A mente fredda, mentre il dispiacere defatica, voglio ringraziare tutti e tutte; la morte di Brik ha scatenato una valanga di affetto che mi ha colto alla sprovvista. Ho ricevuto tanti messaggi privati con ricordi precisi e dettagliati di lui a cui ho risposto con un misero grazie perché ero frastornata. Non mi rendo mai conto di quanto racconto, ma ora capisco quanto ho scritto e mostrato di questo border collie matto e me. Lessi, dove non ricordo, che si hanno tanti compagni a quattro zampe ma con alcuni, come nel rapporto con le persone, il legame è speciale. Per empatia e per contingenza. Brik adorava il mio ex marito e quando lui se ne è andato sono diventata io la sua umana di riferimento. Ho cominciato a scrivere di lui su questo blog per ammazzare la desolazione di essere stata lasciata dalla persona con cui ero certa sarei invecchiata, per fare esercizio di scrittura e perché era così bello, sorprendente e sensibile che era impossibile non parlare di lui. Camminare e scrivere per me sono molto simili e camminare con un cane è diverso dal camminare da sola. Abbiamo fatto tantissimi chilometri insieme e scritto fiumi di pagine insieme.
Bryce è stato il mio cane speciale.
Esattamente un anno fa aveva avuto delle ischemie ed era cominciato il declino della vecchiaia. E anche quella l’abbiamo vissuta insieme. Come il riassetto familiare, l’uscita dal guscio dei figli, la morte di mamma e tutto quello che ci sta dentro 15 anni di vita insieme.
La mattina siamo usciti per la passeggiata che lui richiedeva con convinzione, il pomeriggio le zampe posteriori non funzionavano a dovere, la notte è stato male ma non era sofferente, durante il giorno successivo ha rifiutato il cibo (mai successo in 15 anni) e alternava veglia e sonno, sono arrivati i figli a riempirlo di carezze perché era ormai sordo e quasi cieco. E alle cinque del mattino successivo si è addormentato definitivamente sulle sue coperte, accanto al mio letto, al suo posto, che per scendere dovevo scavalcarlo. È morto a casa sua con tutti e tre noi accanto che lo abbiamo amato, tra le nostre carezze e parole.
Se la morte è un nuovo inizio immagino che il passaggio sia stato lieve. Me lo auguro per lui e per qualunque essere umano e essere vivente. Il vuoto in casa è grande, il cambiamento è un nodo in gola che fatico a inghiottire, ma sento forte un senso di giustezza. Il nostro corpo invecchia e ci destina alla fine, pretendere diversamente non è sensato, però ci tengo immensamente alla cura e all’amore che ci si può mettere nel passaggio, l’accettazione per me è passata sempre da lì. Ho e abbiamo fatto del nostro meglio. Che forse è una piccolissima forma di rispetto per qualsiasi morte, non solo quella di un cane dalla vita lunga e felice.
Una volta sentii Bruno Tognolini dire che il suo cane era sepolto in un libro, io tra le pagine ho sepolto gatti e cani, nel senso che li ho raccontati come erano in vita e sulla carta resta per sempre il loro ritratto. Bryce, detto Brik, è protagonista ne I segreti di Huck, a lui dedicato, uno dei più bei libri che abbia scritto, dove c’è tutto quello a cui tengo oltre a lui: i ragazzi e le ragazze, la montagna, le relazioni, l’amore tra le specie che passa per la conoscenza, il rispetto e la dignità. Il non voler umanizzare un cane, ma il canizzarci un po’ noi umani con uno sforzo di empatia, un patto di amicizia e un tuffo nell’etologia.
Il mio blog ilgiovanebrik con lui e i miei romanzi resta con questo nome, continuerete a trovarmi qui dove, come personaggio letterario, Brik seguiterà meravigliosamente a esserci.


















Certe in un modo, alcune in un altro! Questo romanzo ha per me qualcosa di speciale perché racconta tante storie, ci sono tanti personaggi e ognuno con la propria vita, una sensibilità e un destino. Il romanzo è nato parlando di cani… e ti pareva! esclamerete subito, già ogni autore ha i suoi nervi sensibili, quella sua anima inquieta e sorniona che torna sempre nella storie. Quando presi con me Bryce conobbi un tipo di cinofila bella e un rapporto con gli animali, con i cani in particolare, straordinario. Si può, credetemi, addestrare un cane alle discipline più nobili in modo mostruoso, ma si può, per fortuna, anche lavorare sull’intesa e l’amore reciproco. Questa modalità a mio parere addestra cani sereni abili al soccorso, al sostegno delle disabilità umane e anche alla semplice compagnia. Con questi giovani cinofili allegri e espertissimi ho conosciuto cani speciali e, se me lo consentite, di grande personalità ed è nata la voglia di raccontarli. In “Io e te sull’isola che non c’è” si parla del rapporto con i cani come mezzo per allenare gli umani al linguaggio dell’empatia e della sensibilità. Il rapporto con gli animali ci insegna a non comunicare solo con la parola ma anche con il linguaggio del corpo e a essere più recettivi verso gli altri.


























Una storia delicata e avventurosa che racconta però di alcuni bambini costretti a lavorare per assemblare giocattoli di contrabbando. Poniamo l’attenzione su una realtà terribile come il lavoro minorile, attraverso gli occhi di Toni, una bambina pestifera!

ogliame e a prenderla in bocca. Con occhi dolci e orecchie morbide come una cascata di capelli castani guarda Bryce: se non avesse la pallina tra i denti si potrebbe pensare che sorrida.





ppena finito di cenare. Chiacchierano tranquilli e si siedono sul divano davanti al televisore. Stanno decidendo che film vedere. Scivolo via dal mio nascondiglio dietro la poltrona. E’ il mio angolo privato, un posto dove m’intano quando non voglio essere disturbato. Nessuno si accorge di me, mi muovo cauto, le zampe appoggiano silenziose sul pavimento. Sono nero e invisibile come la notte. Raggiungo la preda. Sono sotto di lei. Nell’altra stanza non sospettano nulla, sono ignari e io sento il suo odore. E’ lì sdraiata, non può fiutarmi. Il lupo è pronto a scattare. La salivazione aumenta, lo stomaco brontola. Indietreggio e calcolo mentalmente il percorso: il cuscino sulla sedia soffocherà il rumore del balzo.






brioche. Io non devo rimanere fuori, entro e sono educato. La proprietaria, una donna gentile e dolce (ovvio), mi offre ogni mattina un biscotto a forma di cuore. Che è a forma di cuore lo ha detto la Umi, io so solo che è buono e sa di burro. Resto composto mentre la Umi chiacchiera e paga e, prima d’uscire, saluto con un colpo di coda e un sorriso canino.
hé cara amica, di mio figlio. Per anni io e Bryce lo abbiamo accompagnato a lezione e lei è sicuramente una persona che ha incontrato, sebbene per pochi secondi, parecchie volte in quelle occasioni. Appena la nostra amica ha varcato il cancello di casa, Bryce le è andato incontro, non l’ha neanche avvicinata, s’è girato scodinzolando e abbaiando ed è andato su per le scale in cerca del suo fratello umano. Nessuno dei presenti ha avuto alcun dubbio che Bryce avesse riconosciuto l’insegnate di mio figlio e fosse corso ad avvisarlo che lei era venuta a trovarlo.


ona il disco e lappa l’acqua fresca con piacere. Dopo la bevuta gli viene naturale un bisognino fisiologico e con mira da cecchino centra il suo disco che si trasforma, voilà, in pitale.
disc that suddenly becomes a chamber pot.






bene più prezioso. Solo il tempo svela i veri amici. Il tempo cambia, aggiusta, intona persone e persone, persone e luoghi, persone e animali. Conoscersi porta, col tempo, Border e Umano è muoversi con lo stesso passo. La routine diventa la conferma che viviamo insieme gli spazi e che possiamo affrontare insieme i cambiamenti.
la tensione si sciolse, la paura sfumò.
ax her. He uses Billy Joel like I use my dog smile and happy wag to be forgiven. We stopped and I saw a human who was oddly dressed. Her face was black like a tree bark, had a crooked expression and wore two trousers together and she limped. She stretched her hand towards me and I licked the window…




fine dell’allenamento Bryce era stranamente appagato, come se avesse dato a se stesso e al suo compagno umano, quello che doveva in termini fisici e mentali. Non l’ho capito subito. A casa, ha cenato e gli umani hanno cenato; ha aspettato che stendessi i panni, chiudessi il computer, mi lavassi i denti e alla fine era con il muso appoggiato sul letto: “Guarda che mi casca la mandibola dal sonno ma sono in stand-by”. Già, di solito se ne va in cuccia e buona notte ai suonatori. Quando mi sono messa sotto le coperte, lui è salito accanto a me e, girandosi a pancia all’aria, si è strofinato alla mia mano in cerca di carezze con quel suo atteggiamento da cangatto. Non lo aveva mai fatto, non è uno sdolcinato. Mi ha guardato con la testa sottosopra e ha strizzato gli occhi. Direte che sono fantasie, che è il mio solito mescolare vita e storie, ma sono convinta che in lui ci fosse gratitudine e io ho capito quanto vere fossero quelle parole sentite ripetere tante volte. Era felice di sé, appagato: si sentiva il cane che doveva essere, grazie a quei giri di agility e a un lavoro ben fatto.





his is why I stay by her side and I’m her shadow. Dogs, when they can, remains where they are needed. As a matter of fact someone must keep her feet on the ground! Sometimes she is a little sad and she only wants to walk. She likes to walk everywhere and with any wheather: sun, snow, rain or wind! It happens, seldom but it happens, that we walk for hours joint by a long and slack leash but lost in our own thoughts. I sniff, study, mark the territory. I’m busy with my own dog business and she goes keeping her eyes to the ground even if she doesn’t look where she puts her feet. When we stop I invite her to play: I bow down, wag my tail, bark happily but nothing! So I let her quite: I know that shortly we will be happy again.
cio a pensare che sia un tipo antipatico e bisogna ammettere che i border sono un po’ supponenti. Insomma hanno la sindrome dei primi della classe e non solo nei confronti degli altri cani.
o il computer e mentre mi preparo una tazza di tè da portarmi sulla scrivania, qualcuno al gusto di stracciatella ci si è già accucciato sotto. Quando finalmente mi siedo, mi guarda interrogativo: “Ma, stamani, non dovevi scrivere un articolo per il mio blog?”. Poi si acciambella e finalmente può riposare. E’ un border, i border, si sa, sono cani da lavoro e il suo è un duro lavoro ma qualcuno deve pur farlo.


dorme, sale di soppiatto, individua un’area libera e si asciuga o semplicemente si scalda. Deve essere abile, perché se si sveglia l’altro, si passa alle armi bianche. Io di solito me la squaglio. Alle due o alle tre del mattino, nel silenzio della notte, si accendono zuffe con spargimento di ciuffi di pelo, miagolii da casa degli orrori e nel peggiore dei casi anche gatti volanti.
è come sia passato il Rosso (non Ron, il gatto), che, diciamocelo, è molto babbano e tanto poco aquila. C’è da giurarci che ci sia lo zampino della Umi, che in qualità di creatrice di storie, sa spiegare le cose ai gatti. E’ pur vero che l’Anello venne affidato a un piccolo Hobbit, ma il Rosso non è paragonabile neanche a Frodo, questo è sicuro. Comunque, in casa siamo al completo in quanto a bestiario, mi eleggo guardiano del Varco e mantengo segreto il passaggio.

. Poiché il cane figo è “avanti” e ha avuto un imprinting futurista, preda le macchine e non le pecore. Un border così va impiegato in fattoria, darebbe il meglio, oppure dovrebbe essere un cane sportivo a pieno regime, sarebbe un campione, ma la Umi gli ha aperto un blog. La Umi adora il border alla stracciatella e s’incanta davanti alla sua gioia di vivere, alla sua dolcezza di cane. La Umi vorrebbe e non vorrebbe domare quello spirito selvaggio che pervade il cane quando segue un odore nel vento (trascinandosela dietro), quando scalpita (staccandole il braccio) per raggiungere il parco. La Umi, allora, cerca di usare l’unica arma che conosce e adopera da sempre: le storie e dà voce al border su un blog. Vorrebbe e non vorrebbe, forse è per questo che non riesce a imporsi e gira con la tasca della giacca piena di bocconcini per il rinforzo positivo, pezzettini di caciotta odorosa. Il nobile quadrupede è allergico a tutto tranne che al pesce, le patate e il formaggio: girare con le sardine sarebbe troppo e nessuno farebbe nulla in cambio di un tubero. La Umi premia il border quando attraversa elegante, al piede, sulle strisce pedonali: la pelliccia bianca del petto sbuffa fuori come uno sparato troppo stretto mentre i suoi occhi color ambra la guardano avidi di caciotta. La Umi intanto ripensa a quella vecchia zia con la mentalità d’una volta che diceva: “Portare sempre biancheria intima pulita, che se succede qualcosa e ti portano in os
pedale…” Ecco, se succedesse qualcosa alla Umi e dovessero spogliarla la troverebbero con una tasca piena di pezzetti di caciotta. Semmai la visitasse un patologo da detective story potrebbe costruirci un giallo noir: la feticista della caciotta… mah! (la lingerie è pulita, però)

ranova di dimensioni orsine, sdraiato, pacifico, con il muso a terra. Brik strisciando con indifferenza cerca di avvicinarlo. Quello apre un occhio e lui s’immobilizza (uno, due, tre, stella?) e poi ancora spalmato a terra cerca d’arrivare ad annusargli una zampa. Il Terranova apre entrambi gli occhi e il brik sbatte la coda socievole: – Ehi orso, come va?
ra sui suoni che provengono dall’ambulatorio vero e proprio. Cerco di decifrare un urlo felino: raccapricciante. Lo stomaco mi si stringe. Esce la dottoressa e parla: seguo il movimento delle sue labbra, mi sforzo di capire il linguaggio degli umani. Gli hanno schiacciato le ghiandole perianali? Guardo il gatto nel trasportino: sì, succede anche questo qui dentro, e poi ti rattoppano, di pungono, ti spediscono a fare un trip con l’anestesia, ti misurano la febbre in modo non convenzionale. Io alla fine ci ho rimediato un orecchio ricucito abbastanza dritto, con tre strisce genetico-fashion bianche, una sorpresa della natura! Sì, ci può stare fratelli: il mio nome totemico sarà Orecchia Striata, anche meglio di Due calzini!
ed to collect my thoughts and adventures on this blog.
