Pubblicato in: Come nascono le mie storie

Inferno freddo, come nascono le mie storie

Un po’ thriller, un po’ giallo, un po’ avventura, come al solito nei generi ci sto stretta!


Pelledoca è una bella casa editrice e Lodovica Cima la conosco dai tempi di Invisibile che ha dato una svolta iniziale importante alla mia carriera e al mio percorso di scrittura. Ci sarebbe piaciuto pubblicare qualcosa insieme, ma io non avevo in progetto di scrivere nulla che si accordasse con la casa editrice sua e di Susanna Busnelli.


Poi un giorno, per caso, sistemando i tanti file con i plot e gli appunti delle storie ancora da scrivere ho trovato Inferno freddo.
Dico da sempre che non mi basteranno gli anni che mi restano da vivere per scrivere tutte le storie che vorrei. E parlo solo di quelle che resistono, quelle che a mio giudizio non mollano nel tempo il loro potenziale. Sono lenta a scrivere e non so mai da quale iniziare.


Sono figlia di una appassionata di gialli, ho ereditato intere collezioni di Christie, Stout, Queen, Camilleri e svariati altri e altre, ho letto moltissimi di quei romanzi da ragazzina e poi basta, quasi un rifiuto; negli ultimi anni sono tornata alle serie tv thriller e poliziesche con risvolti psicologici, e come per un incauto caso del destino ho preso in mano quegli appunti.

Sono riaffiorati i ricordi vividi di quando ancora sciavo, delle cime innevate e dei pini e degli abeti visti dall’alto della seggiovia, dei figli che ancora venivano a sciare con me e loro padre, quando ancora il mio divorzio era impensato. Quelle righe erano fotografie di cui sentivo profumi e atmosfere.

Ci ho lavorato subito, prima solo di testa per capire se funzionava dove volevo arrivare, come strutturare la storia e cosa poteva lasciare nei lettori e nelle lettrici. Ho mandato la prima buona stesura a Lodovica che l’ha accolta subito e poi ci ho lavorato ancora molti mesi, non avevo urgenza potevo cercare di fare il meglio, sapevamo che sarebbe uscito nel 2026.


Il mistero c’è sempre stato nelle mie storie, ma qui è il centro su cui gira tutto.

La paura e il freddo, quelli a monte e quelli a valle, l’ambiguo e l’impensabile, la natura bellissima e spaventosa, la vita e la morte, il senso della comunità e il suo esatto contrario, l’incoscienza di Theo e la dolcezza di Alberto che non risolvono ma che sono risolti da quello che vivono.
E poi un mio piccolo pezzo di cuore, un vecchio con le ciaspole appese alle zaino e con lui un cane selvaggio nell’animo ma domestico al suo fianco.

Giaccone, berretto di lana e muffole, preparare una cioccolata calda da sorseggiare lentamente e poi cercare un pezzo di cielo bianco, una montagna lontana, un parco cittadino gelato e sedersi.

Che i profumi del bosco siano con voi e i fiocchi di neve vi bagnino il visto, che l’avventura vi coinvolga, affanni, tolga il respiro, che i pensieri si arrovellino e arruffino.

Buona lettura!

Grazie a Lodovica per la rinnovata fiducia e a Susanna che mi ha sempre fatto sentire ben accolta.

Pubblicato in: Colpi di coda

Un libro dedicato a un cane…

Io e te, te e io.

Sei un cane da lavoro, fai il cane di famiglia.

Ti adatti a ogni cambiamento e mi saluti sempre al mattino saltando sul letto pieno di allegria. Non conosci il domani e vivi il presente sempre con la stessa gioia.

Non sei un cane facile. Ti ho dedicato Huck perché so che saresti potuto essere così e forse già lo sei e per questo non sei facile.

Sono solo cani, vero, ma posso educarci ad ascoltare, ci insegnano a decifrare quello che nessuno ci dice, sono una palestra per vivere con senso.

Gli animali ci rendono più umani.

A Bryce ho dedicato I segreti di Huck, Mimebù Edizioni, un romanzo che nasce con lui, ma che fatica a essere letto, a essere visto. Forse è colpa dell’autrice, non certo del cane.

Te e io, io e te.

Camminiamo insieme.

I segreti di Huck

I segreti di Huck – Come nascono le storie

Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

… camminare in montagna con un cane

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Camminare con un cane mi piace, in montagna è speciale. Non ho mai amato gli estremismi, dove posso andare con un cane per me va bene, nessuna ferrata o altro. Certi sentieri m’intimoriscono, è giusto così: la paura ci rende più vivi. Il coraggio non ha nulla a che fare con l’incoscienza. Mi piacciono i rifugi montani, come le chiese, quando non c’è gente: ci si guarda intorno, si riposa, si scambiano due parole col gestore, due, non di più, se è un vero montanaro. Quando si conosce il suono del silenzio si sanno scegliere le parole. Il mio zaino, aggiustato ma ancora affidabile, ha ameno dieci anni: l’onore più grande che si può fare agli oggetti è quello di usarli fino alla fine. Penso valga anche per la vita. Ho sempre odiato gli sprechi.

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