Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali

leggere l’amore

D’amore s’è sempre letto, ora di più.

Al Festival della letteratura di Mantova, anni fa, vidi un bellissimo docufilm: Love between the covers, che raccontava il fenomeno del romance in America, soprattutto negli USA; le settimane full immesion con l’autrice del cuore, la sorellanza tra le scrittrici e il sommerso dei sottogeneri. Un mondo che esiste e persiste (molto in e-book) e dal quale di sicuro proviene il contemporaneo fenomeno del romance, tutto cartaceo, adorato dal pubblico femminile in età adolescenziale e preadolescenziale.

Una scelta di lettura che non lascia più spazio ad altro, non c’è nulla da fare. Un love-di-qua-love-di-là al femminile adorante.

Insomma quelle che leggevano di più, che non badavano al protagonista maschio o femmina, che trascinavano l’amico al gdl, hanno spazzato via ogni argomento esotico o ribelle per tuffarsi in un solo genere. Che diventa una dipendenza come di dipendenza spesso racconta. 

Giorni fa una ragazza diciassettenne del gruppo di lettura mi ha detto che era venuta proprio per allontanarsi dal romance di cui era satura. E menomale. A volte capita ancora. E comunque in lei ho avvertito – ma magari è stata solo una mia impressione – una punta di disillusione, come se stesse facendo i conti con la realtà dell’innamoramento così diverso da quello nelle pagine. 

Io stessa ho aumentato la proposta di buone storie d’amore nei gdl, che vengono subito scelte e per fortuna generano spirito critico e immediato confronto con la lettura di consumo, ma lasciano anche sullo scaffale altri romanzi originali, altri temi potenti della scrittura contemporanea per giovani adulti.

Le ragazze hanno fame di storie d’amore e pare che non ne abbiano mai abbastanza, almeno dai dodici ai diciassette anni, la fascia d’età che prevalentemente incontro nei miei gruppi di lettura.

Insomma, menomale che c’è anche qualche maschio che legge altro, dando ancora soddisfazione a Chambers e Murail. 

E il mondo femminile si intrappola da solo, cerca di addomesticare il genere rifacendogli il look, dicendo che si parte da lì e si arriva a leggere altro, ma raramente accade, perché la regressione e la semplificazione passano sotto pelle. È il potere delle storie, la capacità di farti provare emozioni e pervaderti dall’interno, la prerogativa contro cui nessuna predica funziona. Nessun buon proposito. Anche se non ce ne rendiamo conto.

Il loop del romance abbassa la soglia di concentrazione, si fatica a leggere altro, a leggere diverso, ci si ferma, diventa un non mi prende, non vado avanti.

La canzone di Orfeo, di D. Almond è diventato un libro difficile. Poi piace, non può non piacere.

(Non so perché ma mi trovo sempre dalla parte di quelle che lottano, che insiste a crederci, a non lasciarsi trascinare, che va controcorrente o almeno ci prova.) 

I gruppi di lettura fanno la differenza, si sente e si vede se li frequenti, e a volte la scuola, ma non sempre.

La scuola può non avere potere sulle lettrici perché per la sua funzione primaria si confonde con l’educativo (e per fortuna!), e nell’adolescenza la ribellione al buono e giusto è d’obbligo. 

Speriamo che passi.

Speriamo che passino le code infinite per un autografo sulla copia del libro a sigillare un patto, una sorellanza nella sofferenza per amore, nel nome del lui bello-forte-dominatore che ci fa, infine, il piacere di amarci e non soffocarci, che poi è la stessa cosa. La ricerca in quelle donne scrittrici, di qualcosa di più, di un riferimento ideale che è solo un’illusione; chi scrive romanzi per mestiere non coincide mai con le proprie storie (vale per tutti gli scrittori ed è normale) a meno che non scrivano saggi o manuali. 

Ho amato Il nome della rosa, ma Eco mi è stato sempre antipatico e l’ho sempre considerato un atteggiamento sano. 

Ma se passa, dove ci ritroviamo?

Dovremo fare i conti con un amore femminile sempre più idealizzato, bene o male, e meno carnale. Le scene spicy restano sulla carta, d’altra parte la paura dell’abuso è concreta e spiazzante nella realtà. Dovremo fare i conti con un maschile dall’offerta pornografica sempre più performante e con meno incognite di quante ne riservi – e ne abbia sempre riservato – la realtà. I corpi delle ragazze e dei ragazzi riusciranno a incontrarsi davvero? L’ansia riuscirà a essere superata trovando spazio di discussione, comprensione, contatto ed empatia in quell’indomabile sentimento che è l’amore?

Non c’è una ricetta per rispettare il proprio corpo, che si sia maschi o femmine o altro, ma non si può per timore – o perché è più facile e immediato – rinunciare a conoscerlo, sperimentarlo, viverlo pienamente.

Mi viene da pensare che la strada imboccata sia questa.

Manifestiamo nei cortei per i diritti delle donne e la parità di genere, ma le nuovissime generazioni sognano e disiderano altro. Ma come ci siamo potuti riuscire? Mi pare uno smacco notevole per qualunque donna uccisa per amore, qualunque professionista mal pagata, surclassata e tutte quelle silenziate e dimenticate. Per qualunque uomo sano.

Un grande editore una volta scrisse per mano di un suo collaboratore che pubblicava le famose Sfumature per potersi permettere di pubblicare anche poesia. Non so se aveva ragione a farlo e la questione continua a suscitarmi domande, ma credo che se non torneremo a sperimentare il buon romanzo finiremo incautamente e incoscientemente tra le braccia di una IA non meglio identificata, guidati da un fine preposto e preciso e mai più dall’arte. L’arte di scrivere storie.

I gruppi di lettura possono fare la differenza, in biblioteca, a scuola, in libreria; mostrando pagine alternative e differenti possono cambiare la percezione delle persone e delle persone giovani e infine la realtà. Non smetto di crederlo.

Buona lettura, buone letture.

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Non Solo Storie D’Amore

La riflessione di oggi è legata ai romance e ai romanzi d’amore mordi e fuggi destinati alle adolescenti e non solo.

Quelli che un maschio non legge, quelli a uso femminile. Per esempio “Orgoglio e pregiudizio” di J. Austen lo leggono tutti, maschi e femmine.

Una volta mi hanno detto che quelle storie basate sul cliché de La bella e la bestia o de La Sirenetta le leggono tutte in una fase della vita, poi si cresce (eppure non tuttə crescono) e passano come i brufoli, insomma: ce le becchiamo come un qualcosa di genetico.
Ma davvero? Ma perché?
È davvero un fatto biologico o è un problema culturale?

Non è questione che siano scritte male, non è questione che ultimamente le scrittrici giovanissime non sappiano nulla di quello che scrivono, è il problema di impostare nel cervello femminile l’elemento amore come fine prioritario nella vita e un tipo di “amore per lui” che prevede sofferenza per essere premiato (anche il matrimonio è un premio, a volte).

Come per un ragazzo, così per una ragazza, c’è molto altro oltre l’amore.

Non dobbiamo innamorarci per forza, non è il fine ultimo del femminile, eppure è con questa aspirazione e desiderio irrinunciabile che da anni e anni continuiamo a crescere.

Credo che nonostante siano romanzi che vendono e che fanno guadagnare, sia necessario porci qualche domanda in più e cominciare a diseducare a questo tipo di letture e pensiero. La responsabilità è di tutti e tutte. Di chi pubblica, di chi consiglia, di chi compra. E non parlo di censura, ma di tante altre buone storie.

Altrimenti è inutile qualsiasi predica nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

È difficile fare conferenze e spettacoli efficaci quando l’immagine femminile è quotidianamente legittimata con romanzi bestseller che usano la potenza delle storie per metterla al suo posto e farsi elemento culturale. Il patriarcato esiste e difende sé stesso.

In una popolazione di non lettori è una dipendenza vera e propria quella delle giovani lettrici, che leggono solo quei romanzi da cui sembra sempre più difficile affrancarsi e andare oltre (come per qualsiasi dipendenza), ma è anche in quelle storie che ci giochiamo il futuro della donna libera e indipendente.

E questo è solo un assaggio di buone storie…

Facciamo che: #seèsoloperfemminenonloleggo