Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali, Come nascono le mie storie, Fiutando Libri!

In quale scaffale stanno i romanzi per ragazzi e giovani adulti?

Per chi scriviamo noi romanzieri?

Cosa scegliamo di leggere noi lettori?

Premetto che io non sono né una pedagogista né una letterata; sono una romanziera o almeno provo a fare quel mestiere. In quest’articolo allaccio i fili di vari discorsi, ragiono sul mio scrivere di ragazze e ragazzi, per capirlo e capirmi.

Noi adulti che leggiamo, per passione o anche per il nostro appassionante lavoro, libri per ragazzi e giovani adulti, cosa cerchiamo/troviamo in quelle storie? E cosa ci lasciano?
Leggiamo, magari con la scusa di un figlio o degli studenti, e ci facciamo prendere/affascinare da quei romanzi indicati dai 12 anni in su; sinceramente, ditemi, perché li scegliamo?
Quali sono le aspettative (forse inconsapevoli) dei lettori over 30 di middle grade e young adult?

A questa domanda posta sulla mia bacheca facebook hanno, gentilmente, risposto 45 amici (di cui 4 uomini), tra cui alcuni scrittori e scrittrici per ragazzi. Tutti lettori forti. In calce trovate i commenti in forma anonima.

Provo a riassumere molto sinteticamente le risposte:

1 – Cerco STORIE, le buone storie sono per tutti.

2 – Per rivivere l’adolescenza.

3 – Per diventare un genitore/adulto migliore.

4 – Perché trovo la speranza che tutto possa ancora succedere.

5 – Per non dimenticare il punto di vista dell’adolescente.

6 – Perché lo scrittore coglie sfumature dell’adolescente che l’adulto ha dimenticato.

7 – Perché sono storie lineari, fresche, semplici eppure mai banali.

8 – Mi sento affine, ma anche empatica verso il mondo giovanile.

9 – Cerco: meraviglia, stupore, emozioni, autenticità, disvelamento.

10 – Ne apprezzo la delicatezza.

11 – Trovo temi esistenziali,  libertà, sperimentazione.

Credo che siano risposte sorprendenti. Chiunque non conosca la letteratura per ragazzi,  e accade spessissimo, resterebbe molto stupito. Anche tutti coloro che parlano e scrivono di libri, ma si occupano troppo poco di romanzi per ragazzi e adolescenti, resterebbero sorpresi. Forse penserebbero che io e la mia comunità di amici siamo una brigata di matti! È uno stupore comprensibile poiché non leggono romanzi considerati per ragazzi e adolescenti. Se li leggessero non esisterebbe più la categoria per ragazzi e adolescenti.

Mi colpisce che, se hai figli o studenti, cominci a leggere per o con loro, poi t’innamori della loro letteratura. Nessun adulto entra in libreria e va verso lo scaffale dei libri per ragazzi, insomma, ci si arriva per vie traverse.

Ma un adulto deve vergognarsi di leggere Harry Potter? Sappiamo benissimo tutti che le prime copertine erano dichiaratamente per ragazzini e solo dopo che gli editori hanno spiato quanti anni avevano i lettori, sono diventate più adulte!

Ti innamori di cosa? 

Non c’è nulla di cui innamorarsi se non della sensibilità di una scrittrice o uno scrittore. Di come lei o lui racconta quel mondo adolescente piuttosto che quello… della società rurale degli anni Trenta o della guardiana di un cimitero francese! Dalle risposte sopra riassunte si capisce che non c’è nessuna differenza tra i romanzi per adolescenti e quelli considerati da adulti, se non che esplorano concetti comuni con ottiche diverse e, forse, storie più immediate.

Se il protagonista è un ragazzo, guarderà al futuro dai sui 16 anni in su e non dai 40 in su. Tutto qui.

Quindi attraverso lo strumento libro per bambini, ragazzi, adulti possiamo conoscere il mondo, umano e non, che ci circonda e con la letteratura lo metabolizziamo, ci poniamo domande, cerchiamo risposte, viaggiamo.

Bisogna forse segnalare nella letteratura per ragazzi e giovani adulti italiana, una componente che definirei di narrativa scolastica (che non ha nulla in comune con la narrativa scolastica di parecchi anni fa, pedante e didascalica). Libri scritti appositamente per accompagnare un percorso scolastico di crescita umana e culturale. Con una tematica esplicita. Alcuni molto belli, altri meno. Come sempre capita. Anche nei romanzi per adulti. Qui la scrittrice o lo scrittore ha un progetto educativo in mente e legittimamente lo segue. Ciò non toglie che anche un adulto possa imparare molto da questo genere di libri, sempre accurati, spesso scritti da giornalisti. Potremmo aggiungervi anche le riscritture dei romanzi classici in chiave semplificata. Personalmente non mi attirano, ma hanno un loro perché. Esistono saggi, biografie e narrativa scolastica.

E poi esistono i romanzi tut curt indicati per ragazzi e adolescenti. Molti importati e tradotti, sopratutto dal Regno Unito, dalla Francia, dagli Stati Uniti. Solo buone storie e bella scrittura. Domande aperte ed emozioni. E cioè quella letteratura etichettata per ragazzi e adolescenti che forse avrebbe bisogno di emanciparsi socialmente.

Ma l’età del protagonista etichetta il romanzo?

Penso a un bellissimo libro: Per sempre o per molto, molto tempo, di Caela Carter, uscito per Mondadori, in cui i protagonisti sono bambini. Mi sono domandata, prima di metterlo nello scaffale Leggere Ribelle, cosa un ragazzo o una ragazza dai 13 ai 17 anni potrebbe trovare in questo libro. Anche io sono caduta vittima di un pregiudizio: dare ai ragazzi solo protagonisti in cui possono evidentemente immedesimarsi. Ovviamente il libro è sullo scaffale. Deve sempre essere così? O forse potremmo, con le giuste condizioni di scrittura, immedesimarci anche in un rospo quale protagonista di un romanzo? Solo i ragazzi devono immedesimarsi a ogni costo in loro coetanei, noi adulti abbiamo meno vincoli in questo senso. Perché per loro dobbiamo costruire un protagonista possibilmente un anno o due più grande del target di riferimento del libro (questa sarebbe la regola, se non sbaglio)? Che sia uno stereotipo da abbattere? Sicuramente una ragazza si immedesima in un protagonista maschio oppure femmina; un ragazzo fa fatica a mettersi in panni femminili. Dovremmo metterci in mente di scardinare parecchi pregiudizi…

Cosa dicono i ragazzi? Non può mancare il loro punto di vista. Quelli cui questo genere di letteratura è destinato.

Riporto cosa chiedono gli adolescenti dai libri traendo le risposte dall’unico documento che esiste: Ci piace leggere!de Le ragazze e i ragazzi di Mare di Libri, edito da ADD (presto anche LR produrrà un proprio manifesto del lettore adolescente).

Il primo capitolo s’intitola: Libri per ragazzi e libri per adulti e già si capisce che la questione è stata affrontata e così risolta: Eliminate le categorie adulti e ragazzi rimarrebbe solo il confronto tra libro e lettore. Forse bisognerebbe buttare giù un muro che separa i romanzi per ragazzi da quelli per adulti e, semplicemente, leggere. 

Appurato che le categorie non piacciono ai ragazzi, sintetizzo con una citazione cosa loro cercano nei romanzi: Vorremmo poter leggere di tutto perché, secondo noi, non esistono argomenti tabù. Gli adulti non dovrebbero lasciarci nell’inconsapevolezza, ma piuttosto metterci nelle condizioni di riflettere, di conoscere, di discutere.

Il capitolo Cosa ci piace è un capolavoro, ve lo consiglio, e non resisto, riporto l’ultima citazione: Vorremmo che editori e scrittori dimostrassero più fiducia in noi, rischiando, proponendoci libri scomodi e controcorrente. Ecco per me questa è la dichiarazione finale più importante.

Non trovo una differenza sostanziale tra lettori adulti e lettori ragazzi confrontando il loro pensiero, le scelte e le necessità, ma solo una convergenza di entrambi nella comunità di coloro che cercano storie attraverso i romanzi per vivere consapevolmente e meglio.

Una comunità che bisogna sicuramente allargare, come forse bisognerebbe allargare gli scaffali della narrativa per adulti per aggiungervi quella per ragazzi e adolescenti disettichettata; sarebbero poi le copertine e le quarte a parlare al futuro possibile lettore.

Un’idea un po’ folle, lo so, che incita alla lettura libera e fuori controllo!

Resta, anche, il dato di fatto che sono gli adulti a scrivere romanzi per ragazzi e penso che sia giusto così.

Citando Bianca Pitzorno in Storia delle mie storie: Credo che il pubblico dei lettori più giovani si aspetti che lo scrittore interpreti il “suo” mondo, ma con strumenti letterariamente più “perfezionati” di quelli a sua disposizione. E prendendo spunto dalle sue parole, senza snobismo, io apprezzo anche quelle scritture giovanili nate dal nulla e diventate romanzi, ma dando loro il giusto peso.

E, certo, ogni scrittrice o scrittore ha un suo lettore ideale, può essere un adolescente oppure no, anche se scrive romanzi che vengono pubblicati da case editrici specializzate per i giovani.

In finale, per quello che mi riguarda, dopo aver aperto più spunti di discussione e riflessione, cerco di trovare le ragioni per supportare un’idea.

Io leggo e scrivo di ragazze e di ragazzi, trovo affascinante proprio quell’età delle prime volte e delle speranze, grandi o piccole che siano. E di questo scrivo. Per chi? Ci ho riflettuto. Non ho in mente come lettore ideale una ragazza o un ragazzo, ma attraverso i loro occhi e le loro bocche condivido le mie domande, i miei dubbi, la mia rabbia, i miei dolori perché loro non esisterebbero se non ci fossimo noi adulti. E gli adulti nei miei romanzi ci sono. Io ci sono; scrivo per chi cerca quello che cerco io nelle storie e se questo è una ragazza o un ragazzo, bene: la cosa mi rende felice perché sono un pubblico spontaneo e sensibile. I libri restano ponti.  Forse, quello che cerco di fare io, e tutti quelli che scrivono di ragazze e ragazzi, è proprio costruire relazioni tra umanità diverse, coetanee oppure no.

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Noi adulti che leggiamo, per passione o anche per il nostro appassionante lavoro, libri per ragazzi e giovani adulti, cosa cerchiamo/troviamo in quelle storie? E cosa ci lasciano?
Leggiamo, magari con la scusa di un figlio o degli studenti, e ci facciamo prendere/affascinare da quei romanzi indicati dai 12 anni in su; sinceramente, ditemi, perché li scegliamo?
Quali sono le aspettative (forse inconsapevoli) dei lettori over 30 di middle grade e young adult?

FD -Personalmente sono proprio ferma alla loro età, mentalmente. Per gli young mi piace rivivere quei momenti bellissimi (ma odiatissimi in quell’attimo) che è impossibile riprodurre in età adulta proprio per esperienze accumulate. Per i libri per ragazzi più piccoli, invece, leggo proprio per il piacere dell’avventura, per ritrovare o scoprire un punto di vista che io fatico a percepire adesso. Per non dimenticare e, spero, tendere a essere una persona migliore anche e soprattutto per mio figlio.

VP – Cara Giuliana, ho iniziato a leggere libri per ragazzi perché lo ritenevo un tassello fondamentale della mia formazione di docente, non si può pensare di fare educazione alla lettura senza avere idea di quali siano i libri da proporre. Ho trovato storie interessanti che mi hanno fatto amare questa mia necessità formativa. Credo che un libro ben scritto non abbia età e che possa essere letto da ragazzi e adulti.

LC – cara Giuliana a me le definizioni stanno sempre strette, fatico un po’. non leggo per lavoro, mi occupo del lettori ben più piccoli. detto questo mi è capitato di leggere libri solitamente definiti nel genere ma di trovarmi a pensare che dessero spazio anche a me. cosa definisce ‘Niente’ di Janne Teller un libro per ragazzi? l’età dei protagonisti? se così fosse molta letteratura per adulti dovrebbe essere spostata di scaffale. questo per dire che io come adulta cerco buone storie, a prescindere dal genere e ogni tanto mi capita di trovarne di stimolanti anche tra i loro scaffali. Quindi tornando alla tua domanda: perché li scelgo? perché cerco storie.

MS – Non sono over 30, ma sto al confine 😅 Penso che cercherò sempre l’emozione dei primi amori, dei primi tradimenti…di tutte le prime volte che per forza di cose vengono trattate. E poi, come già ti dicevo, l’idea che tutto possa volgere al meglio, una persona cattiva diventare buona, una tragedia trasformarsi in rinascita. Emozioni pure, che i grandi, a volte, dimenticano.

LC – Forse nei libri ‘per ragazzi’ è più frequente trovare storie. Succede qualcosa. I personaggi cambiano, crescono, si chiariscono durante un’avventura. Di solito non ci sono quelle lunghe tirate di onanismo mentale, abbondante nei libri per adulti mainstream, specialmente italiani.
Io cerco storie 😊

RV – La capacità dello scrittore per ragazzi di cogliere quegli aspetti della vita, quelle sfumature nei sentimenti, quella capacità di osservare e cogliere particolari a cui l’occhio adulto non è più abituato.
Qualche giorno fa parlavo con un amico di alcune foto che abbiamo fatto io e Giulia (6 anni), che lui ha confrontato con le sue. Le sue erano paesaggi maestosi e imponenti, le nostre si soffermavano sulle piccole cose, a richiami, a un immaginario e a un’associazione di forme che io vedevo solo in un secondo momento.
E questa è la differenza: noi adulti ci stupiamo di ciò che è macroscopicamente bello, come un tramonto.
I bambini e i ragazzi si stupiscono e trovano il bello in ciò che noi adulti non troviamo più.
Nei libri per ragazzi c’è questo sguardo rispettoso nei loro confronti e una visione del mondo e della vita diversa da quella adulta. Che poi è la ragione per cui piacciono anche agli adulti.

PG – Cara io ovviamente li leggo per lavoro ma spesso leggo per libera scelta ma credo che il motivo sia piuttosto fuori dai pensieri che ti stanno girando in testa… Perché li leggo? Perché mi piacciono le belle storie e la buona scrittura. Insomma stesso motivo per cui leggo letteratura tout court. Però posso dirti che dopo una buona lettura “giovane” penso sempre “Ah se l’avessi letto da ragazzo!”. Quindi il legame col loro essere libri che parlano ai e dei ragazzi viene dopo, non al momento della scelta di cosa leggere. aggiungo che l’adolescenza, a differenza dell’infanzia, è un periodo che ricordo molto bene e anche che mi interessa molto. Inconsciamente credo di cercare anche delle risposte nei migliori romanzi che non trovavo mai nella vita da ragazzo. Io leggevo le cose che mi davano a scuola e non ho mai incontrato libri del genere, anche se qualcosa c’era già, penso alla collana frontiere di Einaudi (Aidan Chambers).

BM – Per me ogni libro è un viaggio. E di un viaggio prediligo il lato incognito.

AGG – Riassumo. Ho iniziato per saper consigliare. Ora leggo per me, per diventare una adulta migliore, per non dimenticare il mio essere adolescente e come vedevo gli adulti, per essere l’adulto che avrei voluto avere al mio fianco.

SKMK – I libri per bambini e ragazzi in me smuovono la meraviglia. Quella che pare essere proibita agli adulti, visto che i libri a loro rivolti sono o irrealisticamente ottimisti o drammatici. Voglio meravigliarmi, emozionarmi, provare ancora speranza per il mondo e per la vita. Questo non senza arrabbiarmi, emozionarmi o avere paura, sia ben chiaro. Credo di essere più affine alla sensibilità “giovane” che a quella cinica adulta. So che sto parlando per generalizzazioni, ovviamente, ma aprire un libro per ragazzi mi dà molte più possibilità di essere soddisfatta che aprirne uno per adulti. Le mie letture “per adulti” sono occasionali e ben selezionate, alla ricerca di cose molto specifiche, mentre per ragazzi leggo di tutto. Se ti va di parlarne a voce sono a completa disposizione.

OF – Leggo per assaporare con la consapevolezza e il vissuto di un adulto le storie che ho attraversato durante la mia adolescenza; perché quelle emozioni riemergano e facciano letteralmente esplodere il mio cuore che non riesce proprio a soffocarle e trattenerle anche adesso che i 30 li ho sorpassati da un bel po’!

BM – Per quanto mi riguarda è la freschezza delle storie, che mi fanno ricordare la mia adolescenza. Chi non sorriderebbe teneramente vedendo un ragazzino che strappa un fiore e lo offre alla sua amicetta? Si risvegliano ricordi dei momenti e periodi importantissimi per la nostra crescita. Forse anche chi non si arrende alla vecchiaia e conserva sempre quella gioia di vivere proprio tipica di quel periodo.

VR Io leggo principalmente albi illustrati o graphic novel indirizzate ai ragazzi. Cerco delle risposte, ma più spesso mi innamoro delle domande. Adoro le illustrazioni e la forma breve del racconto. ah e cerco anche il lieto fine, prediligendo le storie di formazione. Nei libri per ragazzi mi sembra più chiara la linea narrativa e le motivazioni psicologiche dei personaggi. Fatico meno a seguire le storie , mi nutrono di speranza o di suggestioni oniriche. Prediligo le trame archetipiche, ancestrali. Fiabe e favole mi risuonano dentro in modo forte. Il racconto popolare ha inoltre una struttura rituale che mi affascina.

MS – Io cerco l’autenticità di quell’età, che da adulta so riconoscere perché ovviamente l’ho vissuta.

EM – Io ancora mi immedesimo in quelle storie, mi catturano più di quelle per adulti che trovo sempre un po’ ” cupe” tristi, appesantite dalle esperienze di vita…

IL – Io leggo per i miei figli, per i miei studenti ma anche per mia passione. L’ho sviluppata a tal punto da specializzarmi a livello universitario e nella letteratura cerco un senso e un conforto che mi aiutano nella vita di tutti i giorni

MT – ALCUNI titoli etichettati “per ragazzi” uniscono la meraviglia di una scrittura decisamente bella, piena, rispettosa, ricca a storie fresche, dense, con squarci macro nelle emozioni. ALCUNE.
Le altre sono storie cartacarbone e stampino e le sbircio per lavoro.
Quelle per gli adulti, spesso, mi annoiano. O ci ritrovo delle dinamiche che mi affaticano.
Es. L'”amore malato” sofferente, tragico, irrisolto. Me lo tengo nei classici, principalmente russi. Di meglio han scritto in pochi. Comunque se mi chiedi una mia personale opinione sul perché molti adulti leggano ya la risposta più corretta e sincera resto convinta dovrebbe essere “per controllo”.  bisogno di controllo in generale

AP – Leggo libri per ragazzi perché sono scritti da adulti che si interessano ai ragazzi, scrivono per loro e di loro, delle loro storie che non sono per niente banali e da sottovalutare. Anzi, i libri per ragazzi dovrebbero essere letti insieme ai genitori, agli adulti, agli insegnanti. Se vogliamo capirli, dobbiamo “abbassarci” al loro livello. Uso una parola dell’altro giorno: empatia.

TM- Io cerco le storie. Non mi interessa più se per ragazzi o meno. Un tempo leggevo i libri per ragazzi anche per avvicinarmi al mondo del mio maggiore o per consigliargli tematiche diverse per cambiare ogni tanto.

FF –  leggo per proporre a scuola, è vero, ma le leggo perché sono capaci di parlare di tutto in modo semplice, chiaro, paradossalmente senza paranoie. E anche quando si parla di sesso, di morte, di violenza, c’è una delicatezza che spesso nel mondo adulto manca.

LA – Mi ritrovo anch’io in questa risposta di Flavia non faccio parte del mondo scolastico e non leggo per lavoro. Trovo una delicatezza che non cade mai nella visione nera del mondo, non trovo “trucitudine” si può dire?

FD- Io li leggo perche’ mi piace confrontarmi con la scrittura dei miei colleghi scrittori, soprattutto se li conosco personalmente. Spesso li trovo molto lineari ma non banali, come ha detto Luca si avviluppano meno su se’ stessi, la storia la fa da padrona e più mi interessa molto l’eta’ dei protagonisti, intendo gli adolescenti. Cio’ non toglie che leggo molta letteratura per adulti. sia per piacere sia per lavoro occupandomi di recensioni. Ma e’ piu’ difficile che un libro per ragazzi mi annoi o mi deluda. Ma mi tengo alla larga dai fantasmi, prediligo le storie realistiche, se un pizzico drammatica anche meglio

MM Io cerco la possibilità di provare ancora meraviglia.
Cerco di ritrovare quelle emozioni e sensazioni che provavo allora.
Cerco e spesso trovo anche storie inaspettate, raccontate con scritture non banali.
E, da inguaribile romantica, adoro le storie d’amore. Quel momento della vita dove tutto e il contrario di tutto è ancora possibile💕

EL- Io credo che leggere libri che qualcuno definisce “per ragazzi” sia un elisir di giovinezza. Permette di mantenere anche da adulti lo sguardo e il cuore giovani e rivivere le sensazioni di ogni prima volta, ogni prima scoperta. Leggere libri per ragazzi ci dà un superpotere!

PG – Leggere per ragazzi riporta indietro nel tempo, aiuta a mantenersi giovani, a non scordare come eravamo e a restare in contatto con i giovani che abbiamo intorno 💕

VT – Perché vorrei rivivere quel periodo della mia vita, ma farlo meglio e renderlo più bello. Nostalgia di cose che magari non ho davvero vissuto come avrei voluto  La risposta meno romantica é che poi i libri per ragazzi sono molto più divertenti e sperimentali di quelli per adulti! 😉

CS – Perche nella letteratura per ragazzi ci sono molti più temi esistenziali

LS – Perché libera!

MD – Perché adoro l’abbinamento parole e illustrazioni, sono piccole opere d’arte. Anzi, credo che anche i libri per adulti dovrebbero essere illustrati. È più piacevole leggere completando il testo con delle belle immagini.

LG – Io cerco storie belle e ben scritte e nella letteratura per ragazzi trovo che ci sia più cura. Non sempre eh, ma spesso

PC – Cerco storie vere, che rivivo con un pizzico di nostalgia. Ricordi di un’età che forse non ho vissuto a pieno, condizionata dai limiti di un’altra generazione…

SP- non ho una risposta certa a questa domanda, ma mi sono resa conto che sia nella narrativa per adulti sia in quella per ragazzi cerco storie realistiche ambientate in epoca contemporanea. no gialli, no storico, no fantasy, no fantascienza. quindi direi che i libri, sia per adulti sia per ragazzi, soddisfano il mio bisogno di calarmi nella realtà per comprenderla

RI – Ho iniziato a leggere gli stessi libri delle mie figlie perché loro volevano confrontarsi con me, chiedevano il mio parere sulle storie, sul modo di scrivere, sui temi trattati. Poi, man mano, ho conosciuto autori che diversamente non avrei letto, li ho apprezzati e continuo a leggerli. A volte, prima delle mie figlie, a volte a prescindere da loro.

MB- Perché non mi sono mai preoccupata della divisione in generi o fasce di età.
Se una storia mi ispira, mi stuzzica, mi ‘tenta’ (per stile, per tema, per ambientazione, per punto di vista…) la leggo e basta.

CP- Che bella domanda 😊
Appena ho letto il tuo post ho pensato al libro che sto leggendo, mio padre è un ppp, quello che quella storia offre è una sorta di disvelamento, la realtà è in quella storia lineare, evidente, ma la scrittura e la narrazione in prima persona della protagonista porta al disvelamento della complessità, come se sotto l’apparenza di quella realtà, le cose fossero più complesse. È solo quando Polleke accoglie la complessità trova anche la forza per cambiare e agire. Ecco io bei libri per ragazzi cerco il disvelamento, nel senso letterale del termine, una scrittura è una storia che mi conduca parola per parola a togliere il velo.

FM -avventura è più sorprendente, non ha il disincanto e le gabbie adulte, è più onesta, schietta e ha una vivacità frizzante che nella crescita purtroppo muta, personalmente mi emoziona molto di più una nuova consapevolezza acquisita da un giovane protagonista che da un adulto che ha già un suo bagaglio di esperienze, il percorso di un ragazzo che scopre il mondo è più stimolante, avverto un coinvolgimento maggiore. Non mi annoio, è più divertente provare empatia con l’io bambino.

EB – Io penso che non esistano storie per ragazzi è solo il modo in cui le si scrive che cambia.. ciascuno di noi ha parti “irrisolte” o nascoste che lo portano a leggere o preferire alcune storie… io ad esempio ho imparato ad amare Alice di Carrol in età adulta perchè alcuni aspetti metaforici della storia mi sono stati accessibili psichicamente solo allora…. così come il piccolo principe …. alcune storie sarebbe bello leggerle e poi rileggerle nel corso degli anni solo così arrivano davvero a tutte le parti della nostra anima
Facevo la stessa riflessione ieri con i film a 20 anni amavo alcuni generi impegnati ora ne amo altri…

FG – Ci sono un’autenticità e una spontaneità che in età adulta si perdono, forse per adattarsi alle convenzioni sociali e culturali di appartenenza. Un aspetto che mi affascina molto è la capacità di sentirsi ancora parte di un concetto di vita diffusa. Mi spiego meglio: sentirsi tutt’uno con ciò che ci circonda (animali, piante, universo) e, riconoscere in questo, la sacralità della vita, la sua imprevedibilità e magia. Sono stata prolissa e poco chiara ma è quel senso di smisurata libertà che si prova quando si crede ancora che tutto è possibile.

CA – Una buona storia, una buona scrittura, contrasti creativi di atmosfera e personaggi

DT – Io ho iniziato da poco con gli young adult.
Forse per capire cosa a breve potrà piacere ai miei figli. Ma anche per capire meglio la gioventù di oggi e i suoi gusti i desideri e il punto di vista. Non so se ha senso. Ma questo è quello che mi muove. Un tentativo di trovare sintonia con le nuove generazioni, anche per lavoro, sono psicologa.

SS – Al di là dell’interesse verso la letteratura per ragazzi con la finalità di consigliare buoni libri attraverso il blog e altre forme, a me appassiona leggere libri con protagonisti i ragazzi perché sono una inguaribile nostalgica, mi piace continuare ad avere, e ricerco, questo spazio di immaginazione infinito verso il futuro che inevitabilmente in età adulta di assottiglia.

CL – Volevo dare anche io il mio contributo ma ritengo sia un po’ banale e forse anche un po’ confuso. Mi verrebbe da dire semplicemente che leggo letteratura per ragazzi perché mi piace, sento sia una dimensione giusta da abitare ma poi penso che tutte le storie e i libri che mi sono piaciuti, senza distinzione, li ho sentiti “della dimensione giusta”. Quella in cui riesci a stare perfettamente ma anche che apre orizzonti inaspettati in cui trovi indizi a risposte che cerchi anche inconsapevolmente. Perciò alla fine dei giochi forse considero la letteratura per ragazzi, letteratura punto. Non c’è distinzione tra x ragazzi/ x adulti ma solo buona o cattiva (per me) o, ancora meglio, letteratura che apre orizzonti e letteratura che non lo fa. Te l’avevo detto che era tutto molto.confuso…😜

CC –Posso dire la mia o sono in ritardo? Vabbè la dico:io leggo libri per ragazzi per trovare lo stupore e perché quando leggo penso a loro e se può piacere e come provocare stupore. Poi a volte ho bisogno di staccarmi, ma poi torno sempre ❤️

FD – Perché la bimba che mi vive dentro ha ancora voglia di storie.

 

Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali, Donne in corriera e madri da tartufo

Cronache di pandemia con accesso in libreria

Questo è un mio diario professionale e di vita e non posso fare a meno di confrontarmi anche qui con la pandemia Covid19. Sono una donna privilegiata, anche se, come si può ben immaginare, ogni privilegio è relativo. Relativo a chi si sente privilegiato e mutevole proprio perché relativo.

Lavoro a casa da sempre. Scrivo per ragazzi e nonostante la parte più influente e ricca del mio lavoro sia nelle scuole, nelle biblioteche e nelle librerie, a casa non mi sento sola. Sono sempre in compagnia delle storie scritte e da scrivere. E dietro alle storie si studia anche e c’è tanto da indagare. I progetti non mi mancano. (Tra questi c’è anche il mio libro inedito regalato ai bambini e alla bambine. Cliccate su: La mia vita da Libro per scaricarlo gratuitamente e su Come nascono le storie per saperne di più).

Abito una casa grande, luminosa, con due piccoli giardini e per ora tutto ha tenuto dal wifi agli elettrodomestici.

Vivo con due figli giovani adulti, anche loro (sarà la mia influenza? sarà capacità d’adattamento?) sereni e impegnati. Leggono, studiano, si sono inventati di curare un orto (in casa siamo tutti incantati a seguire le avventure della nascita dei pomodori e presi dal loro stato di salute), si ritrovano online con gli amici di sempre, giocano in sfide internazionali alla playstation e a scacchi. C’è un torneo di ping pong privato che procede a oltranza (solo stare a guardare i miei figli è un privilegio).

Il cane e il gatto di casa stanno bene. Brik, che con me scrive in questo blog, soffre. Certo, un border collie è un cane attivo e vivace, ma pare capisca. Pare supplisca alle corse nei prati con la fedeltà a noi, i suoi umani. Condividere il nostro spazio e il nostro tempo gli basta. È un cane. È meraviglioso.

Mia mamma ottantacinquenne, isolata nella sua casa per sicurezza, è la mia spina nel cuore. Vorrei averla vicina, ma per il suo bene non voglio avvicinarla. Non posso pensare a tutti gli anziani che abbiamo perso soli. Ognuno ha la sua opinione su cosa ci sia dopo la morte, resta per tutti che il passaggio è l’unica certezza e non si dovrebbe sprecare in solitudine. Mai. Quindi non è il momento di essere egoisti ma di scegliere il male minore. Bisogna fare assistenza a distanza: insegnarle a fare video-chiamate, chiacchierare continuamente con lei e sperare nella sua forza e nella sua inventiva. Come la recita del rosaio che mia mamma, ogni mattina, fa camminando, al pari di un monaco, in modo da tenere attivo anche il corpo con la sua fede. Come possiamo non disperarci di aver perso tanti della sua coraggiosa generazione?

È la vigilia di Pasqua e io scrivo queste righe. Ieri, hanno annunciato la riapertura delle librerie quali beni di prima necessità. Certo, con il mestiere che faccio, non posso non considerare i libri beni necessari. Ma. Dovrebbero essere beni necessari sempre, perché entrano in un decreto nel Governo in modo così dominante solo ora? Non sono in polemica con il nostro Governo, lo apprezzo. Nessuno può immaginare cosa significhi essere leader e guidare un Paese in circostanze come queste. Quindi nessuna critica, ma qualche dubbio sì, ed è quello di sempre. Un dubbio mai sciolto neanche in passato da altri governanti.

Cosa significa essere scrittrice per ragazzi in Italia lo so bene. Come so bene che siamo un Paese di non lettori. Se i libri non si leggono cosa li scriviamo a fare? Non molliamo e da scrittori ci trasformiamo in promotori. Siamo ostinatamente attaccati all’idea che leggere faccia bene e quindi non molliamo. Ma pochissimi di noi si mantengono con la sola scrittura. Pochissimi vivono del mestiere di scrittore.  È così in tutta Europa? No. Perché? Perché negli altri Paesi europei la lettura (e di conseguenza gli scrittori, parlo sopratutto di scrittori per ragazzi, il mondo che conosco) è sostenuta da leggi apposite e i Governi sono convinti (ci credono loro per primi) che leggere sia un bene primario e non si può permettere che i cittadini se ne privino. Questo non in tempi di pandemia. Sempre.

Che, causa CoronaVirus, si sia riscoperta la lettura? Non ci credo, chi leggeva prima legge adesso. Allora perché elevare le librerie a luoghi indispensabili? Non conosco la risposta ma se provo a immaginarla un po’ mi fa paura (conosco tante libraie e librai e mi spaventa mettere a rischio la loro salute senza motivo).

Mi viene in mente un paragone.

Nella via dove abito hanno costruito un parco giochi. Non è stato ancora inaugurato, il cancello è chiuso. Un parco giochi è un posto bellissimo e un dono speciale per i bambini e le bambine. Siamo tutti d’accordo. Gli scivoli sono colorati e circondati da pavimento idoneo ad attutire gli urti e i capitomboli dei piccoli. Ma, ci passo davanti ogni mattina durante il giretto che faccio con Brik, all’interno ci sono delle panchine di marmo. A un metro dal pavimento salva bernoccoli ci sono dei sedili dalle linee essenziali di bellissimo e durissimo marmo bianco. Da madre, ogni mattina mi chiedo quante labbra ci si spaccheranno e quanti tagli procureranno. È fisiologico che i bambini corrano, cadano e si facciano male. Ma. Siamo certi che per le panchine non ci fosse un materiale più adatto? Anche solo il legno sarebbe stato più morbido del marmo.

Insomma, credo che prima di agire sia necessario conoscere bene cosa si vuol costruire e studiarlo anche con gli occhi del buonsenso, non solo della scienza ingegneristica.

Non basta dichiarare che i parchi giochi sono un luogo bellissimo (che resta comunque un pensiero pieno di speranza), bisogna averli provati, salvaguardare chi gioca e questo sempre e anche quando si parla di immensi parchi divertimento con giostre e attrazioni.

Se è un bene primario è di tutti e per tutti.

In finale, auguro a tutti buone letture. L’arte, la cultura, il teatro, il cinema soffrono per il virus, finiscono in video e si inventano nuove vesti. Senza poeti, scrittori, artisti il nostro sarebbe un vivere triste e sterile. Anche durante la pandemia.

Credo che i libri portino speranza, ma amici librai e amiche libraie state attenti e attente. Fate come vi sentite e se non volete aprire non aprite. Io aspetto e sono sicura che saremo in tanti a tenere duro. Ripartiremo. E saremo sempre più agguerriti anche quando alcuni non ricorderanno più che i libri sono beni necessari. Evviva le storie. Sempre.

Buona Pasqua a chi è credente e Buon tutto agli altri, da parte mia e del fedele Brik.

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Pubblicato in: Come nascono le mie storie

Io non lo odio… come nascono le storie!

Ringraziamenti in chiusura del libro IO NON LO ODIO di Giuliana Facchini, edito da Matilda Edizioni.

Ecco come nascono le storie: camminando. Succede che scrivi il plot per un romanzo e diventa un racconto che poi torna a essere un romanzo. E nel mezzo? Nel mezzo un cammino. Tu che cresci. Tu che cadi come chiunque percorra chilometri di vita. Tu che ti rialzi come chiunque percorra chilometri di vita. Tu che scrivi. E capisci che percorrere chilometri di vita è un privilegio.

I libri raccontano una storia ma hanno anche una loro storia.

Quando Donatella Caione mi chiese di scrivere la versione lunga del mio racconto Perché odi Davide?, le risposi di no. Pensavo che quella storia avesse già detto quello che aveva da dire.

Ma leggendo un vecchio libro che intrecciava passato e presente ho capito che non era così. Usare uno schema narrativo non lineare e adoperarlo perché fosse funzionale alla storia non era facile ma per me era una piccola idea rivoluzionaria. Ha molto da raccontare una ragazza che è riuscita a uscire da una qualsiasi forma di violenza e io potevo darle voce.

Così otto romanzi dopo Perché odi Davide? è nato Io non lo odio.

Durante un incontro in una scuola dove accompagnavo Chiamarlo amore non si può, una lettrice mi di chiese perché nel racconto tutti avessero un nome ma non la protagonista. Rispose lei. Non io. Disse che forse non aveva nome perché solo chi non ce la fa e finisce sui giornali ha un nome, nessuno conosce tutte coloro che ce l’hanno fatta e a testa alta sono diventate ragazze e donne consapevoli di sé.

Aveva ragione. Quindi alla protagonista ho dato un nome, Clare, e una vita serena. La sua non è una famiglia del mulino bianco, ma lei conosce il potere dell’amicizia, della fratellanza, della musica e vive bene il suo domani.

Nel raccontarci quello che le è successo, fa uno sforzo. Ha bisogno della sua chitarra per farlo. Ma sa raccontare, gestire il suo passato e impugnarlo coraggiosa per affermare non senza sofferenza: Io auguro a qualunque ragazza che come me si sia trovata a precipitare nel vuoto, una chitarra cui afferrarsi per potersi salvare. Anzi: a lei la offro. Io. Adesso.

Non è questo che ci auguriamo per un’amica, una figlia, una nipote o per noi stesse e per tutte?

Noi che scriviamo per ragazzi e ragazze (non è vero che scriviamo per ragazzi e ragazze, è solo un’etichetta per collocarci in libreria, noi tutti scriviamo solo pensando a un lettore ideale) ci troviamo spesso nelle scuole a “ricordare/celebrare” questo o quello e a volte rischiamo di diventare solo il modo per saltare un’ora di lezione.

Quando? Quando gli adulti fanno cadere a pioggia dall’alto i loro insegnamenti. Quando non si fa in modo che la parola l’abbiano loro: gli studenti.

Perché? Perché ci mettiamo la coscienza a posto che l’opportunità l’abbiamo data. A volte non è previsto il diritto alla replica. Non ce lo aspettiamo proprio un pensiero critico dai ragazzi.

Bisogna sporcarsi le mani se crediamo nei nostri interlocutori.

Un romanziere questo lo capisce bene perché crede nelle storie e le storie non insegnano ma lasciano emozioni sotto la pelle dei lettori.

Io lascio la parola a Clare.
Io non lo odio è dei lettori.
Contano i romanzi, non gli autori. Il romanzo è la loro voce, non c’è altro da aggiungere.
Racconto un periodo difficile della vita di alcuni ragazzi e ragazze ma questo è un romanzo solidale.
Spero che lo leggerete, forse ci troverete almeno una piccola parte di voi come è accaduto a me.

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Un libro necessario

Un ponte di libri, di Jella Lepman mi ha incantato.

Mi ha incantato l’entusiasmo che pervade l’autrice e che traspare dal suo scritto. L’ entusiasmo è un atteggiamento da prendere con le pinze, pare che oggi gli entusiasti, ne esistono e io ne sono la prova, siano considerati poco eleganti. Eppure l’entusiasmo infuoca un progetto, lo rende vivo prima che sia realizzato, ha il potere di mostrarlo già fatto quando non lo è. L’entusiasmo ha un altissimo potenziale. Spesso nasce dalle macerie come quelle che calpestò Jella Lepman nella Germania del secondo dopoguerra. Un ponte di libri: unire attraverso i libri i bambini delle diverse nazioni in nome di una pace vera e duratura, divenne la missione di Jella Lepman, accesa sempre da un entusiasmo indomabile, anno dopo anno, pagina dopo pagina. E ne valse la pena.

Chi come me ha ricevuto sulla sua copia di Miss Charity una dedica da Marie Aude Murail come questa: Leggere e far leggere, un mestiere, una passione, una necessità e la sente sua, tatuata sull’anima, comprende bene l’entusiasmo di Jella Lepman.

Non ho la pretesa di saper parlare di pace attraverso i libri per ragazzi, ma sento di calpestare delle macerie. Non vere carcasse di edifici o buche provocate dalle bombe, ma credo che oggi ragazzi e adolescenti camminino sulle macerie di una società culturalmente disastrata, quella nostra, quella italiana. Se nel ’46 Jella Lepman cominciava a istillare attraverso i libri per ragazzi l’amore per la lettura, aiutata dalle donazioni di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e altre nazioni, gettando basi solide dove crescere lettori, oggi noi viviamo un momento di abbandono e disordine, mentre in Germania (e altrove) continuano a dare alla letteratura per ragazzi spazio e alimento.

Abbiamo bisogno di prendere esempio da Jella Lepman e di farci contagiare dal suo entusiasmo per ricostruire. Ne vale la pena perché, oggi come allora, quando si radunano intorno ai buoni libri gruppi di bambini, ragazzi o adolescenti è evidente il risultato positivo. I buoni libri uniscono, affascinano, creano spirito critico e stimoli che possono avere effetto sulla realtà. I buoni libri educano al pensiero libero e infondono coraggio e forza alle idee. Tutte pratiche cui noi adulti siamo ormai disabituati.

Senza una politica adeguata a favore dei libri e della lettura, che coinvolga innanzitutto scuole e biblioteche, rimarremo sempre un popolo di lettori deboli e il nostro mondo della letteratura per ragazzi e adolescenti resterà pervaso dalla sindrome del provincialismo, specie se messo a confronto con altre nazioni in cui autori e case editrici sono ben considerati e riconosciuti.

Con entusiasmo impegniamoci nel nostro Paese perché i ragazzi e le ragazze incontrino la buona letteratura contemporanea nazionale e internazionale; perché chi scrive scegliendo come proprio lettore ideale un ragazzo o una ragazza possa vivere del proprio mestiere; perché i buoni libri tornino ad avere un valore riconosciuto e non minore di una ricarica del cellulare; perché la buona letteratura per bambini, ragazzi e adolescenti viva con la dignità che merita e il rispetto della critica internazionale.

Un ponte di libri di Jella Lepman ha suscitato in me questi pensieri e bisogni. Un libro necessario, entusiasmante e pieno di entusiasmo.

Jella Lepman fondò la Internazionale Jugendbibliothek, creò IBBY (International Board of Books for Young People) e istituì il premio Hans Christian Andersen considerato il Nobel della letteratura infantile.

Grazie a Sinnos Editrice per questa nuova edizione del libro con la curata e scorrevole traduzione di Anna Patrucco Becchi.

Pubblicato in: Fiutando Libri!

MA…

Un anno importante il 2018 per me. Due nuovi libri per ragazzi 13/17, quell’età per cui mi piace tanto scrivere. E un’età con cui mi piace tanto dialogare, infatti è nato anche un gruppo di lettura 13/17 nella biblioteca del Comune dove vivo, quello dei Lettori Ribelli. Un percorso il mio cominciato tanti anni fa e proseguito con tenacia. Ho lottato per quello che volevo fosse il mio mestiere e per farlo come lo intendo io.

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Ultimi usciti…

I ragazzi 13/17 non leggono, sembra incredibile voler scrivere per loro.

Ma… esiste un MA grosso, gigantesco. È quella congiunzione avversativa che racchiude in sé le potenzialità inespresse, accantonate, disabilitate. Esiste la fiducia in un futuro prossimo che sta tutta stipata in quel MA.  Le biblioteche scolastiche praticamente non esistono, ma tante insegnanti leggono insieme ai ragazzi; le biblioteche in generale non hanno fondi, ma i gruppi di lettura nascono e vivono nelle storie; le librerie a volte sono costrette a chiudere, ma noi scrittori continuiamo a scrivere pensando come lettore ideale un ragazzo o una ragazza.

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LEGGERE RIBELLE/ http://www.leggereribelle.com

Sembra l’azione di un manipolo di folli, eppure quella follia è ossigeno. Forse elio, forse un gas inebriante che contagia e  appassiona. Ogni romanzo appartiene a un lettore, eppure la storia può essere sempre la stessa che unisce nella naturale diversità di ognuno. Le buone storie non devono insegnare nulla, eppure nelle storie impariamo a essere liberi e a esercitare la nostra libertà.

I ragazzi e le ragazze che vivono pienamente il loro presente, ma hanno anche un libro  da leggere tra le mani, hanno dei sogni nel cassetto. In quel cassetto sta il futuro, anche quello di noi adulti di oggi.

Solo il vero folle non crederebbe nei ragazzi lettori e nelle ragazze lettrici.

Buon Natale e sereno anno nuovo!

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Le  mie  prossime letture!
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I miei libri…
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I miei libri…
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I miei libri…
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I miei libri…
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I miei libri…
Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali

Chi ha paura di Babbo Natale?

Archivio e faccio bilanci. Sempre. È un vizio. E quest’anno, per l’articolo natalizio, vado sul personale.

Da ragazzina volevo fare l’attrice, sì sono stata un’undicenne folgorata su una poltrona del teatro Brancaccio di Roma; all’università scoprii il cinema, il dietro le quinte del cinema e il montaggio cinematografico: se le immagini sono la voce di un film il montaggio ne è il timbro; poi scoprii l’amore, che non ha nulla a che fare con il banale colpo di fulmine, l’amore gratuito che t’insegna a dare senza ritegno e i viaggi che però mi hanno accompagnato per tutta la vita, fino a tre anni fa. Quindi le storie prima raccontate e poi scritte.

C’è un filo conduttore nella mia vita che è il pozzo creativo e la ricerca di un’espressione che sia mia, che mi si adegui. Ho paura a definirmi scrittrice, non ho il dono di saper scrivere, ho solo imparato. Non so cantare, dipingere, scolpire. Mi piaceva scrivere sceneggiature, perchè sono un mezzo, non il prodotto artistico. Sono sempre stata creatività dirompente intrappolata in un corpo e un intelletto incapaci di assecondarla.

Dunque, infine (dai 40 ai 50 si può dire), ho vissuto tra le storie e nel mondo che le circonda con editori e scrittori, quelli bravi che conosci sui libri e a volte anche di persona. E i dubbi, la ricerca di una strada, la solitudine e gli abbandoni che ti scuotono e destabilizzano ma indiscutibilmente ti rendono viva e reattiva.

Quindi mi sono data le MIE regole, che come tutte le regole possono essere ignorate o svalutate ma restano.

Cara mia, mi sono detta, vedi di non dimenticare che…

sei una scrittrice solo quando un lettore (ragazzo o adulto che sia) ha scelto il tuo libro dopo essere entrato in una Libreria (virtuale o meno). Tra altre ha scelto la tua storia. Senza scuse, senza false illusioni o compromessi: questo è un dato di fatto.

Scrivere è durissimo e ci vuole coraggio e forza per lottare per le proprie storie; ci vuole umiltà e capacità di ricominciare, di cadere e di rialzarsi. Una scrittrice è una combattente, altrimenti è scrittura redazionale, non creativa. Scrivere per te è: non-aver-potuto-far-a-meno-di-immaginare quella storia e cercare di adoperare le parole giuste per raccontarla.

Scrivere significa mettersi a nudo, senza pudore, anche se sei brutta.

Scrivere è non riuscire a capire da dove arrivano le tue storie.

Non si costruisce un autore-personaggio ma un libro che non ti appartiene, che diventa del lettore perché è la sua immaginazione a far esistere la tua storia. Altrimenti rimane morta, sulla carta. Nei libri c’è totale libertà e questo deve far paura allo scrittore. Ti deve far paura.

Se negli anni a venire continuerò a rispettare queste regole con frutti economicamente dignitosi come quest’anno, avrò trovato il nome per il mestiere che faccio. Quel mestiere bellissimo che spaccia sogni per far sedimentare esperienze non vissute ma vive, che dona libertà e spirito critico e che migliora con il tempo come il vino buono.

Tutti abbiamo bisogno di alimentarci di emozioni: possiamo farlo con i pochi minuti di una canzone, con un paio di ore di film e con il tempo a lievitazione lunga dei libri, muri portanti sempre, in epoca digitale o analogica che sia. Essere il creatore di un piccolo sassolino di quei muri è uno sporco lavoro. Non è lavoro per chi è vanitoso, belloccio, ordinato e coordinato. Ci s’imbratta, ti manca  spesso il respiro, i muscoli dolgono e si passa per troppe vite per uscirne indenni. Eppure un buon libro è come un lavoro ben fatto e dà soddisfazione vederlo in giro. Ti avvicini orgoglioso agli scaffali in libreria, lo guardi con fare indifferente come se non fossi tu ad averlo scritto. Sei in incognito anche quando ascolti le critiche o gli elogi o le letture che tu non hai mai neanche immaginato.

Chi ha paura di Babbo Natale? Chi è Babbo Natale? E’ qualcuno invisibile.

Solo se non hai paura di essere invisibile puoi essere uno scrittore o una scrittrice. Me lo ripeto spesso.

Auguri!

Le mie storie (fino ad oggi!)

Una storia che parla d’amore

Una storia che parla di sogni

Una storia che parla di sfide

Una storia che parla di misteri

Una storia che parla di poesia

Una storia che parla di confini

Una storia che parla di avventura

Una storia che parla di coraggio

Una storia che  parla di difficoltà

Una storia che parla di amicizia

Una storia che parla di dolore

…e se sei arrivato fin qui: Buon Natale e Felice Anno Nuovo!

Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo, Fiutando Libri!

La mia – Children’s book fair 2017 – festa del Libro per ragazzi!

La mia settima fiera del libro per ragazzi è stata un po’ una festa. Non è mancato nulla: i libri belli, gli autori speciali, gli eventi importanti e la stanchezza di fine giornata. La comunità dei libri per ragazzi è ben assortita e alla fine ci si conosce e ci si apprezza un po’ tutti, famosi e non famosi. Librai, bibliotecari, blogger, insegnanti, autori, illustratori e editori che amano i libri si annusano tra loro e si riconoscono, ne nasce una bella confusione di abbracci. Quest’anno non sono mancate le emozioni;  vedere commosse delle giovani editrici che dopo anni sono riuscite a portare in Italia un capolavoro degli albi illustrati internazionali, dice tanto. Perché tanti credono in questo lavoro strano che sta in precario equilibrio tra il raccontare e il formare, che non vuole educare i ragazzi ma che manda inevitabilmente tanti messaggi. Bello perdersi tra contest, premi e illustrazioni, ma bello guardarsi in faccia tra noi che per i ragazzi scriviamo, leggiamo,  a volte lottiamo per le storie. Promuovere la buona letteratura contemporanea per ragazzi e adolescenti non è facile, stereotipi e marketing stanno loro con il fiato sul collo e noi che raccontiamo storie non abbiamo altre armi se non il coraggio della fantasia e della buona scrittura.

In fiera quest’anno ho firmato un contratto per un libro che amo e che uscirà a maggio. Un altro mio sguardo sugli adolescenti, ancora la mia voglia di raccontarli senza mettermi al loro posto, anche se un po’ vorrei starci nonostante tutto. E avrò una nuova fantastica copertina d’autore perché un libro racconta una storia, ma ha anche una sua storia.

Mi piace molto scrivere pensando ai ragazzi e mi piacciono le persone, gli altri, quelli che incontro. Amo le relazioni e i lunghi discorsi o i lunghi silenzi amici.

Nella mia scatola di ricordi della Book Fair 2017, a guardar bene, tra l’altro, TROVO un’ amica con la quale ci eravamo ripromesse di vederci in fiera e con la quale ci siamo rincorse per una giornata. Io non sento il cellulare, richiamo e non sente lei e poi ognuna ha il suo da fare e alla fine ci parliamo per telefono: lei dal divanetto della sala stampa, io dal bar degli editori stranieri; TROVO una conversazione preziosa, avvenuta in piedi, nel corridoio tra gli stand, che quasi mi spuntavano le lacrime per l’emozione. Non sentivo la confusione attorno ma solo quelle parole personali e intime regalate per costruire amicizia o, chissà, forse solo per generosità; TROVO l’incontro con un’amica di coda&penna (i conigli hanno la coda corta) verso la quale sono andata a braccia aperte, scioccandola poichè una veneta è sempre più sobria di una romana; TROVO la pausa dal lavoro di un’altra amica, rubata solo per poterci guardare in viso e scoprirci proprio come ci eravamo immaginate di essere; TROVO le parole di una persona che mi ha letto dentro e trovo due occhi azzurri che mi hanno lasciata senza respiro, sapevo che gli occhi di quell’amica erano azzurri ma non credevo fossero chiari e luminosi come le sue parole. E poi c’è molto altro, come i contatti di lavoro a cui sono sinceramente affezionata.

Insomma si è forse capito che la mia umanità si costruisce con gli incontri e con la polvere di grafite magica che ne ricavo scrivo pagine di vita che non producono reddito ma emozioni. Sono quelle a scrivere le storie al posto mio.

E così vado verso la book fair 2018…

Matilda Editrice – tavolino e sedia illustrati

City by Federico Penco finalista silent book contest 2017

Astrid Lindgren Memorial Award

Nicky Singer ospite ICWA alla book fair 2017

Libri animati – mostra

Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo

I dolori di una non più giovane narratrice di storie

E’ accaduto, accade. Succede che un’idea ti ronzi per la testa e non ti dia tregua. Una nuova storia sta nascendo e cominci  a scrivere.

L’entusiasmo che mi pervade quando ho tra le mani quella materia grezza che è la mia immaginazione, è indescrivibile. Scrivere fa bene, mette di ottimo umore. Ogni storia nuova sembra debba aprire una nuova era, diventare quel libro perfetto che inseguo e non raggiungerò mai. Non lo scriverò mai, ovviamente, perché non esiste un delitto o un libro perfetto. La mia vita non è perfetta, chi ha una vita perfetta? La mia vita ha sempre trattato la scrittura come fosse un incantesimo di Harry Potter o come se i libri esistessero già nella borsa di Mary Poppins. I libri si scrivono, ci vuole tempo, pazienza, energia. Per fare un lavoro ben fatto, una legnaia ben impilata di parole come si vede fuori della baite trentine, ci vogliono ore vuote di pensieri e ore dense di frasi che sfuggono o arrivano in massa. Imprigionare la creatività nella disciplina è uno sforzo che stroncherebbe anche una secchiona come Hermione.

Isabel Allende, ha dichiarato che c’è un casotto nel giardino della sua villa dove si ritira a scrivere, un’altra famosa scrittrice va in Umbria nel silenzio della sua cascina ristrutturata a meditare sulle pagine del best seller di turno (dal quale il marito farà di sicuro un film). E io? Non sono un’autrice da best seller, sono una venditrice di storie che passa di classe in classe, di scuola in scuola; faccio parte di quegli scrittori di serie D che in Italia nessuno si fila e prima di me, nella categoria “narrativa ragazzi”, ci sono quelli molto bravi, quindi?

Quindi io sono magica, io le storie le tiro fuori già scritte dalla famosa borsa, gentilmente offerta in prestito dalla cara signora Poppins. Rubare ore di silenzio è realmente il mio mestiere; incontrare di nascosto i personaggi è il mio mestiere; leggere e rileggere bruciando parte della cena, lo faccio per lavoro; amare a tal punto quella storia da ripeterla tra me e me (chi mi vede pensa che io sia al telefono) mentre in auto vado di qua e di là a sbrigar commissioni, a dar passaggi, a pagar multe. Se non servissero mani e tastiera avrei fatto fuori col pensiero fiumi d’inchiostro. I miei romanzi li sudo dalla prima all’ultima riga tra le code al supermercato, gli incontri con i ragazzi delle scuole, le camminate sull’argine del fiume per far correre il cane, le fiere per sentire gli autori chiacchierare, le litigate inter-familiari, i dialoghi surreali con mia madre e le occasionali fughe dal veterinario con lo sfigato quadrupede di turno.

Non sono una professionista, non mi sento una professionista, sono più un’artista della narrazione: nel casotto? in Umbria? no! In un angolo della casa, su una scrivania piena di peli di gatto, libri, tessere sconto, seconde chiavi della macchina, un termometro, due agende, una tavoletta di cioccolata, la tazza del raccogliticcio, concentrata a ignorare chi mi chiama, chi blatera di imminenti catastrofi, chi avverte uno strano odore di bruciato in cucina. Le mie sono le storie di una funambola che nella vita continua a camminare su di un filo teso tra realtà e finzione. Non si sa fino quanto reggerà.

Tutto questo può portare a un incommensurabile successo o alla catastrofe più nera, oppure può relegarti nella mediocrità. Altre opzioni non ce ne sono. Già, perché ormai tutti ti conoscono e l’ennesimo inedito sparirà inghiottito dalle lunghe file d’attesa nelle case editrici, non saprai mai se sei brava e sfortunata oppure se in te stessa, alla fine, ci credi solo tu.

E’ un guaio, non sei una professoressa, non sei impegnata nel sociale, vendi spiccioli d’avventura ai tuoi lettori ideali, quei ragazzi dei quali vorresti avere ancora l’età. Sogni come dovrebbero fare loro e non vuoi che loro abbandonino i loro sogni, è per questo che scrivi. Una missione imbottita di cuscini tra i quali far cadere i sognatori di vite diverse, la missione un po’ folle della scrittrice senza casa, che abita il mondo e non va da nessuna parte. La sua meta è il viaggio nelle storie che costruiscono gradini su cui accompagnare i lettori. Tu, li porti per mano e poi li lasci andare quando tra le storie sanno muoversi da soli.

Fai un lavoro fine a se stesso, ma non molli, sei tenace. Non devi arrivare da nessuna parte, non hai fretta.

Ma ti lasceranno sopravvivere?

Pubblicato in: Come nascono le mie storie

Io e te sull’isola che non c’è. Come nascono lo storie

Come nascono le storie?

Cattura.JPG cvCerte in un modo, alcune in un altro! Questo romanzo ha per me qualcosa di speciale perché racconta tante storie, ci sono tanti personaggi e ognuno con la propria vita, una sensibilità e un destino. Il romanzo è nato parlando di cani… e ti pareva! esclamerete subito, già ogni autore ha i suoi nervi sensibili, quella sua anima inquieta e sorniona che torna sempre nella storie. Quando presi con me Bryce conobbi un tipo di cinofila bella e un rapporto con gli animali, con i cani in particolare, straordinario. Si può, credetemi, addestrare un cane alle discipline più nobili in modo mostruoso, ma si può, per fortuna, anche lavorare sull’intesa e l’amore reciproco. Questa modalità a mio parere addestra cani sereni abili al soccorso, al sostegno delle disabilità umane e anche alla semplice compagnia. Con questi giovani cinofili allegri e espertissimi ho conosciuto cani speciali e, se me lo consentite, di grande personalità ed è nata la voglia di raccontarli. In “Io e te sull’isola che non c’è” si parla del rapporto con i cani come mezzo per allenare gli umani al linguaggio dell’empatia e della sensibilità. Il rapporto con gli animali ci insegna a non comunicare solo con la parola ma anche con il linguaggio del corpo e a essere più recettivi verso gli altri.

“Gli animali ci rendono tutti più umani”

Ma non si parla solo di cani, anzi, in questo romanzo torna una fiaba di Andersen “I cigni selvatici” che mi impressionò da bambina. Si parla di fiaba e di realtà e di quanto di magico (tra virgolette) ci sia nella vita. Credere a tutti i costi in qualcosa che solo noi abbiamo intravisto, avere fiducia nei fili da seguire che la vita ci mette tra le mani, raccontano che vivere non è solo quello che sperimentiamo con i cinque sensi. Empatie, sogni, emozioni non si toccano, annusano, vedono, sentono o assaporano ma ne percepiamo gli effetti se sappiamo metterci in posizione di ascolto.

Scrivere è un mestiere strano e la fantasia un’entità astratta. Bello aver fantasia, ma la fantasia non si tocca, non si trova ovunque e a cosa serve? Si sbarca il lunario con la fantasia? Forse no, quando si sale quella scala a pioli che porta su una nuvoletta fantastica tutto può accadere e solo lì, a mio parere, nasce davvero una buon romanzo.

Mi dicono spesso che nelle mie storie ci sono troppi personaggi e vie da seguire, eppure io credo che siamo tutti, ragazzi (soprattutto loro sono abilissimi) e non, in grado di seguire l’affresco variopinto e ricco di un romanzo, in grado di innamorarci di un protagonista oppure di personaggio antipatico, di scegliere i tramonti da dipingere con la mente e quali sguardi seguire. Vi lascio la mia storia… fatemi sapere!

…. Ah, dimenticavo: un grazie speciale a mio figlio grande (perché le mie storie sono sempre un affare di famiglia, leggere per credere Cortometraggio di famiglia) che ha ideato un bel titolo per questo romanzo!

Galleria fotografica dei protagonisti a quattro-zampe del romanzo! 

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Eko con Tabatha e Sancho – “…aveva pubblicato la foto di Eko con un mestolo da cucina in bocca. Aveva un’aria seria, solo un po’ scocciata, mentre la didascalia diceva: Stasera cucino io! “

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Eko (lo zio di Bry)- “…con una fetta biscottata in bilico sulla testa. Il cane aveva uno sguardo buffo perché lei lo fotografava sempre nelle pose più assurde, invece lui voleva solo papparsi la fetta fragrante!”

 

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Nana – “…l’aveva fotografata accucciata su un grosso vocabolario con gli occhiali da lettura sul naso e forse era davvero l’unico modo per descrivere Nana! “

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Emily – “Emily era sempre disponibile al gioco, ma non era invadente! “

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Emily – ” I suoi occhi cercavano Lucia e la invitavano a lasciare da parte i problemi quotidiani per perdersi con lei in un mondo di palline, salti, corse e coccole. “

 

 

 

 

 

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Cica (la nonna di Bry) – ” …due splendidi cani occupavano rispettivamente due poltrone e non si mossero. Erano le due femmine dell’allevamento: Cica e Queen. “

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Queenbee – “Queen e Cica, chiuse nella camera di Meggy, se ne stavano sulla terrazza attigua, fisse e immobili come statue, a osservare dall’alto cosa stesse accadendo nel loro regno”

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Jazz (Nel romanzo interpreta la parte dell’amico del cuore di Nico ed essendo una vera primadonna lo fa in modo esemplare!) “Jazz lo fissò scavando, con i suoi piccoli occhi scuri di cane fortunato, nel dolore del ragazzo…”

 

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Orma Rossa – … cui Lucia ha scippato il nome per il suo nickname!

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Bryce – “Si chiama Bry, sarà il tuo cane e insieme vi divertirete un mondo”

*I Border collie fotografati appartengono tutti alla famiglia (ops all’allevamento) Gingerbell.

 

Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo

Donne in corriera e madri da tartufo. Professioni?

Rinnovo della carta d’identità cartacea, ufficio anagrafe, stamattina.

Nome, cognome, stato civile, altezza… professione.

-Professione? – mi chiede l’impiegata, ci penso: se dicessi casalinga i figli mi denuncerebbero per aver dichiarato il falso, sono sicura.

“Umi” non lo propongo neanche: “Lettrice? Narratrice di storie?” provo e la donna mi guarda senza capire. Tento di nuovo: “Scri…” L’impiegata mi incoraggia con lo sguardo, Bryce si gratta, le persone in coda rumoreggiano.

Inghiotto saliva e dichiaro: “Scrittrice.”

A Manzoni scappa un lacrimuccia (non succedeva da secoli), Calvino si rivolta nella tomba, Eco ride, ma ride così forte che disturba tutti.

La donna annuisce e con pochi tocchi di tastiera compila e stampa il documento.

In fondo dopo migliaia di ore di lettura, centinaia di ore di praticantato con gli studenti, parecchi articoli come ghostwriter di un cane, venti romanzi nel cassetto e otto pubblicati con case editrici specializzate e nazionali (ben recensiti e venduti), con beneficio d’inventario e senza un attento esame di coscienza, nella categoria “Scrittori” potrei rientrare.

E poi, tutto sommato… chi la legge la professione sulla carta d’identità?

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Sgranocchiando avventure…

Come con Cuori di carta, così anche con L’equazione impossibile del destino Elisa Puricelli Guerra mi ha conquistato per la sua scrittura fluida e convincente e per la sua capacità di creare una trama affascinante e intelligente.

L’autrice racconta storie avventurose, coraggiose e attualissime senza mai dimenticare che un romanzo deve catturare l’attenzione del lettore giovane o meno giovane. Scrivere per emozionare e coinvolgere. Stereotipi, argomenti gettonati, messaggio moraleggiante o politico sono un inutile di più… almeno secondo Brik  😉  equazione

Aggiungo un libro della stessa autrice che ho appena scoperto…. Consigliatissimo!

(Shakespeare, Romeo, amore per il teatro e molto di più)

Il caso Romeo

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Pubblicato in: Fiutando Libri!

Fiutando libri in compagnia di sei care amiche

Del romanzo “Nemmeno un bacio” di Manuela Salvi avevo scritto in Fiutando Libri. Ora esce la versione e-book e quindi ripropongo il link.

nemmeno un baciohttps://ilgiovanebrik.wordpress.com/2014/12/04/una-ciotola-di-emozioni-forti-e-solo-letteratura-2/

E’ un libro forte ma mai volgare. Una storia che consiglierei a un adolescente. Apprendo che il libro cartaceo è andato fuori catalogo perché giudicato troppo forte per i ragazzi italiani, eppure anche Chambers o Green possono essere molto “forti” nei loro romanzi per giovani adulti -in realtà storie per tutti- eppure i loro libri non sono fuori catalogo.

Anche altri romanzi che considero molto belli sono di difficile reperibilità come: “Ho attraversato il mare a piedi” di Frescura-Tomatis e “Lasciami andare” di Fulvia Degl’Innocenti e sono sconcertata.

Pensavo, che al giorno d’oggi si fa fatica ad essere coerenti poiché, come diceva mio padre: “Non si aggiusta il mondo a testate”. Il paragone calza e viene un gran mal di testa prima o poi.

In un film in bianco e nero sul giornalismo americano degli anni 50 (ma che è pur sempre una deliziosa commedia) si dice, citando Kipling, che un buon cronista deve avere sei servi fedeli: Cosa, Perchè, Quando, Come, Dove, Chi.

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https://www.youtube.com/watch?v=56di_FyhRhM

Io posso dire che una buona scrittrice per ragazzi, oggi, deve avere sei care amiche: Coerenza, Pazienza e Perseveranza che rincorrono le più spregiudicate Immaginazione, Emozione e Affabulazione. Tutte insieme, scrittrice compresa, bevono tè nero sedute davanti a una tastiera e si scambiano opinioni oppure chiacchierano solo liberamente.

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I libri camminano da soli

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I bei libri hanno gambe proprie e non hanno data di scadenza.

Ho incontrato un libraio e abbiamo cominciato a parlare di un mio libro e di come lui lo avesse portato nelle scuole e avesse parlato ai ragazzi attraverso le pagine. Io ascolto affascinata e commossa ogni volta che qualcuno entra in un mio romanzo e me ne parla. Ho la certezza solo in quei momenti di aver lanciato un’emozione come fosse un sasso in uno stagno, di aver prodotto qualcosa di vitale che ha generato cerchi concentrici attorno a una storia.

Di questi tempi, spesso i libri sono accompagnati dall’autore e portati per mano. Alle volte non si capisce bene se sia per la vanità di esibirsi dello scrittore, per una forma d’intrattenimento sociale o per una vera necessità di marketing.

Quando si tratta di promozione alla lettura tra i ragazzi, gli autori possono avere un gran peso poiché è opinione comune che i giovani non leggano. Quando mi chiamano nelle scuole, VOLO a parlare di libri e della passione per la lettura, ma la soddisfazione più grande arriva quando capisco che una mia storia si è fatta largo da sola tra le emozioni del lettore. Perché un libro, se è un buon libro, vive da solo e a lungo.

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P.S. … vabbè può anche capitare che il Mostro Fuori Catalogo ci metta lo zampino e potremmo discute su quando dura “a lungo”, ma queste sono altre storie!

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Fiutando Libri!

Non vorrei dire nulla. Di solito non dico nulla. Vorrei postare la foto della copertina di un libro e lanciare un messaggio come piace a me: un messaggio aperto.

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E invece spiego, perché ogni tanto bisogna.
Il libro, ieri, mi è stato donato (e già questo, per me, ha un significato); il libro è stato scritto da una (da-me-apprezzatissima) scrittrice francese che ha narrato storie diverse senza discriminazione alcuna; il libro è stato pubblicato da una piccola e coraggiosa (perché piccola) casa editrice con il benestare dell’autrice (indicazione importante).
Ieri, su un treno regionale stracarico di passeggeri, seduta sul seggiolino accanto alle porte, pigiata tra borse, odori, chiacchiere e avvolta dallo sferragliare dei vagoni e dalla luce giallognola, ho aperto questo libro e ho cominciato a leggerlo. Sono entrata in una bolla di serenità cullata dalle parole di Marie-Aude Murail che come in un romanzo raccontava con semplicità uno splendido personaggio e una storia. La pochade degli schieramenti non mi appartiene. La bellezza si può sporcare e la bruttezza esaltare. Tutto può accadere. Leggete quello che volete dietro questa foto, io ci leggo la convinzione che il bello e il bene sono dentro molte realtà diverse, ma esistono.

Leggi anche Miss Charity  oppure Gesù, come un romanzo.

…dalla voce di Livia Rocchi  Gesù, come un romanzo