Pubblicato in: Come nascono le mie storie, Fiutando Libri!

Come nascono le storie… Il segreto del manoscritto

          IL SEGRETO DEL MANOSCRITTO di Giuliana Facchini 

Notes Edizioni – marzo 2016

Il nuovo libro della Umi!
Il nuovo libro della Umi! (… devo promuovere un libro con un gatto in copertina?!? Non c’è più rispetto!!!)

A fine marzo 2016 in libreria il libro che ha vinto il Premio Giovanna Righini Ricci con la splendida copertina di Cinzia Ghigliano.

 

Sono felice che la storia scelta dalla giuria ragazzi del Premio sia stata approvata da Carla C. Martino della Notes Edizioni. E’ bello che i giovani lettori vedano riconosciuta la loro valutazione di un manoscritto da parte di una casa editrice di qualità. Sono felice di dimostrare ai giovani giurati che non hanno letto e discusso invano, perchè a questo serve un Premio Letterario: a farci intendere che leggere, produrre libri e proporli in libreria non è inutile. Se quei ragazzi hanno saputo scegliere una storia da pubblicare a dodici anni, possono continuare a leggere e valutare libri per tutta la vita!

Leggere ci rende liberi, liberi di immaginare una storia oppure di chiudere un libro. Liberi di decidere. Con un libro tra le mani e la testa tra le pagine facciamo piccoli esercizi di autonomia e impariamo a vivere. Tutti!

Come nascono le storie?

Sono cresciuta con racconti di ogni tipo, ma adoravo sentir leggere mia madre che traduceva a braccio dal francese le avventure di Arsène Lupin di Maurice Leblanc.

LeClosLupinFigurarsi l’emozione quando, qualche anno fa, visitando  la cittadina di Etretat nell’alta Normandia vidi la casa appartenuta all’autore dei romanzi del famoso ladro gentiluomo. Proprio lì nacque l’idea di questa storia. Quel giorno piovigginava e l’aria era ferma e grigia. Non c’era nessuno per le strade di quella cittadina e anche la “guglia cava”, che ispirò la prima avventura di Arsène Lupin nel romanzo “L’Aigulle creuse” uscito prima a puntate e poi in libreria nel 1909,  aiguille creuseaveva un aspetto misterioso.

Immaginai una casa antica divenuta museo e una ragazzina appassionata di misteri. Un Arsenio Lupin tutto italiano, un piccolo paese  su un’isola che vive solo di turismo e rocce a picco su un mare meraviglioso.

Voilà: Il segreto del manoscritto!

D’accordo nella mia storia non poteva mancare un gatto un po’ magico, possibilmente bianco come il mio Indi. Indi tra i non ti scordar di me

Ancora una cosa volevo raccontare: “La vita era dura, alle volte era difficile andare avanti, ma c’era unione tra le famiglie. Gli uomini si aiutavano nella pesca, i bambini crescevano insieme e se si era in difficoltà, si ricorreva all’esperienza degli anziani. E le donne… le donne erano lavoratrici, educatrici e motore della vita dell’intero borgo.” Volevo raccontare del passato e di un gioiello antico che passa di mano in mano tra le donne di diverse generazioni per arrivare a una ragazzina che raccoglie anche la meravigliosa eredità di scrittrice del bisnonno.

IL SEGRETO DEL MANOSCRITTO di Giuliana Facchini – marzo 2016 –  Notes Edizioni – Collana: Schegge – In copertina disegno di Cinzia Ghigliano – Pagine: 144 – Età di lettura: 12 anni

Premio Inediti 2015 Giovanna Righini Ricci

COVER BUONA

In un piccolo paese sul mare. Su un’isola. Una vecchia casa trasformata in museo per turisti, ricca di mobili d’epoca, quadri, collezioni di libri antichi di un famoso scrittore di inizio Novecento, Ludovico Bardo. Una ragazza di dodici anni, Susi, che abita lì perché quella è la casa del bisnonno scrittore, unica eredità rimasta di fortune passate. L’amico di sempre di Susi, Antonio. La bellissima cugina tredicenne Cecilia, che arriva dalla città convinta che su quella piccola isola si annoierà a morte. Un misterioso gatto bianco che di notte guida Susi nei segreti delle stanze. Un manoscritto nascosto in cui si narra di gioielli rubati, di una misteriosa ballerina russa, di una villa a picco sul mare, di una grotta dissimulata sulla scogliera. Un antico medaglione.

Fatti risalenti alla seconda guerra mondiale dei quali le vecchie donne del paese bisbigliano ancora i segreti…

Pubblicato in: Pensieri canini

Sì, viaggiare…

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Non so se mi piaccia viaggiare, ma so che non posso mollare la Umi. M’innervosisce visitare luoghi che non conosco, non riesco a sentirmi tranquillo e continuo a guardarmi le spalle. E’ un periodo così: voglio proteggere il mio branco ma non so se ce la faccio e questo mi disorienta. Devo ammettere che PsicoPit mi ha lasciato una bella cicatrice.

Comunque viaggiare ha i suoi lati positivi, specie se si accompagna la nonna. La Umi dice che lei soffre di glicemia alta ma nazionale, non so bene cosa voglia dire però la nonna ha un fiuto che fa invidia al mio. In prossimità di bellissime pasticcerie dice sempre che è stanca e ha bisogno di una sosta. Aggiunge che “il cane”, intende me, ha sete e io faccio il muso di uno che ha sete. – Non appena appoggi a terra la coda, in Francia, ti portano una ciotola d’acqua. Forse hanno paura che i loro cani muoiano disidratati, chissà se qualcuno li lascia in macchina al caldo anche lì? – Poi la nonna dice che “il cane” (sempre indicando me) ha fame e io faccio il muso di uno che ha fame, molta fame, sta morendo di fame. Rimedio un pezzo di dolce mentre alla Umi esce il fumo dalle orecchie e nei suoi occhi scorrono parole poco signorili.  La nonna sostiene che in vacanza le malattie vadano lasciate a casa per viaggiare leggeri. Che l’entusiasmo del viaggio brucia il colesterolo e gli zuccheri in eccesso, ma la Umi non è d’accordo. Medita per qualche istante e valuta a chi facciano peggio, tra me e la nonna, gli zuccheri della torta. Vince la nonna, quindi io rimedio la mia parte con soddisfazione.

Il momento migliore dalla vacanza, però, rimane quando al mattino io e la Umi sgusciamo fuori dalla stanza e scendiamo in paese. Camminiamo in silenzio, a noi piace il silenzio. Ci sediamo al tavolo di un caffè e lei beve una Noisette, come i francesi chiamano il caffè macchiato. Il barista è un uomo di una certa età, con tanti capelli bianchi e un sorriso accogliente. Ogni mattina ci presenta ai suoi clienti e ce n’è sempre qualcuno d’origine italiana. Poi passiamo nella piccola Boulangerie, panetteria, per laWP_20150828_07_26_54_Pro brioche. Io non devo rimanere fuori, entro e sono educato. La proprietaria, una donna gentile e dolce (ovvio), mi offre ogni mattina un biscotto a forma di cuore. Che è a forma di cuore lo ha detto la Umi, io so solo che è buono e sa di burro. Resto composto mentre la Umi chiacchiera e paga e, prima d’uscire, saluto con un colpo di coda e un sorriso canino.

L’ultimo giorno prima di ripartire, la Umi ha comprato una scatola e l’ha fatta riempire con tanti di quei biscotti e non solo a forma di cuore. Mi sono dolcemente illuso che fossero per me: uno ogni mattino, non aveva importanza la forma, in fondo. Invece la Umi ha aperto la scatola in Italia, quando la nonna non c’era, con i miei fratelli umani, assaggiandoli insieme a un tazza di tè e per me ha scartato un osso di pelle di bufalo.

Qualcuno ha a portata di zampa il numero di telefono verde?

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Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

Cappuccettorosso, il lupo e la nonna

Sono in macchina con il bricchetto e la nonna, passo davanti a un supermercato e decido di fare una veloce spesa. Parcheggio. La nonna ha appena comprato una rivista e sceglie di aspettarmi in macchina leggendo, il bricchetto si sdraia rassegnato sul sedile di dietro: la parola “spesa” è odiosa per me come per lui, ovviamente nei supermercati non può entrare. Quando sono dentro incontro un’amica di libri e di cani, intasiamo la corsia di chiacchiere per cercare di raccontarci tanto in breve. D’un tratto mi ricordo dei due fuori che mi aspettano, cerco di concludere la spesa in fretta e intanto telefono e avviso: “Sto facendo più tardi del previsto!” La risposta mi gela: “Nessun problema io e il brik siamo usciti e ci siamo messi al sole”. Sbianco: il predatore assassino di auto è al guinzaglio con la nonna gattofila nel grande parcheggio di un supermercato. Mollo il carrello e mi precipito all’uscita. Il tiratore scelto, lo sfondaspalle, il border da slitta e la piccola nonna sono soli nel parcheggio tra i viavai delle macchine. Quasi salto la sbarra di una cassa chiusa aspettandomi di trovare tante macchioline di stracciatella spiaccicate sull’asfalto e un’ambulanza per la nonna rotta e sbertucciata. La trovo, invece, appoggiata a un muretto con il guinzaglio molle tra le mani e davanti a lei c’è un border seduto elegantemente. Le auto passano alle mie spalle. Il border scodinzola: noblesse oblige e mi guarda come a dire: “Nessun problema, ho portato fuori la nonna e ci siamo messi al sole.”

Più tardi il coetaneo umano del border mi spiegherà: “Se la mamma è dispersa (nel supermercato) e ho pure la responsabilità della nonna, io non gioco certo alla playstation.”

Non so quanta verità etologico/cinofila (videogioco=predazione-auto) ci sia in queste parole, ci sto riflettendo, ma una cosa è certa: tra coetanei ci si capisce. E poi come non gioire del fatto che se dovessi disperdermi i miei figli rinuncerebbero alla playstation? Medito.

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Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

Osservazioni quasi scientifiche per stomaci molto forti

Nel posto dove vivo è arrivata un’ondata di cani. Non so se sia una nuova moda o amore, comunque te ne rendi conto perché al parco, sul viale, sui marciapiedi, davanti ai cancelli, sono fiorite delle cacche grandi, sode, belle, quasi finte.

Da ciò si deduce che i proprietari sono poco preparati in educazione civica, ma sono commercialmente ben attenti.

Allora parliamo di marketing utile: pubblicitari diamoci una mossa con le idee per vendere sacchettini da raccolta deiezioni! Per una volta potete rendere un servizio all’umanità. (Potete anche copiare da altro tipo di sacchettini, in merito ai quali vi siete sbizzarriti) Non sarà mica difficile? Sacchetti colorati, profumati, small o extralarge, con il nome del cane sopra come la Coca Cola, a guanto per praticità, biodegradabili per i vegani, con scritta la parola CACCA per far ridere i bambini educandoli al rispetto degli altri, col dispenser musicale che applaude e scampanella ogni volta che stacchi un sacchetto e infine quelli tecnici con sottovuoto integrato per le massaie impenitenti o per l’analisi delle feci. Sono certa che il neo amico del migliore amico dell’uomo non disdegnerà un nuovo accessorio fashion.

Per concludere, non me ne vogliano i cinofili, a me queste cacche così finte più che schifo fanno un po’ impressione e mi viene la nostalgia di quando i cani mangiavano gli avanzi di cucina: c’è poco da fare neanche le cacche son più quelle di una volta.

cacca
Vignetta della nonna gattofila di Brik

Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali

come fare gli auguri senza mentire

 

Come faccio a fare gli auguri di buon Natale?

(Ascoltate e continuate a leggere 🙂 )

“It’s not time to make a change – Just relax, take it easy”

BORDER PANETTONE

Una volta si poteva festeggiare perché non si sapeva nulla, il mondo era piccolo intorno a noi. Nelle difficoltà ci si univa e ci si aiutava, c’erano le chiavi sulla porta di casa, ci si conosceva tutti o quasi. Eravamo un solo panettone pieno di uvetta e canditi.

“You’re still young, that’s your fault – There’s so much you have to know”

pand

I bambini, loro sì, possono festeggiare, loro vivono un mondo bambino. Possono sognare e ignorare: non sanno ancora tutto. Vivono nel pandoro soffice e spolverato di zucchero a velo.

“All the times that I’ve cried – Keeping all the things I knew inside – And it’s hard, but -it’s harder – To ignore it”

Io, adulta, come faccio a festeggiare ignorando la morte di tanti rFoto0280agazzini, la schiavitù e la violenza sulle donne e sulle bambine? Le mutilazioni e le feroci morti inutili? Come posso ignorare esseri viventi ingabbiati, torturati, divorati senza pensare al loro cuore che batteva, ai loro occhi che nascondevano paura e rassegnazione, al loro essere nati, senza saperlo, solo per essere consumati. Nessun ciclo della vita per alcuni. Niente etica nella morte, niente dignità tra gli uomini. Che faccio: addobbo l’albero? Siamo torrone incenerito, carbone amaro e polveroso.

“Find a girl, settle down – If you want, you can marry – Look at me, I am old – But I’m happy “

Eppure è Natale, non si può dimenticare. La natalità è la scintilla dBryceella creazione che assomiglia a quella dell’immaginazione. E ci vuole immaginazione per una vita che si rinnova instancabile, nonostante tutto, negli esseri umani, negli animali, negli alberi e nei fiori. Né padri, né madri, indiscriminatamente siamo tutti genitori di semi di stelle luminose oppure oscure. Tanti doni in uno: la vita che è colostro al sapore di vino moscato.

“I was once like you are now – And I know that it’s not easy”

Ho fatto nascere le mie stelle, le ho allevate a tè, latte e buone parole, spostate di tana in tana trattenendole peFoto0663r la collottola per non far loro del male e adesso vanno e sono meravigliose, scaldano il cuore. E non è tutto: alcune mi scodinzolano attorno, altre fanno nido sul mio grembo con fiducia, altre saziano lo sguardo, verdi e legnose o esili e profumate.

 

“To be calm when you’ve found – Something going on – But take your time, think a lot”

Solo la vita posso festeggiare, ogni giorno e ogni Natale, il bambino che non è ancora nato, un fiore che non s’è seccato, un randagio sottratto alla fame, un sogno a qualcuno regalato. Piccoli morsi natalizi possono saziare e solo pensando in PICCOLO posso festeggiare: panforte e pasta di mandorle!

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Buon Natale dalla Umi e dal Brik

…auguri sinceri di Buona Vita, quindi, sulle note di “Father and Son” di Cat Stevens, a tutti gli esseri viventi a due e a quattro zampe, con radici oppure no.

Pubblicato in: Pensieri canini

Vive la République!

Del mio branco fa parte anche la nonna, 1/2 francese e 1/2 romana, che arriva trotterellando allegra ogni mattina. Con i miei fratelli umani fondai il movimento Cinque Zampe per la protezione dei diritti del cane domestico e la Umi andò subito in minoranza facendo crollare ogni opposizione, ma la nonna è una frangia estremista di resistenza. Lei usa l’arma del giornale arrotolato con la quale mi minaccia quando mi avvoltolo sul tappeto del salotto per grattarmi. Tsè, dovrei fingermi spaventato come se non sapessi che un giornale si riduce a coriandoli in un baleno? Ingenua come una figlia dei fiori!

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La nonna legge sempre con un gatto in braccio e per lei i gatti hanno sempre ragione ed io ho sempre torto. Non posso salire sul letto, i gatti sì; non posso sedermi sul divano, i gatti possono dormirci acciambellati per ore e possono anche usarmi come cuscino, ma io non posso giocare con loro: li spavento! Quando mi scappa è una guerra: “no sulle ortensie, no sul lato rock-garden, no sulla salvia!” grida la nonna e mi tocca saltellare a tre zampe fino all’oleandro, ma… i gatti la fanno ovunque perchè loro segnano il territorio, delimitano il perimetro del nostro giardino per tenerne fuori i felini della zona, cioè pisciano dappertutto.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA La nonna è un’anguilla e se viene con noi al mercato, sguscia e scivola tra i banchi come un’anguilla e mi tocca diventar matto per ritrovarla, dare l’allarme “nonna dispersa” e trascinare la Umi sulle sue tracce.

Eppure… eppure la nonna è corruttibile. Crede di riuscire ad aprire la scatola dei biscotti senza che io la senta. La colgo sempre con le mani sul bottino e allora compio, insaziabile, la mia vendetta: la guardo, la fisso seguendo il moto dolce dei frollini senza zucchero che lei intinge nel tè. (Sono un border collie quindi controllo le pecore con lo sguardo e come da DNA sono maestro nell’ipnosi) I miei occhi la colpevolizzano, la fanno sentire una grassa umana che affama un triste cane sull’orlo della denutrizione. E poiché sono un grande artista, lascio scendere a terra, con l’abilità del ragno che tesse, un filo di bava. Allora lei immancabilmente cede e con senso di colpa misto a disgusto, mi allunga un frollino. Non dovremmo mangiare i biscotti, io perché sono allergico ai cereali e lei perché ha un pessimo rapporto con il suo indice glicemico, ma nessuno di noi due farà mai la spia alla Umi.

Infine, la nonna si arrabbia con la Umi e la rimprovera per l’anarchia che regna nel nostro branco. Non è vera anarchia, in realtà comandano i gatti, ma  quest’ultima considerazione lo tengo per me. Vive la République!

Brik

Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

Umi, mi sono perso la nonna!

Con Bryce e la nonna vado in un grande negozio di articoli da campeggio.

Bryce è bravissimo nei luoghi pubblici e mi segue tranquillo ma con noi c’è la nonna. Per il brik qualunque numero oltre l’uno costituisce un gregge e quindi abbandona l’aria distratta e, visto che io sono al guinzaglio, si concentra sulla nonna. Ci avviciniamo tutti insieme al banco dove la commessa sta spiegando a un grosso signore lo smontaggio della Quechua 2seconds che, diciamocelo, non è cosa per tutti. Non intervengo, ma per chiudere la 2seconds o porti in vacanza con te la ragazza tutorial Quechua oppure hai bisogno di un colpo di fortuna, e in quel caso sei solo in piazzola. Diversamente quando lotti senza successo per trasformare un cerchio flessibile con diametro 50cm in due di 25cm, hai sempre alla tua destra un camper extra-lusso con l’equipaggio che sorseggia l’aperitivo guardandoti e alla tua sinistra uno di quei campeggiatori tedeschi che monta perfettamente una tenda a tunnel 8 posti di notte, sotto la pioggia, con la lampada frontale e a piedi scalzi. Non divaghiamo, comunque.

Mentre aspetto pazientemente, il brik all’improvviso salta su 4 zampe perché non vede più la nonna. Lancia un abbaio di allerta che sfida il punto di crepatura delle vetrate. M’irrigidisco e lo seguo alla ricerca della dispersa perché non sopporterei un secondo ululato. Slalom tra le corsie, coda alta, salto del wc chimico in esposizione, sguardo attento… dov’è la nonna? Non trovo la nonna!protesta Abbiamo perso la nonna? M’innervosisco al secondo richiamo alle armi del brik, mentre da dietro il reparto fornelletti a gas spunta la nonna. “Fai star zitto quel cane” dice lei, “Cercava te”, rispondo io. Sbuffo: una da libri, gatti, gelato e hotel a 5 stelle perchè se ne va in giro tra i wc chimici, le stoviglie in plastica e gli sgabelli da pescatore? Ma si sa, la curiosità è nonna. Ricompattiamo il gruppo e mentre il signore ancora medita sul catalogo Quechua, chiedo alla commessa quello che mi serve. Sto pagando e mi viene la pelle d’oca quando sento la nonna ululare: “Mi sta leccando la borsa!” Mi giro di scatto e la vedo allontanarsi inorridita dal brik che rinfodera prontamente la lingua. Sorrido alla commessa e mi avvio all’uscita a passo veloce, ma la nonna non ci segue. Esco, mi volto e la vedo arrivare al fianco del signore di prima che stringe la sua nuova 2seconds rossa e la sento dire: “Sa, il cane di mia figlia mi ha leccato la borsa” mentre con un fazzolettino di carta pulisce la piccola tracolla color panna abbinata alle scarpe e alla giacca di lino. Il grosso signore fa una faccia strana, non si sa se ancora abbia dubbi sullo smontaggio, oppure sia disorientato dal cane lecca-borse. Il brik si siede più tranquillo, poi mi guarda, abbassa le orecchie e protende il muso verso di me. Pare volermi dire: “… era per seguirla meglio, per metterle addosso il mio odore”. Lo accarezzo sul capo e mormoro “Capisco, capisco”.

Giuli