Pubblicato in: Colpi di coda

colpi di coda

Un piccolissimo micio miagola disperato in cima a un albero, c’è appena stato un forte temporale, è zuppo e disperato. Nel parco molti passano e tirano dritto, ma circolano anche parecchi umani con i loro cani e tanti si fermano. Si crea un capannello di persone pronte a soccorrere il piccolo e un crocchio di cani che abbaiano, si annusano e scodinzolano festosi. Occhi umani e canini puntano in su in cerca tra le fronde dell’albero del micino urlante. Una ragazza chiama alberoi vigili del fuoco, impegnati in mille chiamate a causa del maltempo. Arriva un giardiniere fornito di scala ed io e Bryce ci allontaniamo cercando di disperdere la folla. Se fossi un gatto neanch’io scenderei da quell’albero ai piedi del quale si è raccolto un branco di cani! Alla fine vedo da lontano la ragazza che stringe al petto il piccolo e se lo porta a casa: quando un branco di cani salva la vita a un gatto!

Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

come una vera star

Era stata richiesta la collaborazione del giovane bricchetto per un cortometraggio che mio figlio stava girando per un progetto scolastico. Sicura del successo, mi sono presentata sul set con Gingerbell’s Viper Bryce (col nome completo per l’occasione) elegantemente al guinzaglio. Il border avrebbe dOLYMPUS DIGITAL CAMERAovuto sedere ai piedi di un musicista di strada (mio figlio) ma ovviamente il border se n’è ampiamente infischiato del copione. Dopo aver pecorizzato la troupe, raccattato le briciole del coffee-break ed essersi piazzato in posa sfingea per trenta secondi (trenta secondi nei quali ha spaccato l’obbiettivo con la sua sfolgorante bellezza e dignitosa alterigia che poco avevano a che fare col personaggio richiesto: il cane di un punkabbestia) ha abbaiato protestando vivacemente per noia, coprendo le voce e le note del musicista. Già mi vedevo sul tappeto rosso con al guinzaglio il novello Rex dal fascino inglese alla Rupert Everett e già preparavo il curriculum inserendo la sua partecipazione alla nuova cinematografia sperimentale, e invece il giovane bricchetto è stato cacciato dal set perché indisciplinato. Nonostante le coccole delle maestranze e degli attori ce ne siamo tornati a casa: io con la coda tra le gambe e lui con un bastone da sgranocchiare tra i denti. Per lavare la vergogna del fallimento ho invitato la troupe a pranzo e allora Gingerbell’s Viper Bryce si è esibito nella sua migliore interpretazione del cane mendicante, elemosinando bocconcini sotto la tavola e accucciandosi a terra con aria denutrita e affamata. Morale: nella vita è sempre e comunque tutta una questione di motivazioni!

Giuli

Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

Una ragazzina e il suo cane… letteratura!

lupoSono cresciuta con i libri “per ragazzi” di una volta e spesso i giovani protagonisti avevano un cane. Era un classico. Sono cresciuta con questo mito ma non potevo tenere un cane. Leggevo di Buck e di Elsa e nutrivo tutti i gatti del quartiere ma non avevo un cane. Al giorno d’oggi questo mito è svanito, ci sono molti gatti o cani nelle famiglie, ma i miti dei ragazzi sono altri. Lasciamo ai figli poche responsabilità, loro si adeguano e quindi si perde qualcosa, perché la relazione responsabile con un cane, ma anche con un gatto, aiuta a crescere. Io ho imparato a prendermi cura di un gatto prima che di un figlio e anche la morte di un animale, che quasi sempre sopraggiunge prima della nostra, fa crescere. Se la letteratura è catartica e aiuta un ragazzo a vivere le situazioni difficili nel mondo dell’immaginazione, la convivenza con un animale lo mette alla prova nella vita reale. Certo, oggi la vita è diversa rispetto a un tempo: difficilmente un ragazzino se ne può andare a zonzo in campagna con il proprio cane alle calcagna, tanti vivono in città e molti sono strangolati dagli impegni fin dalla più tenera età. Già. Curiosità e desiderio di entrare in sintonia con un cane come Bryce mi hanno spinta da subito a cercare di conoscerlo meglio. Da romantica sognatrice leggo nei suoi occhi quell’ innato bisogno di essere border, di essere pastore, di essere libero e indipendente. Bryce è un cane da lavoro, io l’ho voluto e lui si accontenta. La sua testa lavora com’è giusto che sia, si adegua ad assistere agli incontri con l’autore, a viaggiare in auto per ore, a seguirmi nei mercati. E’ un border, può tutto. Cerco di compensarlo con lunghe camminate, appena posso lo porto in montagna a correre e sgranocchiare bastoni, ma so che non può bastare. Sono approdata all’agility e questa disciplina non mi dispiace. Per esempio dopo un giro sbagliato tra gli ostacoli, l’istruttrice dice: “premia il cane, gioca con lui, tu hai sbagliato, non lui!” Ecco la prima grande lezione dell’agility: il cane è un compagno non uno strumento! Lui non sa nulla di competizioni ed è questa delicata-diversa-prospettiva la discriminante fondamentale. Come la mia prima lezione di barca a vela (secoli fa!) fu quella di ribaltare e poi rimettere dritta la barca, lezione utile per sopravvivere in mare, così la prima lezione in agility è quella di rispettare il cane per una sopravvivenza felice! E imparare a rispettare l’altro è un ottimo esercizio per chiunque. In agility bisogna mettersi all’altezza del proprio cane, capirlo e la posizione delle spalle e dei piedi sono indispensabili per comunicare con lui. Movimento del proprio corpo all’aria aperta e relazione con un altro essere vivente ecco perché consiglierei l’agility ai ragazzini, almeno a quelli che oggi non hanno un pezzo di campagna per gironzolare con il loro cane!

Giuli

Pubblicato in: Pensieri canini

Ti presento la Umi!

Dicono che i cani si affezionino soprattutto a un componente della propria famiglia, non è il mio caso, io sono multi-umano. Forse ho ancora una piccola preferenza per un certo umano che avevo addestrato alla perfezione: lanciava la pallina esattamente come gli avevo insegnato, non sbagliavamo un colpo!

Comunque, io mi sento molto autonomo come tutti i border e non disdegno neanche un giro di agility con conduttrici carine e brave perché diciamocelo la Umi, la mia attuale conduttrice, è un po’ imbranata: non corre velocemente e sbaglia tubomano o piede! Esco da un tubo a velocità supersonica, coda bassa, orecchie attente pronto ad affrontare l’ostacolo previsto, pronto a volare fino al prossimo tubo e mi trovo la Umi che indica un salto, poi ci ripensa e mi da uno short, ma no era un out… cosa cavolo deve far un povero border preparato a recepire il comando in un nano secondo quando si trova una conduttrice che gli legge un trattato sulle indicazioni stradali negli sport cinofili? Cosa faccio? Mi fermo e mi do una leccata di zampa? Prendo una lappata d’acqua e improvviso un bidet?

Vabbè però la Umi è la Umi! La Umi è dolce, lei è una libera sognatrice con una lieve propensione ball-breaking. Sì perché è fissata che mi deve educare (illusa). Per esempio sui campi di agility non vuole che si abbai agli altri cani che lavorano tra gli ostacoli cose del tipo: faccio-io faccio-io, toglietevi, lasciatemi entrare che sono più bravo!

La Umi scrive per ragazzi perché non potrebbe fare altro: ama l’avventura, i pirati, i boschi, i cani e i gatti. La Umi fa le vocine e fa parlare me, i felini di casa e, unIMG_6632a volta, ha perfino dato voce a un millepiedi. La Umi era la gioia dei suoi cuccioli; loro sono cresciuti, io sono cresciuto ma lei è rimasta come era. E’ per questo che sto con lei e sono la sua ombra. I cani, quando possono, stanno dove c’è bisogno di loro e infatti qualcuno deve pur tenere la Umi  con i piedi per terra! Certe volte lei è un po’ triste e l’unica cosa che ha voglia di fare è camminare. Sia chiaro, scarpinare le piace ovunque e comunque: con il sole, con la neve, con la pioggia o con il vento! Capita raramente, ma capita, che camminiamo per ore uniti da un guinzaglio lungo e mollo ma ognuno di noi sta coi propri pensieri. Io annuso, studio, marco il territorio mi occupo delle mie faccende di cane e lei procede puntando gli occhi a terra, ma non guarda dove mette i piedi. Quando ci fermiamo la invito a giocare: m’inchino, scodinzolo, abbaio allegro, ma lei niente e allora lascio stare, tanto so che è questione di poco e poi torniamo a essere felici!

Voglio rassicurare tutti per quanto riguarda l’agility: non tutto è perduto! Tanto si può dire della Umi ma non che sia una dall’autostima altissima, sa di essere una schiappa e si adopera al meglio per porvi rimedio. Il mio rimedio migliore si chiamerebbe “fratello”, non dico altro, ma insieme siamo gran fighi: praticamente una Ferrari con John Lennon al volante!

Bry

Pubblicato in: Colpi di coda

colpi di coda

 

 

Dalì, il mozzo
Dalì, il mozzo

“Corpo di mille belene! Sta salendo su!” miagolò Dalì il mozzo che era di vedetta.

Brik il pirata si arrampicò sull’albero di trinchetto (la scala a chiocciola) per arrivare sulla coffa (la mansarda) dove mister Jones (il gatto) sonnecchiava.

“Ehi!” disse quest’ultimo aprendo appena un occhio “Rischiate di rompervi l’osso del collo, amico. Non son cose da cani!”

mister Jones
mister Jones

 

 

Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

Chiacchiere di buon vicinato…argomento? Coprologia!

Sono scivolata, ahimè, sulla buccia di banana delle beghe tra vicini di casa e purtroppo alle otto del mattino mi sono beccata un’arrogante accusa: il mio brik faceva i bisogni nello scivolo dei garage e io ero una sporcacciona! La vicina di sinistra (di cani fornita) che mi conosce da sempre, sconsolata scuoteva il capo dietro al neo-arrivato-vicino-di casa che sparava l’invettiva  e se ne andava. Lei glielo aveva detto che non poteva essere Bryce a sporcare sullo scivolo! Con una sola tazzina di caffè nello stomaco non nego di averla presa male, ma dopo un buon tè e fette di pane tostato con burro e marmellata l’umore è migliorato. Superato lo shock da calunnia, rimaneva il problema cacche. Effettivamente se tutti i cani residenti erano innocenti chi era il colpevole che da circa un mese ogni tanto insudiciava lo scivolo?

La risposta è un classico: i gatti.

La vicina dirimpettaia è un’amica, gattofila e animalista nonché lettrice appassionata di gialli efferati con protagoniste patologhe varie. Perché non chiedere consiglio a lei per riabilitare il buon nome del brik con prove schiaccianti? Con mente logica, sedute al tavolo del suo giardino abbiamo concordato che gli unici a poter saltare le recinzioni e il cancello elettronico chiuso erano i gatti. Ma chi di loro? Diciamo che ce n’è una bella combriccola, ma da gattofile noi conosciamo i nostri polli (cioè gatti). Che sia Tommy? Oppure il mio Indi? Magari il rosso pelosone che abita nelle case in fondo? O la tricolore che sta al di là della via? Servivano ulteriori riscontri e la discussione si è spostata sulle dimensioni. Il reperto era notevole e quindi si doveva presupporre appartenesse a un gatto grande? Con schiacciante logica da “Bones” l’indagine è andata avanti: non necessariamente la “stazza dell’espulsore” interferisce con il diametro della deiezione, è più una questione d’intestino. Poi, anche l’alimentazione del felino poteva avere un peso: crocchette o umido? Ogni dettaglio tornava utile alle investigatrici della nuovissima serie “Shits”. Il suddetto Tommy lasciava giornalmente un “dettaglio” nel giardino della vicina dirimpettaia, ben scoperto, i reperti dello scivolo erano disponibili, mentre di Bryce non si poteva recuperare nulla di solido dato il mal di pancia in corso. (Quindi, in pratica, era senza alibi.) L’osservazione diventava fondamentale. IL neo-vicino (beato lui) era in ufficio e quindi non poteva essere ammesso al tavolo (quello del giardino) di discussione, ma fu invitata la vicina di sinistra. Risultato: i cani residenti furono assolti. Dal confronto emerse che il reperto più grande era stato espulso da un intestino di felino senza dubbio alcuno, ma PC alla mano, vermiciattoli disidratati e scurissimi, risultavano essere deiezioni di riccio. Quindi il panorama si apriva a nuove prospettive. Il sopraccitato Tommy dal confronto effettivo avrebbe potuto essere prosciolto, ma non conoscendo l’esatto menù del giorno non lo si poteva assolvere del tutto. La vicina di sinistra ha infine portato concretezza alla discussione e proposto di mettere in un angolo del garage una lettiera per gatti come gentile invito per il nottambulo senza gabinetto. E’ subito apparsa una soluzione sensata sebbene difficilmente sarebbe stata adottata dai ricci. Nessuna si è offerta di informare il neo-vicino sulla soluzione trovata al problema, ma la soddisfazione generale era palpabile.

Metti insieme una scrittrice squinternata, un’amante della natura e una donna concreta e avrai una storia divertente, una soluzione pacifica e un esempio di solidarietà femminile.

P.S. Detto tra noi e seriamente (!) spero che i gatti che si contendono il territorio denominato “scivolo” si accontentino di giocarsela a carte scoperte sul tavolo-lettiera!

scivolo

Per rispetto del lettore non allego le foto dei reperti ma una foto di Bryce fatta una delle poche volte mentre giocava sullo scivolo dei garage. Trovata una palla da calcio mezza sgonfia l’aveva  uccisa, sbranata e scuoiata. Non fece altro: lo giura!