Pubblicato in: Colpi di coda

datemi un cane stupido…

Io, con giacca e sciarpa, e Bryce, con pettorina e guinzaglio, ci apprestiamo a uscire dal cancello del nostro giardino. Ho dimenticato di aprirlo da casa: mollo il guinzaglio, pesco la chiave nella tasca e sblocco la serratura che fa un sonoro click.

Bryce conosce bene quel click. Bryce ha fretta di uscire, freme, il suo naso annusa la serratura.

Mi piego in avanti per recuperare il guinzaglio caduto a terra, prima di aprire l’inferriata, ma contemporaneamente il genio di cane infila la zampa tra le sbarre e, con una decisa tirata a sé, spalanca il cancello. Questo cozza sulla mia testa, rimbalza e si chiude di nuovo. Male cane!

Un border mi fissa sconcertato: ma sei scema a stare lì, chinata, a testa bassa, quando dobbiamo uscire?

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Ma allora sei tutta scema!
Pubblicato in: Colpi di coda

colpi di coda

Io e Bryce passiamo sul vialetto che costeggia l’area cani. Io cammino, lui trotterella tranquillo. Dall’interno un grosso meticcio marrone viene accanto alla recinzione abbaiando furibondo e ringhiaOLYMPUS DIGITAL CAMERAndo.

Bryce s’immobilizza: orecchie dritte (una quasi), sguardo fermo, peso del corpo sulle zampe anteriori mentre le posteriori si tendono, coda alta. Lo fissa, non si muove un pelo. L’altro sfodera i denti, inalbera la coda e sbava inveendo.

Il brik scivola via dalla sua posizione, alza una zampa, fa la pipì quasi sul naso del meticcio urlante e poi con andatura dinoccolata prosegue.

Come rispondere a una provocazione con una pisciata.

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I libri della Umi…

A Natale regalate libri!

D’accordo, questa è pubblicità, ma…

un lavoro creativo, come scrivere libri per ragazzi, per essere un vero lavoro deve remunerare, altrimenti la Umi non può mantenermi: non può comprare le mie crocchette preferite, quelle senza grano perché sono allergico (…visto mai un lupo mangiare il semolino o due spaghi?) e non può pagarmi le lezioni di agility, gli ossi di pelle di bufalo pressata, il cacio per premietti e ricompense.

Quindi, questo è un accorato appello… mi volete sul blog? Comprate i suoi libri!

(Che poi, detto tra noi, non sono affatto male… )

natale

 

Cliaccate sulla foto per maggiori informazioni oppure andate sul sito della Umi!

copertina       Cover Il mio domani arriva di corsa cover Invisibile

I malmessi

cover         book

Pubblicato in: Pensieri canini

To be, or not to be: that is the question…

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to be, or not to be…

Collare-cono o non collare-cono, questo è il problema: se sia più nobile sopportar gli oltraggi, le pomate e l’acqua ossigenata dell’iniqua fortuna o prender l’armi contro la Umi e combattendo disperderla. Border e Bardo condividono le consonanti. Entrambi inglesi, noi, entrambi poeti, noi. Chissà se anche lui invece d’andar dal vet andava dal chirurgo estetico come me?

 

E sì, perché in questa questione del mio orecchio masticato dal pitbull la Umi sta facendo “Molto rumore per nulla”. E io da Stratford-upon-Adige ne ho abbastanza. Se non sto attento potrebbe aprirsi il buco sull’orecchio? D’accordo: metterò l’orecchino. Come faceva Will o il corsaro Drake o, se volete, come i marinai sopravvissuti al passaggio di Capo Horn dove gli oceani si danno battaglia. Io ho doppiato il Capo della buona-speranza-che-mi-lascino-in-pace e fa lo stesso.

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…that is the question

E, come se la mia vita fosse una tragedia scespiriana, vige pure il divieto di grattarsi. La Umi ha emanato un editto: “Qualunque cane (…perché siamo in tanti!) si gratti verrà punito con un urlaccio” che perfora il timpano ma salva il padiglione auricolare. Nei momenti senza collare elisabettiano devo approfittare per darmi anche una ripulita, essendo un border mi lustro il pelo. Non puzzo, io, e poi i gioielli di famiglia vanno ben tenuti. Nessun grande stratega ha mai vinto una battaglia se l’artiglieria non era sciolinata a dovere e le palle di cannone non erano ben lustre.

dormiamoci su...
meglio dormirci su…

Dalla tragedia alla commedia come nel Globe di Will, per la via, io e la Umi, incontriamo un tale che s’informa se son maschio. (Che domanda!) La  sua cagnolina non l’avevo neanche vista, perché quello si porta appresso al guinzaglio un cappottino a quadri rosa e neri e non si capisce cosa ci sia sotto. Si ferma impalato e gesticola e fa discorsi stravaganti alla Umi, lei annuisce paziente e io smanio impaziente, e lei continua a sorridere con aria un po’ ebete… il tale, Capo Horn l’ha doppiato a testa in giù, due volte, e ci ha lasciato pure qualche rotella.

 

Mi domando: dobbiamo per forza essere gentili con tutti i matti che incontriamo? Quello, sotto al cappottino rosa, c’ha una papera di plastica con le sue rotelle, ve lo dico io.

Let’s go My Lady, please …insomma, Umi, soprassediamo?!

English Version To be or not to be: That is the question…

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maledetta relatività

Quando hanno operato Bryce, il nostro vicino di cuccia era un caneOLYMPUS DIGITAL CAMERA da caccia molto abbattuto. Bryce era ancora addormentato, quello pareva non avere la forza di muoversi e io e l’altro umano ci siamo scambiati le rispettive preoccupazioni. Mentre l’uomo parlava capii che era un cacciatore e sulle prime, d’istinto, avrei voluto prendere le distanze o dirgliene quattro, ma poi lasciai stare: era così preoccupato e avvilito che non ne ebbi il coraggio. Mi raccontava di quanto fosse bravo il suo cane e di come l’altro, che aveva prima di lui, fosse morto giovanissimo di una brutta malattia. Portava un gilet da cacciatore, aveva un modo di fare un po’ rozzo e quel pudore da uomo fatto che non vorrebbe lasciarsi andare.

Quando sono andata con Bry al controllo, l’ho incontrato di nuovo. Era esultante “Guardi!” mi ha detto indicando il suo bellissimo setter che scodinzolava energico. “Il vet ha capito cosa aveva e lui staOLYMPUS DIGITAL CAMERA rispondendo bene alle cure!” Mi sono congratulata, felice per loro. Quell’uomo era un nemico per me, un cacciatore, uno che impallina uccelli e lepri e mi fa ribollire il sangue, eppure davanti a tanta felicità, a tanta empatia tra compagni non ho potuto che sorridere. Ci sono battaglie e altre battaglie e la vita ogni tanto scombina idee e circostanze.

Pubblicato in: Pensieri canini

l’orecchio del sabato sera

OLYMPUS DIGITAL CAMERASì, abbiamo passato un brutto sabato sera, ma non facciamola tanto lunga! L’orecchio morto che cadeva pendulo da un lato? Era una ferita di guerra, mi rendeva più affascinante! La Umi diceva che era antiestetico, ma solo gli umani si preoccupano dell’estetica. La Umi diceva pure che la ferita rischiava la necrosi e avrei potuto ammalarmi seriamente e morire. D’accordo, sono un quadrupede fortunato, mi hanno convinto e operato. Anche lì, però, vebbè, il viaggetto alla Beatles (detto comunemente anestesia) non è stato male, ma adesso basta fasciature e medicine e questo maledetto paralume che s’inchioda ovunque! Sopporto solo, per amore della Umi. Mi faccio medicare, ma mi morderei una zampa mentre, tre volte al giorno, pulisce le ferite e ci mette la crema antibiotica. Mi dà un fastidio cane (!) ma rimango immobile e al massimo lecco la mano della Umi, così per farla andare piano, per prendermi respiro, per ringraziarla perché so che insieme alla pomata spalma preoccupazione e affetto ben mescolati. Poi, la Umi, tutta contenta dice “Fatto! La ferita è bellissima!” Certo, io sono tutto bello, ferite comprese.

In conclusione devo stare tranquillo e fare passeggiate vigilate perché con una grattata di zampa potrei distruggere il lavoro del vet. Queste passeggiate tranquille sono diventate un incubo. Mi conoscono tutti, ma qualcuno (sfortunato, povero lui, un senza-facebook) non conosce ancora i particolari di quel sabato sera e allora ricomincia la cronaca dettagliata e sofferta dei fatti!

(Smosciamento ineluttabile di coda e orecchio sanoOLYMPUS DIGITAL CAMERA.) Senza contare gli aggiornamenti medici e le dissertazioni varie sulla questione se il compagno umano dell’assalitore fosse italiano o no e sul perché un pitbull “psico” girasse libero. Ci mettiamo una vita a fare il “mio”giro tranquillo e se abbaio di protesta mi tocca fare il “lie down”, si, sdraiato e fermo come farei con le pecore prima di radunare il gregge. Umiliante, in questo caso potrei radunare solo oche, dove l’oca più agguerrita è sempre la Umi. Si è presa una paura enorme e mi toccherà proteggerla e tranquillizzarla a vita. D’accordo è stata uno scontro duro e se me lo avessero lasciato tra le zampe, il pitbull non sarebbe tornato a casa intero, anche se io, probabilmente, ci avrei lasciato la pelliccia. C’è sgomento perché i due, cane e padrone (sì, padrone in questo caso), sono scappati a fari spenti, nella notte e rimangono un pericolo. Dicono che l’uomo in questione sia un vigliacco. Può essere. Tra gli uomini capita che ci siano dei vigliacchi, noi cani lo sappiamo bene perché le bestie siamo noi.

Bry

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pioggia e fuoco

Piove. Sono appena tornato umido di pioggia. Sono stato asciugato e frizionato a dovere. Me ne sto sdraiato sul tappeto davanti al fuoco acceso nel caminetto. Sento la Umi darsi da fare in cucina, ma non mi alzo tanto lei in cucina, dicono i miei fratelli, fa il Piccolo Chimico.

Rimango a guardare IMG_6568 - Copiail fuoco. La pioggia mi ricorda qualcosa, qualcosa che non so, ma che c’è dentro di me, da qualche parte. Non m’infastidisce avere il pelo bagnato, il sottopelo mi tiene caldo e asciutto. Mi piace correre sotto la pioggia, mi rende elettrico. Se chiudo gli occhi pizzicati dal calore delle fiamme, m’immagino al lavoro, sulle fredde colline dei mie avi canini, sento il fischio del pastore e il fango che m’inzuppa le zampe mentre raduno le pecore grosse e nervose.  L’energia del mio corpo giovane esplode nel lavoro di controllo e raduno e s’impone al freddo, al pericolo, al terreno pietroso che mi gratta i polpastrelli delle zampe.

Apro gli occhi sul mio branco. Il branco che amo come solo i cani sanno amare. Il mio fratello umano che ogni mattina sveglio a forza di nasate umide e che spingo fuori dalla porta e seguo con lo sguardo finchè non lascia il vialetto di casa. (…mica per niente, ma se perde l’autobus poi mi tocca “trattenerla” finché lo accompagniamo a scuola in città). Per svegliare l’altro fratello, invece, devo saltagli sopra con tutte e quattro le zampe, ma quanto dormono gli umani? Poi c’è la Umi. Quanta pazienza con lei. Si ferma a parlare con una coppia di anziani: lei con il bastone e il cane senza, ma sono certo farebbe comodo anche a lui. La Umi s’intenerisce e ogni volta quasi si commuove: il cane era del marito morto un bel po’ d’anni fa. Venne a prenderlo l’ambulanza e da allora il cane non sopporta più il suono della sirena. Il vecchio in ospedale prima di morire si preoccupava del cane e da allora la moglie se lo tiene sempre accanto come fosse il marito. Vita, Vecchiaia e Morte: va così Umi, finiscila di commuoverti ogni volta. Chiudo gli occhi e lascio che il calore del fuoco mi scaldi il pelo e le ossa, l’odore della pioggia ce l’ho nelle narici. Potrei essere altrove, lì dove la mia natura vorrebbe, ma sono qui e qui sono utile.

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Piede sano in scarpa insana

Non è facile, alle volte non è facile. La mattina Bryce e io facciamo sempre una lunga passeggiata, ma giochiamo anche un bel po’. Ieri mentre zampettavo nell’area cani, sebbene avessi perlustrato la zona, ho inavvertitamente piantato il piede in una deiezione… e che deiezione! Non crema Chantilly e neanche salame di cioccolata ma l’impasto della torta alla ricotta, quello che lo devi spingere giù col cucchiaio nella tortiera. Bryce mi guardava invitante e scodinzolante con la Foto0272treccia da gioco in bocca, ma il mio sorriso era diventato una parolaccia. Intanto è arrivato pure un messaggio della mamma sul cellulare: “Aspetto-bar-se-non-ti-vedo-chiamo” (lei manda telegrammi non sms). Avanzo qualche passo con la mia zavorra al piede e cerco di mettere il guinzaglio al brik che, offesissimo per l’interruzione forzata, molla la treccia a un millimetro del mia scarpa da ginnastica incatramata. Cane agganciato, piede sollevato, corda umidiccia di bava recuperata e quindi digito al volo un messaggio: “Batteria scarica”. Se non rispondo la mamma va in ansia (rimaniamo sempre figlie anche se siamo madri attempate) e il mio cellulare si sta per spegnere. Guadagno la fontanella, mi sfilo la scarpa e metto la suola sotto il getto, ma devo cercare (saltellando su un piede solo) un rametto da usare come punteruolo perché l’impasto s’è cementato nel carrarmato della scarpa. Cosa darà da mangiare ai cani certa gente? Quale cibo viene trasformato da un intestino, tutt’altro che pigro, in escremento colloso a presa rapida? Vabbè, lasciamo perdere, infilo di nuovo la scarpa ormai bagnata anche dentro. Il calzino s’impregna e le dita del piede s’irrigidiscono. M’incammino verso il bar, piuttosto avvilita, con una scarpa che geme inzuppata d’acqua. A uno dei tavoli all’aperto, sotto un pallido sole mi aspetta il caffè caldo già ordinato dalla mamma (perché la mamma è sempre la mamma). Lei chiacchiera, brik mordicchia la sua treccia per far qualcosa e io mi scaldo le dita sulla tazzina cercando di recuperare un po’ di fiducia nei compagni umani dei quattro-zampe. La mamma con aria perplessa mi fa partecipe dei suoi pensieri: “Sai il mio cellulare è impazzito” La guardo bevendo un sorso di caffè forte e cremoso “L’ho caricato stanotte, ha tutte le tacche della batteria a posto ma mi è appena arrivato un messaggio che dice: “Batteria scarica”. Bevo un altro sorso di caffè, aggiungo un po’ di zucchero e muovo le dita intirizzite nel calzino bagnato. Bene: la mamma ha imparato a gestire l’ansia se non rispondo ai messaggi e il suo cellulare fa un baffo all’iPhone 6, manda sms.

Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

Medor e la ciambella…

Quando vivi con un cane, lui finisce per assomigliarti, Bryce, per esempio, è un animale da libreria, dopo aver leccato da cucciolo il pavimento di cotto di una libreria per ragazzi, per lui sono diventate un luogo familiare. In un grande Book Store del centro, mentre io scorrevo i titoli dei ripiani alti e lui quelli dei ripiani bassi, ha lanciato un abbaio metallico che ha fatto fare un bel salto a una signora travestita da visone. Ci siamo guardati e ho annuito: ben detto Brik! C’è poco da fare abbiamo gli stessi gusti: ci piacciono gli stessi posti e non ci piacciono le stesse persone. A Rimini al festival letterario Mare di Libri, Bryce, ha partecipato, composto e senza un abbaio, a numerosi incontri e si è preso pure con piacere le carezze di Stefano Benni. Nella biblioteca del paese dove vivo ha libero accesso e il bibliotecario gli dedica sempre qualche minuto e qualche coccola.

Medor (meticcio di fine Ottocento)
Medor (meticcio di fine Ottocento)

Diciamo che se il cane del mio bisnonno, Medor, andava a prendere il quotidiano con un soldo tra i denti, Bryce potrebbe andare a prendere e riconsegnare i libri in prestito con uno zaino da montagna assicurato sulla groppa. (Medor un giorno tornò senza giornale e così continuò per una settimana. Il mio bisnonno scoprì che con il soldo si comprava una ciambella da un ambulante!)

 

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuando leggo ad alta voce la storia che sto scrivendo, Bryce mi ascolta, e  sì, alle volte si addormenta pure. Ma il mio angolo studio comprende  la sua tana sotto la scrivania, mentre Indi, il gatto, dorme dove gli pare: nella scatola della raccolta della carta, tra le stampe, sulle mie ginocchia.

Storie e cani s’intrecciano nelle mie giornate portandomi pizzichi di fortuna. Tempo fa mi fermai sul sagrato della chiesa. Mi piacciono le chiese vuote e credo che ogni pensiero buono sia una preghiera. Ne uscì un uomo, ci guardò e disse: “Entra pure, sai quante volte mi sono trovato i cani in chiesa!”. L’ho riconosciuto subito: era il missionario che dieci anni prima, con i suoi racconti, mi aveva messo in testa proprio l’idea di una delle mie storie!

OLYMPUS DIGITAL CAMERA Da domani io e il brik pubblicheremo degli assaggi di lettura: libri che ci sono tanto piaciuti. Non necessariamente ci saranno recensioni, non sono un critico letterario, ma solo una appassionata lettrice e il brik delle storie su carta stampata ha poco rispetto: lui ama solo il racconto orale, dove la voce media la parola e invita a nuove emozioni!

Pubblicato in: Dialogando con Brik

Cose da border!

Uscire a passe10550047_820764791281935_2976515709617797343_oggio con Bryce non è sempre facile. Se si è in compagnia e qualcuno si allontana dal gruppo, lui si impegna a seguirne le tracce e a recuperalo. Tira e abbaia e devo sgridarlo per la troppa veemenza. E’ un comportamento tipico dei cani da pastore.

Brik: – Un branco è un branco. E’ una questione di senso di appartenenza. Si caccia e si mangia insieme. La Umi e i fratelli si siedono al bar e sbranano le brioche, io caccio le briciole sotto il tavolino. E’ un comportamento tipico da umani.

Bryce, certe volte, insegue le macchine e vorrebbe acchiapparle, vorrebbe poter radunare anche quelle! Ma è un cane forte e io rischio di volare dietro a lui come se fossi un palloncino attaccato al guinzaglio di un border!Foto0263

Brik: – Quando le vedo passare… io non vedo macchine ma pecore, no, caproni, che dico: grosse mucche della val Rendena con il collare di borchie di ferro! Eh sì, mi faccio un viaggetto alla Bob Marley… e scatto ad acchiappare i grossi capi di bestiame. I miei occhi lanciano strali e la mia forza si quadruplica: posso radunarle quelle automobili, posso domarle e ammansirle… forse no, sono ferraglia non pecore lanose da riportare all’ovile. Sono solo scherzi del mio DNA.

Il brik va depallinizzato!

Brik: – Depallinizzarto? … niente scherzi, eh!

OLYMPUS DIGITAL CAMERAParecchio tempo fa Brik era il dominatore assoluto del gioco con la palla: non la restituiva, decideva lui quando dovevi tirargliela e ti abbaiava contro se non lo ascoltavi. Lo faceva con grande eleganza e non te ne accorgevi neanche di ubbidire ai suoi comandi. Piano piano abbiamo riportato la cosa sul piano del “giochiamo insieme”, ma rimango comunque affascinata di come un cane sappia gestire persone e cose con tanta abilità e altrettanta classe.

Brik: – Sono malato di pallinite acuta! Amo acchiappare al volo la pallina (gli umani giocano a squash, no?) e mi piace giocare con chi tira bene, chi lo vuole un lanciatore da schifo nel baseball?  Io ero un ball-trainer prima dell’inizio della depallinizzazione, il grande coach dell’area cani!

Ciò non toglie che io adori Bryce perché il suo muso e suoi occhi sorridono e la sua coda spazzola l’aria rallegrando ogni giornata. Con lui al mio fianco guardo avanti con positività e un pizzico di fortuna in più!

Brik: – Ciò non toglie che io adori la Umi perché serve ottimi pasti, mi porta in uno dei migliori campi per l’agility e durante la giornata mi tiene sempre al suo fianco, così mi sento utile e molto fortunato.

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                                                    Giuli&Brik

 

 

Pubblicato in: Pensieri canini

…prendere con eleganza

( English Version: The-importance-of-stealing-smartly )

Dunque, io sono un border collie. Un cane da gregge. Raduno le pecore sulle lande scozzesi, corro con la coOLYMPUS DIGITAL CAMERAda bassa, il corpo proteso in avanti e gli occhi attenti. Nulla mi sfugge e al fischio del pastore parto come una saetta. Questo dicono di me e questo c’è scritto nel mio DNA. Non tutti i border collie lavorano in Scozia con le pecore, alcuni di noi sono atleti eccellenti o volontari nella Protezione Civile, nel Regno Unito ma anche in altre nazioni.

A me è toccata la Umi.

Non sarà proprio una calamità naturale ma è un bell’impegno e mi tocca fare anche la parte del cane da guardia (che per un border è avvilente). La Umi è un’attaccabrighe. Al parco se un umano disattento lascia che il suo quadrupede sporchi, lei attacca come un rottweiler. E non se la prende mai coi padroni dei cani piccoli, m’è toccato vedermela con un pastore tedesco a pelo lungo. Vebbè, comunque m’è bastato abbaiargli che gli staccavo la pelliccia a morsi e sputavo i peli intrecciati come il cappello di Davy Crockett e quello s’è messo calmo. I cani non sono border.  Poi devo procacciarmi il cibo e quindi lasciare che il mio fratello umano mi insegni dei tricks (cioè dei giochini scemi)… sto imparando “sbam”: sdraiarmi di colpo come se fossi morto. Calcolo di farmi fuori un paio di buste di wurstel, che lui usa a tocchetti come rinforzo positivo, prima di concedergli uno “sbam” perfetto. Comunque, in materia di cibo bisogna affidarsi alla nonna che sarà pure un’anguilla filogatta, ma è molto saggia. Mentre la Umi preparava il formaggio sul tagliere per guarnire la pizza io lo fiutavo. Lo fiutavo e sbavavo. Che ci posso fare se sono un pecoraio? Per un grosso pezzo di caciotta farei uno “sbam” al primo colpo. Insomma fiutavo il caprino sardo che era a un centimetro dal mio naso al limite della tavola e la OLYMPUS DIGITAL CAMERAUmi ha detto: “ E’ un bravo cane non lo ruberebbe mai” (illusa, tsè) e la nonna ha replicato: “Lui è un cane di famiglia (sì,certo che lo sono), non pensa di rubarlo ma di prenderlo e basta (non sono un ladro, eh). Mettiti nella sua testa di border (mah, difficile elevarsi a tanto): il cibo è del branco, come tuo figlio apre il frigo per prendersi una coke, lui si prenderebbe il formaggio.” Ecco: la amo anche se è filogatta. Io non ho i pollici opponibili per afferrare la maniglia del frigo ma la mandibola opponibile per il cacio ce l’ho e non è rubare ma prendere con eleganza!

 

Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

leggendo tra le righe

Nell’area cani ci si siede sulla panchina e si legge il giornale o si messaggia al cellulare mentre i cani pascolano. Se ne arrivano altri: meglio, i cani giocano tra loro. Uno di taglia piccola si ostina a montare un beagle che paziente lo lascia fare e solo ogni tanto se lo scrolla di dosso. Un giovane meticcio schiaccia il naso sulla rete e mi guarda mentre gioco con Bryce fuori dal recinto. Quello che io e il brik  ci concediamo la mattina quando ci fermiamo al parco è un momento tutto nostro: lui vuole la mia attenzione e io la sua. Io insegno a lui e lui insegna a me. (insegnare non dovrebbe essere mai un verbo a senso unico) Cosa impariamo? A capirci. Perché è bello provare a capire chi si ha vicino, anche se è un cane. Si rimane diversi ma ci si conosce. Il meticcio ci guarda con occhi che mi fanno sentire in colpa. Bryce si lancia al galoppo sul prato allungando il corpo nell’aria come dovesse volare, il pelo è accarezzato dal vento, la lingua penzola, gli occhi ridono. E’ bello anche solo starlo a guardare, regala felicità. Nell’area cani entra un tipo alternativo, fuma la sua cicca e se ne sta in disparte. Anche la sua cagna se ne sta in disparte: è giovane e timida. So che fa pet therapy: quale grande compito ha quella cucciola nella vita? E’ stata affidata a un umano che le è stato affidato. Chissà se è giusto, poi. L’area si svuota e rimante un grosso labrador che fa una grossa cacca. Appena il cane s’accuccia il padrone percepisse un fremito. Che sia il vibrare del cellulare?  Meglio controllare all’istante e visto che uno c’è, dare un occhio alle mail o alle notifiche fb non costa nulla. Niente  d’importante e il cellulare torna Foto0173nella tasca dei jeans. Il Labrador ha finito da un pezzo e il suo umano non si è proprio accorto del bisognino. E’ un’abilità che s’acquisisce con anni d’esperienza quella di non guardare al momento giusto. Mica una cosa improvvisata. Se ci fosse stato il vigile non sarebbe accaduto, ma solo per paura della multa. Siamo fatti così… non tutti, eh!

Pubblicato in: Pensieri canini

Vive la République!

Del mio branco fa parte anche la nonna, 1/2 francese e 1/2 romana, che arriva trotterellando allegra ogni mattina. Con i miei fratelli umani fondai il movimento Cinque Zampe per la protezione dei diritti del cane domestico e la Umi andò subito in minoranza facendo crollare ogni opposizione, ma la nonna è una frangia estremista di resistenza. Lei usa l’arma del giornale arrotolato con la quale mi minaccia quando mi avvoltolo sul tappeto del salotto per grattarmi. Tsè, dovrei fingermi spaventato come se non sapessi che un giornale si riduce a coriandoli in un baleno? Ingenua come una figlia dei fiori!

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La nonna legge sempre con un gatto in braccio e per lei i gatti hanno sempre ragione ed io ho sempre torto. Non posso salire sul letto, i gatti sì; non posso sedermi sul divano, i gatti possono dormirci acciambellati per ore e possono anche usarmi come cuscino, ma io non posso giocare con loro: li spavento! Quando mi scappa è una guerra: “no sulle ortensie, no sul lato rock-garden, no sulla salvia!” grida la nonna e mi tocca saltellare a tre zampe fino all’oleandro, ma… i gatti la fanno ovunque perchè loro segnano il territorio, delimitano il perimetro del nostro giardino per tenerne fuori i felini della zona, cioè pisciano dappertutto.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA La nonna è un’anguilla e se viene con noi al mercato, sguscia e scivola tra i banchi come un’anguilla e mi tocca diventar matto per ritrovarla, dare l’allarme “nonna dispersa” e trascinare la Umi sulle sue tracce.

Eppure… eppure la nonna è corruttibile. Crede di riuscire ad aprire la scatola dei biscotti senza che io la senta. La colgo sempre con le mani sul bottino e allora compio, insaziabile, la mia vendetta: la guardo, la fisso seguendo il moto dolce dei frollini senza zucchero che lei intinge nel tè. (Sono un border collie quindi controllo le pecore con lo sguardo e come da DNA sono maestro nell’ipnosi) I miei occhi la colpevolizzano, la fanno sentire una grassa umana che affama un triste cane sull’orlo della denutrizione. E poiché sono un grande artista, lascio scendere a terra, con l’abilità del ragno che tesse, un filo di bava. Allora lei immancabilmente cede e con senso di colpa misto a disgusto, mi allunga un frollino. Non dovremmo mangiare i biscotti, io perché sono allergico ai cereali e lei perché ha un pessimo rapporto con il suo indice glicemico, ma nessuno di noi due farà mai la spia alla Umi.

Infine, la nonna si arrabbia con la Umi e la rimprovera per l’anarchia che regna nel nostro branco. Non è vera anarchia, in realtà comandano i gatti, ma  quest’ultima considerazione lo tengo per me. Vive la République!

Brik

Pubblicato in: Pensieri canini

… acqua alle corde!

Stamattina il mio fratello umano ha perso di nuovo l’autobus per andare a scuola, la Umi e io, che stavamo uscendo per la nostra solita tranquilla passeggiata, ci siamo catapultati in macchina per recuperarlo e accompagnarlo. Ma a me scappava… vabbè, mi sono detto, la trattengo.

Non amo i viaggi in macchina però ormai mi ci sono abituato e quando si va in città guardo fuori dal finestrino. Mio fratello aveva messo la musica che piace alla Umi per farle passare il nervoso, lui usa Billy Joel come io uso il mio sorriso canino e la scodinzolata allegra per farmi perdonare. OLYMPUS DIGITAL CAMERACi siamo fermati e ho visto un’umana stranamente vestita. Aveva la faccia nera come corteccia d’albero, l’espressione storta, due paia di pantaloni uno sull’altro e zoppicava. Ha teso la mano verso di me e io ho dato una leccata al vetro del finestrino, mah.

Intanto mi scappava, ma alla fermata successiva c’era un’altra umana. Era alta, con delle alza-zampe posteriori lucide e dal tacco altissimo. Sopra il corpo senza pelliccia portava giacca e gonna rossa (noi border memorizziamo fino a mille vocaboli: è scientificamente provato) e aveva i capelli neri, ma così neri e lucidi che, secondo me, pure a lei sulle crocchette mettono Olio di Salmone purissimo. Poi aveva due frisbee scuri sugli occhi, tanto larghi che le coprivano mezzo muso. A me in funivia hanno messo la museruola e credo che quei frisbee siano, per gli umani, un po’ la stessa cosa.Foto0181Infine arrivati a scuola c’erano tanti giovani esemplari di adulto umano: teneri, tutti uguali che sapevano di latte ma anche di sigaretta.Son strani gli umani senza pelliccia che si travestono come vogliono e comunque mi scappava.

La mia Umi va sempre in giro con un vecchio paio di pantaloni da trekking, maglietta e scarpe da ginnastica, poi, adesso con i capelli corti dicono assomigli a un carciofino (Cosa sarà un carciofino? Questo vocabolo mi manca.) Ma la Umi sa di buono e un po’ di mamma e così mi piace! Maledetta musica, accidenti al giovane umano di casa: anch’io mi sto rammollendo! Ehi fratello, metti su gli AC/DC la prossima volta altrimenti perdo mordente! 

Intanto siamo arrivati al parco: apro le paratie, acqua alle corde, allago il mondo!

Brik

Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali

scortecciando…

La fauna umana è curiosa.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ad esempio in estate nei paesi montani s’incontrano vip un po’ incoscienti con cani giganti.

Poi ci sono quelli che salgono in montagna in funivia, che non vanno oltre e senza sporcarsi gli scarponcini da trekking danno da mangiare ai gestori dei rifugi (rifugio suona meglio di ristorante e sa di vacanza) e manco scendono a piedi nel bosco! (…magari la signora dell’articolo precedente aveva ragione che da lì passano in pochi!)

il brik ha deciso di scortecciare il nostro prossimo albero di natale
il brik ha deciso di scortecciare il nostro prossimo albero di Natale

Poi ci sono i residenti, i montanari un po’ ruvidi non ancora avvezzi al turismo, quelli come l’anziano boscaiolo che abbiamo incontrato su un sentiero forestale. Un sentiero solitario e bellissimo perché tutti salgono fino alla malga per la stradina carreggiabile a piedi o in pulmino. L’anziano pensionato stava scortecciando un albero con la motosega (!), ma si è interrotto per lasciarci passare e si è quasi stupito di trovarci lì. Ha fatto una pausa per riposare un po’ e per raccontarci che molti di quei sentieri li aveva tracciati lui, ex-forestale. Poi ha spiegato che il suo superiore raccomandava di non fare come quelli del CAI, che tracciano in perpendicolare su verso la cima, ma insisteva tanto nel volere sul sentiero anche il nonno con il nipotino per mano. Quindi i sentieri dovevano andar su dolcemente perché chi sale possa guardarsi attorno e assaporare il bosco. Con simpatia e un pizzico di pudore ci ha confessato pure di chiamarsi Pino! Io e il fratello umano del brik lo abbiamo ascoltato con piacere mentre il border risposava sdraiato in una pozzanghera (aveva piovuto!). Un incontro speciale di chiacchiere nel bosco che ci ha regalato qualche briciola di vita vissuta al sapore aspro di montagna. Pino neanche sospettava di aver incontrato una mangiatrice di storie come me!

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E poi, tornando in argomento, c’è un tipo di camminatori, quelli poco seri, tra cui siamo anche noi,  con l’attrezzatura costruita negli anni e quindi non alla moda, con gli scarponi usatissimi (“… perché solo quelli vecchi sono buoni per camminare a lungo” – permettete l’autocitazione dal mio “Invisibile”), un cane al fianco e la curiosità di scoprire silenzi e profumi, vette e cielo, per cercare quel che resta della nostra umanità nel bosco e tra i monti.

Giuli

Pubblicato in: Dialogando con Brik

Di parola in abbaio: prospettive diverse nell’andar per sentieri

Umi – In campeggio, in montagna, cercando di dimenticare quello che non è bosco, pietraia e cima, si entra in una dimensione di essenzialità. Camminare e salire e poi scendere per il piacere di sentire la stanchezza e la fame, l’aria fredda e il sole che brucia. Un esercizio fine a se stesso che purifica l’anima e resetta il cervello.

Brik – Boschi e boschi, sentieri da non seguire e correre solo per tornare al richiamo, immaginando di essere libero ma in fondo contento di riaccostarmi alla Umi con un bastone in dono. Sorridere con gli occhi scodinzolando e aspettare la Umi che viene avanti col mio stesso sguardo.

Umi – Il primo giorno il brik ha dato l’anima, impazzito di felicità non si è risparmiato poi ha capito che il campo base era al campeggio circondato dai boschi e allora ha cominciato a dosare le energie: riposare quando ci si ferma e dormire al campo per poi godersi a pieno il resto del giorno.

Border al bivacco
Border al bivacco

 

 

 

 

 

 

 

Brik – La Umi è sempre in marcia, ma poiché le hanno parlato del pericolo vipere, per la maggior parte dei sentieri rocciosi e soleggiati mi tiene legato. Si è comprata un’apposita cintura da vita alla quale attacca il guinzaglio. Risultato: quando saliamo mi tocca tirarla su in cordata e per fortuna quando ha messo un piede in fallo l’ho tenuta, altrimenti sarebbe scivolata. Conclusione: la Umi la porto io! Nei passaggi difficili prima passa mio fratello umano, poi io lo raggiungo e quindi mi volto, lancio un abbaio e aspetto che arrivi la Umi. Lei è la solita spacca-pigne e pretende che ubbidisca al “resta” e al “torna” all’istante. L’accontento, non mi costa molto e aspetto di scendere nel bosco: lì sono libero e guido io.

Border in cordata
Border in cordata

 

 

 

 

 

 

 

Umi – Camminare di buon passo salutando quelli che s’incontrano lungo il percorso, un sorriso e qualche informazione sul punto d’arrivo e poi ecco il rifugio montano dove concedersi lo strudel, quello dal sapore speciale che sa di premio, che è buono perché ce n’è bisogno, che non è il dolce di fine pranzo.

Brik – I rifugi sono ottimi per riposare sotto le panche con acqua a disposizione e ombra, ma mi disturba un po’ rimediare appena qualche pezzetto di mela mentre sopra la tavola c’è un profumo invitante, dolce e avvolgente che ti fa venir fame! Rifocillare il cane con una Sacher, no?

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Umi – Tesori del bosco

Brik – Ma perché la Umi raccoglie questa robaccia?

 

 

Border in tana
Border in tana

 

 

 

 

 

Giuli&Brik

Pubblicato in: Avvertenze ed effetti collaterali

Liberi Abbai in Liberi Giorni


Durante il mese di agosto io e il compagno di coda ispiratore della mia penna ci prenderemo un mese di articoli a libera abbaiata: scriveremo senza un ritmo regolare, seguendo l’ispirazione o il scodinzolio del momento… ci piacciono le buone abitudini solo se possiamo infrangerle!

Se la sottoscritta non deciderà di cambiare mestiere, ci ritroveremo a settembre per essere di nuovo qui con regolarità. Regolarità? …leggere attentamente gli articoli di questo blog può avere effetti collaterali anche gravi: potresti desiderare di adottare un cane o un gatto, potresti desiderare di giocare con loro e il gioco genera dipendenza! A presto!

            Giuli&Brik

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Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

come una vera star

Era stata richiesta la collaborazione del giovane bricchetto per un cortometraggio che mio figlio stava girando per un progetto scolastico. Sicura del successo, mi sono presentata sul set con Gingerbell’s Viper Bryce (col nome completo per l’occasione) elegantemente al guinzaglio. Il border avrebbe dOLYMPUS DIGITAL CAMERAovuto sedere ai piedi di un musicista di strada (mio figlio) ma ovviamente il border se n’è ampiamente infischiato del copione. Dopo aver pecorizzato la troupe, raccattato le briciole del coffee-break ed essersi piazzato in posa sfingea per trenta secondi (trenta secondi nei quali ha spaccato l’obbiettivo con la sua sfolgorante bellezza e dignitosa alterigia che poco avevano a che fare col personaggio richiesto: il cane di un punkabbestia) ha abbaiato protestando vivacemente per noia, coprendo le voce e le note del musicista. Già mi vedevo sul tappeto rosso con al guinzaglio il novello Rex dal fascino inglese alla Rupert Everett e già preparavo il curriculum inserendo la sua partecipazione alla nuova cinematografia sperimentale, e invece il giovane bricchetto è stato cacciato dal set perché indisciplinato. Nonostante le coccole delle maestranze e degli attori ce ne siamo tornati a casa: io con la coda tra le gambe e lui con un bastone da sgranocchiare tra i denti. Per lavare la vergogna del fallimento ho invitato la troupe a pranzo e allora Gingerbell’s Viper Bryce si è esibito nella sua migliore interpretazione del cane mendicante, elemosinando bocconcini sotto la tavola e accucciandosi a terra con aria denutrita e affamata. Morale: nella vita è sempre e comunque tutta una questione di motivazioni!

Giuli

Pubblicato in: Pensieri canini

Ti presento la Umi!

Dicono che i cani si affezionino soprattutto a un componente della propria famiglia, non è il mio caso, io sono multi-umano. Forse ho ancora una piccola preferenza per un certo umano che avevo addestrato alla perfezione: lanciava la pallina esattamente come gli avevo insegnato, non sbagliavamo un colpo!

Comunque, io mi sento molto autonomo come tutti i border e non disdegno neanche un giro di agility con conduttrici carine e brave perché diciamocelo la Umi, la mia attuale conduttrice, è un po’ imbranata: non corre velocemente e sbaglia tubomano o piede! Esco da un tubo a velocità supersonica, coda bassa, orecchie attente pronto ad affrontare l’ostacolo previsto, pronto a volare fino al prossimo tubo e mi trovo la Umi che indica un salto, poi ci ripensa e mi da uno short, ma no era un out… cosa cavolo deve far un povero border preparato a recepire il comando in un nano secondo quando si trova una conduttrice che gli legge un trattato sulle indicazioni stradali negli sport cinofili? Cosa faccio? Mi fermo e mi do una leccata di zampa? Prendo una lappata d’acqua e improvviso un bidet?

Vabbè però la Umi è la Umi! La Umi è dolce, lei è una libera sognatrice con una lieve propensione ball-breaking. Sì perché è fissata che mi deve educare (illusa). Per esempio sui campi di agility non vuole che si abbai agli altri cani che lavorano tra gli ostacoli cose del tipo: faccio-io faccio-io, toglietevi, lasciatemi entrare che sono più bravo!

La Umi scrive per ragazzi perché non potrebbe fare altro: ama l’avventura, i pirati, i boschi, i cani e i gatti. La Umi fa le vocine e fa parlare me, i felini di casa e, unIMG_6632a volta, ha perfino dato voce a un millepiedi. La Umi era la gioia dei suoi cuccioli; loro sono cresciuti, io sono cresciuto ma lei è rimasta come era. E’ per questo che sto con lei e sono la sua ombra. I cani, quando possono, stanno dove c’è bisogno di loro e infatti qualcuno deve pur tenere la Umi  con i piedi per terra! Certe volte lei è un po’ triste e l’unica cosa che ha voglia di fare è camminare. Sia chiaro, scarpinare le piace ovunque e comunque: con il sole, con la neve, con la pioggia o con il vento! Capita raramente, ma capita, che camminiamo per ore uniti da un guinzaglio lungo e mollo ma ognuno di noi sta coi propri pensieri. Io annuso, studio, marco il territorio mi occupo delle mie faccende di cane e lei procede puntando gli occhi a terra, ma non guarda dove mette i piedi. Quando ci fermiamo la invito a giocare: m’inchino, scodinzolo, abbaio allegro, ma lei niente e allora lascio stare, tanto so che è questione di poco e poi torniamo a essere felici!

Voglio rassicurare tutti per quanto riguarda l’agility: non tutto è perduto! Tanto si può dire della Umi ma non che sia una dall’autostima altissima, sa di essere una schiappa e si adopera al meglio per porvi rimedio. Il mio rimedio migliore si chiamerebbe “fratello”, non dico altro, ma insieme siamo gran fighi: praticamente una Ferrari con John Lennon al volante!

Bry

Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

Chiacchiere di buon vicinato…argomento? Coprologia!

Sono scivolata, ahimè, sulla buccia di banana delle beghe tra vicini di casa e purtroppo alle otto del mattino mi sono beccata un’arrogante accusa: il mio brik faceva i bisogni nello scivolo dei garage e io ero una sporcacciona! La vicina di sinistra (di cani fornita) che mi conosce da sempre, sconsolata scuoteva il capo dietro al neo-arrivato-vicino-di casa che sparava l’invettiva  e se ne andava. Lei glielo aveva detto che non poteva essere Bryce a sporcare sullo scivolo! Con una sola tazzina di caffè nello stomaco non nego di averla presa male, ma dopo un buon tè e fette di pane tostato con burro e marmellata l’umore è migliorato. Superato lo shock da calunnia, rimaneva il problema cacche. Effettivamente se tutti i cani residenti erano innocenti chi era il colpevole che da circa un mese ogni tanto insudiciava lo scivolo?

La risposta è un classico: i gatti.

La vicina dirimpettaia è un’amica, gattofila e animalista nonché lettrice appassionata di gialli efferati con protagoniste patologhe varie. Perché non chiedere consiglio a lei per riabilitare il buon nome del brik con prove schiaccianti? Con mente logica, sedute al tavolo del suo giardino abbiamo concordato che gli unici a poter saltare le recinzioni e il cancello elettronico chiuso erano i gatti. Ma chi di loro? Diciamo che ce n’è una bella combriccola, ma da gattofile noi conosciamo i nostri polli (cioè gatti). Che sia Tommy? Oppure il mio Indi? Magari il rosso pelosone che abita nelle case in fondo? O la tricolore che sta al di là della via? Servivano ulteriori riscontri e la discussione si è spostata sulle dimensioni. Il reperto era notevole e quindi si doveva presupporre appartenesse a un gatto grande? Con schiacciante logica da “Bones” l’indagine è andata avanti: non necessariamente la “stazza dell’espulsore” interferisce con il diametro della deiezione, è più una questione d’intestino. Poi, anche l’alimentazione del felino poteva avere un peso: crocchette o umido? Ogni dettaglio tornava utile alle investigatrici della nuovissima serie “Shits”. Il suddetto Tommy lasciava giornalmente un “dettaglio” nel giardino della vicina dirimpettaia, ben scoperto, i reperti dello scivolo erano disponibili, mentre di Bryce non si poteva recuperare nulla di solido dato il mal di pancia in corso. (Quindi, in pratica, era senza alibi.) L’osservazione diventava fondamentale. IL neo-vicino (beato lui) era in ufficio e quindi non poteva essere ammesso al tavolo (quello del giardino) di discussione, ma fu invitata la vicina di sinistra. Risultato: i cani residenti furono assolti. Dal confronto emerse che il reperto più grande era stato espulso da un intestino di felino senza dubbio alcuno, ma PC alla mano, vermiciattoli disidratati e scurissimi, risultavano essere deiezioni di riccio. Quindi il panorama si apriva a nuove prospettive. Il sopraccitato Tommy dal confronto effettivo avrebbe potuto essere prosciolto, ma non conoscendo l’esatto menù del giorno non lo si poteva assolvere del tutto. La vicina di sinistra ha infine portato concretezza alla discussione e proposto di mettere in un angolo del garage una lettiera per gatti come gentile invito per il nottambulo senza gabinetto. E’ subito apparsa una soluzione sensata sebbene difficilmente sarebbe stata adottata dai ricci. Nessuna si è offerta di informare il neo-vicino sulla soluzione trovata al problema, ma la soddisfazione generale era palpabile.

Metti insieme una scrittrice squinternata, un’amante della natura e una donna concreta e avrai una storia divertente, una soluzione pacifica e un esempio di solidarietà femminile.

P.S. Detto tra noi e seriamente (!) spero che i gatti che si contendono il territorio denominato “scivolo” si accontentino di giocarsela a carte scoperte sul tavolo-lettiera!

scivolo

Per rispetto del lettore non allego le foto dei reperti ma una foto di Bryce fatta una delle poche volte mentre giocava sullo scivolo dei garage. Trovata una palla da calcio mezza sgonfia l’aveva  uccisa, sbranata e scuoiata. Non fece altro: lo giura!

Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

radical chic

Un’altra piacevole sorpresa che ha accompagnato l’arrivo di Bryce nella mia vita sono state le nuove amicizie.

Credo che l’amicizia non si misuri con le parole ma con il tempo, certo la verbalizzazione è importante ma pesano anche i lunghi silenzi. Le amicizie, le relazioni in genere, anche quelle tra specie diverse, solo invecchiando trovano un senso e la giusta empatia. Il cane che viveva con noi prima di Bryce è morto a undici anni, con zampe e posteriore crollati, sfinito da un tumore e aiutato a morire con pietà durante l’estrema sofferenza. Sapeva farsi aiutare e infine ha capito quale sarebbe stato il suo ultimo sguardo. Io so che lui sapeva. Rompere un’amicizia o un rapporto che dura da anni, alle-volte- senza-alle-volte-con un valido motivo, è triste come il taglio di un ulivo centenario e al contempo irritante come lo stridio del gesso sulla lavagna.

Con l’arrivo di Bryce ho conosciuto una parte sana, intelligente e sensibile della cinofilia italiana, quella fatta di gente speciale, e poi per puro caso (credo) una grande scrittrice e una grande donna mi ha teso disinvolta la mano dell’amicizia con un sorriso. Sono orgogliosa di far parte di coloro che scrivono storie per ragazzi, categoria che in Italia (tanto per cambiare) pochi conoscono e che quasi non esiste. Categoria bistrattata e nullificata ma formata da belle persone e da bei libri. Già perché alla fine, nonostante i filtri, i ragazzi, come i border o i felini, non s’imbrogliano!

Questo blog è dedicato a coloro (bipedi o quadrupedi) che mi hanno dedicato e mi dedicano il loro tempo, quel tempo che impastato con parole, sorrisi o silenzi, lasciato lievitare a dovere e cotto a puntino, sforna amicizia.

Molto tempo fa avrei voluto occuparmi di cinofilia, vivere in barca a vela e recitare professionalmente in teatro. Non ho realizzato nessuno dei miei sogni ma cani, gatti e libri m’intasano la vita da sempre e spesso gli ambiti si confondono e s’intrecciano come inevitabilmente succederà in questo blog. Amici di coda e di penna dunque, ma più spesso la coda e la penna scodinzolano all’unisono e i cuori ticchettano al ritmo della tastiera del pc.

Concludo riportando un vecchio post di un’amica di coda che sa usare con ironia la penna. Descriveva il brik e non posso che condividere le sue parole e ridere come feci quando la simpaticissima Marina Agosti lo scrisse!

“…il Brick io lo vedoradical come un radical chic,                                                   quel finto scazzato, spettinato, con le clarks,                                                   che ti porta a vedere film d’essai,                                                                   e tra un bicchiere di vino buono e l’altro                                                         ti legge una poesia di Hikmet e ti cita Fromm…”

Sì, è il brik!

Pubblicato in: Pensieri canini

Ti presento i miei…

I miei fratelli umani sono molto diversi tra loro. Con il grande ci si scatena, lui è forte e con lui si gioca, si gioca per davvero: lanci di palline, tiro alla fune, corse… torni a casa che hai le zampe a pezzi e i polpastrelli consumanti. Dai tutto ed è una bella sensazione. Lui ci mette passione nei giochi ma peFoto0306r lui tutto è passione: è felicissimo oppure è scocciatissimo… è sempre “issimo”. Cambia umore facilmente e questo m’intimidisce un po’. Noi cani siamo intimoriti dagli umani quando fiutiamo incertezza. Forse è una specie d’istinto di conservazione innato, il nostro. La mia famiglia non mi farebbe mai del male, ma quando alzano la voce e sento l’umore scuro, qualcosa mi stringe lo stomaco, abbasso le orecchie e la coda mi scivola in mezzo alle gambe.

Certe persone dicono che bisogna stare attenti ai cani perché non si sa mai cosa passi loro per la testa, ecco noi bestie pensiamo la stessa cosa degli umani.

L’altro fratello, il più giovane, inventa per me dei giochini: “rotola”, “gira”, “passa sotto”, “sali sopra”, “dai zampa”, “fermo Brik con un brick di succo di frutta sulla testa”! E poi suona il pianoforte e quando lui suona io mi siedo sotto la sua sedia e le vibrazioni mi arrivano dal pavimento e si diffoOLYMPUS DIGITAL CAMERAndono in tutto il mio corpo. Appoggio a terra anche il muso ed è un massaggio musicale di vibrazioni e note, una sensazione piacevole. Lui suona e la sua mente vola via e anch’io mi lascio andare a un sonno leggero, muovendo le zampe mentre corro sui pascoli scozzesi, mentre l’erba umida dei miei sogni mi accarezza il corpo e mi ritrovo un giovane lupo selvaggio e libero.

Bry

Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

l’incontro

I Border Collie non sono solamente cani, ma can-gatti a mio parere. Uniscono fedeltà e indipendenza,fototessera intelligenza e sensibilità e sono opportunisti quanto basta. Leggo che sono tra i cani più abbandonati e ne capisco il perché visto che vivo con uno di loro da tre anni. Io pensavo di accogliere un cane, mi sono ritrovata con un border e ho finito per innamorarmene perdutamente. Questi cani sono una sfida, come lo è una qualunque intelligenza diversa. La sfida è superare la barriera della comprensione. Quella barriera che c’è tra la mente umana e quella canina, quando si trova un varco e si dialoga si compie un piccolo miracolo. Lo sa bene chi lavora con i cani: chi li prepara per la pet teraphy o per il salvataggio o la ricerca sotto le macerie. Lo sa bene chi ha un gregge di pecore o mucche o chi fa sport cinofili. La qualità della relazione, sia chiaro, dipende solo dagli umani, mai dai cani. Ci si deve lavorare e trovo che sia una palestra interessante per qualunque persona voglia superare i linguaggi e gli argomenti di comunicazione più comuni. Molti arricceranno il naso davanti a queste righe ma io credo che questo esercizio di dialogo con il cane sia utilissimo oggi e confermato da secoli di collaborazione uomo-cane. Chiunque prenda un cane o un gatto non sa quello che perde a non cercare di conoscerli a fondo. Non c’è nulla di più bello di un incontro. L’incontro con specie, culture, opinioni diverse soddisfa, ingrassa e lubrifica l’intelligenza!

L’emozione più grande rimane quel contatto impercettibile, quel breve momento in cui la mente umana e quella canina dialogano. Mi spiegavano vari metodi per insegnare al brik a indietreggiare a comando, ma io non ci riuscivo. Allora ho smesso di ascoltare gli altri e ho cominciato a osservare lui. Ho trovato un momento nei nostri giochi in cui indietreggiava spontaneamente. Ho lodato e premiato quel comportamento preciso e poi gli ho associato una parola. Bryce ha cominciato a indietreggiare in relazione a quella parola. Al mio grande entusiasmo si è associata la sua grande felicità. Era felice di aver capito, quanto io di essermi spiegata! Eseguiva e scodinzolava e mi guardava con i suoi occhi allegri. Il mio era un “giochino sciocco”. ma ai cani piace da sempre sentirsi utili. Credo che sia questo ad averci dato la possibilità di averli accanto come generosi collaboratori.

Giuli

Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

L’istinto di un cucciolo


Al parco una mattina di tanto tempo fa, quando Bryce era ancora un cucciolo di appena sei mesi, vidi in lontananza una mamma appesa al guinzaglio di un cane bianco, un papà, un pastore tedesco libero e un bimbetto di circa 3 anni che saltellava allegramente davanti al gruppo. Io e Bryce smettemmo di giocare e rimanemmo, un po’ affascinati e un po’ sconcertati, uno accanto all’altra a guardarli mentre si avvicinavano. Quando il bimbetto infilò svelto il vialetto che porta alla statale, Bryce decise e partì per rincorrerlo e fermarlo. Io lo richiamai secca, ma la famiglia allegra avanzava indifferente, come una folata di vento, e il bimbetto per nulla intimidito cercò di superare Bryce per riprende la sua corsa. Allora il cucciolo di border appoggiò le zampe sulle spalle del piccolo umano e lo spinse a sedere sul muretto che costeggia il vialetto. Erano alti uguali. Io richiamai Bryce di nuovo con più forza e lui si è voltò a guardarmi con una muta domanda nei suoi occhi liquidi: cosa poteva mai esserci di sbagliato in quello che stava facendo?

326990_354832971208455_2041254323_oQuando “l’agnellino” rientrò nella distanza di sicurezza del suo gregge, Bryce lo mollò e tornò da me, senza fretta, al trotto. Bipedi e quadrupedi inglobarono il bimbetto e la famiglia allegra proseguì il suo cammino con passo atletico, in ordine sparso.

Io e Bryce riprendemmo mesti i nostri giochi: io avvilita per averlo sgridato e lui per esserlo stato. Allora mi chinai, abbracciai Bryce e lui appoggiò a me il suo corpicino di cucciolo. Con quell’abbraccio volevo scusami per aver dubitato di lui, ma anche per il fatto che a una schiacciante logica canina corrispondesse una disarmante illogicità umana.

Credo che capì e decise di portar pazienza. I cani sanno avere pazienza fin da cuccioli, gli umani non sempre.

Giuli

A lunedì!

Pubblicato in: Ragionando di un cane di nome Brik...

Spieghiamoci…

Foto di Martina Miradoli
Foto di Martina Miradoli

Scrivere di Bryce, detto Brik, mi viene naturale, come naturale è stato tanti anni fa mettere su carta le storie che raccontavo ai miei figli. Una volta un amico mi disse di non umanizzare il mio cane e anche in questo caso mi venne naturale spiegare che mi piaceva solo rileggere in chiave narrativa il suo comportamento tra il divertito e il serio. Scrivere del Brik è un gioco, un piccolo tributo per la sua allegria contagiosa e la scusa, cara a ogni scrittore, per potersi guardare attorno e raccontare. Concludendo e spiegando, io mi definisco la sua “umana di riferimento” perché detesto la parola “padrona”. Sì, lo so che da che mondo è mondo esistono cani e padroni, ma concedetemi questa licenza. Nessuno dovrebbe possedere alcuno: un uomo non possiede una donna o un altro uomo, né una donna un uomo o un’altra donna; un padre non possiede un figlio, né lo possiede una madre. Ebbene io non voglio possedere un cane, voglio credere che lui abbia scelto di stare al mio fianco e di non abbandonarmi mai, come io non abbandonerò lui.

Giuli

in English: Let’s explain!

Pubblicato in: Pensieri canini

Benvenuti nel mio blog!

appena arrivatoLa mia umana di riferimento ha deciso di raccogliere i miei pensieri e le mie avventure su questo blog. Sono un Border Collie, un cane da pastore, un attento predatore, selvaggio e affascinate,  ma la mia umana non ha pecore e non vive in una fattoria, pare sia una specie di scrittrice e mi trascina continuamente in biblioteche, librerie e festival letterari. E’ una vita strana la mia, forse addirittura scandalosa per uno della mia razza, eppure ho deciso di occuparmi di questa umana e di starle vicino. Lei non è poi tanto male, ci tiene a me e si sa che noi cani siamo compagni fedeli.

Bry