria, e sopratutto ragiono sui romanzi per ragazzi dai 12 anni in su.

Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali, Donne in corriera e madri da tartufo

Cronache di pandemia con accesso in libreria

Questo è un mio diario professionale e di vita e non posso fare a meno di confrontarmi anche qui con la pandemia Covid19. Sono una donna privilegiata, anche se, come si può ben immaginare, ogni privilegio è relativo. Relativo a chi si sente privilegiato e mutevole proprio perché relativo.

Lavoro a casa da sempre. Scrivo per ragazzi e nonostante la parte più influente e ricca del mio lavoro sia nelle scuole, nelle biblioteche e nelle librerie, a casa non mi sento sola. Sono sempre in compagnia delle storie scritte e da scrivere. E dietro alle storie si studia anche e c’è tanto da indagare. I progetti non mi mancano. (Tra questi c’è anche il mio libro inedito regalato ai bambini e alla bambine. Cliccate su: La mia vita da Libro per scaricarlo gratuitamente e su Come nascono le storie per saperne di più).

Abito una casa grande, luminosa, con due piccoli giardini e per ora tutto ha tenuto dal wifi agli elettrodomestici.

Vivo con due figli giovani adulti, anche loro (sarà la mia influenza? sarà capacità d’adattamento?) sereni e impegnati. Leggono, studiano, si sono inventati di curare un orto (in casa siamo tutti incantati a seguire le avventure della nascita dei pomodori e presi dal loro stato di salute), si ritrovano online con gli amici di sempre, giocano in sfide internazionali alla playstation e a scacchi. C’è un torneo di ping pong privato che procede a oltranza (solo stare a guardare i miei figli è un privilegio).

Il cane e il gatto di casa stanno bene. Brik, che con me scrive in questo blog, soffre. Certo, un border collie è un cane attivo e vivace, ma pare capisca. Pare supplisca alle corse nei prati con la fedeltà a noi, i suoi umani. Condividere il nostro spazio e il nostro tempo gli basta. È un cane. È meraviglioso.

Mia mamma ottantacinquenne, isolata nella sua casa per sicurezza, è la mia spina nel cuore. Vorrei averla vicina, ma per il suo bene non voglio avvicinarla. Non posso pensare a tutti gli anziani che abbiamo perso soli. Ognuno ha la sua opinione su cosa ci sia dopo la morte, resta per tutti che il passaggio è l’unica certezza e non si dovrebbe sprecare in solitudine. Mai. Quindi non è il momento di essere egoisti ma di scegliere il male minore. Bisogna fare assistenza a distanza: insegnarle a fare video-chiamate, chiacchierare continuamente con lei e sperare nella sua forza e nella sua inventiva. Come la recita del rosaio che mia mamma, ogni mattina, fa camminando, al pari di un monaco, in modo da tenere attivo anche il corpo con la sua fede. Come possiamo non disperarci di aver perso tanti della sua coraggiosa generazione?

È la vigilia di Pasqua e io scrivo queste righe. Ieri, hanno annunciato la riapertura delle librerie quali beni di prima necessità. Certo, con il mestiere che faccio, non posso non considerare i libri beni necessari. Ma. Dovrebbero essere beni necessari sempre, perché entrano in un decreto nel Governo in modo così dominante solo ora? Non sono in polemica con il nostro Governo, lo apprezzo. Nessuno può immaginare cosa significhi essere leader e guidare un Paese in circostanze come queste. Quindi nessuna critica, ma qualche dubbio sì, ed è quello di sempre. Un dubbio mai sciolto neanche in passato da altri governanti.

Cosa significa essere scrittrice per ragazzi in Italia lo so bene. Come so bene che siamo un Paese di non lettori. Se i libri non si leggono cosa li scriviamo a fare? Non molliamo e da scrittori ci trasformiamo in promotori. Siamo ostinatamente attaccati all’idea che leggere faccia bene e quindi non molliamo. Ma pochissimi di noi si mantengono con la sola scrittura. Pochissimi vivono del mestiere di scrittore.  È così in tutta Europa? No. Perché? Perché negli altri Paesi europei la lettura (e di conseguenza gli scrittori, parlo sopratutto di scrittori per ragazzi, il mondo che conosco) è sostenuta da leggi apposite e i Governi sono convinti (ci credono loro per primi) che leggere sia un bene primario e non si può permettere che i cittadini se ne privino. Questo non in tempi di pandemia. Sempre.

Che, causa CoronaVirus, si sia riscoperta la lettura? Non ci credo, chi leggeva prima legge adesso. Allora perché elevare le librerie a luoghi indispensabili? Non conosco la risposta ma se provo a immaginarla un po’ mi fa paura (conosco tante libraie e librai e mi spaventa mettere a rischio la loro salute senza motivo).

Mi viene in mente un paragone.

Nella via dove abito hanno costruito un parco giochi. Non è stato ancora inaugurato, il cancello è chiuso. Un parco giochi è un posto bellissimo e un dono speciale per i bambini e le bambine. Siamo tutti d’accordo. Gli scivoli sono colorati e circondati da pavimento idoneo ad attutire gli urti e i capitomboli dei piccoli. Ma, ci passo davanti ogni mattina durante il giretto che faccio con Brik, all’interno ci sono delle panchine di marmo. A un metro dal pavimento salva bernoccoli ci sono dei sedili dalle linee essenziali di bellissimo e durissimo marmo bianco. Da madre, ogni mattina mi chiedo quante labbra ci si spaccheranno e quanti tagli procureranno. È fisiologico che i bambini corrano, cadano e si facciano male. Ma. Siamo certi che per le panchine non ci fosse un materiale più adatto? Anche solo il legno sarebbe stato più morbido del marmo.

Insomma, credo che prima di agire sia necessario conoscere bene cosa si vuol costruire e studiarlo anche con gli occhi del buonsenso, non solo della scienza ingegneristica.

Non basta dichiarare che i parchi giochi sono un luogo bellissimo (che resta comunque un pensiero pieno di speranza), bisogna averli provati, salvaguardare chi gioca e questo sempre e anche quando si parla di immensi parchi divertimento con giostre e attrazioni.

Se è un bene primario è di tutti e per tutti.

In finale, auguro a tutti buone letture. L’arte, la cultura, il teatro, il cinema soffrono per il virus, finiscono in video e si inventano nuove vesti. Senza poeti, scrittori, artisti il nostro sarebbe un vivere triste e sterile. Anche durante la pandemia.

Credo che i libri portino speranza, ma amici librai e amiche libraie state attenti e attente. Fate come vi sentite e se non volete aprire non aprite. Io aspetto e sono sicura che saremo in tanti a tenere duro. Ripartiremo. E saremo sempre più agguerriti anche quando alcuni non ricorderanno più che i libri sono beni necessari. Evviva le storie. Sempre.

Buona Pasqua a chi è credente e Buon tutto agli altri, da parte mia e del fedele Brik.

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Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali

…da brik e me

Non solo scrivere.
Scrivere significa sempre mettere tutto in discussione, perché l’immagine che appare, si rivela sempre come un problema, una necessità di scrutare più a fondo nel personaggio o nella situazione, per guardare oltre il suo pregiudizio, che nella maggior parte dei casi è anche il nostro pregiudizio, e cercare di vedere cosa c’è oltre. (Per una letteratura senza aggettivi, di MT Andruetto).
E allora: Non sapevano che che fosse impossibile e allora l’hanno fatto. (M. Twain)
Buon cammino da me e da Brik a tutti, senza confini spaziali o temporali, buona fine e buon inizio sempre ❤️

Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali, Fiutando Libri!

Portiamo la passione per la lettura tra i ragazzi

Nello spazio Leggere Ribelle Verona appena aperto, nell’ultimo incontro, eravamo in tre. Mancavano tre ragazze che partecipavano agli eventi della Fiera Cavalli, una manifestazione molto importante in città. Sul pavimento nel circolo di lettori già 20 proposte di lettura, 20 libri, e solo otto paia di piedi, più il paio della redattrice e quello della bibliotecaria. Poteva essere un incontro triste ma non lo è stato.

Un ragazzo aveva letto e ha raccontato Cercando l’onda, di C.Vick, con passione e dovizia di particolari, emozioni e dissonanze. Poi ho raccontato io, la redattrice e il secondo ragazzo che aveva letto solo a metà. La ragazza era nuova, non ha voluto narrare le sue trame in particolare ma in generale. Il tempo è volato e i ragazzi sono andati via con due, tre, due libri a testa e hanno semplicemente detto che torneranno, hanno lasciato i dati per il loro passaporto del lettore del blog. Decisi, sicuri. Siamo andati via appagati. La passione per i libri unisce quando si crea. “Me ne vado con molta più voglia di tornare rispetto al primo incontro” ha detto uno dei ragazzi, 15 anni.

Certo, sono pochi, ma anche il gruppo fondatore di Leggere Ribelle è partito da tanti, pochi e poi si è rinforzato; ora sono 16 i partecipanti attivi. Certo è una sciocchezza in confronto al popolo dei giovani, ma mi domando cosa accadrebbe se insieme a libri e autori portassimo tra i ragazzi la passione per la lettura. Non è sempre invitata a partecipare. Si muovono soldi e autori, sembra che i progetti per la lettura siano dei potenti strumenti per diffondere libri e cultura (parola troppo sfruttata, ahimè), ma poi cambia davvero qualcosa? O restano solo un bel manifesto, un fiore di plastica all’occhiello di qualche giacca o cappotto, e la coscienza che sembra a posto?

Ho partecipato a un piccolo festival per ragazzi, non avevano letto i miei libri e allora ho fatto due eventi di un’ora e mezza ciascuno raccontando libri e passione per la lettura. Come solito ho chiesto chi fossero i lettori e chi i non lettori. I non amanti dei libri hanno finito per farmi più domande degli altri, avevano occhi brillanti, hanno scritto sul diario (e non era richiesto) tutti i titoli che ho proposto, miei e non.

La lettura dovrebbe essere promossa a scuola, resa importante come la matematica, la storia, la filosofia ma necessariamente come “materia” differente. Con  uno spazio proprio. La lettura dovrebbe fare un salto di qualità tra le mura scolastiche. I docenti dovrebbero essere formati al riguardo.  (Quanti, per esempio, conoscono ReadOn?). Finché non sarà così e ci affideremo solo a fantomatici progetti per la lettura, i libri scivoleranno ancora troppo spesso sui ragazzi senza lasciare traccia, senza creare nuovi lettori.

I protagonisti degli incontri dovrebbero essere proprio i buoni libri, la buona letteratura contemporanea capace di catturare lettori. Perché è la sua missione, il suo fine ultimo. Sono sempre i libri a fare la differenza. Portiamo molti buoni libri ai ragazzi, creiamo degli spazi di lettura libera e avremo, è molto probabile, nuovi lettori.

Sono dati reali quelli forniti sulla lettura e i giovani lettori? Non so bene come valutare i libri venduti, per esempio, per un qualsiasi progetto di lettura associato alla scuola; sono anni  che giro nelle scuole come autrice e i libri acquistati (quando va bene) spesso non sono del tutto fruiti ma solo comprati dai ragazzi, letti tanto per leggere o da associare allo studio e poi dimenticati.  Il libro rimane carta stampata, non diventa contenitore di vita e di emozioni, non innesca la passione. Ma nelle statistiche conta come libro di narrativa letto?

Libro letto? sì! Lettore abile? No!

Ci sono meravigliosi progetti di educazione alla lettura, e nel temine includo anche i festival e tutti quegli eventi che portano i libri ai ragazzi, che davvero creano lettori, ma ce ne sono altri che, secondo me, smuovono poco o nulla in quanto a passione per la lettura e credo che il motivo sia perché partono da un principio sbagliato. O forse un principio non lo hanno proprio. Gli interessi economici, la poca formazione dei promotori o a volte addirittura l’ingenuità, penalizzano ancora troppo il nostro Paese. C’è da rimboccarsi le maniche.

È un’emergenza creare lettori.

(Se non c’è chi compra libri, non c’è necessità neanche di scriverli, o no? Domanda o trabocchetto? ).

Mi viene voglia di urlarlo a chiunque abbia a che fare con i libri e i ragazzi: formatevi! Leggere libri per ragazzi scritti da autori e autrici italiani e non; informarsi sulla realtà dei giovani lettori e della lettura fuori dall’Italia e ragionare in parallelo; seguire convegni e professionisti competenti; sacrificarsi, anche, se serve, per la qualità della scrittura per ragazzi. Non improvvisare.

Incontro con l’autore? Io la penso così!

 

 

 

Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali, Fiutando Libri!

Contro l’impoverimento dei libri per ragazzi

Una delle cose che mi mette a disagio del mondo della letteratura per ragazzi è la ricerca affannosa dell’argomento o dell’avvenimento che tra cinque, sei mesi, un anno sarà quello più richiesto e quindi essere pronti per poter pubblicare a raffica romanzi, biografie, raccolte di vite di personaggi relative a quell’argomento o quell’avvenimento. In versioni svariate. Mi mette un’ansia terribile e cerco di starne alla larga. Un po’ come i pandori che il due di novembre prendono il posto delle zucche. Mi danno la stessa ansia.

D’accordo, il mercato editoriale in generale utilizza il meccanismo d’indovinare le tendenze e i gusti del lettore, però il sistema trova la sua massima applicazione tra i libri per ragazzi. E forse in maniera singolare.

Genericamente, oggi, nulla sembra essere vissuto per quel che è, ma perché va consumato. Subito. Credo, forse, sia un po’ la nostra malattia.

Un buon libro ha i suoi tempi di lettura, un buon libro ti inchioda ore fermo sulla poltrona, sul letto con i cuscini dietro la schiena, sulla coperta distesa sul prato. Un buon romanzo non va di corsa, anzi ti impone di fermati. Quando dicono: non ho tempo per leggere, è perché per leggere serve tempo, non possiamo far diventare un libro un prodotto usa e getta.

Cosa ce ne faremo tra un po’ di mesi di tutti i libri sulla Luna pubblicati perché sono passati 50 anni esatti dall’allunaggio? Solo qualcuno molto bello, perché per fortuna i libri belli esistono, resterà sugli scaffali delle librerie, un po’ defilato, per quei lettori che alla luna pensano spesso o sempre.

I giovani (e non solo loro) in Italia entrano poco in libreria e fuori da scuola non leggono volentieri o in pochi leggono, oppure sono lettori seriali o di Fantasy. Quindi per quanto riguarda i libri per ragazzi, l’uscita di un romanzo per il preciso appuntamento con una ricorrenza, un centenario o solo un problema sociale urgente è la risposta alle necessità della scuola (in particolare secondaria di primo grado), il polo di diffusione della lettura e in particolare della vendita dei libri. Sono loro che dettano in buona parte la legge del mercato editoriale della letteratura per ragazzi.

Perché alla scuola sono utili i libri che trattano argomenti specifici? Per esempio ora è il momento del muro di Berlino. Del Muro a scuola non si può parlare leggendo articoli e testimonianze, ascoltando brani musicali o documentari? Bello farlo anche con i romanzi, vero. Verissimo. Io stessa quando volevo approfondire cosa fossero i kibbutz ho letto Amos Oz che ci ha vissuto. Appunto Amos Oz.

L’editoria per ragazzi si sta specializzando e forse vuole offrire alla scuola, già pronto, un tipo di romanzo che riassuma e svisceri l’argomento o il personaggio: una comodità, insomma.

Non sono tutti (alcuni sì, non lo nego) veri e propri romanzi, se come romanzo intendiamo una una buona storia, accattivante e sorprendente, e una scrittura di pregio. Mesi di lavoro creativo e faticoso che uno scrittore decide di affrontare come una necessità e che farà innamorare l’editore e appassionare il lettore.

Credo che dobbiamo cercare di non perdere di vista il vero significato della parola romanzo usandone invece un surrogato che s’identifica forse con una via di mezzo tra il manuale e il racconto. Come tale, se ben fatto, insegna. Leggere rimarrà qualcosa di simile allo studiare, magari uno studio facilitato. Fluido, piacevole. È bello facilitare lo studio. Non è cosa da poco. Ha un suo valore.

Di fatto, però, lo studente non lettore continuerà a ignorare la passione per la lettura, per le emozioni che scaturiscono dal romanzo. Cosa che il lettore giovane di Fantasy non ignora anche se il suo genere di lettura sembra solo intrattenimento. Forse, invece, si avvicina di più a quello che un romanzo vorrebbe essere.

Senza sottrarre nulla, ma aggiungendo, sarebbe bello proporre (soprattutto nella scuola secondaria di primo grado) più libri che insegnino solo la passione per le storie e per la lettura, fonte di emozioni e attività piacevole, come la musica, il cinema, l’arte in generale.

Un buon romanzo insegna senza che il lettore se ne accorga. Se hai tempo di accorgerti che stai imparando qualcosa, ecco, non è un buon romanzo, è qualcos’altro! Un buon romanzo ti frega, ti rimane nella testa, capisci dopo, a volte molto tempo dopo, cosa voleva dirti. A te solo o sopratutto a te.

Non mi piace l’idea che il mondo italiano dei libri per ragazzi possa impoverirsi (e forse sta già accadendo), vorrei che uscissero meno romanzi con la data di scadenza e ci fosse più spazio per altri romanzi. Capisco che vivere di libri per ragazzi è quasi impossibile. Ma. Ci sono bravissimi scrittrici e scrittori italiani per ragazzi. Solo i buoni libri creano lettori. Più lettori veri ci sono e maggiore è sostengono per il mercato editoriale. Qualsiasi altra espressione non torna, è matematico.

Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali

Libri come Polli

Ci penso da un po’

Ci penso da quando ho letto la richiesta in un gruppo social di un libro che sviluppasse un tematica specifica. I libri a tema sono comuni nell’editoria per ragazzi. Vogliamo parlare di bullismo/integrazione/ambiente? Partiamo da un libro. Nulla di male se il libro non fosse scritto appositamente. Troppo spesso un libro furbo, scritto a tavolino, che non emoziona con una buona scrittura o una buona storia.

Non cerchiamo i libri a tema ma i temi nei libri. Questo non lo dico solo io, molti lo affermano con forza e determinazione. Un buon romanzo contiene naturalmente in sé svariate tematiche. Ognuno può scegliere quale approfondire, se ne ha voglia.

In quel gruppo social che parla di libri per ragazzi, guidato da amministratrici appassionate, c’è stata una bella discussione sull’argomento che alla fine ha reso scontenti molti: non criticateci perché cerchiamo libri a tema, dateci solo bei titoli!

Nonostante tutto è arrivata una nuova richiesta: libri che insegnassero ai ragazzini il senso della responsabilità. Ecco, spesso i libri per ragazzi hanno per protagonisti ragazzi che vivono un’avventura, si aiutano, sbrogliano misteri magici o realistici. Si prendono la briga di fare qualcosa di speciale per loro o per gli altri. Non vogliono coinvolgere gli adulti. Vogliono essere responsabili di se stessi magari sbagliando. È uno degli scenari più comuni.

Allora mi è venuto in mente il pollo (povero pollo) nudo e schiacciato nella vaschetta del banco macelleria del supermercato e quel bambino di città che pensando al pollo lo immagina così e non che razzola nell’aia becchettando vermetti.

Il pollo è stato un pennuto grassottello e prima ancora un pulcino, come possiamo averlo dimenticato?

Il libro è stato una storia viva e vibrante, come possiamo considerarlo solo un pezzo di carta stampato?

Forse potremmo ricominciare dalle parole giuste.

Vorrei che mi suggeriste un libro nel quale vi ha tanto emozionato e stupito quello che il protagonista fa nel prendersi cura di qualcuno o qualcosa.”

È come quando diciamo a un bambino che è una femminuccia se piange. C’è dietro quelle parole una demonizzazione del pianto perché emozione femminile e sinonimo di debolezza. Meglio non dirlo, quindi. Non lo diciamo.

Forse dobbiamo tutti ricominciare con l’educarci a dire le parole giuste per formulare così richieste giuste.

Chi chiede i libri a tema, non conosce ancora il piacere della lettura, non lo fa in malafede. È come quel bambino di città per il quale un pollo in piume e ossa non non è un’immagine familiare.

Quindi è bello scambiarsi condigli letterari, ma facciamolo condividendo anche quel parlar bene che accompagna la giustezza dei concetti. Forse aiuterebbe, aiuterebbe tutti: chi legge e chi scrive.

Ecco è questo che avevo in mente da un po’.

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Leoni da tastiera…

Leggo, li leggo tutti dal primo all’ultimo con attenzione. Non c’è una linea coerente di critica all’articolo ma una pioggia di idee a volte confuse a volte rabbiose, raramente argomentate. Non c’è la logica del dialogo o una discussione reale come farebbe la Biancardi in classe. Sopratutto si parla di false denunce di molestie da parte delle donne e l’ipotesi più gettonata è che laura voglia diventare una modella o un’attrice e abbia trovato il modo per farsi pubblicità. (…) È tutta roba da cinquantenni…”

Sono le parole di Valerio nel mio Se la tua colpa è di essere bella. Un libro cui tengo molto. Lo cito perché il social su cui scrivo anch’io è abitato dai Leoni da tastiera (che è pure il titolo del capitolo). Io commento poco e scrivo poco su fb. A dire il vero ho un profilo privato con amici e persone con i miei stessi interessi e la mia stessa educazione. Preferisco così. Essere nella mia isoletta felice di buon senso e utili discussioni. Mi guardo bene dal pescare amici nel mare dell’orrore e delle ingiurie. Un ecosistema senza leggi, un Far West virtuale che sparge sangue peggio di Tarantino, abitato da tutti: dai politici ai divi del cinema, pochi riescono a star fuori. Si entra anche solo per sbirciare gli altri, gli amici. Solo lì siamo quello che vorremmo essere, ma non possiamo essere davvero nella vita.

E la questione, in certi casi, prende una piega che fa rabbrividire.

Come dice Valerio, sono i cinquantenni a dare l’esempio di come si fomenta l’odio e la violenza.
I miei lettori ideali (come scrittrice) non ci sono nei vecchi social. Perché, allora, quelle parole sopra citate sono in libro per ragazzi/giovani adulti? Perché un libro per ragazzi non è solo per ragazzi ma per tutti e parla a tutti. E l’ispirazione arriva dalla realtà. Ecco perché quel “per ragazzi” non mi piace.
La conclusione è che i ragazzi se ne sono andati altrove per comunicare tra loro e alla loro maniera. Noi un po’ l’inseguiamo e un po’ no. Per fortuna. Possiamo scimmiottarli ma siamo lontano anni luce dalla loro filosofia della comunicazione. È un’altra lingua, un altro mondo. Anche noi da ragazzi fuggivamo dagli adulti.
Sicuramente esiste il fenomeno del cyberbullismo, ma esistono anche tanti ragazzi sani. Ho due figli maschi e a loro certi commenti rivolti a una donna (o rivolti a chiunque) non sarebbero neanche mai venuti in mente, come non sarebbero venuti in mente ai loro amici. E non sono il genitore che non sa valutare i propri figli, anche questa sarebbe una facile accusa da cinquantenne disilluso e sofferente, incapace di godere della propria età, dei rapporti umani (che sono cosa meravigliosa) e della bellezza che ci circonda. Perché la bellezza esiste, anche in questi tempi bui, basta cercarla e saperla vedere. Una buona direzione in cui incanalare energie.

 

Scrivere è dar voce a una storia che scorre sottopelle e che una volta stampata l’autore o l’autrice affida al lettore. Sarà il lettore a dargli un senso. Il proprio. Ma i veri lettori esistono nel nostro Paese?

E questa è un’altra storia, un altro articolo…

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Gruppi di lettura per adolescenti: appunti di viaggio

Ho avuto la fortuna di coordinare un gruppo di lettori adolescenti ( LEGGERE RIBELLE ) che ha concluso la sua prima stagione qualche giorno fa e sento il desiderio di condividere in questo articolo alcune considerazioni tratte dalla mia esperienza. Questo blog è per me un diario professionale e anche personale, lì dove il mio mestiere e la mia vita si sovrappongono.

Io sono un’autrice, ma da vent’anni, da quando ho cominciato a scrivere storie con protagonisti ragazze e ragazzi, non ho mai smesso di leggere romanzi di colleghe e colleghi italiani e stranieri e di curiosare ovunque si parli con competenza di promozione/educazione alla lettura. Oggi essere un’autrice (etichettata) per ragazzi ha poco a che vedere con la visone romantica della scrittrice tout court.

Non so bene quando mi sia venuto in mente di provare creare sul territorio dove vivo uno spazio dedicato ai lettori dai 13 ai 17 anni, ma in realtà credo di averlo meditato e studiato per anni. Forse non pensavo neanche che un giorno lo avrei fatto davvero.

Dopo un incontro in una scuola per uno qualunque dei miei romanzi, non so bene perché, ma si finiva per restare sempre a chiacchierare di libri con un gruppo di ragazze e ragazzi, che spesso mi sacrificavano la ricreazione. Non mi è mai piaciuto fare incontri con platee enormi, dove posso spezzetto, resto ore in più con lo stesso compenso (!) ma cerco il dialogo e il confronto personale con i miei lettori. Sempre. Consigliavo libri e finivo per raccontarli in breve e vedevo occhi affamati intorno a me. Insomma la fame di libri tra gli adolescenti c’è. I potenziali lettori si nascondono ovunque.

Quello che mancava, dunque, era uno scaffale dove trovare buoni romanzi di narrativa contemporanea. Libri sconosciuti nelle scuole e poco venduti/proposti nelle librerie se non in quelle specializzate. Buona letteratura pluripremiata da anni in Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e non solo, ma per lo più sconosciuta agli adolescenti in Italia.

Come a volte capita, forse si sono allineati i pianeti giusti, ho incontrato un’educatrice territoriale Paola Zermian che crede nel potere dei buoni romanzi in età adolescenziale e una bibliotecaria indomita e quindi tutto è cominciato.

Tre importanti punti da unire per partire con un gruppo di lettura dedicato ai ragazzi dai 13 ai 17: una pedagogista, una persona che conosce bene il territorio e una lettrice forte in grado di portare agli adolescenti i libri giusti per far nascere la passione per la lettura o anche solo alimentarla adeguatamente.

Quali sono i libri giusti? Quelli che consigliano altri lettori adolescenti.

Questo è il principio da cui parte tutto. Se mi sento in grado di proporre libri a un gruppo di ragazzi è perché per anni e anni ho letto libri consigliati da lettori adolescenti esperti (come quelli, per esempio, del festival di Mare di libri di Rimini). Da lì tutto è cominciato. Ho ascoltato autori come Murail, Chambers, Burgess e parecchi altri, ho partecipato a seminari organizzati da Festivaletteratura di Mantova o Hamelin di Bologna e partendo dai gusti dei ragazzi e della scrittura di grandi autori contemporanei pluripremiati e grandi educatori alla lettura, sono nate le mie bibliografie. Anni di letture. Anni ad ascoltare consigli letterari di esperti che stimo e ammiro. Anni ad approfondire gli spunti che mi arrivavano. Anni, non giorni e solo per avere un piccola formazione. Lo riconosco.

Lo ribadisco perché un gruppo di lettura per ragazzi adolescenti non s’improvvisa. Quando s’improvvisa, scusate se lo scrivo e sono antipatica, si fanno danni o al massimo non si creano lettori (e allora un club serve solo ad alimentare l’ego dell’adulto che lo dirige). Che danni? Più che danni, occasioni perse: non si allargano le prospettive di lettura con buoni libri; non si affina il gusto per la lettura che poi con il tempo porterà il lettore a cercare altri buoni romanzi, i propri buoni romanzi, scegliendo con cognizione di causa.

I libri giusti sono quei romanzi che sono ben scritti e raccontano una buona storia e che affrontano argomenti forti e vibranti, perché se vogliamo creare lettori (o la passione per la lettura) tra i giovani adolescenti dobbiamo mirare al cuore e toccare le loro emozioni.

Di autori contemporanei perché vicini alla realtà dei potenziali lettori e vivi perché non si facciano l’idea che la letteratura appartenga solo a persone morte. (I mestieri creativi esistono anche oggi).

Scrittura contemporanea di grande qualità+una buona storia+emozioni.

Altro particolare importante è che non si deve obbligare nessuno a leggere un certo romanzo, ma si può, a ogni incontro, offrire un ventaglio di proposte invitanti e accattivanti, soprattutto se si accolgono lettori dai 13 ai 17 anni, che sono molto diversi tra loro. Noi siamo arrivati ad avere sul nostro scaffale dei libri 100 romanzi, in un anno e 10 incontri. Ognuno affronta la lettura quando vuole e quando se la sente, non c’è obbligo. Ci sono molti buoni romanzi diversi tra loro. Si può leggere di quello che interessa o stimola di più in quel preciso momento della vita, senza imposizioni. E poi ogni lettore può portare le proprie proposte di lettura.

Dunque, a ogni incontro si potrà scegliere liberamente un libro da leggere, che poi con naturalezza spesso diventano più di uno. I buoni libri mettono appetito.

Il libro letto poi si racconta/ propone agli altri giovani lettori senza fare spoiler e con l’entusiasmo o il non entusiasmo che ha suscitato la lettura. Se si sono letti gli stessi libri (capita naturalmente) se ne discute. Ne discutono tra lettori. Certi romanzi arrivano poi sul blog del gruppo sotto forma di consigli letterari. Quindi se l’argomento che attira il lettore adolescente è forte, verrà letto/vissuto, poi raccontato e quindi addirittura scritto. Tutto questo si chiama crescere con i libri, diventare lettori consapevoli e autorevoli, saper parlare e scrivere e pensare. Un’operazione delicatissima che va fatta con responsabilità nonostante sostanzialmente per i ragazzi sia solo leggere insieme. Ecco perché un’educatrice esperta di dinamiche di gruppo adolescenziali c’è, osserva, legge, supporta.

Perché un blog?

Il blog è la voce della piccola impresa di alcuni ragazzi adolescenti nel mondo della lettura; lascia una traccia nel tempo per noi e per gli altri; combatte l’immagine del ragazzo lettore come solitario e casalingo, lo trasforma in leader positivo: i ragazzi che leggono creano ragazzi che leggono.

Importanti sono soprattutto i momenti di verifica e riflessione tra gli organizzatori ma anche tra gruppi di lettura.

Ecco a cosa serve fare rete: al confronto. E serve uscire dalle pareti della biblioteca, zona confort, e andare ai festival, partecipare a iniziative collettive, incontrare autori e conoscere altri ragazzi che partecipano ad altri gruppi di lettura.

E ancora, chi si prende il piacere e l’onere di organizzare un gruppo di lettura deve fare autocritica se necessario e i conti con i bilanci di fine anno; senza timore, senza vergogna verificare con chi l’affianca i punti critici e migliorarsi, perché tutti sbagliamo e tutti possiamo migliorare.

Insomma fare le cose per bene per creare lettori adolescenti, per far crescere quelli deboli e alimentare quelli forti, non ha nulla a che vedere con l’improvvisazione sopratutto in un Paese di adulti non lettori.

Come per il teatro e per la danza così anche per la scrittura, tutti si sentono autorizzati e competenti per scrivere libri, fare corsi di scrittura o organizzare gruppi di lettura per ragazzi adolescenti (che sono cosa diversa da quelli per adulti).

Nessuno manderebbe il proprio figlio in una scuola dove insegnano docenti che non hanno una laurea e non sono abilitati all’insegnamento, ma nessuno ha problemi a comprare un libro di pessima qualità per i propri figli o per sé… ma questa è un’altra storia e un altro articolo.

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Narrazioni necessarie e il mestiere dello scrittore

Sabato scorso ero alla premiazione del Premio Salgari nella bellissima villa Rizzardi di Negrar a Verona. Durante gli ultimi mesi i tre finalisti hanno realizzato parecchi incontri con i lettori, gli studenti nelle scuole e i detenuti del carcere circondariale. È stata letta una lettera che un detenuto ha scritto a uno degli autori, il suo vincitore del Premio. Mi sono commossa, perfino l’autore chiamato in causa, Matteo Strukul, non trovava le parole per replicare, e non è persona cui mancano le parole. Mio figlio, che ha accompagnato gli scrittori nel carcere, mi ha raccontato che le discussioni sono state sempre molto interessate e ricche di contenuti. A parte il riferimento alla lettura come evasione, il carico emotivo della lettera era importante. Mi ha fatto riflettere quell’uomo e in generale l’incontro con l’autore tra le mura di un carcere.

Io credo nella forza del libri ben scritti, meno alle performance degli autori che li accompagnano.  A differenza di quello con i detenuti e nelle scuole, agli incontri con lo scrittore spesso partecipano poche persone, non tutte così interessate, se non quando sono coinvolti autori famosissimi.

Quando si diventa scrittori? mi viene da chiedermi. Aidan Chambers nelle Confessioni del giovane Tidman fa dire al protagonista (ma potrebbe essere lui a dirlo) che fino a quando non pubblichi un libro non sei uno scrittore. Vero. Come un attore ha bisogno di un pubblico per recitare, così lo scrittore ha bisogno dei lettori. Oggi si ha tutto e subito e pubblicare è semplice. Auto-pubblicazioni e piccole case editrici a pagamento imperversano ma non garantiscono lettori. Quindi direi che per diventare scrittore, checché se ne dica, bisogna anche essere testardi e tenaci e arrivare a essere selezionati da una casa editrice molto seria che abbia una buona distribuzione e creda nell’autore tanto da investire in lui fatica e denaro propri.

C’è una responsabilità nell’essere scrittori e nell’essere editori. Scrivere romanzi non è un hobby o un lavoro inutile. Le storie possono avere un grande potere, hanno un loro ruolo quando il lettore non è finto o pseudo-colto, ma ha davvero bisogno di una narrazione.  Quella lettera rendeva evidente quanto è potente un buon romanzo e come la parola scritta entri affilata nella vita di una persona bisognosa. Ma tutti possiamo aver bisogno di una storia. E forse inizialmente abbiamo più bisogno di buone storie semplici e avventurose, avventure reali o dell’anima, perché spesso leggiamo solo in situazioni di emergenza. Lì riscopriamo il valore di un libro. E non credo che unicamente le mura di un carcere circondariale creino situazioni d’emergenza e di bisogno.

Essere scrittore o scrittrice vuol dire fare un mestiere che ha un valore. Non è cosa così scontata da non doverla  ripetere. Come non lo è ribadire che lo stesso discorso vale per chiunque faccia un mestiere creativo.

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Contro l’inutilità delle storie

Ancora oggi una storia come quella dei Tre moschettieri conquista lettori e spettatori. La nuova serie tv e le recenti traduzioni del libro lo confermano. Mia madre ottantatreenne ricorda che da piccola la nonna le raccontava il romanzo di Dumas immedesimandosi e arrabbiandosi con quella maledetta di  Milady! Ai primi del secolo scorso gli spettatori si spaventavano nelle prime proiezioni del cinematografo e negli anni ’40 le radio erano a galena. Oggi I tre moschettieri è un libro che si trova ancora in libreria, spesso definito per ragazzi. Questo e altri classici rimangono i veri best seller, oggi che l’apparecchio radio non esiste quasi più e alla playstation si gioca in definizione 4K.

Giorni fa mi trovavo a cena con quattro adolescenti e una bambina. Due figli e tre nipoti. Unici adulti io e un’altra zia. Sono intervenuta nella conversazione un paio di volte e poi ho cominciato a fare quello che faccio di solito e cioè ascoltarli. È un mondo che mi affascina il loro, li seguo dai tempi ormai superati di facebook, li osservo e mi meraviglio e diverto. Sono brillanti e cambiano con una velocità impressionante. Io scrivo e il mio lettore ideale è un adolescente. Per il mio lettore ideale ho un grandissimo rispetto. Una volta ho sentito dire dai ragazzi: Basta fotografarci narrativamente nei libri! I vostri personaggi non saranno mai davvero come noi. Già, una grande verità e un colpo da ammortizzare per chi come me vorrebbe scrivere di e per loro. Dialogare con loro attraverso le storie. Non insegnare ma dialogare ed emozionarli.

Tra i responsabili dei fatto che i ragazzi leggono poco ci siamo noi scrittori e le nostre storie, ne sono convinta. Alcuni di noi sono ancora persuasi che i libri servano ad educarli e che i ragazzi non meritino la lettura dei romanzi in quanto tali. A volte è un educare subdolo, travestito, non facile da riconoscere per gli adulti, ma che i ragazzi fiutano subito. Non ce lo dicono lasciandoci l’illusione di aver scritto un bel libro, ma loro sanno. I ragazzi non si sprecano a parlare con gli adulti che non vogliono ascoltare, consapevoli che sia fatica inutile. E loro non faticano senza motivo.

Tra i ringraziamenti dei libro “Da quando ho incontrato Jessica” l’autore Andrew Norriss  scrive: “Al mondo ci sono due tipi di scrittori: quelli che si siedono e iniziano a scrivere senza avere in mente un’idea precisa di dove possa portare la loro storia e quelli a cui piace pianificare tutto prima d’iniziare. (…) Io faccio parte dei pianificatori ma nutro una segreta ammirazione per quelli che riescono a buttarsi in una storia, scrivere migliaia e migliaia di parole confidando solo nel fatto che il loro intuito artistico riuscirà a tenere le fila del discorso e a produrre un risultato finale soddisfacente. È una tecnica, lo so, in grado di tirare fuori il meglio o il peggio della scrittura, ma io l’ho provato soltanto una volta in vita mia – e questo libro ne è il risultato.” E che libro, aggiungo io. Mi ritrovo tra i primi, i non pianificatori, e mi ritrovo perfettamente nelle parole di Norriss. Questo libro non cerca personaggi adolescenti da fotografare, anche perché gli adolescenti cambiano e si adattano così velocemente ai cambiamenti che ogni fotografia narrativa sarebbe già vecchia all’uscita del libro che la contiene. No, questo libro parla di problemi attualissimi con un linguaggio contemporaneo. È un romanzo. L’empatia c’è con il lettore non perché lo scrittore cerchi di immedesimarsi nei protagonisti adolescenti, ma perché guarda quello che guardano loro. I protagonisti e lo scrittore osservano lo stesso problema sociale, lo affrontano insieme, come persone distinte che possono anche arrivare a conclusioni diverse. Non risposte, ma domande. Non soluzioni statiche, ma fluidità. Non cercare di addomesticare/educare il lettore lo considero una forma di rispetto e una buona possibilità di scrivere romanzi che restino nel tempo e sappiano dialogare con il lettore, emozionarlo.

Alcuni scrittori non leggono (sembra strano ma è così), io leggo e i bei libri mi aiutano a capire me stessa e le mie storie. Le vie da esplorare per narrare in un romanzo e quello che non devo e non voglio proprio fare.

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Chi ha paura di Babbo Natale?

Archivio e faccio bilanci. Sempre. È un vizio. E quest’anno, per l’articolo natalizio, vado sul personale.

Da ragazzina volevo fare l’attrice, sì sono stata un’undicenne folgorata su una poltrona del teatro Brancaccio di Roma; all’università scoprii il cinema, il dietro le quinte del cinema e il montaggio cinematografico: se le immagini sono la voce di un film il montaggio ne è il timbro; poi scoprii l’amore, che non ha nulla a che fare con il banale colpo di fulmine, l’amore gratuito che t’insegna a dare senza ritegno e i viaggi che però mi hanno accompagnato per tutta la vita, fino a tre anni fa. Quindi le storie prima raccontate e poi scritte.

C’è un filo conduttore nella mia vita che è il pozzo creativo e la ricerca di un’espressione che sia mia, che mi si adegui. Ho paura a definirmi scrittrice, non ho il dono di saper scrivere, ho solo imparato. Non so cantare, dipingere, scolpire. Mi piaceva scrivere sceneggiature, perchè sono un mezzo, non il prodotto artistico. Sono sempre stata creatività dirompente intrappolata in un corpo e un intelletto incapaci di assecondarla.

Dunque, infine (dai 40 ai 50 si può dire), ho vissuto tra le storie e nel mondo che le circonda con editori e scrittori, quelli bravi che conosci sui libri e a volte anche di persona. E i dubbi, la ricerca di una strada, la solitudine e gli abbandoni che ti scuotono e destabilizzano ma indiscutibilmente ti rendono viva e reattiva.

Quindi mi sono data le MIE regole, che come tutte le regole possono essere ignorate o svalutate ma restano.

Cara mia, mi sono detta, vedi di non dimenticare che…

sei una scrittrice solo quando un lettore (ragazzo o adulto che sia) ha scelto il tuo libro dopo essere entrato in una Libreria (virtuale o meno). Tra altre ha scelto la tua storia. Senza scuse, senza false illusioni o compromessi: questo è un dato di fatto.

Scrivere è durissimo e ci vuole coraggio e forza per lottare per le proprie storie; ci vuole umiltà e capacità di ricominciare, di cadere e di rialzarsi. Una scrittrice è una combattente, altrimenti è scrittura redazionale, non creativa. Scrivere per te è: non-aver-potuto-far-a-meno-di-immaginare quella storia e cercare di adoperare le parole giuste per raccontarla.

Scrivere significa mettersi a nudo, senza pudore, anche se sei brutta.

Scrivere è non riuscire a capire da dove arrivano le tue storie.

Non si costruisce un autore-personaggio ma un libro che non ti appartiene, che diventa del lettore perché è la sua immaginazione a far esistere la tua storia. Altrimenti rimane morta, sulla carta. Nei libri c’è totale libertà e questo deve far paura allo scrittore. Ti deve far paura.

Se negli anni a venire continuerò a rispettare queste regole con frutti economicamente dignitosi come quest’anno, avrò trovato il nome per il mestiere che faccio. Quel mestiere bellissimo che spaccia sogni per far sedimentare esperienze non vissute ma vive, che dona libertà e spirito critico e che migliora con il tempo come il vino buono.

Tutti abbiamo bisogno di alimentarci di emozioni: possiamo farlo con i pochi minuti di una canzone, con un paio di ore di film e con il tempo a lievitazione lunga dei libri, muri portanti sempre, in epoca digitale o analogica che sia. Essere il creatore di un piccolo sassolino di quei muri è uno sporco lavoro. Non è lavoro per chi è vanitoso, belloccio, ordinato e coordinato. Ci s’imbratta, ti manca  spesso il respiro, i muscoli dolgono e si passa per troppe vite per uscirne indenni. Eppure un buon libro è come un lavoro ben fatto e dà soddisfazione vederlo in giro. Ti avvicini orgoglioso agli scaffali in libreria, lo guardi con fare indifferente come se non fossi tu ad averlo scritto. Sei in incognito anche quando ascolti le critiche o gli elogi o le letture che tu non hai mai neanche immaginato.

Chi ha paura di Babbo Natale? Chi è Babbo Natale? E’ qualcuno invisibile.

Solo se non hai paura di essere invisibile puoi essere uno scrittore o una scrittrice. Me lo ripeto spesso.

Auguri!

Le mie storie (fino ad oggi!)

Una storia che parla d’amore

Una storia che parla di sogni

Una storia che parla di sfide

Una storia che parla di misteri

Una storia che parla di poesia

Una storia che parla di confini

Una storia che parla di avventura

Una storia che parla di coraggio

Una storia che  parla di difficoltà

Una storia che parla di amicizia

Una storia che parla di dolore

…e se sei arrivato fin qui: Buon Natale e Felice Anno Nuovo!

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Non crediamo più nelle storie?

foto-specchioQuest’anno il post natalizio è un po’ così. In realtà si tratta di una mia riflessione.

Le storie ci hanno tenuto compagnia dai tempi più antichi, hanno affascinato generazioni di bambini, ragazzi e adulti. Le ultime storie sono state quelle dei nonni o quelle raccontate mentre la sera nelle stalle ci si scaldava facendo filò. La narrazione orale ha trovato l’immortalità nella scrittura, i libri fissano le storie come il cinematografo ha fermato sulla pellicola il volto senza età degli attori. Oggi le storie non le racconta quasi più nessuno e pochi leggono i libri, ma riconoscendone il valore, le storie sono finite a scuola tra i banchi, prima o dopo la ricreazione.

Che bello!

Insomma.

Ci sono ancora i narratori? Sì, i narratori per bambini ci sono e la bellezza delle loro storie arriva in albi meravigliosi e in splendidi libri illustrati. Eppure non sempre raggiungono i bambini. Tranne il nobile lavoro di alcuni lettori volontari, a scuola quando arriva un autore si fa un “laboratorio”.

Che vuol dire? Che non si ha fiducia nella “storia”. Se si teme che questa non possa catturare i bambini la si imbriglia in altre attività: disegno, fumetto, teatrino, canzone.

Vuol dire che non è una buona storia allora, oppure che non si crede in essa. Oppure che non si credono i bambini capaci di ascoltare. Ma l’ascolto come la scrittura sono abilità e vanno esercitate. Se non crediamo nelle nostre storie e non crediamo nei bambini,  dovremmo cambiare mestiere.

Quando i bambini crescono, a scuola i libri diventano sempre più spesso un ausilio per lo studio, per l’educazione civica e quella sociale. Raramente per l’educazione ai sentimenti. Sono, a volte, il prolungamento di personalità autoriali affascinanti che diventano fulcro al posto delle storie. Giornalisti, storici, naturalisti non devono mancare tra i ragazzi e gli adolescenti, ma loro raccontano la Società, la Storia, la Natura, non “storie” (salvo eccezioni).

Non dobbiamo dimenticare che un buon libro ha il potere di istruirci empaticamente alla vita, perché allora proprio ai ragazzi e agli adolescenti arrivano più manuali che storie? Perché ostinarsi a spiegare concetti invece di lasciar vivere e sperimentare nelle storie?

Un buon libro che conquisti, emozioni e lasci ragazzi e adolescenti realmente affamati di altri libri, non arriva così facilmente tra le loro mani, nonostante gli eventi di promozione della lettura, i buoni librai e bibliotecari. Questo non perché manchino buoni narratori, ma perché non si crede più nelle storie, nel loro potere assoluto.

Un autore di libri o un illustratore tra i ragazzi e gli adolescenti dovrebbe essere sempre al servizio della sua storia, non viceversa, e sarebbe bello portare nelle scuole solo la passione per le buone storie, null’altro.

Se spacciamo buoni libri, questi creeranno dipendenza.

Capisco che vendere è il primo obbiettivo di una casa editrice e di un autore, ma come dimostrato fuori dal nostro Paese, se abbiamo fiducia nei nostri ragazzi e scriviamo buone storie facilmente arriverà anche la tranquillità economica.

Si cercano, invece, secondo me, delle scappatoie; è faticoso scalare una montagna, meglio girarci attorno, ma così facendo non sapremo mai cosa si prova quando si è in cima. L’aria fredda e tersa, il cielo di un colore indescrivibile, il grido dei rapaci, i mughi piegati, lo sguardo incerto di un camoscio, il nostro respiro che entra in sintonia con il silenzio.

Torniamo ad avere fiducia nelle storie e nei ragazzi, daremo vigore ai libri e creeremo lettori forti che sapranno costruire il loro domani con coraggio. Le storie non sono salvifiche più di qualsiasi altra forma d’arte, ma aiutano tutti noi a scegliere chi vogliamo essere in una società che ha conquistato la globalizzazione e la capacità di ignorare la sofferenza degli uomini, degli animali e della propria terra.

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AUGURI!

 

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Intervista all’autore: Giuliana Facchini (e Brik, il suo border collie) — Moony Witcher…il blog!

Come anticipato alcuni giorni fa nel post di presentazione del romanzo Io e te sull’isola che non c’è di Giuliana Facchini, oggi abbiamo una chicca per voi lettori…un’intervista con l’autrice in cui poter scoprire cose nuove su di lei, il suo amico Brik, il romanzo e le altre sue opere. Se alla fine dell’intervista avrete altre…

via Intervista all’autore: Giuliana Facchini (e Brik, il suo border collie) — Moony Witcher…il blog!

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Un sabato a Mare di Libri, il festival dei ragazzi che leggono

13510587_1233941283297615_1697404263_nSono una scrittrice (più o meno) per ragazzi (più o meno), ma sono anche una lettrice forte di letteratura per ragazzi e vado spessissimo agli eventi dove si presentano gli scrittori per ragazzi. Ieri a Mare di Libri avevo un programma sostanzioso Murail-Carey-Geda&Magnone-Niven.

Se il mondo della letteratura per ragazzi fosse un’arancia, la letteratura-Murail ne occuperebbe metà. Lei è stata espansiva, teatrale, luminosa; ha parlato di scrittura emozionale, di doni, di gratuità, di grandi classici. Ha battuto tre colpi con la mano sul tavolo come accadeva in teatro prima dell’inizio delle rappresentazioni. Nell’altra metà dell’arancia prenderebbe posto la tipologia Geda/Magnone con Berlin. Un romanzo che ho apprezzato: avventuroso, avvincente distopico e che esce dalle pagine e arriva ai ragazzi anche per vie diverse, con due canali You Tube e interazioni multimediali, si spera in una trasposizione in fiction.

Carey non mi coinvolge. La Niven non è arrivata con un volo di linea ma è uscita direttamente dalla foto della quarta di copertina e potrebbe essere uscita da un film americano contemporaneo. E’ uno stereotipo: patinata, dalla voce sottile, con un sorriso fisso; arriva con un’entrata da Oscar tra gli applausi. Il suo “Raccontami un giorno perfetto” (sotto c’è il link con la mia recensione del libro) l’ho iniziato alle nove di sera e finito alle quattro del mattino. E’ fortissimo, tratta il tema del suicidio adolescenziale. (Nel piccolissimo ho toccato questo tema in un mio romanzo: Il mio domani arriva di corsa). Simonetta Bitasi, molto brava, non la intervista, ma passa la parola ai ragazzi e le domande (come era prevedibile) sono indicative e importanti. Si indaga sull’autrice e le sue emozioni, visto che è un romanzo largamente autobiografico (Anche- ma molto di più- nell’incontro con Laura Roveri per Chiamarlo amore non si può, le domande delle ragazze erano indirizzate a capire cosa lei avesse provato nel momento in cui subiva violenza e la cosa mi fece riflettere). Poi arriva una domanda pesantissima, a mio parere, e una ragazza sostiene che il suicidio sia un tema trattato generalmente con superficialità e che la sua poetessa preferita è morta suicida. Il fascino della morte fa capolino in una sala gremita di giovani. Parlando con una persona professionalmente competente in materia di suicidio adolescenziale, ho appreso che ha carattere emulativo. Il romanzo della Niven è scritto in modo efficace, ha un protagonista molto affascinate, vivo perché venuto fuori da un vissuto che vuole addirittura consacrarlo; è una storia scritta alla fine di un percorso quasi terapeutico. Mettiamoci anche che uscirà un film tratto dal libro e il valore “economico” che sta dietro a un best seller.

Ho avuto da pensare per tre ore e mezza di macchina, mentre guidavo per tornare a casa da Rimini: i fari delle auto m’infastidivano in una notte nera e pastosa su un’autostrada poco trafficata mentre la radio, a bassissimo volume, gracchiava; avevo un volontario felice addormentato accanto e, seduta sul sedile posteriore, la camicia di forza del mio senso di responsabilità. “Raccontami un giorno perfetto” mi ha colpito e coinvolto e non so che posto avrebbe nell’arancia, anche se so che ci sta.

Recensione di Raccontami un giorno perfetto di J.Niven

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Merry Christmas & Happy New Year!

WP_20151220_022Ecco i nostri auguri!

Auguro a tutti un sorriso e spero di regalarvelo con una poesia in dialetto romanesco di Trilussa poiché l’umanità pare non cambiare mai! Un pensiero caro soprattutto agli amici che in questo momento necessitano di cure mediche e a quelli che soffrono anche solo un pochino.
Un sorriso a tutti poiché, come il riso, fa “buon sangue”!

Buon Natale 2015 e 

Felice Anno Nuovo 2016!

Ma… a Natale regaliamo un libro!

Il vetrina con il mitico sorriso di Brik il mio “Come conchiglie sulla spiaggia” con le poesie di Roberta Lipparini e le illustrazioni di Erika De Pieri per le Edizioni Paoline.

fiutconcUna storia delicata e avventurosa che racconta però di alcuni bambini costretti a lavorare per assemblare giocattoli di contrabbando. Poniamo l’attenzione su una realtà terribile come il lavoro minorile, attraverso gli occhi di Toni, una bambina pestifera!

Ecco il video di presentazione del libro!

Per gli altri miei libri vi rimando a I libri della Umi

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I libri camminano da soli

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I bei libri hanno gambe proprie e non hanno data di scadenza.

Ho incontrato un libraio e abbiamo cominciato a parlare di un mio libro e di come lui lo avesse portato nelle scuole e avesse parlato ai ragazzi attraverso le pagine. Io ascolto affascinata e commossa ogni volta che qualcuno entra in un mio romanzo e me ne parla. Ho la certezza solo in quei momenti di aver lanciato un’emozione come fosse un sasso in uno stagno, di aver prodotto qualcosa di vitale che ha generato cerchi concentrici attorno a una storia.

Di questi tempi, spesso i libri sono accompagnati dall’autore e portati per mano. Alle volte non si capisce bene se sia per la vanità di esibirsi dello scrittore, per una forma d’intrattenimento sociale o per una vera necessità di marketing.

Quando si tratta di promozione alla lettura tra i ragazzi, gli autori possono avere un gran peso poiché è opinione comune che i giovani non leggano. Quando mi chiamano nelle scuole, VOLO a parlare di libri e della passione per la lettura, ma la soddisfazione più grande arriva quando capisco che una mia storia si è fatta largo da sola tra le emozioni del lettore. Perché un libro, se è un buon libro, vive da solo e a lungo.

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P.S. … vabbè può anche capitare che il Mostro Fuori Catalogo ci metta lo zampino e potremmo discute su quando dura “a lungo”, ma queste sono altre storie!

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CINEMATOGRAPHE LUMIERE

WP_20150829_10_48_04_ProPer me viaggiare è un bisogno, una necessità vitale… e credo che al giovane Brik piaccia accompagnarmi! Viaggiare con i libri, i film, a piedi o nel tempo.

Sulla costa francese, tra Tolone e Marsiglia, c’è un paese dove si trasferì Antoine Lumière, il padre di Auguste e Louis, e c’è un cinema: il cinema Eden, il primo della storia. La prima proiezione a pagamento per 33 spettatori, come scrivono i manuali, avvenne a Parigi nel Salone Indiano (oggi al suo posto c’è un hotel e un parcheggio) annesso al Grand Caffè su Boulevard Des Capucines, nel dicembre del 1895, ma qualche mese prima i fratelli Lumière proiettarono gratuitamente per amici e parenti “L’arrivo del treno alla stazione di La Ciotat” nel cinema Eden. Distrutta, restaurata fedelmente con coraggio e passione e riaperta nel 2013,  quella sala cinematografica parla di sé. Le foto antiche e i fotogrammi di una proiezione in bianco e nero riportano indietro nel tempo. La cordialità spontanea della giovane donna che ci accompagna all’interno del cinema Eden annulla le barriere mentre comunichiamo un po’ in francese, un po’ in inglese, un po’ con quei sorrisi che affiatano e narrano passionidaspo 2015 comuni. I luoghi, poi, parlano da soli, basta saper ascoltare. Anche quella sala rossa racconta: le foto che la ritraggono diroccata rattristano e i proiettori d’epoca cancellano più d’un secolo di tecnologia. Della settima arte percepiamo il fascino degli inizi, la scommessa del brevetto Lumière e le multisala dolby surround ci paiono fantascienza. “L’arrivo del treno alla stazione di La Ciotat”, girato nella stazione a qualche centinaia di metri dal cinema e non troppo cambiata, scorre nella testa: sorridiamo davanti allo sgomento degli spettatori di allora; immaginiamo i loro volti stupefatti nel vedersi venire incontro la locomotiva nera (da notare l’inquadratura angolata che dà profondità alla scena).

E’ così, mentre alcuni distruggono, altri ricostruiscono con passione piccoli fotogrammi del passato e tutti noi non possiamo che essere loro grati.

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Site de L’Eden Théatre

 

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Canine English Version!

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Brik è un border collie e non poteva tradire le sue origini… quindi ha deciso che il suo blog avrà una Canine English Version!

Being a Border collie, Brik couldn’t ignore his origins and therefore decided to have also a Canine English Version of his blog.

 

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Orma Rossa

Cureranno le traduzioni dei suoi articoli la freelance Gingerbell Orma Rossa e la sua assistente Gingerbell Glen Grant.

Freelance Gingerbell Orma Rossa and her assistant Gingerbel Glen Grant will translate his articles.

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Glen Grant

 

 

 

 

 

Alla tastiera del pc per loro, l’umana di riferimento Anna, alla quale va un caloroso benvenuto!

On behalf of Orma&Glen Anna, their human mentor, will be at the pc keyboard… welcome on board!!!

 

Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali

come fare gli auguri senza mentire

 

Come faccio a fare gli auguri di buon Natale?

(Ascoltate e continuate a leggere 🙂 )

“It’s not time to make a change – Just relax, take it easy”

BORDER PANETTONE

Una volta si poteva festeggiare perché non si sapeva nulla, il mondo era piccolo intorno a noi. Nelle difficoltà ci si univa e ci si aiutava, c’erano le chiavi sulla porta di casa, ci si conosceva tutti o quasi. Eravamo un solo panettone pieno di uvetta e canditi.

“You’re still young, that’s your fault – There’s so much you have to know”

pand

I bambini, loro sì, possono festeggiare, loro vivono un mondo bambino. Possono sognare e ignorare: non sanno ancora tutto. Vivono nel pandoro soffice e spolverato di zucchero a velo.

“All the times that I’ve cried – Keeping all the things I knew inside – And it’s hard, but -it’s harder – To ignore it”

Io, adulta, come faccio a festeggiare ignorando la morte di tanti rFoto0280agazzini, la schiavitù e la violenza sulle donne e sulle bambine? Le mutilazioni e le feroci morti inutili? Come posso ignorare esseri viventi ingabbiati, torturati, divorati senza pensare al loro cuore che batteva, ai loro occhi che nascondevano paura e rassegnazione, al loro essere nati, senza saperlo, solo per essere consumati. Nessun ciclo della vita per alcuni. Niente etica nella morte, niente dignità tra gli uomini. Che faccio: addobbo l’albero? Siamo torrone incenerito, carbone amaro e polveroso.

“Find a girl, settle down – If you want, you can marry – Look at me, I am old – But I’m happy “

Eppure è Natale, non si può dimenticare. La natalità è la scintilla dBryceella creazione che assomiglia a quella dell’immaginazione. E ci vuole immaginazione per una vita che si rinnova instancabile, nonostante tutto, negli esseri umani, negli animali, negli alberi e nei fiori. Né padri, né madri, indiscriminatamente siamo tutti genitori di semi di stelle luminose oppure oscure. Tanti doni in uno: la vita che è colostro al sapore di vino moscato.

“I was once like you are now – And I know that it’s not easy”

Ho fatto nascere le mie stelle, le ho allevate a tè, latte e buone parole, spostate di tana in tana trattenendole peFoto0663r la collottola per non far loro del male e adesso vanno e sono meravigliose, scaldano il cuore. E non è tutto: alcune mi scodinzolano attorno, altre fanno nido sul mio grembo con fiducia, altre saziano lo sguardo, verdi e legnose o esili e profumate.

 

“To be calm when you’ve found – Something going on – But take your time, think a lot”

Solo la vita posso festeggiare, ogni giorno e ogni Natale, il bambino che non è ancora nato, un fiore che non s’è seccato, un randagio sottratto alla fame, un sogno a qualcuno regalato. Piccoli morsi natalizi possono saziare e solo pensando in PICCOLO posso festeggiare: panforte e pasta di mandorle!

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Buon Natale dalla Umi e dal Brik

…auguri sinceri di Buona Vita, quindi, sulle note di “Father and Son” di Cat Stevens, a tutti gli esseri viventi a due e a quattro zampe, con radici oppure no.

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scortecciando…

La fauna umana è curiosa.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ad esempio in estate nei paesi montani s’incontrano vip un po’ incoscienti con cani giganti.

Poi ci sono quelli che salgono in montagna in funivia, che non vanno oltre e senza sporcarsi gli scarponcini da trekking danno da mangiare ai gestori dei rifugi (rifugio suona meglio di ristorante e sa di vacanza) e manco scendono a piedi nel bosco! (…magari la signora dell’articolo precedente aveva ragione che da lì passano in pochi!)

il brik ha deciso di scortecciare il nostro prossimo albero di natale
il brik ha deciso di scortecciare il nostro prossimo albero di Natale

Poi ci sono i residenti, i montanari un po’ ruvidi non ancora avvezzi al turismo, quelli come l’anziano boscaiolo che abbiamo incontrato su un sentiero forestale. Un sentiero solitario e bellissimo perché tutti salgono fino alla malga per la stradina carreggiabile a piedi o in pulmino. L’anziano pensionato stava scortecciando un albero con la motosega (!), ma si è interrotto per lasciarci passare e si è quasi stupito di trovarci lì. Ha fatto una pausa per riposare un po’ e per raccontarci che molti di quei sentieri li aveva tracciati lui, ex-forestale. Poi ha spiegato che il suo superiore raccomandava di non fare come quelli del CAI, che tracciano in perpendicolare su verso la cima, ma insisteva tanto nel volere sul sentiero anche il nonno con il nipotino per mano. Quindi i sentieri dovevano andar su dolcemente perché chi sale possa guardarsi attorno e assaporare il bosco. Con simpatia e un pizzico di pudore ci ha confessato pure di chiamarsi Pino! Io e il fratello umano del brik lo abbiamo ascoltato con piacere mentre il border risposava sdraiato in una pozzanghera (aveva piovuto!). Un incontro speciale di chiacchiere nel bosco che ci ha regalato qualche briciola di vita vissuta al sapore aspro di montagna. Pino neanche sospettava di aver incontrato una mangiatrice di storie come me!

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E poi, tornando in argomento, c’è un tipo di camminatori, quelli poco seri, tra cui siamo anche noi,  con l’attrezzatura costruita negli anni e quindi non alla moda, con gli scarponi usatissimi (“… perché solo quelli vecchi sono buoni per camminare a lungo” – permettete l’autocitazione dal mio “Invisibile”), un cane al fianco e la curiosità di scoprire silenzi e profumi, vette e cielo, per cercare quel che resta della nostra umanità nel bosco e tra i monti.

Giuli

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Liberi Abbai in Liberi Giorni


Durante il mese di agosto io e il compagno di coda ispiratore della mia penna ci prenderemo un mese di articoli a libera abbaiata: scriveremo senza un ritmo regolare, seguendo l’ispirazione o il scodinzolio del momento… ci piacciono le buone abitudini solo se possiamo infrangerle!

Se la sottoscritta non deciderà di cambiare mestiere, ci ritroveremo a settembre per essere di nuovo qui con regolarità. Regolarità? …leggere attentamente gli articoli di questo blog può avere effetti collaterali anche gravi: potresti desiderare di adottare un cane o un gatto, potresti desiderare di giocare con loro e il gioco genera dipendenza! A presto!

            Giuli&Brik

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