Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo, Ragionando di un cane di nome Brik...

Come convivere con un cane stalker e con l’arte di non saper cucinare

I border collie sono cani dalla forte personalità e dall’appetito insaziabile. Brik oltre a essere insaziabile ha un gusto da chef 5 stelle. La mia vicina di casa è un’ottima cuoca, io no. I suoi profumini sono da sempre una condanna per la mia famiglia. Brik aveva accuratamente scalzato un tratto di rete di recinzione tra le nostre case e si presentava a pranzo e a cena dai vicini. I cani dei vicini avevano sempre nelle ciotoline piccoli assaggi di manicaretti: penne al tonno, polpette, salmone alla griglia, ma i border sono veri assaltatori e i poveretti non facevano a tempo a mettere il muso nelle ciotole che un ladro gentilcane già se ne stava tornado a casa leccandosi i baffi.

Di comune accordo, per mantenere saldi i rapporti di buon vicinato abbiamo sostituito la rete di recinzione con una ben ancorata al terreno e alta un metro e ottanta. Brik ha studiato la questione a fondo, ha misurato a lunghe falcate la nuova recinzione, si è alzato sulle zampe per verificarne l’altezza. Ha fatto i suoi calcoli: il tempo di scavalcamento superava di gran lunga la permanenza dei manicaretti nelle ciotoline. I  cani dei vicini sono lenti, non fessi.

Brik ha cambiato tattica. Si mette in posizione strategica in modo da fissare attraverso le maglie della rete il tavolo da pranzo dei vicini che con la porta finestra aperta è perfettamente visibile. Tenta la strada dell’ipnosi e funziona. La vicina cede e si alza a portagli un bocconcino. Lui sbava e la guarda riconoscente (che se lei non ci conoscesse potrebbe chiamare la protezione animali tanto sembra affamato). La vicina gli porta pezzettini di formaggio e lui ama il formaggio. Ogni pasto un po’ di formaggio. I border sono imperiosi nel governare le proprie pecore. Sulle prime con un mezzo abbaio richiamava l’attenzione dei commensali vicini di casa, adesso abbaia imperioso che si alzino a foraggiarlo di formaggio.

Prima ero imbarazzata che se ne andasse a suo piacimento dai vicini, adesso che usi ad arte la tecnica dello stalking.

Oggi il profumo che arrivava dalla casa accanto alla nostra era da alta cucina e la pasta al pomodoro nei piatti dei miei figli faceva una magra figura. Si sono guardati, i figli, e poi hanno guardato Brik. Credo desiderassero essere border collie.

 

English versione:  How to survive to a stalking dog and the art of being unable to cook

 

Pubblicato in: Come nascono le mie storie, Fiutando Libri!

Un’estate da cani… come nascono le storie!

Questa storia è un racconto scritto in prima persona da Ginevra. Lei non è una scrittrice e non si tratta di un diario. No. Questa storia nasce per raccontare che scrivere può essere utile. Enigmatica?

Chi ha letto Io e te sull’isola che non c’è, sa che Lucia scrive una storia dove succedono cose terribili alla sua odiata nemica. Su un foglio bianco tutto può accadere e così Lucia sfoga la sua rabbia e il suo odio. Ginevra scrive per un altro motivo. Un motivo ben preciso. Trovo affascinante poter fermare sulla carta le emozioni senza dover necessariamente essere scrittori. E’ una fotografia del nostro stato d’animo. Rileggere quelle righe anni dopo, come guardare una foto, ci racconterà chi eravamo.

Un ragazzo una volta mi chiese se la sua vita sarebbe diventata come quelle dai suoi genitori: andare a lavorare, fare figli e pagare le bollette. Io gli parlai di sogni.

In questa storia si parla di sogni. Sì, quelli che ognuno di noi ha; non esistono uomini o donne senza sogni. Alcuni credono che i loro sogni siano andati distrutti, altri pensano di non averne perché li hanno dimenticati. Quello che ci piacerebbe realizzare della nostra vita è il motore che ci anima, certi motori borbottano, altri ronfano e alcuni di noi sono sordi, ma il motore batte e pulsa volendo o non volendo.

I sogni sono la linfa vitale di cui si nutrono i ragazzi, ma alle volte gli adulti ce la mettono tutta per disilluderli, di questo racconta Un’estate da cani, di chi non vuole rinunciare al proprio sogno.

“Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso” diceva Nelson Mandela.

“Cosa vuoi diventare da grande? Felice” Risponde Thomas ne Il libro di tutte le cose di G. Kuijer

Ecco, chissà, forse vincere vuol dire trovare la propria felicità.

Orchidea è una bellissima Levriera che Loredana e la sua famiglia hanno adottato raccontandomi poi la sua storia.

Si parla anche di cani, sì ancora. Degli ultimi, quelli di cui proprio non importa a nessuno. Ci sono persone che si occupano di loro e mi pare bellissimo. Certo ci sono ingiustizie ben peggiori, ma sono convinta che di amore ce ne sia per tutti. Anche per gli animali e l’ambiente e senza far torto a nessuno. Io sono per includere e non escludere.

Infine, in questa storia, c’è un’omaggio a mia madre da sempre incallita giallista. Dei suoi racconti mi nutro io, che i gialli non li amo. Mi accompagnano da sempre nomi come Christie, Stout, Queen, Grisham, Camilleri, Patterson, Cornowell… serial killer e patologhe mi inseguono da sempre e non poteva tutto non confluire in un mitica Cena con delitto!

Ultima nota: Marisol esiste davvero. Non so se si chiami così, ma l’ho vista in ospedale mentre aspettavo di fare una banale visita specialistica. Lei era qualche metro più avanti e per rilassarsi faceva degli esercizi di respirazione in piedi, tra il muro grigio e la finestra. Era molto discreta, forse la notai davvero solo io e m’incantai a guardarla. Non riuscivo a staccare gli occhi da lei e dalla sua figura luminosa. Cominciai a respirare come lei.

Le storie siamo noi.

Buona lettura e fatemi sapere!

Trama e dettagli su LIBRI DI GIULIANA FACCHINI

Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo, Fiutando Libri!

La mia – Children’s book fair 2017 – festa del Libro per ragazzi!

La mia settima fiera del libro per ragazzi è stata un po’ una festa. Non è mancato nulla: i libri belli, gli autori speciali, gli eventi importanti e la stanchezza di fine giornata. La comunità dei libri per ragazzi è ben assortita e alla fine ci si conosce e ci si apprezza un po’ tutti, famosi e non famosi. Librai, bibliotecari, blogger, insegnanti, autori, illustratori e editori che amano i libri si annusano tra loro e si riconoscono, ne nasce una bella confusione di abbracci. Quest’anno non sono mancate le emozioni;  vedere commosse delle giovani editrici che dopo anni sono riuscite a portare in Italia un capolavoro degli albi illustrati internazionali, dice tanto. Perché tanti credono in questo lavoro strano che sta in precario equilibrio tra il raccontare e il formare, che non vuole educare i ragazzi ma che manda inevitabilmente tanti messaggi. Bello perdersi tra contest, premi e illustrazioni, ma bello guardarsi in faccia tra noi che per i ragazzi scriviamo, leggiamo,  a volte lottiamo per le storie. Promuovere la buona letteratura contemporanea per ragazzi e adolescenti non è facile, stereotipi e marketing stanno loro con il fiato sul collo e noi che raccontiamo storie non abbiamo altre armi se non il coraggio della fantasia e della buona scrittura.

In fiera quest’anno ho firmato un contratto per un libro che amo e che uscirà a maggio. Un altro mio sguardo sugli adolescenti, ancora la mia voglia di raccontarli senza mettermi al loro posto, anche se un po’ vorrei starci nonostante tutto. E avrò una nuova fantastica copertina d’autore perché un libro racconta una storia, ma ha anche una sua storia.

Mi piace molto scrivere pensando ai ragazzi e mi piacciono le persone, gli altri, quelli che incontro. Amo le relazioni e i lunghi discorsi o i lunghi silenzi amici.

Nella mia scatola di ricordi della Book Fair 2017, a guardar bene, tra l’altro, TROVO un’ amica con la quale ci eravamo ripromesse di vederci in fiera e con la quale ci siamo rincorse per una giornata. Io non sento il cellulare, richiamo e non sente lei e poi ognuna ha il suo da fare e alla fine ci parliamo per telefono: lei dal divanetto della sala stampa, io dal bar degli editori stranieri; TROVO una conversazione preziosa, avvenuta in piedi, nel corridoio tra gli stand, che quasi mi spuntavano le lacrime per l’emozione. Non sentivo la confusione attorno ma solo quelle parole personali e intime regalate per costruire amicizia o, chissà, forse solo per generosità; TROVO l’incontro con un’amica di coda&penna (i conigli hanno la coda corta) verso la quale sono andata a braccia aperte, scioccandola poichè una veneta è sempre più sobria di una romana; TROVO la pausa dal lavoro di un’altra amica, rubata solo per poterci guardare in viso e scoprirci proprio come ci eravamo immaginate di essere; TROVO le parole di una persona che mi ha letto dentro e trovo due occhi azzurri che mi hanno lasciata senza respiro, sapevo che gli occhi di quell’amica erano azzurri ma non credevo fossero chiari e luminosi come le sue parole. E poi c’è molto altro, come i contatti di lavoro a cui sono sinceramente affezionata.

Insomma si è forse capito che la mia umanità si costruisce con gli incontri e con la polvere di grafite magica che ne ricavo scrivo pagine di vita che non producono reddito ma emozioni. Sono quelle a scrivere le storie al posto mio.

E così vado verso la book fair 2018…

Matilda Editrice – tavolino e sedia illustrati
City by Federico Penco finalista silent book contest 2017
Astrid Lindgren Memorial Award

Nicky Singer ospite ICWA alla book fair 2017
Libri animati – mostra
Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo, Fiutando Libri!

My beta readers!

16002852_1492041067487634_717025586844957025_nOggi mi è successa una cosa fantastica, una di quelle cose che mi fanno amare alla follia il mio mestiere. Ho appena terminato di scrivere un romanzo young adult. Ecco, di solito quando termino una storia la mando in lettura ad alcune beta-reader di cui mi fido. Ne ho beccate due libere e una di queste ha una figlia diciassettenne. Il romanzo gira in pdf sul tablet e la ragazza lo ha trovato. Lo ha letto (d’istinto, di sua iniziativa) e poi mi ha scritto su whatsApp …dal cellulare della madre?!
Dice che “non è delusa dalla mia storia”, anzi si complimenta; che ha fatto lo screenshot di qualche pagina e ha segnato delle note per me sul suo cellulare. Dice che, però, i suoi le hanno sequestrato il cell e hanno cambiato la password del wifi, quindi mi girerà tutto appena appena possibile. (…non è grandioso? I ragazzi sono fantastici!)
Ovviamente il romanzo avrà il giudizio anche del diciannovenne e del ventiduenne di casa (uno farà il pelo e il contropelo anche alle virgole e l’altro salverà solo il salvabile – sono due editor crudeli).
Si può essere più fortunati di così? Si può chiedere di più quando si fa della scrittura il proprio mestiere?
Sappiate che lavoro sul campo, le mie storie sono in prima linea e mi piace da matti!

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Pubblicato in: Fiutando Libri!

Una bella recensione di Io e te sull’isola che non c’è!

Giulia Siena PARMA – “Al ragazzo piaceva uscire con gli amici e bighellonare in giro per la città, sfidare i prof a scuola e farsi vedere incollato a Tessa. Eppure a Nico piaceva anche Orma rossa, Lu-la-sfigata come la chiamavano i compagni, e secondo lui Rosa-ciccia ed Eko erano una coppia simpaticissima, lo diceva sempre […]

via “Io e te sull’isola che non c’è”: un’amicizia che cresce sul web — ChronicaLibri

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Naturalmente ricchi delle proteine della Lettura!

Ecco tra i miei libri del cuore “Piano Forte” (Sinnos Editrice) di Patrizia Rinaldi, un libro scritto magnificamente con uno stile personale ed efficace. Una storia forte, con personaggi affascinanti, in una situazione limite, dove la musica conduce passando tra le mani e tra i pensieri di un ragazzo e del suo maestro artigiano che ripara pianoforti. Un romanzo non troppo lungo, denso eppure leggero, dove è la scrittura a fare da padrona, a catturare il lettore. Un piccolo gioiello.

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Della stessa autrice altrettanto bello e accattivate: Il giardino di Lontan Towon – Lapis Edizioni. Consigliatissimo.

Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali, Come nascono le mie storie, Fiutando Libri!

Non crediamo più nelle storie?

foto-specchioQuest’anno il post natalizio è un po’ così. In realtà si tratta di una mia riflessione.

Le storie ci hanno tenuto compagnia dai tempi più antichi, hanno affascinato generazioni di bambini, ragazzi e adulti. Le ultime storie sono state quelle dei nonni o quelle raccontate mentre la sera nelle stalle ci si scaldava facendo filò. La narrazione orale ha trovato l’immortalità nella scrittura, i libri fissano le storie come il cinematografo ha fermato sulla pellicola il volto senza età degli attori. Oggi le storie non le racconta quasi più nessuno e pochi leggono i libri, ma riconoscendone il valore, le storie sono finite a scuola tra i banchi, prima o dopo la ricreazione.

Che bello!

Insomma.

Ci sono ancora i narratori? Sì, i narratori per bambini ci sono e la bellezza delle loro storie arriva in albi meravigliosi e in splendidi libri illustrati. Eppure non sempre raggiungono i bambini. Tranne il nobile lavoro di alcuni lettori volontari, a scuola quando arriva un autore si fa un “laboratorio”.

Che vuol dire? Che non si ha fiducia nella “storia”. Se si teme che questa non possa catturare i bambini la si imbriglia in altre attività: disegno, fumetto, teatrino, canzone.

Vuol dire che non è una buona storia allora, oppure che non si crede in essa. Oppure che non si credono i bambini capaci di ascoltare. Ma l’ascolto come la scrittura sono abilità e vanno esercitate. Se non crediamo nelle nostre storie e non crediamo nei bambini,  dovremmo cambiare mestiere.

Quando i bambini crescono, a scuola i libri diventano sempre più spesso un ausilio per lo studio, per l’educazione civica e quella sociale. Raramente per l’educazione ai sentimenti. Sono, a volte, il prolungamento di personalità autoriali affascinanti che diventano fulcro al posto delle storie. Giornalisti, storici, naturalisti non devono mancare tra i ragazzi e gli adolescenti, ma loro raccontano la Società, la Storia, la Natura, non “storie” (salvo eccezioni).

Non dobbiamo dimenticare che un buon libro ha il potere di istruirci empaticamente alla vita, perché allora proprio ai ragazzi e agli adolescenti arrivano più manuali che storie? Perché ostinarsi a spiegare concetti invece di lasciar vivere e sperimentare nelle storie?

Un buon libro che conquisti, emozioni e lasci ragazzi e adolescenti realmente affamati di altri libri, non arriva così facilmente tra le loro mani, nonostante gli eventi di promozione della lettura, i buoni librai e bibliotecari. Questo non perché manchino buoni narratori, ma perché non si crede più nelle storie, nel loro potere assoluto.

Un autore di libri o un illustratore tra i ragazzi e gli adolescenti dovrebbe essere sempre al servizio della sua storia, non viceversa, e sarebbe bello portare nelle scuole solo la passione per le buone storie, null’altro.

Se spacciamo buoni libri, questi creeranno dipendenza.

Capisco che vendere è il primo obbiettivo di una casa editrice e di un autore, ma come dimostrato fuori dal nostro Paese, se abbiamo fiducia nei nostri ragazzi e scriviamo buone storie facilmente arriverà anche la tranquillità economica.

Si cercano, invece, secondo me, delle scappatoie; è faticoso scalare una montagna, meglio girarci attorno, ma così facendo non sapremo mai cosa si prova quando si è in cima. L’aria fredda e tersa, il cielo di un colore indescrivibile, il grido dei rapaci, i mughi piegati, lo sguardo incerto di un camoscio, il nostro respiro che entra in sintonia con il silenzio.

Torniamo ad avere fiducia nelle storie e nei ragazzi, daremo vigore ai libri e creeremo lettori forti che sapranno costruire il loro domani con coraggio. Le storie non sono salvifiche più di qualsiasi altra forma d’arte, ma aiutano tutti noi a scegliere chi vogliamo essere in una società che ha conquistato la globalizzazione e la capacità di ignorare la sofferenza degli uomini, degli animali e della propria terra.

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AUGURI!

 

Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali, Fiutando Libri!

Intervista all’autore: Giuliana Facchini (e Brik, il suo border collie) — Moony Witcher…il blog!

Come anticipato alcuni giorni fa nel post di presentazione del romanzo Io e te sull’isola che non c’è di Giuliana Facchini, oggi abbiamo una chicca per voi lettori…un’intervista con l’autrice in cui poter scoprire cose nuove su di lei, il suo amico Brik, il romanzo e le altre sue opere. Se alla fine dell’intervista avrete altre…

via Intervista all’autore: Giuliana Facchini (e Brik, il suo border collie) — Moony Witcher…il blog!

Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo

I dolori di una non più giovane narratrice di storie

E’ accaduto, accade. Succede che un’idea ti ronzi per la testa e non ti dia tregua. Una nuova storia sta nascendo e cominci  a scrivere.

L’entusiasmo che mi pervade quando ho tra le mani quella materia grezza che è la mia immaginazione, è indescrivibile. Scrivere fa bene, mette di ottimo umore. Ogni storia nuova sembra debba aprire una nuova era, diventare quel libro perfetto che inseguo e non raggiungerò mai. Non lo scriverò mai, ovviamente, perché non esiste un delitto o un libro perfetto. La mia vita non è perfetta, chi ha una vita perfetta? La mia vita ha sempre trattato la scrittura come fosse un incantesimo di Harry Potter o come se i libri esistessero già nella borsa di Mary Poppins. I libri si scrivono, ci vuole tempo, pazienza, energia. Per fare un lavoro ben fatto, una legnaia ben impilata di parole come si vede fuori della baite trentine, ci vogliono ore vuote di pensieri e ore dense di frasi che sfuggono o arrivano in massa. Imprigionare la creatività nella disciplina è uno sforzo che stroncherebbe anche una secchiona come Hermione.

Isabel Allende, ha dichiarato che c’è un casotto nel giardino della sua villa dove si ritira a scrivere, un’altra famosa scrittrice va in Umbria nel silenzio della sua cascina ristrutturata a meditare sulle pagine del best seller di turno (dal quale il marito farà di sicuro un film). E io? Non sono un’autrice da best seller, sono una venditrice di storie che passa di classe in classe, di scuola in scuola; faccio parte di quegli scrittori di serie D che in Italia nessuno si fila e prima di me, nella categoria “narrativa ragazzi”, ci sono quelli molto bravi, quindi?

Quindi io sono magica, io le storie le tiro fuori già scritte dalla famosa borsa, gentilmente offerta in prestito dalla cara signora Poppins. Rubare ore di silenzio è realmente il mio mestiere; incontrare di nascosto i personaggi è il mio mestiere; leggere e rileggere bruciando parte della cena, lo faccio per lavoro; amare a tal punto quella storia da ripeterla tra me e me (chi mi vede pensa che io sia al telefono) mentre in auto vado di qua e di là a sbrigar commissioni, a dar passaggi, a pagar multe. Se non servissero mani e tastiera avrei fatto fuori col pensiero fiumi d’inchiostro. I miei romanzi li sudo dalla prima all’ultima riga tra le code al supermercato, gli incontri con i ragazzi delle scuole, le camminate sull’argine del fiume per far correre il cane, le fiere per sentire gli autori chiacchierare, le litigate inter-familiari, i dialoghi surreali con mia madre e le occasionali fughe dal veterinario con lo sfigato quadrupede di turno.

Non sono una professionista, non mi sento una professionista, sono più un’artista della narrazione: nel casotto? in Umbria? no! In un angolo della casa, su una scrivania piena di peli di gatto, libri, tessere sconto, seconde chiavi della macchina, un termometro, due agende, una tavoletta di cioccolata, la tazza del raccogliticcio, concentrata a ignorare chi mi chiama, chi blatera di imminenti catastrofi, chi avverte uno strano odore di bruciato in cucina. Le mie sono le storie di una funambola che nella vita continua a camminare su di un filo teso tra realtà e finzione. Non si sa fino quanto reggerà.

Tutto questo può portare a un incommensurabile successo o alla catastrofe più nera, oppure può relegarti nella mediocrità. Altre opzioni non ce ne sono. Già, perché ormai tutti ti conoscono e l’ennesimo inedito sparirà inghiottito dalle lunghe file d’attesa nelle case editrici, non saprai mai se sei brava e sfortunata oppure se in te stessa, alla fine, ci credi solo tu.

E’ un guaio, non sei una professoressa, non sei impegnata nel sociale, vendi spiccioli d’avventura ai tuoi lettori ideali, quei ragazzi dei quali vorresti avere ancora l’età. Sogni come dovrebbero fare loro e non vuoi che loro abbandonino i loro sogni, è per questo che scrivi. Una missione imbottita di cuscini tra i quali far cadere i sognatori di vite diverse, la missione un po’ folle della scrittrice senza casa, che abita il mondo e non va da nessuna parte. La sua meta è il viaggio nelle storie che costruiscono gradini su cui accompagnare i lettori. Tu, li porti per mano e poi li lasci andare quando tra le storie sanno muoversi da soli.

Fai un lavoro fine a se stesso, ma non molli, sei tenace. Non devi arrivare da nessuna parte, non hai fretta.

Ma ti lasceranno sopravvivere?

Pubblicato in: Colpi di coda

Ordine, ordine, ordine…

Una domanda che mi fanno spesso: “Ha mai avuto il blocco dello scrittore?”

Ho una nuova storia in testa, pulsa, sbatte, si arricchisce. Non riesco a metterla quieta. Una vecchia storia mi attende: so su cosa devo lavorare, mi è cara, mi piace tanto. Un breve testo che mi ha bocciato un’amica lettrice va ritoccato forse, mi serve, ci devo pensare. Ho bisogno di fare ordine, ordine, ordine e intanto mi metto a leggere perché non so da dove cominciare.

Una domanda che mi hanno fatto nell’incontro di San Giovanni Lupatoto a Verona: “Lei vive per scrivere o scrive per vivere?”

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Pubblicato in: Fiutando Libri!

Naturalmente ricchi delle proteine della Lettura!

Un libro che affronta con la freschezza, il sorriso e il coraggio di una ragazzina un tema importante. Mi è piaciuto tutto: la grafica, i disegni e la copertina. Ma soprattutto mi è piaciuto l’equilibrio di una storia semplice che ci esorta a rispettare noi stessi.

Top Secret di Maria Giuliana Saletta

Amicizia, amore, omosessualità, stereotipi sono temi importanti con cui confrontarsi con semplicità e naturalezza come è giusto che sia. Un paese tra i monti, la natura di cui si sente il profumo e un nonno con cui avere un rapporto speciale. Uno stile fresco e immediato. Per me un libro pieno di dolcezza.

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Pubblicato in: Fiutando Libri!

Naturalmente ricchi delle proteine della Lettura!

Con Luna Park di Livia Rocchi (edito da Camelozampa) mi sono emozionata e commossa. Una storia che arriva semplicemente dritta al cuore. Da leggere!

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A mio parere, questo romanzo ha il grande pregio di parlare a tutti, davvero a tutti. Non dobbiamo avere paura di proporre ai ragazzi libri che affrontano argomenti forti, ma esiste anche un modo di narrare storie importanti con un linguaggio che rasenta quello poetico e che nessuno avrà mai timore o scrupolo di proporre ai ragazzini.

Il “racconto” Luna Park esce nel 2013 nella raccolta “Chiamarlo amore non si può”, che racconta ai ragazzi e alle ragazze la violenza contro le donne, antologia della quale sono coautrice (vedi i dettagli tra i miei libri). Da quel racconto nasce il romanzo Luna Park una storia completa ed efficace.

Evviva i libri che hanno voce propria, basta carta stampata impersonale, pubblichiamo di meno ma pubblichiamo libri sinceri, onesti, veri!

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Naturalmente ricchi delle proteine della lettura!

Maionese, ketchup o latte di soia di Gaia Guasti… consigliatissimo! Una storia breve, immediata e convincente che racconta il quotidiano, l’apparenza che non è realtà, il brutto e la bellezza che c’è in tutti noi. Lo fa con ironia e dinamismo e la voce di un ragazzino: Noah. In certi momenti ridevo da sola, in altri ero ammirata per come l’autrice riuscisse a scrivere di argomenti importanti con semplicità. Una collana Gli arcobaleni di Camelozampa Editrice da tenere sempre presente.

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Pubblicato in: Fiutando Libri!

Naturalmente ricchi delle proteine della Lettura…

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Una voce dal lago di Jennifer Donnelly è un libro che mi ha conquistata. C’è molto in questa storia. E’ ambientata in un paesetto rurale americano, nei primi anni del 1900, e la protagonista è una ragazza che vorrebbe studiare all’Università. Come sempre non sto a raccontare la trama che potete trovare nella quarta di copertina ovunque, e poi, in questo caso, risulterebbe enormemente riduttivo. E’ una storia ambientata nel passato ma, per molti aspetti, attualissima. Tra l’altro mi ha colpito un brano, il cui senso io stessa avevo riassunto in una frase di un mio romanzo. La frase fu tagliata dalla redazione della casa editrice che avrebbe dovuto pubblicare il libro e che alla fine non lo pubblicò. Ci tenevo molto a quella frase e più o meno diceva: negli occhi degli adolescenti in certi momenti vedi già quello che loro saranno in futuro. Sono felice di sapere che qualcun’altro, oltre a me, conosce quello sguardo. 

Un assaggio del libro che mi piace moltissimo…

“Mi capitava di immaginare che i personaggi dei libri potessero cambiare il proprio destino, e fantasticavo su come sarebbe stato. A volte provavo compassione per loro, nel vedere che non potevano in alcun modo sfuggire alla propria sorte già tracciata. Poi però pensavo che se avessero potuto parlare con me, mi avrebbero sicuramente detto di risparmiarmi pietà e condiscendenza, visto che nemmeno io potevo sfuggire al mio destino.” da Una voce dal lago di J.Donnelly

Leggere per imparare a scrivere. La musicalità delle parole, l’uso delicato delle virgole, il significato che sprigionano le frasi e sul quale potresti riflettere per mesi. Un buon libro non può far altro che bene.

 

Pubblicato in: Come nascono le mie storie

Io e te sull’isola che non c’è. Come nascono lo storie

Come nascono le storie?

Cattura.JPG cvCerte in un modo, alcune in un altro! Questo romanzo ha per me qualcosa di speciale perché racconta tante storie, ci sono tanti personaggi e ognuno con la propria vita, una sensibilità e un destino. Il romanzo è nato parlando di cani… e ti pareva! esclamerete subito, già ogni autore ha i suoi nervi sensibili, quella sua anima inquieta e sorniona che torna sempre nella storie. Quando presi con me Bryce conobbi un tipo di cinofila bella e un rapporto con gli animali, con i cani in particolare, straordinario. Si può, credetemi, addestrare un cane alle discipline più nobili in modo mostruoso, ma si può, per fortuna, anche lavorare sull’intesa e l’amore reciproco. Questa modalità a mio parere addestra cani sereni abili al soccorso, al sostegno delle disabilità umane e anche alla semplice compagnia. Con questi giovani cinofili allegri e espertissimi ho conosciuto cani speciali e, se me lo consentite, di grande personalità ed è nata la voglia di raccontarli. In “Io e te sull’isola che non c’è” si parla del rapporto con i cani come mezzo per allenare gli umani al linguaggio dell’empatia e della sensibilità. Il rapporto con gli animali ci insegna a non comunicare solo con la parola ma anche con il linguaggio del corpo e a essere più recettivi verso gli altri.

“Gli animali ci rendono tutti più umani”

Ma non si parla solo di cani, anzi, in questo romanzo torna una fiaba di Andersen “I cigni selvatici” che mi impressionò da bambina. Si parla di fiaba e di realtà e di quanto di magico (tra virgolette) ci sia nella vita. Credere a tutti i costi in qualcosa che solo noi abbiamo intravisto, avere fiducia nei fili da seguire che la vita ci mette tra le mani, raccontano che vivere non è solo quello che sperimentiamo con i cinque sensi. Empatie, sogni, emozioni non si toccano, annusano, vedono, sentono o assaporano ma ne percepiamo gli effetti se sappiamo metterci in posizione di ascolto.

Scrivere è un mestiere strano e la fantasia un’entità astratta. Bello aver fantasia, ma la fantasia non si tocca, non si trova ovunque e a cosa serve? Si sbarca il lunario con la fantasia? Forse no, quando si sale quella scala a pioli che porta su una nuvoletta fantastica tutto può accadere e solo lì, a mio parere, nasce davvero una buon romanzo.

Mi dicono spesso che nelle mie storie ci sono troppi personaggi e vie da seguire, eppure io credo che siamo tutti, ragazzi (soprattutto loro sono abilissimi) e non, in grado di seguire l’affresco variopinto e ricco di un romanzo, in grado di innamorarci di un protagonista oppure di personaggio antipatico, di scegliere i tramonti da dipingere con la mente e quali sguardi seguire. Vi lascio la mia storia… fatemi sapere!

…. Ah, dimenticavo: un grazie speciale a mio figlio grande (perché le mie storie sono sempre un affare di famiglia, leggere per credere Cortometraggio di famiglia) che ha ideato un bel titolo per questo romanzo!

Galleria fotografica dei protagonisti a quattro-zampe del romanzo! 

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Eko con Tabatha e Sancho – “…aveva pubblicato la foto di Eko con un mestolo da cucina in bocca. Aveva un’aria seria, solo un po’ scocciata, mentre la didascalia diceva: Stasera cucino io! “
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Eko (lo zio di Bry)- “…con una fetta biscottata in bilico sulla testa. Il cane aveva uno sguardo buffo perché lei lo fotografava sempre nelle pose più assurde, invece lui voleva solo papparsi la fetta fragrante!”

 

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Nana – “…l’aveva fotografata accucciata su un grosso vocabolario con gli occhiali da lettura sul naso e forse era davvero l’unico modo per descrivere Nana! “
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Emily – “Emily era sempre disponibile al gioco, ma non era invadente! “
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Emily – ” I suoi occhi cercavano Lucia e la invitavano a lasciare da parte i problemi quotidiani per perdersi con lei in un mondo di palline, salti, corse e coccole. “

 

 

 

 

 

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Cica (la nonna di Bry) – ” …due splendidi cani occupavano rispettivamente due poltrone e non si mossero. Erano le due femmine dell’allevamento: Cica e Queen. “
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Queenbee – “Queen e Cica, chiuse nella camera di Meggy, se ne stavano sulla terrazza attigua, fisse e immobili come statue, a osservare dall’alto cosa stesse accadendo nel loro regno”
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Jazz (Nel romanzo interpreta la parte dell’amico del cuore di Nico ed essendo una vera primadonna lo fa in modo esemplare!) “Jazz lo fissò scavando, con i suoi piccoli occhi scuri di cane fortunato, nel dolore del ragazzo…”

 

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Orma Rossa – … cui Lucia ha scippato il nome per il suo nickname!
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Bryce – “Si chiama Bry, sarà il tuo cane e insieme vi divertirete un mondo”

*I Border collie fotografati appartengono tutti alla famiglia (ops all’allevamento) Gingerbell.

 

Pubblicato in: Dialogando con Brik, Donne in corriera e madri da tartufo, Ragionando di un cane di nome Brik...

Il mio cane ha un blog…

Mentre passo davanti al banco macelleria resto affascinata da una massaia che discute di come si affetti la carne perché resti morbida. Descrive la macabra scelta del coltello, il verso giusto per tagliare il muscolo, elogia il sanguinate trancio di animale morto che tende la plastica della confezione. “Le serve anche l’osso?” chiede gentile il macellaio “…e lei” dice a me “vuole gli ossi?” M’irrigidisco. Parlano di cani “Lei ce l’ha il cane?” Annuisco e penso a quella scrittrice che legge la mamma giallista, quella che ha tutti titoli pieni di ossa. Non dico che il mio cane ha un blog. Scelgo timidamente un pezzetto di ginocchio di mucca, pensando poi di buttarlo. A casa mentre metto a posto la spesa, Bryce fiuta l’osso e scodinzola allegro. Rimango interdetta e glielo allungo. Lui lo appoggia a terra in giardino, lo fiuta, pare deluso. Mi guarda come a dire: “Non è caciotta?” Però lo rosicchia, ci prende gusto e infine fa una buca che potrebbe contenere un osso di dinosauro e lo seppellisce. Quindi ci ripensa e lo tira di nuovo fuori impanato di terra, lo ciuccia e poi ci si sdraia sopra. Piove. Il giardino pare abitato da una famiglia di talpe giganti. Io non cucino e il mio cane ha un blog.

“Per gustare al meglio un osso di ginocchio di mucca lasciarlo decantare una notte intera sotto uno strato di ameno 20 cm di terriccio umido, preferibilmente bagnato con acqua piovana poiché il pulviscolo atmosferico contenuto nelle gocce esalta il sapore ferroso dell’osseina. Estrarlo al mattino, scrollarlo dolcemente per eliminare il terriccio superfluo e, se avete un palato davvero esigente, consumatelo in posizione semi-sdraiata sul divano buono nel salotto del vostro umano.” (Cit. Bryce)

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Bottega del macellaio di Annibale Carracci, 1585

 

Pubblicato in: Come nascono le mie storie

Cortometraggio di famiglia – Io e te sull’isola che non c’è

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Io lo chiamo fare squadra, essere un team… a casa mia dicono che frantumo i gioielli di famiglia. Non ho mai avuto una vita molto privata. Le finestre della mia casa sono spesso aperte, mi fermo a parlare con chiunque e quello che mi accade non è mai un mistero. Sono una vera donna in corriera e una madre da tartufo. Lo sono sempre stata. Non ho mai smesso di leggere un libro che mi piace, nel senso che anche quando le pagine finiscono continuo a immaginarne la storia. Quando termino un romanzo e viene pubblicato, la cosa non finisce lì. Dovrebbe, sia chiaro, i libri come i figli comminano da soli, ma mi piace trovare ancora spazi di vita in comune. Quando i miei libri arrivano nelle scuole, li accompagno volentieri, ne parlo volentieri e inventare dei video che li raccontino è un divertimento ulteriore… in cui, con naturale disinvoltura, coinvolgo “La famiglia”. Come madre e come donna economizzo, spazi, tempi e competenze… è un’attitudine femminile, si sa.

Stavolta il figlio piccolo ha preso le redini della cosa e ha scelto di usare il linguaggio cinematografico. Ha un socio e lo HA coinvolto; ha un fratello e degli amici, li HO coinvolti. La bellissima protagonista Heidi/Lucia è un’amica di mio figlio grande. Il figlio grande, ingenuo, si è fermato a pranzo con lei a casa. Ho capito subito che era la protagonista ideale per il video, ha un volto cinematografico e mi ricorda Uma Thurman (Ste ama Tarantino, no?) Lei, con la naturalezza di una grande attrice, ha accettato di recitare al primo tentativo che ho fatto di scritturarla.

Il bello dei ragazzi è che con semplicità disarmante si gettano nelle avventure senza vederne limiti o potenzialità, perchè fare è pensare, agire, sognare, realizzare, gettare via o recuperare… insomma vivere.

La vicina di casa, Silvia, è stata coinvolta per i primi piani delle dita sulla tastiera dopo un lapidario messaggio Wathsapp: hai le unghie laccate? Ci servirebbero unghie naturali… Che uno si chiede: … ma che razza di domanda è? La ragazza con Heidi nella foto, Eleonora, è stata coinvolta prima che uscisse con il fidanzato: ci serve una persona con i capelli lunghi e neri sulle spalle, subito!

Ancora non mi capacito di come gli amici ci dicano sempre di sì! Ci vogliono proprio bene.

Girare poi è stato fantastico: l’auto guidata da me che faceva da carrello, la casa di un’amica come set, il figlio grande (attore consumato nell’animo) beccato prima di andare al lavoro e tra le pagine di un esame di Diritto… pochi mezzi ma tanta creatività. Il cinema, dove si può, s’inventa, è sempre stato così. Andrea- RegiaRipreseMontaggio e Stefano-RegiaRipreseMontaggio sono creativi a incastro: quello che non riesce a fare uno, lo sa fare l’altro. Hanno avuto idee superbe e hanno scartato alcune delle mie, per fortuna. Infine la musica di Ste, magia pura che esce dalle dita e dal cuore. Insomma prodotto finale carico di energia vitale e bellezza. Quante cose si possono muovere da un libro e da una storia.

Un grazie affettuoso a voi tutti che avete realizzato questo video, buona fortuna a voi e ai vostri sogni; a me avete regalato momenti divertenti e momenti intensi, momenti che accendono vita e storie.

Grazie ragazzi, nella vita, come nelle mie storie, voi farete grandi cose e ci regalerete un futuro in full HD.

 

Leggi anche Come nascono le storie. Io e te sull’isola che non c’è 

La Glens Production è un’idea di  Andrea Nizzoli e Stefano Santini.

 

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Gocce del Festival della Letteratura di Mantova – incontri magici per caso

14329061_1314134245278318_1394177490_nColpa mia, mi sono attardata a prenotare e gli eventi cui volevo assistere al Festival della Letteratura di Mantova erano già esauriti. Un pomeriggio era destinato, altrimenti rischio l’astinenza da festival, e quindi ho scelto, tra quanto ancora disponibile, Alan Bradley autore di libri gialli editi da Sellerio la cui protagonista è una bambina. Me ne aveva parlato la mia libraia  di fiducia per farlo conosocere alla nonna giallista e subito mi aveva conquistata per il titolo del suo primo romanzo “Aringhe rosse senza mostarda”, ecco questo genere di titoli, come anche “Pomodori verdi fritti” della Flagg o “Cinque quarti d’arancia” della Harris, su me hanno una presa pazzesca, non so, m’agganciano! D’altronde il mio inedito preferito (scartato da una serie di editori) s’intitola “Il ventricolo sinistro del mio lago a forma di cuore”… ho detto tutto, no? Tornando a Flavia De Luce (così si chiama la bambina) è venuta fuori una bella discussione sui target dei libri: la protagonista ha dieci anni? è per ragazzi, allora!!! Insomma il sistema editoriale tende a ingabbiare le storie. Abbiamo bisogno di orientare il pubblico. L’intervistatrice Chiara Codecà, bravissima (perché non è che intervistare con intelligenza e tatto sia da tutti, vero?), ha raccontato come il famigerato Harry Potter uscito in Inghilterra con una copertina da ragazzi, sia ri-uscito in seconda battuta con una copertina che potesse attirare anche un pubblico adulto, migliorando così i già buonissimi incassi della casa editrice. Ma i romanzi sono per chi li legge come dice Bradley, il cui libro in alcuni paesi è uscito con l’etichetta Young Adult e in altri no, e io ovviamente sono d’accordo con lui. L’incontro non si è esaurito così, c’è stato molto altro, ma io ripensavo a Salgari oggi appannaggio della letteratura per ragazzi. E ripensavo agli albi illustrati che sembrerebbero per l’infanzia e invece se te li fai spiegare diventano 0-99 anni. E poi a Roald Dahl che affascina tutti quelli che lo leggono. Dobbiamo “ordinare” la fantasia? Eppure essa accende immagini e pensieri liberi. In nessun altro momento possiamo approfittare della più completa libertà come quando leggiamo un libro.

14302411_1314134155278327_1032523039_nSecondo incontro con  Evelyne Bloch-Dano e il suo libro “Giardini di carta – da Rousseau a Modiano”. Per me questa è stata l’estate del Giardino segreto della Burnett e quindi, curiosa anche di ascoltare l’intervistatrice Stefania Bertola, ho prenotato a  scatola chiusa. Mi sono innamorata di questa scrittrice francese che normalmente scrive biografie di donne. Mi sono innamorata del suo garbo, del fatto che ha iniziato l’incontro scusandosi perchè non parlava l’italiano, della passione con cui ha descritto Colette e Sartre con Simone de Beauvoir nei giardini del Lussemburgo a Parigi, della dolcezza con cui ha parlato del suo giardino in Normandia. La Bertola ha letto l’incipit del libro e io, proprietaria di un fossen-garden, l’ho comprato senza esitare. I giardini nella letteratura francese (ma nella letteratura in genere) e i giardini nella realtà. I primi fiorisco o appassiscono senza indugio tra virgole e punti, i secondi subiscono gli umori del tempo, l’imponderabilità della vita. “Il sentiero che conduce al bosco è pressoché invisibile. Non è uno di quei parchi che si fanno notare, eppure non si nasconde. Non diversamente dal giardino che possiedo sull’Ile-de-France, un quadrato d’erba dal terreno argilloso in cui prosperano astri, rose e ortensie che a settembre si tingono di rosso. Una vite acquistata a un mercato in Provenza corre lungo la terrazza lastricata e crolla sotto i grappoli del moscato come il susino sotto il peso delle mirabelle. Il ciliegio invecchia e il cornus bianco piantato la scorsa primavera ha l’aria malconcia, ma l’hamamelis menatine le promesse.” da Giardini di carta di E. Bloch-Dano. Mi sono innamorata, ecco, ve l’ho detto!6865783_1283274

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… camminare in montagna con un cane

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Camminare con un cane mi piace, in montagna è speciale. Non ho mai amato gli estremismi, dove posso andare con un cane per me va bene, nessuna ferrata o altro. Certi sentieri m’intimoriscono, è giusto così: la paura ci rende più vivi. Il coraggio non ha nulla a che fare con l’incoscienza. Mi piacciono i rifugi montani, come le chiese, quando non c’è gente: ci si guarda intorno, si riposa, si scambiano due parole col gestore, due, non di più, se è un vero montanaro. Quando si conosce il suono del silenzio si sanno scegliere le parole. Il mio zaino, aggiustato ma ancora affidabile, ha ameno dieci anni: l’onore più grande che si può fare agli oggetti è quello di usarli fino alla fine. Penso valga anche per la vita. Ho sempre odiato gli sprechi.

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Rieducazione ai festival letterari…

IMG_4472 (3)Ieri Bryce era di nuovo a un festival letterario dopo due lunghi anni di assenza. Dal, purtroppo famoso, morso del psico-pitt-bull, Brik non ama la folla e s’innervosisce. Ieri non è andata male, anzi, il border è sulla buona strada per tornare a essere il mio accompagnatore ufficiale. Certo che, seduti in posizione laterale, vicini vicini, i nostri pensieri dibattevano, mentre la mia mano accarezzava la sua pelliccia sul petto e sul collo con fare intimidatorio.

Un esempio di dialogo amorevole e silenzioso tra noi:

Iose abbai ti chiudo il blog, ti compro crocchette da supermercato e ti scordi il campo da agility.
Luinon avresti mai il coraggio
Iomettimi alla prova
Luifaccio quello che voglio: sono un figo, bello e impossibile
Io…e io la prossima volta ti lascio a casa
Lui – ...e io scavalco la recinzione, vado dai vicini e ripulisco le ciotole dei loro cani
Io…e io non ti regalo più la crosta del grana e non ti faccio più i “cerca” con la caciotta.
Luiargomento convincente, taccio. Maledetta umana dispotica…

 

Un piccolo passo avanti verso una socialità senza paure e un grande passo per tornare a essere noi… Umi&Brik anche ai festival letterari che sono il nostro lavoro e la nostra passione!

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Torri Del Benaco – Lago di Garda – Aperitivo con l’Autore 2016 – Librerie Biblos e Terra di Mezzo – 29/07/2016 Gabriella Genisi con “Mare nero”, Sonzogno Editore

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Donne in corriera e madri da tartufo. Un bimbo da mordere

Io e Brik entriamo in banca e ci mettiamo in coda. Dopo di noi entra una giovanissima mamma con bimbo di circa tre anni. Il piccolo con calzoncino cadente  ed evidente pannolone preme il totem distributore automatico di numeri, ritira il talloncino, lo appallottola e lo va a gettare nel cestino. Il gioco lo diverte e continua. Alla ventesima attivazione di stampa del numero, avviso la madre, che lo ammonisce senza troppa convinzione e senza scomporsi.

Brik è sulla traiettoria della giostra e il piccoletto tra un ritiro e un canestro gli fa gli sberleffi da distanza di sicurezza. Brik rimane impassibile ma gli leggo negli occhi il fastidio e lo accarezzo.

Una signora all’unico sportello aperto ha messo radici in un’operazione senza fine. Un signore distinto, alla terza decina di numeretti strappati dal bimbetto, gli spiega che “non si fa” e ovviamente quello se ne frega e continua, mentre la madre in quel momento è al telefono (un classico).

Entrano due clienti premono il pulsante del totem, osservano il tabellone e il loro numero, poi si guardano attorno sconcertati, ma prima che se ne vadano il signore distinto, cortesemente, li avvisa che ci sono solo tre/quattro persone prima di loro e spiega cosa sia accaduto. La Madre, intanto, fruga nella borsa alla ricerca di qualche etto di buonsenso perché d’educazione non ce n’è. Anche il buonsenso scarseggia.

Brik abbaia e il bimbo fa un salto. Allora, io mi alzo e con il border mi piazzo accanto al totem. Il signore, Brik e io ci scambiamo un cenno d’intesa e un sorrisetto. Il bimbetto non s’avvicina, s’aggrappa alla gamba della Madre, frigna e pesta i piedi, ma quella non reagisce e lui piange. Finalmente tocca alla Madre che avanza alla cassa. Il bimbetto lancia un’ultimo sguardo disperato al totem protetto dal Brik e poi si piazza davanti allo stand delle brochure, butta a terra le Assicurazione per il Futuro, stropiccia un paio di Prestiti e finalmente la Madre finisce e se ne vanno.

Tiriamo tutti un sospiro di sollievo e Brik seduto composto accanto al totem distributore di numeri fa la sua bella figura, elegante ed equilibrato ha dimostrato grande capacità di controllo: un’addentata a quel pannolone l’avremmo volentieri data tutti.

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Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo

Donne in corriera e madri da tartufo. Anacronismi

Cover Il mio domani arriva di corsaQuest’anno, come mai, tra gli amici ho sentito di tante bocciature nelle scuole superiori. Spesso si tratta di ragazzi e ragazze che conosco e apprezzo, con famiglie in gamba che per fortuna non hanno fatto drammi, ma la cosa mi fa riflettere. Un/a ragazzo/a in gamba, creativo/a, disponibile agli altri, vivace intellettualmente perché viene bocciato? Vedo i compagni di classe di mio figlio, corpi di uomini e di donne stipati in 30 in un’aula, con le ginocchia incastrate sotto il banco. Lo trovo anacronistico e anche un po’ umiliante per studenti e professori. La scuola superiore la chiuderei già in quarta e mi pare di tirarla anche troppo lunga. E poi come possiamo interessare i ragazzi di oggi allo studio senza proporre loro tanta letteratura, storia e scienze contemporanee? E ancora: ci rendiamo conto che in Italia la scuola occupa l’intera giornata (lezioni+studio) di un adolescente? Sport, musica, cinema, lettura, volontariato sono attività che andrebbero coltivate quanto lo studio e invece non c’è tempo: devi studiare altrimenti ti bocciano, o ti rimandano e ti freghi l’estate. Io ho due figli che sono infiniti contenitori e con una tempra formidabile. Chapeau, io non ho e non ho mai avuto, la loro capacità di resistenza. Ma capisco quanto “perdono” o fatichino a “non perdere” tutto il resto. Non è che ci voglia un genio o uno psicologo per accorgersi di quanto siano “belli e vivissimi” gli adolescenti, sì anche quando rompono e rompono questo è sicuro. Se non rompessero non li lasceremmo mai andare. Ma se ci prendessimo il tempo di starli a guardare, a noi adulti farebbe benissimo. (Sì, guardare anche i terribili adolescenti, non solo i meravigliosi bambini). Piede che freme sull’asfalto al semaforo, aspettando il verde per partire con lo scooter, corpi giovani che hanno sempre caldo, capelli lunghi, pose, sigarette, abbracci e voglia di stringersi e di fare caciara (confusione). Sono un potenziale di intelligenza viva/creativa enorme. Si sono evoluti gli adolescenti, dobbiamo capirlo e metterli in condizione di seguire le loro attitudini, solo così costruiranno quel mondo migliore di cui abbiamo tanto bisogno.

Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali, Fiutando Libri!

Un sabato a Mare di Libri, il festival dei ragazzi che leggono

13510587_1233941283297615_1697404263_nSono una scrittrice (più o meno) per ragazzi (più o meno), ma sono anche una lettrice forte di letteratura per ragazzi e vado spessissimo agli eventi dove si presentano gli scrittori per ragazzi. Ieri a Mare di Libri avevo un programma sostanzioso Murail-Carey-Geda&Magnone-Niven.

Se il mondo della letteratura per ragazzi fosse un’arancia, la letteratura-Murail ne occuperebbe metà. Lei è stata espansiva, teatrale, luminosa; ha parlato di scrittura emozionale, di doni, di gratuità, di grandi classici. Ha battuto tre colpi con la mano sul tavolo come accadeva in teatro prima dell’inizio delle rappresentazioni. Nell’altra metà dell’arancia prenderebbe posto la tipologia Geda/Magnone con Berlin. Un romanzo che ho apprezzato: avventuroso, avvincente distopico e che esce dalle pagine e arriva ai ragazzi anche per vie diverse, con due canali You Tube e interazioni multimediali, si spera in una trasposizione in fiction.

Carey non mi coinvolge. La Niven non è arrivata con un volo di linea ma è uscita direttamente dalla foto della quarta di copertina e potrebbe essere uscita da un film americano contemporaneo. E’ uno stereotipo: patinata, dalla voce sottile, con un sorriso fisso; arriva con un’entrata da Oscar tra gli applausi. Il suo “Raccontami un giorno perfetto” (sotto c’è il link con la mia recensione del libro) l’ho iniziato alle nove di sera e finito alle quattro del mattino. E’ fortissimo, tratta il tema del suicidio adolescenziale. (Nel piccolissimo ho toccato questo tema in un mio romanzo: Il mio domani arriva di corsa). Simonetta Bitasi, molto brava, non la intervista, ma passa la parola ai ragazzi e le domande (come era prevedibile) sono indicative e importanti. Si indaga sull’autrice e le sue emozioni, visto che è un romanzo largamente autobiografico (Anche- ma molto di più- nell’incontro con Laura Roveri per Chiamarlo amore non si può, le domande delle ragazze erano indirizzate a capire cosa lei avesse provato nel momento in cui subiva violenza e la cosa mi fece riflettere). Poi arriva una domanda pesantissima, a mio parere, e una ragazza sostiene che il suicidio sia un tema trattato generalmente con superficialità e che la sua poetessa preferita è morta suicida. Il fascino della morte fa capolino in una sala gremita di giovani. Parlando con una persona professionalmente competente in materia di suicidio adolescenziale, ho appreso che ha carattere emulativo. Il romanzo della Niven è scritto in modo efficace, ha un protagonista molto affascinate, vivo perché venuto fuori da un vissuto che vuole addirittura consacrarlo; è una storia scritta alla fine di un percorso quasi terapeutico. Mettiamoci anche che uscirà un film tratto dal libro e il valore “economico” che sta dietro a un best seller.

Ho avuto da pensare per tre ore e mezza di macchina, mentre guidavo per tornare a casa da Rimini: i fari delle auto m’infastidivano in una notte nera e pastosa su un’autostrada poco trafficata mentre la radio, a bassissimo volume, gracchiava; avevo un volontario felice addormentato accanto e, seduta sul sedile posteriore, la camicia di forza del mio senso di responsabilità. “Raccontami un giorno perfetto” mi ha colpito e coinvolto e non so che posto avrebbe nell’arancia, anche se so che ci sta.

Recensione di Raccontami un giorno perfetto di J.Niven

Pubblicato in: Pensieri canini

Se i cani potessero parlare starebbero zitti

WP_20160609_14_59_29_Pro (2)Se i cani potessero parlare direbbero uno spartito di parolacce agli umani. Già, perché a me, ogni mattina tocca indovinare che musica tira.

Allora: il ritornello è sempre lo stesso.

La Umi si alza dal letto e ciondola fino alle scale, poi torna indietro perché ha scordato di prendere il telecomando per disattivare gli allarmi. (Come se io non bastassi: evviva la fiducia!) Facciamo colazione, lei scorre le notizie fb, io do un’annusata a chi è passato in giardino durante la notte: tabloid per entrambi.

Ma poi? Che musica sarà?

-Una ballata?

La più comune e tranquillizzante… La Umi s’infila un paio di pantaloni da trekking e una maglietta, si lava i denti, io mi do una scrollata alla pelliccia e usciamo. Tutto veloce e senza intoppi. Arrivo a pisciare sui siti sensibili a un orario accettabile aggiustando qualche tirata di guinzaglio alla Umi. Dopo si sta a casa: lei alla scrivania, io sotto.

-Una sinfonia per orchestra? 

La più incerta… La Umi va in bagno, si fa la doccia, si guarda allo specchio fa un po’ di smorfie, scuote il capo sconsolata. Sale su un quadrato di vetro con numeri rossi lampeggianti e dice una parolaccia (irripetibile). Poi si sistema i capelli e torna in camera, si veste, quindi:

– Variazione 1- tempo: Allegretto grazioso, la Umi dice: “Andiamo a prendere la nonna in macchina” e significa che devo trattenerla e piscerò sui siti sensibili per ultimo, svaccamento totale della giornata.

– Variazione 2 – tempo: Andante moderato, la Umi dice: “Giretto veloce che abbiamo un sacco di commissioni da fare” e significa che devo togliermi tutta la pipì in fretta dalla vescica perché negli uffici non c’è toilette per cani. Mi preparo a lunghe code spiaccicato su pavimenti scomodi, oppure mi toccherà stare seduto ore in camerini stretti mentre la Umi, che non è fornita di comoda pelliccia propria, prova pellicce sintetiche senza trovarne una che le piaccia.

– Variazione 3 -tempo: Calando grave, la Umi dice:”Vado a fare la s-p-e-s-a” e significa che devo fare pipì veloce trascinando un’umana depressa. La definizione di “Spesa” nel vocabolario della Umi: grave e indispensabile sacrificio che consiste nell’andare a caccia in una riserva artificiale di cibo per sfamare la prole.

-Un requiem?

Il più deprimente… La Umi non perde tempo, si veste con cura, si dipinge il viso con cura, sorride alle specchio. Non si pesa per evitare ogni malumore. Riempie una borsa di libri, molti suoi. La osservo andare e venire tra le stanze. Danza leggera tra mobili, letti, scrivanie, mi bacia sulla testa e dice: “Tu non puoi venire“. Starà via per parecchie ore. Sono già in cuccia nel mezzo del balletto: lei va a divertirsi senza di me. Scuole, librerie, biblioteche non vogliono cani e la Umi dice che io mi comporto male, ma non è vero. Discutiamo molto su questo punto ultimamente e soprattutto sulla comune accezione della parola “cane”.

– la Marcia di Radetzky di Johann Strauss padre? 

Quella che vorrei suonasse tutte le mattine. La Umi non perde tempo, si veste con cura ma non si trucca e né si pesa. Non dice nulla. Prende uno zaino, crocchette, acqua e qualche libro. Saltiamo in macchina con una deliziosa sensazione di festa: andiamo via insieme e basta routine. Mare, festival, montagna, non c’importa, ovunque staremo insieme. Ci fermiamo a fare pipì e lei beve il caffè, poi si parte. Nuove esperienze, nuovi amici da annusare, nuove avventure da vivere: Giuli&Brik!

Se i cani potessero parlare starebbero zitti.

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Pubblicato in: Canine English Version!, Fiutando Libri!, Human English Version!

Sniffing out books…! Fiutando libri!

 

Girl Detached by Manuela Salvi Higlly recommed for Young Adult!

(Italian version: Una ciotola di emozioni forti… è solo Letteratura! )

salviAleksandra has issues with her voice. Stress makes her stutter, and her life is one of stress. She can only speak clearly on stage, freed by the words of the character she plays. Then, when Aleksandra befriends her new neighbour Megan, and through her meets charming, handsome Ruben, it seems she has discovered a doorway into a different world, and a different Alek. But Ruben wants Aleksandra to play a particular role for him, and it is one that will come close to destroying her.

 

 

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Naturalmente ricchi delle Proteine… della Lettura!

 

A un passo dalle stelle di Daniela Palumbo è un libro che emoziona, affascina accompagna. I protagonisti percorrono un cammino, quello della via Francigena, come moderni pellegrini. Giorgia, Matteo e Alessio, due ragazzi e messaggero poetico e illuminante, crescono nella storia e sbocciano come rose tra fiori di campo regalandoci una narrazione che rimane dentro di noi. Da leggere!

a un passo

Pubblicato in: Canine English Version!

To be or not to be: that’s the question…

OLYMPUS DIGITAL CAMERACone or not cone that’s the question. Whether ‘tis nobler in the mind to suffer the insults of ointment, hydrogen peroxide, and the arrows of outrageous fortune, or to take arms against Umi and fight to scatter her. Border and Bard share the same consonants. We are both English and Poets. Maybe he went to the aesthetic surgeon too instead of to the vet like me.

And yes! As far as my ear bitten by a pittbull is concerned Umi is doing “much ado for nothing”. And I, the Border from Stradford-upon-Adige, have enough of it. If I don’t pay attention the hole in the ear could open? Ok I will wear an earring! Like Will or Drake the Pirate did, or if you prefer like the sailors who survived to Cape Horn, where the ocean fight! I rounded Cape-of-Good-Hope-they-leave-me-in-peace and it do the same!

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And, as my life was a sheakspearean tragedy there is also the scratching prohibition. Umi issued an edict: “any dog (as if we were a lot! ) scratching itself will be punished with a shout” that will pierce the eardrums but save the ear pavilion. When don’t wear the collar I must clean myself and being a Border I clean my hair. I don’t stink and then the “family jewels” must be well kept. No great strategist would ever won a battle if the artillery wasn’t properly oiled and the cannon-balls well polished.

dormiamoci su...
dormiamoci su…

Switching from tragedy to comedy like it happened at Will’s Globe, Umi and I met a man in the street who asked if I’m a male (what a question!). He has a little dog at leash, wearing a black&pink coat, I didn’t see at all, let’s figure to guess what it was!
He stood and gesticulate, he talked nonsense and Umi nodded patiently while I’m thrilling unpatiently…. and she kept on smiling doltish. Believe me, that man rounded Cape Horn twice but head down and he had even a screw loose.

 

 

I’m asking myself: should we be nice with every mad we meet? Under that pink coat he has a wheeled plastic duck , I tell you!
Let’s go Milady, please… For heaven’s sake, Umi, put it off!

In Italiano: To be or not to be that’s the question

Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo

Donne in corriera e madri da tartufo. Professioni?

Rinnovo della carta d’identità cartacea, ufficio anagrafe, stamattina.

Nome, cognome, stato civile, altezza… professione.

-Professione? – mi chiede l’impiegata, ci penso: se dicessi casalinga i figli mi denuncerebbero per aver dichiarato il falso, sono sicura.

“Umi” non lo propongo neanche: “Lettrice? Narratrice di storie?” provo e la donna mi guarda senza capire. Tento di nuovo: “Scri…” L’impiegata mi incoraggia con lo sguardo, Bryce si gratta, le persone in coda rumoreggiano.

Inghiotto saliva e dichiaro: “Scrittrice.”

A Manzoni scappa un lacrimuccia (non succedeva da secoli), Calvino si rivolta nella tomba, Eco ride, ma ride così forte che disturba tutti.

La donna annuisce e con pochi tocchi di tastiera compila e stampa il documento.

In fondo dopo migliaia di ore di lettura, centinaia di ore di praticantato con gli studenti, parecchi articoli come ghostwriter di un cane, venti romanzi nel cassetto e otto pubblicati con case editrici specializzate e nazionali (ben recensiti e venduti), con beneficio d’inventario e senza un attento esame di coscienza, nella categoria “Scrittori” potrei rientrare.

E poi, tutto sommato… chi la legge la professione sulla carta d’identità?

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Sgranocchiando avventure…

 Pacunaimba di Michele D’Ignazio è un’avventura scritta con delicatezza quasi surreale che mi fa pensare per ritmo, leggerezza e colori al bellissimo corto d’animazione I fantastici libri volanti di Morris Lessmore. Un libro coraggioso, oggi, nel panorama della narrativa per ragazzi.

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Ho conosciuto Michele a Scampia Storytelling, aveva con sé una valigia piena di storie, la storia di una matita nel taschino e dei modi gentili.

Sono felice di poter leggere autori come lui, sono proprio felice e sono commossa… grazie per la bellissima dedica!

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Sgranocchiando avventure…

Come con Cuori di carta, così anche con L’equazione impossibile del destino Elisa Puricelli Guerra mi ha conquistato per la sua scrittura fluida e convincente e per la sua capacità di creare una trama affascinante e intelligente.

L’autrice racconta storie avventurose, coraggiose e attualissime senza mai dimenticare che un romanzo deve catturare l’attenzione del lettore giovane o meno giovane. Scrivere per emozionare e coinvolgere. Stereotipi, argomenti gettonati, messaggio moraleggiante o politico sono un inutile di più… almeno secondo Brik  😉  equazione

Aggiungo un libro della stessa autrice che ho appena scoperto…. Consigliatissimo!

(Shakespeare, Romeo, amore per il teatro e molto di più)

Il caso Romeo

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Pubblicato in: Fiutando Libri!, Human English Version!

Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna – Children’s Book Fair

pegDopo tre giorni alla Children’s Book Fair di Bologna mi rimane l’emozione di una fiera del cuore.

After three days at the Children’s Book Fair in Bologna the feeling it wasn’t simply a book fair but a real “heart fair” is still in me.

Sono appena rientrata dalla passeggiata mattutina con Bryce e lui, che è rimasto a casa per tre giorni a annoiarsi, è finalmente rilassato e felice di tornare alle nostre abitudini quotidiane. Bryce è sotto la mia scrivania, la casa è silenziosa, il tempo è uggioso.

I’m just come back from the morning walk with Bryce and he, who stayed three days at home annoying himself, is finally relaxed and happy to have our daily routine back. Bryce lies under my desk, the house is quite and the weather is gloomy.

Scrivere per ragazzi è per me un mestiere speciale, nei miei libri ci sono io e sempre io ci sono nelle relazioni umane che intreccio. Quella rete strana, fragile o d’acciaio che sono le amicizie. L’amicizia è uno dei temi che ricorre sempre nelle mie storie, l’amicizia è un valore che coltivo da sempre.

To write children stories is a very special job: I’m always in my books and I’m in all the human relationships I weave too, that peculiar, fragile or strong net forming friendship. And friendship is one of the main subjects of all my stories, it’s one of the values I’m always cultivating.

In questi tre giorni di fiera ho incontrato tante persone, ho capito che alcune amicizie sono salde e forti. Alle volte l’ho capito in un abbraccio o in un continuare a cercarsi: Sei al padiglione 29? Sto scappando a una presentazione! Andiamo ad ascoltare quell’autore, a sfogliare quel libro, a mangiare un panino…? Altre volte l’ho capito in quindici minuti di conversazione fitta fitta, condensata, piena di parole importanti.

During these three days I met a lot of people, I realized some friendships are strong and steady; sometimes I could understand it through a hug or just because we were keeping on searching each other: Are you at stand 29? I’m going to a reading… let’s go listening to that author, to read that book or to eat a sandwich??? Other times I realized it in a 15 minutes intense conversation full of important words.

Poi in fiera ho incontrato persone che volevo conoscere e in pochi minuti ho capito che l’empatia funziona anche tramite la rete internet e abbracciarsi è stata solo una conferma. So che quelle persone rimarranno nella mia vita di scrittrice, lettrice, promotrice dell’amicizia leale e senza barriere per la quale abbiamo con spontaneità gettato le basi.

At the fair I met people I would like to know and in a few seconds I felt that empathy works also through internet and to embrace each other is a further proof of it. I know those people will stay forever in my life as a writer, reader and promoter of leal and no barrier friendship, for which we spontaneously lay the foundations.

Il mio ultimo libro era sul banco dell’editore. Gli occhi magnetici del gatto mi hanno incoraggiato, rassicurato, guidato e una filiera di bellezza e di positività nel mondo dei libri per ragazzi si è rivelata ai miei occhi. Autori, editori, lettori, bibliotecari e librai che credono nel potere dei libri onesti, quelli che regalano emozioni e aiutano tutti noi a crescere. Continuano a tornarmi in mente le parole di Roberto Piumini che, sintetizzate, esortano a non banalizzare. Non banalizziamo il potere della letteratura per ragazzi, alimentiamolo con passione sincera e semineremo bellezza.

My last novel was on the editor stand. The magnetic cat’s eyes encouraged, reassured, guided me and a beauty and positiveness die in the children books’ world revealed to my eyes. Authors, editors, readers, librarians and booksellers believing in honest books’ power, those giving emotions and helping us to grow. Since then Roberto Piumini’s words are still in my mind. Shortly they urged us not to trivialize. Don’t trivialize children literature’s power but instead let’s feed it with honest passion and we will spread beauty.

Nel mondo di oggi si può, forse, chissà… ci crediamo?

In today’s world it could be possible… we can, perhaps, maybe… do we believe in it?

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Sono tornata a casa da Bologna con tanti libri, alcuni con dediche meravigliose e dolcissime e con il libro del piccolo Sheepdog che tanto assomiglia a Brik. L’editore scozzese Floris Books non poteva vendermi quel libro che i miei occhi avevano individuato il primo giorno con un’attrazione fatale. Chi ha disegnato quel cane lo conosce bene e un legame invisibile che sfida la distanza e la velocità della luce si è creato immediatamente. L’editore ne ha messo da parte una copia e l’ultimo giorno me l’ha regalata. Io ho regalato in cambio una copia di Echino dove c’è l’articolo del Brik. Non è stato un contatto di lavoro, è stata una relazione umana tra persone, passata attraverso il mio inglese approssimativo e le pagine dei libri. Ho ricevuto in dono un libro che adoro e la gentilezza di un’editor scozzese.

I came home from Bologna with lots of books, some even with beautiful and very sweet dedications, and with a special book about a little Sheepdog who is so very like Brik. The Scottish editor Floris Books couldn’t sell to me that book, which fatally attracted my eyes from the very first day… who drow this dog, knows him very we’ll and an invisible relationship, challenging distance and the speed of light, created immediately. The editor kept one copy for me and last day she gave it to me. In exchange for it I gave her a copy of Echino, where there is an article of Brik.
It wasn’t a work contact but a real human relationship fed by my inaccurate English and some book’s pages. I have been given the book I adore and the kindness of a Scottish editor. (… and compliments to Sandra Klaassen!)

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Sandra Klassen di Floris Books: www.florisbooks.co.uk/blog/2015/05/13/florisdesign-illustrator-interview-sandra-klaassen-2/

12909432_1178408702184207_2991474774919569307_oEchino: www.echino.it 

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Come nascono le storie… ilgiovanebrik.com/2016/03/07/come-nascono-le-storie-il-segreto-del-manoscritto

Notes Edizioni: www.notesedizioni.it/index.php?option=com_libreria&c=pubblicazioni&task=display&idpubblicazione=58&Itemid=61

Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo

Donne in corriera e madri da tartufo. Mattinata movimentata

Mattinata movimentata.

Oggi c’è il cambio gestore sulla mia linea telefonica e nel lavandino della cucina l’acqua non scorre. (Coincidenze?) Sospetto l’intasamento del pozzetto biologico. Chiamo aiuto e arriva l’aeronautica. Si, quando siamo nella merda, a casa nostra, arriva l’aviazione in mimetica e occhiali a specchio. Scoperchiamo il pozzetto e rimaniamo a guardare. Si ferma un passante: tre umani e un cane che discutono fissando liquami incuriosiscono. Lo invito a unirsi alla discussione: una stronzata più o meno non fa differenza. Il nuovo gestore telefonico chiama per sapere come va. Nessun disservizio. Nelle prossime ventiquattro ore esploderà il telefono, impazzirà l’adsl e friggeranno i cavi sono sicura, ma per ora ringrazio. Poi chiama la nonna che uscita dal corso di ginnastica vorrebbe un passaggio. Pronti, io e il border eseguiamo, mentre l’aviazione si rimbocca le maniche per sturare i tubi. Recuperata la nonna, a casa mi accolgono parole di giubilo: il tappo è rimosso e vengo spedita al supermercato per comprare uno sgorga-tubi turbo e capsule di enzimi per il pozzetto. Mi giro alla ricerca del mio fido copilota e non lo trovo. Attivo il figlio grande, ma non trova Bryce da nessuna parte. L’aviazione, che ci ha sacrificato la pausa pranzo, reclama capsule e acido miracoloso. Il figlio dice che ci pensa lui al cane. Io sgommo davanti al supermarket neanche l’Opel fosse la GranTorino di Starsky&Hutch e chiamo il figlio. “Nulla, non si trova. Allargo il perimetro delle ricerche” – risponde quello e siamo ormai in completo regime militare. Afferro capsule e sgorga-tubi e vado in cassa: tutte occupate! Punto una donna di colore con turbante, assumo l’espressione di Bryce quando elemosina il cibo dalla tavola e chiedo se posso passare. Quella si fa da parte sorridendo: “Tu passa, passa!” Rispondo “Grazie” con un sorriso. A differenza di altre, lei sa riconoscere uno sguardo disperato e gliene sono grata. Telefono ancora, ma non ci sono novità: salto in auto e getto il bottino sciogli-cacca sul sedile, mentre un muso allarmato spunta dal nulla e pare chiedere: “Perché sei così agitata? Posso essere d’aiuto?”
“Cosa stai facendo in macchina?” grido e Bryce, sono certa, risponderebbe: “Schiacciavo un pisolino in tranquillità, perché?”
Telefono e faccio rientrare l’allarme “Bravo” . L’adsl funziona, l’acqua scorre limpida nel lavandino, il cane è stato ritrovato, posso smilitarizzare la casa e godermi il pomeriggio… non mi pare poco.

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Pubblicato in: Come nascono le mie storie, Fiutando Libri!

Come nascono le storie… Il segreto del manoscritto

          IL SEGRETO DEL MANOSCRITTO di Giuliana Facchini 

Notes Edizioni – marzo 2016

Il nuovo libro della Umi!
Il nuovo libro della Umi! (… devo promuovere un libro con un gatto in copertina?!? Non c’è più rispetto!!!)

A fine marzo 2016 in libreria il libro che ha vinto il Premio Giovanna Righini Ricci con la splendida copertina di Cinzia Ghigliano.

 

Sono felice che la storia scelta dalla giuria ragazzi del Premio sia stata approvata da Carla C. Martino della Notes Edizioni. E’ bello che i giovani lettori vedano riconosciuta la loro valutazione di un manoscritto da parte di una casa editrice di qualità. Sono felice di dimostrare ai giovani giurati che non hanno letto e discusso invano, perchè a questo serve un Premio Letterario: a farci intendere che leggere, produrre libri e proporli in libreria non è inutile. Se quei ragazzi hanno saputo scegliere una storia da pubblicare a dodici anni, possono continuare a leggere e valutare libri per tutta la vita!

Leggere ci rende liberi, liberi di immaginare una storia oppure di chiudere un libro. Liberi di decidere. Con un libro tra le mani e la testa tra le pagine facciamo piccoli esercizi di autonomia e impariamo a vivere. Tutti!

Come nascono le storie?

Sono cresciuta con racconti di ogni tipo, ma adoravo sentir leggere mia madre che traduceva a braccio dal francese le avventure di Arsène Lupin di Maurice Leblanc.

LeClosLupinFigurarsi l’emozione quando, qualche anno fa, visitando  la cittadina di Etretat nell’alta Normandia vidi la casa appartenuta all’autore dei romanzi del famoso ladro gentiluomo. Proprio lì nacque l’idea di questa storia. Quel giorno piovigginava e l’aria era ferma e grigia. Non c’era nessuno per le strade di quella cittadina e anche la “guglia cava”, che ispirò la prima avventura di Arsène Lupin nel romanzo “L’Aigulle creuse” uscito prima a puntate e poi in libreria nel 1909,  aiguille creuseaveva un aspetto misterioso.

Immaginai una casa antica divenuta museo e una ragazzina appassionata di misteri. Un Arsenio Lupin tutto italiano, un piccolo paese  su un’isola che vive solo di turismo e rocce a picco su un mare meraviglioso.

Voilà: Il segreto del manoscritto!

D’accordo nella mia storia non poteva mancare un gatto un po’ magico, possibilmente bianco come il mio Indi. Indi tra i non ti scordar di me

Ancora una cosa volevo raccontare: “La vita era dura, alle volte era difficile andare avanti, ma c’era unione tra le famiglie. Gli uomini si aiutavano nella pesca, i bambini crescevano insieme e se si era in difficoltà, si ricorreva all’esperienza degli anziani. E le donne… le donne erano lavoratrici, educatrici e motore della vita dell’intero borgo.” Volevo raccontare del passato e di un gioiello antico che passa di mano in mano tra le donne di diverse generazioni per arrivare a una ragazzina che raccoglie anche la meravigliosa eredità di scrittrice del bisnonno.

IL SEGRETO DEL MANOSCRITTO di Giuliana Facchini – marzo 2016 –  Notes Edizioni – Collana: Schegge – In copertina disegno di Cinzia Ghigliano – Pagine: 144 – Età di lettura: 12 anni

Premio Inediti 2015 Giovanna Righini Ricci

COVER BUONA

In un piccolo paese sul mare. Su un’isola. Una vecchia casa trasformata in museo per turisti, ricca di mobili d’epoca, quadri, collezioni di libri antichi di un famoso scrittore di inizio Novecento, Ludovico Bardo. Una ragazza di dodici anni, Susi, che abita lì perché quella è la casa del bisnonno scrittore, unica eredità rimasta di fortune passate. L’amico di sempre di Susi, Antonio. La bellissima cugina tredicenne Cecilia, che arriva dalla città convinta che su quella piccola isola si annoierà a morte. Un misterioso gatto bianco che di notte guida Susi nei segreti delle stanze. Un manoscritto nascosto in cui si narra di gioielli rubati, di una misteriosa ballerina russa, di una villa a picco sul mare, di una grotta dissimulata sulla scogliera. Un antico medaglione.

Fatti risalenti alla seconda guerra mondiale dei quali le vecchie donne del paese bisbigliano ancora i segreti…

Pubblicato in: Colpi di coda

Libri e… libri!

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Io e Bryce siano andati a prendere suo fratello umano in un quartiere di Verona dove non passavamo da tempo, un quartiere pieno di cani. Una volta scesi dalla macchina ci abbiamo messo quindici minuti buoni per fare cinquanta metri. Bryce ha annusato con attenzione ogni foglia di siepe, tronco, palo della luce, macchiolina sull’asfalto: se fosse passato alle sue spalle un elefante non lo avrebbe né visto né sentito. Avete presente quel tipo che cammina con un libro in mano e non vede quello che accade accanto a lui tanto è concentrato sulla lettura? Ecco ognuno ha il cane che si merita e io dovevo portami un libro.

Pubblicato in: Canine English Version!

Frankly, I don’t give a damn

Sheepdog, sheep, flock control are part of a Border Collie work, and yet Brick slights them. He likes to taste the sheep poop pralines and to bark to the hens in the near fence. He barks offensively aloud to the horses but he is not interested in the sheep. At least this is Umi’s idea after a few sheep control lessons that she and Bryce did together.

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But other thoughts go through young Brick’s mind, while he rests dirty and tired.

“I ask myself: why should I gather 4 afraid sheep? Ok, I’m a border and if you take me to a farm in a boundless moor with a flock to be led to a sheepfold I could bustle. But in a fence, with the sheep I feel myself uncomfortable then the poor animals are fed up to give lessons to a dog, the teacher explains to the people what to do and they do it, they improvise themselves shepherds and dogs engage and some even try to bite the sheep. Istantanea 8 (12-02-2016 22-04)The dogs, the ordinary ones, don’t know that during serious sheepdog competitions biting the sheep shank is a serious penalty. They can even be disqualified only for a bite! I don’t want to be the jaguar’s friend or rewrite Tom and Jerry subverting the things natural order, but I’m sorry for those wooly heads, all day long going around foolishly in a fence, going in and out the gates risking the shanks only to entertain humans! We, the borders, control the sheep with our look, our eyes give order…. let German Shepherd join the Police and leave us the dirty job! Paws get muddy, hair puffs up and our magnetic eyes order the rebel sheep to go back to the flock. Istantanea 10 (12-02-2016 22-06)That happens in Scotland or in the Alp pastures, not in the riding school fence behind the house. There you annoy the hens because a serious border has mostly a nuisance nature. He is irreverent, virtually scoundrel, and extremely clever to understand when a human needs to be cuddled. We, the borders, love to converse with horses, they have great empathy and irony, we gladly exchange a few jokes when we met. As far as the pralines are concerned… everyone has his own weaknesses and tastes… and it’s real vegan food!

In italiano… L’amico del giaguaro

Pubblicato in: Canine English Version!

Rain and fire

It’s raining, I just came back, the rain makes me completely humid. I was well dried and rubbed. Now I’m lying on then carpet by the fire burning in the fireplace. I hear Umi working in the kitchen but I know I don’t need to get up because according to my brothers when she is there she only plays with the chemistry set…

IMG_6568 - CopiaTherefore I keep watching at the fire! Rain reminds me at something I don’t know but that is in me somewhere. It doesn’t bother me to have wet hair, my undercoat keeps me warm and dry. I love running in the rain, it makes me electric! If I close my eyes, stung by the flames’heat, I can imagine myself working on my canine ancestors’cold hills, I hear the shepherds’ whistles, the mud soaking my paws while I rally big and nervous sheeps. My young body’s energy busts in the control and gathering work, and overcomes cold and danger and even the stony ground scratching my fingertips.

I open my eyes on my pack, the pack I love like only dogs can do. My human brother, that I wake up every morning with my humid nose, that I push out of the door and follow with my eyes till he leaves the house alleyway (not for nothing, but if he looses the bus I must “keep it” till we take him downtown to the school). To wake up my other brother I must jump on him with all my four paws! But… how much do the humans sleep? Then there is Umi… you can’t even imagine how much patience I need with her! She stops to talk with an old couple: the lady has a stick, the dog has not… but I’m sure it would be useful to him too… Umi softens and every time is almost moved: the dog was her husband’s, who died some years ago. The ambulance came to talk him and since then the dog doesn’t bear the siren’s sound. Before dying at the hospital the old man was worried about his dog’s future and since then his wife always keeps the dog by her side as she was the husband. Life, old age, and death: that’s the way it goes. Stop moving every time! I close my eyes and let the fire heat warm my hair and bones. The rain smell is still in my nostrils… I could be elsewhere, there, where my nature would like to be… but I’m here and here I’m useful.

In italiano … Pioggia e fuoco

Pubblicato in: Pensieri canini

L’amico del giaguaro…

Sheep-dog, pecore, governo del gregge fanno parte del lavoro del Border Collie, eppure Brik li snobba. Lui adora assaggiare le praline di cacca di pecora e abbaiare alle galline del recinto vicino. Grida anche due abbai offensivi ai cavalli ma delle pecore se ne infischia.br

Questa è l’idea della Umi dopo varie lezioni di governo delle pecore affrontate insieme a Bryce, ma nella testa del giovane bricchetto, mentre sozzo e stanco riposa, passano ben altri pensieri…

“…Io mi domando: perché devo radunare quattro pecoroni spaventati? D’accordo sono un border e se mi portate in una fattoria nelle lande sconfinate e con un gregge di pecore da condurre all’ovile posso anche darmi da fare, ma io nel recinto con i pecoroni ci sto stretto. Poi quelle povere bestie sono stufe di far lezione al “cane” di turno. L’istruttore spiega alle persone cosa fare e queste eseguono, s’improvvisano pastori e i Istantanea 8 (12-02-2016 22-04)cani s’impegnano e alcuni tentano pure di mordere le pecore. I cani, quelli qualunque, mica lo sanno che in competizioni serie di sheep-dog mordere allo stinco la pecora o pinzarla (come diciamo noi in gergo tecnico) è una grave penalità. Possono essere anche squalificati per una pinzata! Non che voglia fare l’amico del giaguaro o riscrivere Tom e Jerry sovvertendo l’ordine naturale della cose, ma a me quelle testone lanose mi fanno pure pena: tutto il giorno a girare e rigirare come sceme nel recinto, a entrare e uscire dai “gate” rischiando lo stinco solo per divertire l’umano di turno! Noi border le pecore le governiamo con lo sguardo, sono i nostri occhi a dare i comandi… ma che Pastori Tedeschi vadano in polizia e lascino a noi il lavoro sporco! Le zampe s’insudiciano di fango, il pelo si gonfia e i nostri occhi magnetici intimano alle pecore ribelli di rientrare nel gruppo. Questo in Scozia o sui pascoli d’alpeggio, mica nel recinto del maneggioIstantanea 10 (12-02-2016 22-06) dietro casa. Lì si dà fastidio alle galline del pollaio, perché un border serio ha soprattutto l’indole del rompiscatole. E’ irriverente, potenzialmente mascalzone e estremamente intelligente da capire quando c’è un umano da coccolare. Con i cavalli, invece, noi border ci divertiamo sempre a dialogare, loro sono esseri dotati di grande empatia e ironia, quattro battute ce le scambiamo volentieri quando c’incontriamo. In quanto al pralinato, beh ognuno ha le sue debolezze e i suoi gusti. E poi è tutto cibo vegano, eh!”

Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo

Donne in corriera e madri da tartufo. Una confidenza…

Quando mi capita qualcosa di triste o una qualche delusione, io mi comporto da gatto.

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Mi è capitato di raccattare gatti abbandonati e quando ne porto a casa uno un po’ traumatizzato, quello si cerca un posticino tranquillo, si acciambella e si fa un lungo sonno.

Per me è lo stesso: mi raggomitolo sotto una coperta, nel mio letto e mi addormento. Quando mi sveglio da quelle lunghe dormite fuori programma ho mal di testa e mi sento frastornata.

Anche il micio quando si sveglia, ancora traballante, esplora incerto la casa: non sa dove si trova, è confuso. Poi piano piano si rasserena, mangia dalla sua ciotolina e si struscia cauto alle mie caviglie. La coda è ritta, fa le fusa, apre e socchiude gli occhi in un balletto di zampe, vibrisse e nasino vibranti di piacere. Infine ha indovinato che se i gatti potessero giocare alla lotteria, lui avrebbe vinto il primo premio: ingrasserà, sarà visitato dal veterinario al primo accenno di tracheite, potrà infilasi umido di pioggia sotto il piumone del letto di quell’umana che tiranneggerà a vita in cambio di poche fusa gorgoglianti.

Le similitudini con un gatto finiscono qui, io sono solo un’umana e dopo una tazza di tè esco a camminare col fido border. Oggi il cielo è terso, il monte Baldo in lontananza ha la cima spruzzata di neve e il vento freddo porta il profumo dell’inverno.

Ci si rimette in cammino e visto che il muso di Brik pare sorridere, ricomincio a sorridere anch’io.

(Vabbè, alle volte prendo anche una doppia dose di magnesio e valeriana, ma questa è un’altra storia… )

Pubblicato in: Donne in corriera e madri da tartufo

Donne in corriera e madri da tartufo. Ci sei, ma non ti vedo

Brutto mestiere il mio che non mi lascia mai in pace…

Solita toccata e fuga al supermercato dove, con un barattolo di marmellata e un sacchetto d’insalata tra le mani, mi metto in coda alla cassa dietro una signora dal carrello straripante.

La donna, una tipa di quelle che si veste con cura anche quando va a fare la spesa (diversamente da me che indosso pastrano, scarponcini e cappello da puffo), carica tutto sul nastro trasportatore e aspetta che il cliente prima di lei paghi digitando il codice sull’apparecchio bancomat. In nome della riservatezza non lo può guardare, ma anche voltarsi indietro e fissare me sarebbe un problema: deve far finta di non vedermi poiché ho solo due miseri prodotti in mano.

La donna osserva le caramelle sullo stand accanto alla cassa con tale concentrazione che pare decifrare un antico codice egizio, poi si controlla le scarpe sperando che la transazione bancaria fili via senza intoppi. La osservo di sottecchi e lei scruta il soffitto con aria assorta come se fosse presa da pensieri e tormenti privati. Il suo viso è contratto.

Non è che non mi voglia far passare, è che non mi vede proprio, sia chiaro! E’ straordinaria: provate voi in un metro di corridoio tra le casse a non guardare né avanti e né dietro, bisogna inventarsi un mondo parallelo.

Il cliente che la precede imbusta, va via e la cassiera fa passare il codice a barre dei suoi prodotti iniziando a comporre il suo scontrino. E’ salva. Adesso si gira e mentre chiacchiera allegramente per esorcizzare lo scampato pericolo mi sorride. Anche volendo non potrebbe certo più farmi passare, quasi quasi si scuserebbe…

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Una ciotola di emozioni forti… è solo Letteratura! (Umi’s review)

Recensione di … 

41Yb72PWMIL._SX331_BO1,204,203,200_Raccontami un giorno perfetto di Jennifer Niven edito da De Agostini è una storia importante, un romanzo poderoso e potente. Racconta di Theodore Finch un ragazzo con pochi amici, che tutti chiamano Lo schizzato. Uno fuori di testa, uno con cui è meglio non farsi vedere in giro. Un tipo che sale sulla torre campanaria della scuola per provare a capire l’effetto che farebbe buttarsi di sotto. Proprio in bilico sul cornicione Theo conosce Violet una ragazza tormentata. Una brava ragazza che dopo la morte della sorella in un incidente stradale pare non sappia più cosa farsene della vita. Finch la dissuade da un maldestro tentativo di suicidio ma per l’intera scuola, che li guarda con il naso all’insù, accade il contrario: quella brava ragazza di Violet sta tentando di salvare quel matto di Finch. Tra i due nasce una relazione incerta, legata a un progetto di approfondimento scolastico del territorio dell’Indiana, lo stato americano dove i due vivono, ma poi diventa amore, vero e importante.

Il tema del romanzo sono gli adolescenti e il maledetto fascino del pericolo mortale che attrae e che diventa suicidio quando si associa al disturbo mentale. In una nota alla fine del libro la Niven svela che la storia le è stata ispirata da un fatto veramente accaduto durante la sua adolescenza e chiarisce con forza come nessuno debba mai sentirsi solo o abbandonato perché c’è sempre un aiuto per lui. L’autrice esamina un tema importante e difficile da affrontare e lascia intendere tra le righe, ma con determinazione, come tra gli adolescenti s’innesti spesso il desiderio di farla finita con la propria vita perché si sentono diversi, fragili, soli e succede anche a quelli che paiono più “solidi”.

Il romanzo si snoda nel quotidiano dei due adolescenti protagonisti, le loro storie private e le loro personalità si dipanano con maestria tra le pagine e ci coinvolgono. Finch saprà salvare Violet dai suoi tormenti: proprio lui con dolcezza, fantasia e coraggio riuscirà a farle trovare equilibrio e serenità. E Violet saprà aiutare Finch? Finch può o vuole essere aiutato? Un romanzo difficile che porta il lettore a confrontarsi con due personalità che mutano abilmente grazie alla penna dell’autrice e lasciano nel lettore mille domande.

Finch è sempre Finch per tutti, mai Theodore come se il nome di battesimo non si potesse usare. Sin dall’inizio capiamo che quel ragazzo bellissimo e prezioso non lo raggiungeremo mai. Anche i luoghi che i due visitano per l’iniziale lavoro scolastico prendono consistenza e finiscono per essere uno scenario così importante da accompagnarci fino all’ultima pagina.

Libri come questo non si lasciano finire tranquillamente e ci appassionano al punto da chiederci: Non si poteva fare qualcosa?

Mi torna in mente un libro di Anne Fine: Quella strega di Tulip, in cui la piccola protagonista si chiede perché gli adulti si accorgano sempre troppo tardi dell’imminenza di una tragedia e forse dovremmo chiedercelo anche noi. Noi adulti e loro, i giovani lettori, dovremmo chiederci: riusciamo a essere attenti all’altro al punto da capire quando ha veramente bisogno di aiuto? Anche i coprotagonisti di questo romanzo vivranno infine il nostro stesso dilemma: i genitori di Theo separati e presi dalle loro vite e quelli di Violet esemplari eppur fragili; le sorelle del ragazzo che di lui si fidano ciecamente; i professori e gli amici dei due adolescenti.

Eppure un piccolo nodo da sciogliere, infine, mi rimane leggendo questo romanzo e in generale romanzi come questo: se parliamo agli adolescenti di suicidio, dovremmo essere certissimi di far capire loro quanto sia prezioso il dono della vita. Non dovrebbe esserci nessun margine di dubbio su quello che è sbagliato e quello che è giusto quando si cammina sul filo del rasoio di una giovane esistenza e questo deve essere chiaro malgrado il fascino dannato e la bellezza catalizzante di un personaggio. Concludendo, le scelte dell’autrice, il come e il cosa voglia raccontare ai suoi lettori con la bravura, coraggio e grande capacità di coinvolgimento sfociano in un gran bel libro. Quando si legge un romanzo così ben costruito dove i personaggi sono tridimensionali non possiamo cedere ai timori o spaventarci, ma dobbiamo prendere coscienza che la letteratura aiuta spesso a capire, a diventare più sensibili ed essere consapevoli che quando si chiuderà il libro saremo immancabilmente cambiati.

                                                                                                                    G.F.

Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali

Merry Christmas & Happy New Year!

WP_20151220_022Ecco i nostri auguri!

Auguro a tutti un sorriso e spero di regalarvelo con una poesia in dialetto romanesco di Trilussa poiché l’umanità pare non cambiare mai! Un pensiero caro soprattutto agli amici che in questo momento necessitano di cure mediche e a quelli che soffrono anche solo un pochino.
Un sorriso a tutti poiché, come il riso, fa “buon sangue”!

Buon Natale 2015 e 

Felice Anno Nuovo 2016!

Ma… a Natale regaliamo un libro!

Il vetrina con il mitico sorriso di Brik il mio “Come conchiglie sulla spiaggia” con le poesie di Roberta Lipparini e le illustrazioni di Erika De Pieri per le Edizioni Paoline.

fiutconcUna storia delicata e avventurosa che racconta però di alcuni bambini costretti a lavorare per assemblare giocattoli di contrabbando. Poniamo l’attenzione su una realtà terribile come il lavoro minorile, attraverso gli occhi di Toni, una bambina pestifera!

Ecco il video di presentazione del libro!

Per gli altri miei libri vi rimando a I libri della Umi

Pubblicato in: Human English Version!, Ragionando di un cane di nome Brik...

… è tutta questione di naso! … it’s just a matter of nose!

WP_20151111_09_23_57_ProBryce al parco gioca con la sua pallina. Gli chiedo di stare fermo, la lancio e lui potrà andare a recuperarla solo quando io dirò: OK!!!

At the park Bryce plays with his  ball. I ask him to stay, I throw it and he can go to fetch it only when I say: OK!!!

E’ inverno pieno, ma il freddo quest’anno è arrivato tardi. Un tappeto di foglie morbide di bruma, gialle, rosse e arancioni ricopre il terreno. Arriva un Beagle femmina. Una simpatica cagnolona sovrappeso e allegra. Tiro lontano la pallina e Bryce corre a cercarla. Si lancia all’inseguimento, salta, affonda nelle foglie, si rotola e infila il naso nell’erba alla ricerca della sua preda di caucciù.

It is midwinter, but the cold arrived late this year. A carpet of soft, misty, red, yellow and orange leaves covers the ground. A female beagle arrives. A nice, overweight and cheerful dog. I throw the ball far away and Bryce run to search it. He gives chase, jumps, sinks in the leaves.  He rolls and sticks it’s nose to the grass searching its rubber prey. 

Arriva Wendi, la Beagle, al trotto e senza neanche abbassare troppo il naso sul terreno segue le tracce della pallina. Bry ha sollevato terra e goccioline di bruma con la coda a spazzola e allegro perlustra tutto intorno: gira e rigira e cerca. Fiuta e s’accanisce nella caccia come un lupo nel bosco. Wendi non devia il percorso, che sa già essere il più breve per arrivare alla pallina, e non ci mette neanche dieci secondi a scovarla sotto il fWP_20151111_09_23_48_Proogliame e a prenderla in bocca. Con occhi dolci e orecchie morbide come una cascata di capelli castani guarda Bryce: se non avesse la pallina tra i denti si potrebbe pensare che sorrida.

Wendy, the beagle, arrives trotting and even without lowering to much her nose to the ground, she follows the ball’s tracks. Bryce lifts ground and mist drops with his brush-shaped tail and cheerfully scouts all around: he turns and turns and searches. He sniffs and insists hunting like a wolf in the wood. Wendy doesn’t change her route, that she knows to be the shortest one to the ball. She needs less than 10 seconds to find and take it in her mouth. With sweet eyes and soft ears that remind a soft cascade of brown hairs, she looks at Bryce: if she hadn’t the ball in her mouth you could think she is smiling.

Lui si immobilizza: coda ritta, posa plastica e negli occhi una muta domanda: “Ma dove diavolo era intanata quella furbissima pallina? L’ho cercata ovunque!”

He Stands motionless: straight tail, proud pose and a silent question in his eyes: “But where on earth was that smart ball? I looked for it everywhere!”

Caro border, è tutta questione di naso!

Dear border, it’s just a matter of nose!

Pubblicato in: Fiutando Libri!

Fiutando Libri!

Vivere leggendo e scrivendo è un percorso pieno di idee, pensieri e amicizie. Il confronto con gli altri per me è fondamentale. Quando mi blocco in una storia, cerco qualcuno con cui parlare. Devo raccontargli i miei dubbi che, una volta espressi ad alta voce, si sciolgono. Le relazioni umane (quelle che poi spesso diventano amicizie) sono vitali. Ho portato un certo libro all’incontro LIA (Leggere Insieme Ancora) di Verona, il tema di confronto letterario era l’Ironia. Ogni volta che rileggo quel libro penso: “Beh io non sarò mai in grado di scrivere così, meglio smettere.” Eppure subito dopo mi viene voglia di scrivere, una voglia irrefrenabile di scrivere meglio di quanto io abbia mai saputo fare. Ecco l’essenza stravagante per me di questo strano mestiere di scrittore.
“Per sempre insieme. Amen” è un libro fortemente anticonformista e alcune perplessità delle partecipanti alla riunione LIA (persone che apprezzo molto) mi hanno fatto mettere i piedi per terra. La lettura rimane un piacere intimo e la relazione tra il lettore e il libro è quanto di più personale esita al mondo. Io, infatti, sono poco oggettiva con i miei grandi amori letterari. Non che oggi apprezzi meno quel libro, ma l’ho capito di più. Il mio è diventato un amore consapevole. “Come fai a sapere se sei religioso? Magari lo sono, ma ancora non lo so.” dice Polleke la protagonista, una bambina undicenne, olandese, che come animale domestico porta al guinzaglio una vitellina. La realtà della storia di Polleke è durissima ma la sua voce di narratrice è pulita, diretta, positiva. L’ironia nasce da questo contrasto: gli occhi dei bambini sanno vedere con obbiettiva “bellezza” anche il brutto. Mi viene da pensare che anche Pippi Calzelunghe era una Polleke dell’epoca e mi viene da pensare che un giorno anche Polleke sarà un personaggio caratteristico della letteratura per ragazzi. Ieri sera abbiamo commentato Canto di Natale e lo spettro del buon vecchio Charles Dickens era con noi. L’amicizia e le relazioni umane sono un dono grandioso, queste festeggiamo a Natale! Quindi, ancora… se volete un consiglio letterario per ragazzi anticonformisti….

Cliccate e curiosate: Per sempre insieme. Amen